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arte contemporanea, collettiva PALAZZO REALE ​ Piazza Del Duomo 12 Milano 20122

Milano - dal 12 luglio all'undici novembre 2007

Mario Cavaglieri

Mario Cavaglieri

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PALAZZO REALE
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Piazza Del Duomo 12 (20122)
+39 02875672
www.comune.milano.it/palazzoreale/
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La mostra, che nella sua tappa milanese è curata da Vittorio Sgarbi, così come lo era nella sua “prima” a Rovigo, seleziona una sessantina di opere dell’artista, il meglio del meglio della sua ricca produzione
orario: lunedì dalle ore 14:30 alle ore 19:30; martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica dalle ore 9:30 alle ore 19:30; giovedì dalle ore 9:30 alle ore 22:30
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: intero: 9 euro; ridotto: 7 euro
vernissage: 12 luglio 2007. ore 19.30 su invito
editore: ALLEMANDI
ufficio stampa: STUDIO ESSECI
curatori: Vittorio Sgarbi
autori: Mario Cavaglieri
genere: arte contemporanea, personale

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comunicato stampa
Mario Cavaglieri a Palazzo Reale. Una vera retrospettiva su di lui mancava da molti anni e a colmare la clamorosa lacuna ha recentemente provveduto la città in cui è nato, Rovigo, con una mostra ampia in cui i suoi selvaggi “colori primordiali”, che sconvolgono ancora i sensi raccontando di belle donne e di salotti alla page, si confrontavano con i toni più morbidi delle tele con cui nel suo rifugio di Peyloubère descriveva la pacata bellezza della natura.



Dal 12 luglio all’11 novembre, il fior fiore di quella amplissima mostra giunge a Milano per essere presentata a Palazzo Reale all’interno di un percorso di evidente interesse che, intorno ad “Arte Italiana”, propone Cavaglieri, appunto, e Giò Ponti. Unico il biglietto di ingresso per le tre iniziative. La mostra Mario Cavaglieri è promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e dal Comune di Milano – Assessorato alla Cultura e organizzata da Artematica in collaborazione con Anonima Talenti.



Vi giunge sull’onda dell’interesse davvero molto ampio, sia di critica che di pubblico, che la “prima” rodigina ha ottenuto. La “scommessa” di riportare Mario Cavaglieri nella “sua” Rovigo e di appoggiare poi l’itineranza in Italia e in altri Paesi della mostra è stata concretizzata dal Comune di Rovigo, dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, dall’Accademia dei Concordi e dalla Provincia di Rovigo.



La mostra, che nella sua tappa milanese è curata da Vittorio Sgarbi, così come lo era nella sua “prima” a Rovigo, seleziona una sessantina di opere dell’artista, il meglio del meglio della sua ricca produzione.



Il percorso artistico di Cavaglieri viene qui documentato in tutte le sue fasi: dagli esordi padovani insieme a Felice Casorati, alla grande stagione di Ca’ Pesaro e delle Biennali veneziane che consacrarono la preziosa ricercatezza della sua arte, fino agli anni della suo ritiro nella campagna francese. L’evento sarà anche una preziosa occasione per rileggere attraverso il fascino ed il mistero della sua pittura la storia, le contraddizioni e le diverse influenze dell’arte dei primi del Novecento.



Cavaglieri fu certamente un pittore di raro edonismo, attratto dall’intrinseca eleganza dei salotti mondani di fin de siècle; si potrebbe quasi affermare che la sua pittura possiede un intrinseco incanto letterario; così alcune stoffe, cappelli, arredi, orologi, resi con opulenza barocca, sembrano affiorare dalle pagine dei romanzi dannunziani.



Le opere dei primi soggiorni parigini risentono dell’intima ricchezza degli interni di Vuillard e di Bonnard e degli accordi coloristici del primo Matisse. Allorchè si considerino invece i dipinti della sua lunga permanenza nella residenza francese di Peyloubère, si avverte che il pittore, quasi inebriato dalla libertà e ormai lontano dalla mondanità degli aristocratici salotti cittadini, si sia dedicato a dipingere e disegnare instancabilmente la campagna, gli alberi in fiore, la sua

dimora…fondendo bagliori di luci e colori veneti alla pittura di paesaggio dell’amico ferrarese De Pisis.



In tutte le opere colpisce comunque la grande padronanza tecnica e materica dell’artista, capace di rendere quasi in maniera tattile sia gli arredi che i paesaggi, avvalendosi sempre di quella che Longhi ha definito una tavolozza ricca di “colori primordiali”.
 
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