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arte contemporanea, collettiva MUSEO CARLO BILOTTI - ARANCIERA DI VILLA BORGHESE ​ Viale Fiorello La Guardia 4 Roma 00197

Roma - dal 19 ottobre 2006 all'undici marzo 2007

Willem de Kooning - Late Paintings
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MUSEO CARLO BILOTTI - ARANCIERA DI VILLA BORGHESE
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Viale Fiorello La Guardia 4 (00197)
museo.bilotti@comune.roma.it
www.museocarlobilotti.it
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Per la prima volta in Italia una mostra evento con gli ultimi lavori del grande artista americano, concepiti e dipinti in uno stato di felice solitudine nel suo studio di Long Island
orario: mar_dom 9-19
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: € 6,00 intero
€ 4,00 ridotto
vernissage: 19 ottobre 2006.
editore: ELECTA
ufficio stampa: ZETEMA
autori: Willem de Kooning
genere: arte contemporanea, personale

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comunicato stampa
Una prima nazionale assoluta, la mostra monografica sull’artista americano dell’espressionismo astratto, “Willem de Kooning. Late paintings”, l’evento che dal 20 ottobre 2006 all’11 febbraio 2007 sarà ospitato al Museo Carlo Bilotti di Roma, all’Aranciera di Villa Borghese, inaugurato nel maggio 2006 per accogliere le proposte più interessanti dell’arte contemporanea.

L’esposizione, promossa dall’Assessorato alle Politiche Culturali Sovraintendenza ai Beni Culturali del Comune di Roma, con organizzazione e servizi culturali di Zètema Progetto Cultura, è stata curata da Julie Sylvester e realizzata in collaborazione con The Willem de Kooning Foundation di New York.

Tanti i primati e i punti di eccellenza di questa mostra evento. Molti dei 16 dipinti esposti, realizzati da Willem de Kooning tra il 1981 e il 1988, gli ultimi della sua produzione artistica, vengono presentati per la prima volta.

Il catalogo della mostra - edito da Electa in italiano ed inglese e curato da Gianni Mercurio e Julie Sylvester – è il primo testo critico interamente dedicato a de Kooning a contenere saggi e articoli in lingua italiana. Al suo interno contributi della curatrice Julie Sylvester, Maurizio Calvesi, un saggio di Gianni Mercurio e una raccolta di foto sul rapporto tra de Kooning e Roma.

Willem de Kooning (1904-1997), nato in Olanda e giunto negli Stati Uniti nel 1926 già adulto, rimane il più europeo dei pittori dell'espressionismo astratto, quello nel quale è più rintracciabile la matrice espressionista storica del movimento americano. Un artista che

insegna a guardare nell’intimo, contribuendo a sostenere il sogno surrealista della ricerca del sé con la medesima sensualità dei maestri olandesi del passato.

De Kooning fu attivo in una grande quantità di generi pittorici, con un’arte che va al di là delle scuole interpretative. Durante i quasi 60 anni di attività “reinventò” periodicamente il suo stile. Negli anni ’50, generò molto clamore tra i più rigorosi rappresentanti dell’espressionismo astratto - che pure lo avevano acclamato fino ad allora – il suo allontanamento dall’astrazione pura e la realizzazione della monumentale serie di “Women”. I lavori degli anni ’60 e ’70 si alternarono in soggetti tra paesaggio e figura ed erano caratterizzati dalle superfici dipinte con pennellate vigorose e grande ricchezza cromatica.

Nel 1980, all’età di 76 anni, l’artista puntò alle sue radici mettendo in atto un nuovo cambiamento, alla ricerca di un diverso modo di dipingere. L’inizio di quest’ultimo periodo di de Kooning, di cui le opere in mostra al Museo Carlo Bilotti sono la testimonianza, è definito “astrazione lirica” e coincide con il 1980. Il primo lavoro di questo periodo, riconosciuto come un vero e proprio rinascimento personale del pittore (nell’anno precedente de Kooning si era applicato con determinazione ad un trattamento che gli assicurò l’indipendenza dall’alcool), fu “The Pirate” (Untitled II).

Il titolo è lo stesso di due lavori del 1940 di Arshile Gorky, uno dei pionieri - con Jackson Pollock, Mark Rothko, Barnett Newman e lo stesso de Kooning - dell’Abstract Expressionism, il movimento che avrebbe rapidamente spostato l’attenzione mondiale sull’arte, dall’Europa agli Stati Uniti.

È significativo quanto la maniera di rappresentazione di elementi lineari e bio-morfici in queste composizioni richiami la forma e la struttura della tarda astrazione di Arshile Gorky.

Negli anni ‘80 de Kooning dipinse oltre 300 lavori. Nel periodo tra il 1983 e 1986, il più prolifico, produsse quasi un dipinto alla settimana. Alla fine del 1987 le sue condizioni di salute iniziarono a peggiorare gradualmente e nel 1990, all’età di 86 anni, abbandonò la pittura.

L’arte dell’ultimo de Kooning perse molti dei caratteri e del vigore di quella precedente, ma fu una coerente evoluzione del lavoro dell’artista che introdusse nuovi livelli di ricerca di uno stile. Sembra avvicinarsi ad un classicismo che, per la sua assenza di attrito, il suo carattere lirico, architettonico e idilliaco, l’uso dominante dei colori primari, ricorda Mondrian. “Chi avrebbe potuto pensare che in de Kooning ci fosse tanto Mondrian?” si chiede il critico americano Peter Schieldal su Artforum nel gennaio 1987, mentre la curatrice e critica americana Diane Waldman ha paragonato questi ultimi lavori all’ultimo Monet.

Nel saggio contenuto nel catalogo della mostra “Willem de Kooning. Late paintings” la curatrice Julie Sylvester afferma che i dipinti dell’ultimo de Kooning rivelano chiaramente l’ammirazione dell’artista americano per Matisse. La pittura è ariosa nella stesura del colore, che risulta trasparente e ben amalgamato, con vasti spazi di bianco che ne accentuano la luminosità e una calma sconosciuta e fluente, priva della proverbiale insoddisfazione dell’artista.

La mostra “Willem de Kooning. Late paintings” offre contemporaneamente l’occasione per inaugurare ulteriori spazi espositivi all’interno del Museo Carlo Bilotti. Le nuove sale ospitano anche una selezione di foto e documenti che illustrano il costante e felice rapporto di Willem de Kooning con la città di Roma, un rapporto che fu particolarmente significativo anche se concentrato in un arco di tempo limitato.
 
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