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arte contemporanea, collettiva PALAZZO BOSSI BOCCHI ​ Strada Ponte Caprazucca 4 Parma 43100

Parma - dal 25 giugno al 15 luglio 2007

L’Opera di Parmigianino incisore

L’Opera di Parmigianino incisore

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PALAZZO BOSSI BOCCHI
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Strada Ponte Caprazucca 4 (43100)
+39 0521532111 , +39 0521289761
museo@fondazionecrp.it
www.fondazionecrp.it
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Un unicum al mondo ed intorno ad esso, in mostra, l’intera produzione incisoria di Francesco Mazzola detto il Parmigianino
orario: tutti i giorni, dalle 10-12,30 e dalle 15-18,30
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 25 giugno 2007. ore 10
ufficio stampa: STUDIO ESSECI
curatori: Francesca Magri, Corrado Mingardi, Emilio Mistrali
autori: Parmigianino
genere: arte antica, personale, disegno e grafica

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comunicato stampa
Un unicum al mondo ed intorno ad esso, in mostra, l’intera produzione incisoria di Francesco Mazzola detto il Parmigianino.

La raffinata proposta viene dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Parma che esporrà tutta “L’opera di Parmigianino incisore” nella sua sede di Palazzo Bossi Bocchi, dal 25 giugno al 15 luglio 2007. Ingresso libero.

L’unicum è dato dal ritrovato grande foglio (mm 382 x 558) che reca l’imprimitura di ben otto soggetti diversi per mano di Parmigianino. Sulla carta pesante vergata, con filigrana leggibile non identificata ma simile ad altre prodotte in Italia nei primi decenni del XVI secolo, sono impresse le incisioni dedicate a: Giuditta, La Malinconia, La Natività, Giovane seduto e due vecchi, San Giacomo Maggiore, L’Annunciazione, II giovane pastore, La Vergine col Bambino

Se si tiene conto che l'opera incisa da Parmigianino è composta da soli sedici soggetti, questo foglio contiene in sostanza la metà della sua produzione grafica. Quello che più è importante è che il foglio rappresenta un eccezionale documento sul luogo dove Parmigianino si è cimentato a sperimentare l'incisione all'acquaforte: Roma. Prima infatti del ritrovamento di questo foglio si pensava che Parmigianino avesse inciso a Roma, Bologna, Parma e Casalmaggiore.

Secondo il professor Grasso Fravegna "ci troviamo di fronte a qualcosa che, nel mondo della grafica, possiede aspetti e valori inusitati". "documento pertanto unico nel suo genere e di enorme valenza estetica, storica e documentaria".

Da qui l’idea di presentare l’eccezionale acquisizione voluta dalla Fondazione Cassa di Risparmio, all’interno di una esposizione relativa all’intera arte incisoria del Parmigianino. Così grazie alla collaborazione di Emilio Mistrali, antiquario collezionista ed esperto sul tema, alla disponibilità di importanti collezionisti privati e della Biblioteca Palatina, è stato possibile riunire tutti i soggetti incisi dal Mazzola.

Si tratta dei 2 presi da opere di Raffaello: I Santi Pietro e Giovanni guariscono i malati alle porte del tempio e L'Amor dormiente (particolare di un disegno di Raffaello); e dei 14 incisi su idea propria: L'Annunciazione (contenuta nel Foglio Fondazione), San Filippo, La Vergine col Bambino, (contenuta nel Foglio Fondazione), Giuditta (contenuta nel Foglio Fondazione), Il pastorello in piedi (contenuta nel Foglio Fondazione), I due amanti, Malinconia (contenuta nel Foglio Fondazione), La sepoltura di Gesù 1^versione, Giovane seduto e due vecchi (contenuta nel Foglio Fondazione), La sepoltura di Gesù 2^versione, San Giacomo Maggiore (contenuta nel Foglio Fondazione), L'Astrologia, La Natività (contenuta nel Foglio Fondazione), La Resurrezione.

L'artista fu tra i primi che nel XVI secolo utilizzarono la tecnica dell'acquaforte per produzioni a stampa: fino ad allora infatti i grandi maestri incisori utilizzavano la xilografia o il bulino (incisione di una tavola di legno o incisione della lastra di metallo direttamente tramite una punta, il bulino appunto). La tecnica dell'acquaforte invece, utilizzata fino ad allora per incidere su armi ed armature, prevede la possibilità di realizzare il disegno direttamente sulla cera che copre la lastra di metallo che viene poi immersa in un acido (acqua forte) che corrode il metallo solo dove la cera è stata tolta per realizzare il disegno; una tecnica molto veloce e plasmabile quindi, in cui Parmigianino, noto per il suo animo sperimentatore, si cimentò con passione.

Parmigianino probabilmente si dedica all'incisione solo nel suo periodo romano; il fatto che si cimenti direttamente all'incisione all'acquaforte è dovuto all'intuizione che disegnare su carta o incidere direttamente sulla lastra di metallo preparata con questa tecnica, richiede gli stessi tempi e si ottiene la stessa freschezza del disegno, cosa impossibile con il bulino. Francesco Mazzola anche in questo caso mostra la sua grande genialità.

Considerando la rarità di ogni singola acquaforte e ritrovandosi nelle collezioni e sul mercato antiquario tirature spesso deboli e con difetti dovuti all'usura della matrice per la leggerezza del tratto, sono stati maggiormente apprezzati nel tempo autori ed incisioni di livello e qualità artistica non paragonabili alla levatura di Parmigianino.

Il Foglio acquisito dalla Fondazione si presenta, invece, omogeneo e argenteo nell'inchiostratura di ogni soggetto, in ottimo stato di conservazione. Per le caratteristiche qui analizzate e tenuto conto che nessun museo al mondo possiede l'intera opera incisa di Parmigianino questo esemplare è prezioso e di estrema rarità.

Esso costituisce una delle pagine più importanti di un album, ormai incompleto, apparso sul mercato antiquario con il titolo “Speculum Romanae Magnificentiae” composto a Roma nel 1575 a cura di Antonio Lafreri (1512-1577) contenente fogli di diversi incisori del Cinquecento.

L’editore e collezionista Lafreri, per essere lui stesso incisore, sapeva riconoscere la qualità e perfezione del tratto incisorio e quindi selezionare i fogli migliori per tecnica esecutiva e scelta dei soggetti. Non gli sfuggì pertanto, questo foglio ad acquaforte con aggiunte a bulino e punta secca, incentrato su otto soggetti raccolti sullo stesso supporto di dimensioni notevoli. Le incisioni, ritenute autografe del Parmigianino, e cioè da lui stesso eseguite in disegno e all’acquaforte erano, secondo la critica antica, solo dodici, per i più restrittivi solo sei, oggi gliene vengono assegnate sedici.
 
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