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arte contemporanea, collettiva CASTELLO SVEVO ​ Piazza Federico II Di Svevia 2 Bari 70122

Bari - dal 6 dicembre 2006 al 20 maggio 2007

San Nicola
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CASTELLO SVEVO
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splendori d'arte d'Oriente e d'Occidente
vernissage: 6 dicembre 2006. ore 20.30
editore: SKIRA
ufficio stampa: ARTHEMISIA
curatori: Michele Bacci
autori: Giovanni De Francesco, Mariotto di Nardo, Corrado Giaquinto, l'Ortolano, Lorenzo Lotto, Lorenzo Monaco, Andrea Orcagna, Paolo Veneziano, Andy Warhol
genere: documentaria, arte antica, arte contemporanea, collettiva, arti decorative e industriali

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comunicato stampa
La mostra e' un grande viaggio; viaggio attraverso quindici secoli di storia; viaggio attraverso i continenti e le culture, dall’Asia Minore a Costantinopoli, dall’impero bizantino alla Russia ortodossa, dal Levante multireligioso all’Italia cattolica, dall’Albania e dalla Turchia musulmane all’Olanda protestante e da li', per una singolare serie di eventi, fino all’isola di Manhattan. Un viaggio quindi compiuto attraverso la storia dell’arte, soffermandosi sui piu' grandi artisti che ne hanno rappresentato le storie e i miracoli, eternandone l’infinita universalita'. Solo per citarne alcuni: Beato Angelico, Paolo Veneziano, Lorenzo Monaco, Andrea Orcagna, Lorenzo Lotto, Corrado Giaquinto, Alvise e Bartolomeo Vivarini, Jan Steen, fino ad Andy Warhol.

San Nicola, che in Italia e' noto soprattutto per il suo strettissimo legame con la citta' di Bari, e' una figura di estrema importanza nella storia culturale e artistica del Mediterraneo e dell’Europa.
Il fascino di San Nicola e' in parte alimentato dalle sue origini, non supportate da un numero sufficiente di testimonianze storiche concrete. Per certo si sa che fu vescovo della citta' di Myra, in Asia Minore, tra il III e il IV secolo, all’epoca dell’imperatore Costantino; che si distinse per la sua generosita', giustizia e capacita' di intervenire in modo deciso ed equo a favore del suo gregge; che un fortissimo culto, destinato ad espandersi velocemente nel bacino del Mediterraneo, si sviluppo' intorno al suo sepolcro, da cui fuoriusciva un liquido portentoso noto ovunque come il santo myron. Una fisionomia storica ancora piu' complicata dal fatto che, nella letteratura agiografica, egli subi' una contaminazione con un altro santo resosi illustre, nel VI secolo, nella stessa zona dell’Asia Minore, ovvero San Nicola, abate del monastero di Sion e vescovo di Pinara.

L’intento della mostra e' illustrare al grande pubblico le diverse fasi della lunga e affascinante vicenda che, nell’arco dei secoli, ha portato la figura di San Nicola, per molti versi enigmatica, ad assumere il ruolo di santo universale e transconfessionale, capace di suscitare la devozione di migliaia di fedeli e di adattarsi a tradizioni, contesti e funzioni anche molto diversi tra loro. Questa vicenda viene illustrata ponendo l’accento sulla diffusione a vasto raggio della sua immagine e delle sue differenti interpretazioni. Un percorso affascinante che, attraversando esperienze e momenti storici diversi, giunge fino all’eta' contemporanea.

La mostra e' resa ancora piu' eccezionale dalla presenza straordinaria di otto antichi dipinti su tavola, provenienti dal Monastero di Santa Caterina al Monte Sinai: le piu' antiche icone conosciute in onore del santo, nonche' le sue piu' antiche rappresentazioni pittoriche. Si tratta di oggetti molto rari che si sono conservati sino a noi solo grazie all'ubicazione remota e alle condizioni climatiche estreme del monastero del Sinai, che e' collocato al centro di un'arida valle desertica con un bassissimo tasso di umidita': mai esposte prima in Europa, queste icone si caratterizzano per la vivacita' dei colori e per la resa formale che ancora risente della tradizione pittorica di matrice tardoromana e permettono di rendersi conto della potenza e dell'impatto emozionale che la piu' raffinata arte di Bisanzio era in grado di trasmettere.

Oltre a questo prestito del tutto eccezionale, la mostra offre l’opportunita' di ammirare numerosi capolavori noti e meno noti della storia dell’arte europea e mediterranea, tra cui: una serie di avori e oggetti in oreficeria bizantini dei secoli X e XI; un gruppo di icone cipriote in cui la tradizione bizantina si combina con elementi di derivazione occidentale; straordinarie sculture di eta' romanica come la statua-colonna di St.-Maur-des-Fosse's e il capitello istoriato del Museo nazionale della Catalogna; la splendida casula duecentesca del Museum fur angewandte Kunst di Vienna, ricamata con un ciclo di storie del santo che si rivela essere il piu' ampio e dettagliato a noi noto; e ancora: pregevoli manoscritti miniati austriaci e fiamminghi; tre tavole del pittore rinascimentale tedesco Sebastian Dayg, gia' appartenenti a un polittico dipinto, che vengono qui riunite assieme per la prima volta; da non perdere altresi' i polittici di Andrea Orcagna e Pietro Alamanno; la monumentale pala di Lorenzo Lotto con la Gloria di san Nicola, abitualmente collocata nella chiesa dei Carmelitani di Venezia, e le due tele di Corrado Giaquinto illustranti storie del santo, anche queste ultime per la prima volta esposte assieme.

Percorso della mostra

Punto di partenza del percorso della mostra, nell’ambito della prima sezione - Myrizon en Myrois. Le origini della figura di san Nicola in Asia Minore (secoli IV-IX), sono tre sigilli risalenti al VII-VIII secolo, che sono in assoluto le piu' antiche raffigurazioni del santo. Il visitatore viene invitato a ripercorrere il periodo di formazione dell’effigie di Nicola parallelamente alla progressiva elaborazione del racconto agiografico. Intorno alla basilica eretta sopra la sua tomba nella citta' di Myra, meta assidua di pellegrinaggio, si diffusero le prime rappresentazioni in cui il santo compariva secondo un aspetto ancora variabile, non pienamente codificato. In questa sezione si puo' ammirare anche la piu' antica delle icone, proveniente dal Monastero di Santa Caterina al Monte Sinai, che risale addirittura all’VIII secolo.

Le altre sette icone del Sinai si trovano nella sezione successiva - Archierarchis Christou. La diffusione a Bisanzio e nel Mediterraneo orientale (secoli IX-XV) - che illustra l’imporsi di un tipo di immagine universalmente riconoscibile. Avori, steatiti, cammei, oggetti di oreficeria, antiche icone, raccolti qui per la prima volta da diverse istituzioni e musei del mondo, dimostrano lo straordinario successo del santo nell’esperienza religiosa ed artistica di Bisanzio, cosi' come l’interesse verso le sue gesta e i suoi miracoli che, parallelamente alla letteratura agiografica, furono i primi ad essere rappresentati in immagini dipinte su tavola destinate alla devozione pubblica e privata.

Da Bisanzio il culto e l’immagine di san Nicola furono trasmessi alle citta' russe, dove nel corso dei secoli divennero cosi' radicati da far assurgere il santo al ruolo di patrono nazionale. Nella sezione intitolata Velikij Čudotvorec. San Nicola protettore di tutte le Russie (secoli XII-XVIII) si trova una serie cospicua di opere provenienti dalle collezioni della Galleria Tret’jakov di Mosca e di altri musei italiani ed europei; sono le tante immagini sacre di Nicola che, in Russia, vennero considerate miracolose perche' avevano manifestato la speciale protezione del santo nei confronti di singole comunita': tra queste le icone taumaturgiche di Zarajsk e Velikoretsk, l’effigie rotonda di Novgorod, la statua lignea di Možajsk, nonche' altri oggetti d’arte che testimoniano dell’antichita' e dell’importanza del culto di Nicola in questo paese.

Un’icona russa che rappresenta L’arrivo delle reliquie a Bargrad (Bari) introduce il visitatore in un momento fondamentale della storia di san Nicola, ovvero la traslazione del suo corpo da Myra alla citta' pugliese per mano di un gruppo di marinai baresi nella primavera del 1087, sedici anni dopo l’invasione dell’Asia Minore ad opera dei Turchi selgiuchidi e dopo la conquista della Puglia ad opera dei Normanni. In questa sezione - Sacer pastor Barensium. La traslazione a Bari e la nuova immagine di san Nicola (secoli XI-XVII) - attraverso una scelta di opere significative dall’XI al XVII secolo, viene illustrato lo sviluppo dell’iconografia del santo nell’ambito pugliese nel momento in cui Bari si trasformo' nel nuovo centro di culto, e il ruolo importante svolto dall’icona donata alla basilica, nel 1327, dal re serbo Stefano Uroš Dečanskij, che in eta' moderna fu considerata la <> di Nicola e venne frequentemente riprodotta in una serie di repliche. Una selezione di antiche insegne di pellegrinaggio pone in luce la vasta diffusione di tale immagine nel contesto europeo.

Il percorso ha la sua naturale continuazione nella sezione Terra marique gloriosus. San Nicola lungo le rotte di navigazione del Mediterraneo e i cammini di pellegrinaggio (secoli XIII-XVI), dedicata alla diffusione dell’immagine di Nicola nei maggiori scali portuali e nei principali centri di culto; in tale contesto si pone in evidenza anche lo speciale rapporto tra il santo e il mare. Il visitatore viene invitato ad imbarcarsi in un lungo viaggio che, partendo dalla Puglia e passando attraverso i territori del Levante, giunge fino alle coste catalane, grazie all’esposizione di sculture e dipinti medievali provenienti dal Museo nazionale di Barcellona. Elemento dominante e' la monumentale tavola del tardo sec. XIII proveniente dal Museo bizantino di Nicosia (Cipro): in quest’opera, commissionata da un cavaliere crociato e dalla sua famiglia per una chiesa di rito greco, convivono elementi occidentali e orientali, a testimonianza dell’universalita' di questa figura agiografica.

Al viaggio nel Mediterraneo fa seguito, con la sezione Praesul immensae largitatis. L’immagine di san Nicola nella tradizione occidentale (secoli XII-XVIII), un percorso in cui il visitatore ha modo di seguire lo sviluppo dell’immagine di san Nicola nel mondo occidentale tra il Medioevo e l’eta' moderna: si parte dalle statue-colonna romaniche, che raffigurano l’episodio in cui il santo neonato rifiuta il latte per osservare il digiuno al mercoledi' e al venerdi', e si prosegue con la straordinaria casula ricamata del Museo di arti decorative di Vienna, risalente al sec. XIII, in cui l’intera vita del santo e' raffigurata; si continua quindi con le numerose rappresentazioni del taumaturgo come vescovo latino, contraddistinto dalla presenza della mitria e del pastorale, e dei suoi piu' famosi miracoli (la generosita' nei confronti di tre fanciulle che il padre meditava di prostituire, il salvataggio di una nave sorpresa da una terribile tempesta, la risurrezione di tre giovanissimi chierici fatti a pezzi e messi in salamoia da un oste) nelle interpretazioni sia dei pittori italiani (tra cui Paolo Veneziano, Andrea Orcagna, Lorenzo Monaco, Mariotto di Nardo, Giovanni di Francesco, l’Ortolano, Lorenzo Lotto e Corrado Giaquinto), sia degli artisti fiamminghi, tedeschi e francesi.

A margine del percorso principale una piccola sezione dal titolo Patron des enfants sages. San Nicola nell’immaginario popolare europeo tra il XVII e il XX secolo viene dedicata alla figura di san Nicola nell’ambito del folklore, con un’attenzione speciale al ruolo che riveste ancor oggi nell’Europa a nord delle Alpi come portatore di doni ai bambini alla vigilia della sua festa al 6 dicembre. L’uso della visita nelle case da parte di attori che impersonano san Nicola e un suo accompagnatore dall’aspetto bestiale o diabolico, e' all’origine di un filone iconografico ricco di testimonianze figurative. Il percorso inizia con due dipinti del Seicento olandese, le due versioni della Vigilia di san Nicola di Jan Steen e Richard Brakenburg, e prosegue con incisioni e stampe sette-ottocentesche che illustrano il radicamento di tali usi nei Paesi Bassi, in Germania e in Austria.

A questo fa seguito una breve riflessione sul complesso rapporto che e' venuto ad instaurarsi tra questa rappresentazione popolare di san Nicola e la figura folklorica nota in Germania come Weihnachtsmann (l’Uomo di Natale), in Russia come Ded Moroz (Nonno Gelo) e negli Stati Uniti come Santa Claus. Va sottolineato come tali figure, anche se condividono il ruolo di portatori di doni e talora il nome stesso di Nicola (Santa Claus proviene da Sankt Niklaus, ovvero san Nicola), non siano in relazione sul piano iconografico, ma derivano piuttosto da antecedenti come l’uomo selvatico (immagine di uomo bestiale diffusa nell’arte a partire dal tardo Medioevo) o la rappresentazione allegorica della stagione fredda come un vecchio dalla lunga barba.

Un dipinto di Andy Warhol, Myths, in cui Santa Claus compare assieme ad altre figure dell’eta' postmoderna, viene posto a conclusione per significarne l’appartenenza ad un nuovo e distinto orizzonte simbolico.

L’esposizione, inoltre, e' stata l’occasione per intervenire con una delicata operazione di restauro promossa da Arthemisia e curata dall’Istituto Centrale per il Restauro. Si tratta della pregiata icona raffigurante San Nicola e scene agiografice, della fine del XIII secolo, conservata nel Museo bizantino della Fondazione Arcivescovo Makarios di Nicosia. Esposta dopo un primo necessario “pronto intervento" di fissaggio, l’icona sara' definitivamente restaurata a mostra conclusa.
 
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