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arte contemporanea, collettiva MUSEO DI SANTA GIULIA ​ Via Dei Musei 81/B Brescia 25121

Brescia - dal 21 novembre 2007 al 4 maggio 2008

Guccione, Michielin, Puglisi, Velasco. Paesaggi. Ritratti. Quattro pittori in Italia

Guccione, Michielin, Puglisi, Velasco. Paesaggi. Ritratti. Quattro pittori in Italia

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MUSEO DI SANTA GIULIA
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Via Dei Musei 81/b (25121)
+39 0302977834
santagiulia@bresciamusei.com
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Quattro pittori impegnati a confrontarsi con l’immenso.
vernissage: 21 novembre 2007. ore 11-17
catalogo: in mostra
ufficio stampa: STUDIO ESSECI
curatori: Marco Goldin
autori: Piero Guccione, Francesco Michielin, Giuseppe Puglisi, Velasco Vitali
genere: arte contemporanea, collettiva
email: biglietto@lineadombra.it
web: www.lineadombra.it

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comunicato stampa
Quattro pittori impegnati a confrontarsi con l’immenso. A misurarsi con la non facile sfida, Marco Goldin ha chiamato Piero Guccione, Francesco Michielin, Giuseppe Puglisi e Velasco.



Le opere che i quattro artisti hanno appositamente creato sono esposte in Santa Giulia, a fianco di “America!” e lo saranno per tutta la durata della mostra sulla pittura americana, ovvero dal 24 novembre 2007 al 4 maggio 2008.



Illustrando la “ratio” dell’ affascinante sfida, Goldin afferma: “Pensavo ai temi principali della mostra americana e provavo il desiderio di affidarne la memoria ad alcuni pittori, perché ne lasciassero segni con le loro opere. Mare, bosco, città, ritratto. E dentro di me cercavo i nomi di questi pittori, provavo ad affiancare un nome a un tema. Alla fine è andata come si vede nella mostra. A Piero Guccione il mare, a Francesco Michielin il bosco, a Giuseppe Puglisi la città, a Velasco il ritratto.

Ognuno di loro ha consuetudini antiche con questi temi, che anzi continuano a indagare ogni giorno nel desiderio di provare a dire una parola nuova. Forse solo Velasco è rimasto sorpreso che gli chiedessi di dipingere ritratti, occupato com’è soprattutto dalla scultura. Ma abbiamo entrambi ricordato come la nostra prima mostra insieme, io da critico e lui ovviamente da pittore, fosse stata proprio sul tema del ritratto, ormai quasi vent’anni fa. Dunque era giusto così.



A ognuno di questi pittori ho affidato pareti precise in quella parte del Museo di Santa Giulia che negli ultimi tre anni aveva ospitato le opere di Gino Rossi e Fausto Pirandello, di Osvaldo Licini e Filippo de Pisis, di Gustavo Francalancia e di Scipione, Mafai, Raphael. Ognuno di questi pittori ha lavorato in questi mesi pensando non soltanto a dipingere singoli quadri su quei temi, ma organizzando le rispettive sale nel segno di un preciso progetto. Così, quattro pittori in Italia hanno guardato l’America e hanno dipinto il loro sentimento del mondo. Sento come una cosa vera che la pittura oggi possa, variandolo, andare a quel lontano e non così facilmente definibile sentimento.



In questo modo Guccione dipinge il mare. Presenza e vuoto dell’assoluto. Così Michielin si addentra nel bosco e ne cava tracce e apparizioni. Così Puglisi tempesta di stelle lontane il vuoto della notte. In questo modo Velasco spegne in altri silenzi l’attonito mostrare corpi e volti. Non c’è una regola, non c’è un confine, poiché tutto si compie dentro la pittura e in nessun altro luogo. Questo è il linguaggio che tutto contiene, nuovo come nuovi sono i giorni, come nuovi sono i racconti. Oppure nell’infinita, mai stanca variazione attorno al solo racconto possibile. Accordare l’immenso al destino individuale, o il destino all’immenso, seguendo quella linea che è sempre un bordo, un confine, per giungere al cuore del tempo.



Spesso questi pittori scelgono un alto punto d’osservazione, come a cercare il preciso varco della luce, il luogo del passaggio del vento, il sospendersi di una mareggiata, un sentiero appena più chiaro nel buio della notte. Non hanno timore a dichiarare il loro sentimento del mondo, non cercano la correttezza e la genericità ma si chinano sulle cose del mondo fino ad abbracciarle, a farle senso preciso del vedere e del vivere. Che l’antica radice indoeuropea tiene nel medesimo incanto. Vedere e vivere.



E manifestano proprio un incanto, uno spaurirsi quasi davanti a quanto nello spazio si allarga, si distende, cerca di evidenziarsi come un richiamo. Questi pittori hanno il compito di trar fuori dal silenzio, di consegnare al regno del visibile e forse anche dell’udibile. Ma non nella dichiarata evidenza, e invece nella sospesa immagine che accenna così relazioni, passaggi, mostra interferenze, braci, bruciature nel cielo, nebbie, colature, fumi rappresi e svanenti. E’ come se ciò che apertamente si dichiara fosse preso nel regno dell’essere presentato una volta per sempre e dunque mai più modificabile. Cercano essi invece la modificazione continua, e di più l’adeguamento del tempo interiore al tempo dell’universo, nella necessità di procedere senza soste lungo questa strada. Ciò che è fissato una volta per sempre scompare, ciò che è mobile rimane nel luogo di una eternità che riproduce se stessa nell’eterno assestamento di pensiero ed emozione, di ricordo e previsione del futuro.



In questa ricchezza di senso e visione sta la bellezza di questa pittura. Nel momento in cui neppure il luogo e l’ora importano, così come la scelta del soggetto. E molto di più la possibilità di essere costantemente dentro il fluire delle cose svuotate di ogni senso di cronaca, affinché sia il racconto nella sua interezza, e nella sua distensione infinita, a occupare il centro della scena. E i quattro pittori guardano, fanno anzi dell’osservazione uno dei loro punti di forza. Ma poi guardano anche il non vedere, guardano il loro non avere visto. E dentro quel non vedere, importante quanto l’avere visto, nasce una parte considerevole, bellissima, della loro pittura”.
 
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