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arte contemporanea, collettiva MMAB - MONTELUPO MUSEO ARCHIVIO BIBLIOTECA ​ Piazza Vittorio Veneto 11 Montelupo Fiorentino 50056

Montelupo Fiorentino (FI) - dal 16 giugno al 2 settembre 2007

Le Maioliche di Doccia 1740-1780

Le Maioliche di Doccia 1740-1780
Grande vaso costolato decorato in blu "al parrocchetto" privo del coperchio. Dimensioni: 27 cm altezza , 13 cm diametro della base. Collezione privata
 [Vedi la foto originale]
MMAB - MONTELUPO MUSEO ARCHIVIO BIBLIOTECA
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Piazza Vittorio Veneto 11 (50056)
+39 057151352 , +39 0571911421 (fax), +39 057151087
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A 270 anni della fondazione della Manifattura di Doccia e a 250 dalla morte del suo fondatore Carlo Ginori - avvenuta a Livorno nel 1757 - Montelupo dedica una mostra, la prima mai realizzata, alla maiolica di Doccia
orario: dal 17 al 24 giugno 2007, tutti i giorni, dalle ore 10.00 alle ore 23
dal 25 giugno al 2 settembre 2007, tutti i giorni dalle ore 10.00 alle ore 18.00, chiuso il lunedì
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 16 giugno 2007. ore 18
editore: ETS
ufficio stampa: AMBRA NEPI
curatori: Fausto Berti, Gino Turchi
genere: arti decorative e industriali

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comunicato stampa
Si aprono a Montelupo Fiorentino, in occasione della quindicesima edizione della Festa Internazionale della Ceramica, le mostre: Le Maioliche di Doccia 1740-1780 e Buongiorno Maestro! Aldo Londi: ceramista, scultore, pittore, maestro 1929-2003 (17 giugno - 2 settembre 2007). Le due esposizioni, organizzate dal Museo della Ceramica e dal Comune di Montelupo in collaborazione con Fondazione Museo Montelupo, fanno parte di un ampio progetto che prevede la realizzazione ogni anno di una o più mostre sul tema della ceramica. Montelupo Fiorentino si candida così a diventare uno dei maggiori centri di riferimento nazionale ed internazionale in questo settore, grazie anche all’apertura del nuovo Museo della Ceramica, prevista nel 2008. Il nuovo museo oltre ad ospitare mostre temporanee come queste, sarà l’unico al mondo ad avere una collezione permanente interamente proveniente da scavo archeologico, 1200 esemplari ceramici esposti e altrettanti in deposito, che copre un arco di tempo che va dal Medioevo al 1700.


A 270 anni della fondazione della Manifattura di Doccia e a 250 dalla morte del suo fondatore Carlo Ginori - avvenuta a Livorno nel 1757 - Montelupo dedica una mostra, la prima mai realizzata, alla maiolica di Doccia.

Le Maioliche di Doccia 1740-1780, curata da Fausto Berti e Gino Turchi, allestita negli spazi espositivi al piano terra del Museo della Ceramica, presenta 60 esemplari di maiolica docciana del primo periodo (1740-80): pezzi inediti e mai pubblicati prima d’ora, provenienti per la maggior parte da prestigiose collezioni private e da istituzioni pubbliche come il Museo Richard Ginori della Manifattura di Doccia, la Fondazione San Niccolò di Prato e la Chiesa di San Romolo a Colonnata.

La produzione della maiolica affiancò - fin dalla fondazione della Manifattura - quella più preziosa e ricercata della porcellana. Come è noto nel 1737 il Marchese Ginori diede vita alla Manifattura delle Maioliche e Porcellane di Doccia (in Europa la quarta in ordine di tempo dopo Meissen, Du Paquier a Vienna e Vezzi a Venezia): una scelta rischiosa in quanto si trovava senza una corte che potesse commissionare e sostenere la produzione, come avveniva nelle altre manifatture europee. Nello stesso anno moriva infatti Giangastone Medici e con lui finiva la dinastia che per più di 250 anni aveva governato la Toscana: il nuovo Granduca Francesco Stefano di Lorena, impegnato nella guerra dei sette anni, non risedette mai a Firenze e governò attraverso il Reggente Principe di Craon. Perciò il marchese Carlo Ginori decise di affiancare alla produzione della porcellana, un bene prezioso ed ambito ma difficile da produrre, quella della maiolica. Quest’ultima di più facile produzione, non richiedeva caolino, si cuoceva a temperatura più bassa ed era richiesta sia dal ceto popolare che da quello nobile, al posto della porcellana per uso quotidiano. A questo fine, nel 1740, il Ginori fece venire da Faenza un ceramista francese, Nicole Leturneau di Nevers, con il quale stipulò un contratto che lo impegnava a consegnare una certa quantità di maiolica decorata in blu in quattro decori: alla rosa, al parrocchetto (tipologia cino-olandese), alla Berain (tipologia all’uso di Moustier Sainte Marie con lambriques sulla tesa e grottesche al centro) e all’olandese ( tipologia Delft o anche cino-olandese). Inoltre il Letourneau doveva istruire quattro apprendisti su quanto fosse utile alla lavorazione della maiolica. Nel giugno del 1741 Letourneau moriva improvvisamente, ma i decori da lui introdotti continueranno ad essere impiegati per almeno altri 20 anni nella Manifattura.

Di tale produzione, che all’epoca doveva essere consistente, ben poco è rimasto oggi e rari sono gli oggetti di grandi dimensioni e di bella fattura. L’esposizione odierna è riuscita a rintracciare e mettere insieme 60 esemplari prodotti tra il 1740 e il 1780, che illustrano magistralmente quale dovesse essere la produzione di maiolica docciana di quel periodo.

Maioliche caratterizzate dai tipici decori in blu, secondo il contratto Ginori-Letourneau: da mensa (vassoi, terrine, zuppiere, versatoi), per uso personale (versatoi, bidè, vassoi da barba), decorative (vasi, biscottiere, caminiere, mattonelle) e di carattere religioso (acquasantiere, candelabri).

Per la mostra è disponibile un catalogo edito dalle edizioni ETS di Pisa, con testi critici di Gino Turchi, Franco Bertoni e Marina Vignozzi Paszkowski.
 
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