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arte contemporanea, collettiva CASTEL SISMONDO ​ Piazza Malatesta Rimini 47900

Rimini - dal 19 aprile al 7 settembre 2008

Exempla. La rinascita dell’antico nell’arte italiana
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Exempla. La rinascita dell’antico nell’arte italiana
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Arnolfo di Cambio (bottega): Cristo e l’Animula della Vergine, marmo. Proveniente da una facciata del duomo di Firenze. Firenze, Museo dell’Opera del Duomo
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CASTEL SISMONDO
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“Exempla”, ovvero modelli. Poiché di modelli, ovvero di precisi riferimenti culturali, oltre che formali, vive la rinascita, o il ritrovamento, del gusto classico nell’arte italiana del Duecento.
orario: 9 – 19, chiuso i lunedì non festivi
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: euro 10, ridotto euro 8, scuole euro 6.
vernissage: 19 aprile 2008. ore 17
editore: PACINI
ufficio stampa: STUDIO ESSECI
curatori: Marco Bona Castellotti, Antonio Giuliano
telefono evento: +39 0541783100
genere: documentaria, arte antica
email: exempla@meetingrimini.org
web: www.meetingrimini.org

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comunicato stampa


“Exempla”, ovvero modelli. Poiché di modelli, ovvero di precisi riferimenti culturali, oltre che formali, vive la rinascita, o il ritrovamento, del gusto classico nell’arte italiana del Duecento.



La mostra che con questo nome propone il Meeting di Rimini in collaborazione con i Musei Vaticani, di “Exempla” ne allinea davvero molti e importanti: a dimostrare come molti capolavori del nostro Medio Evo abbiano, concretamente, alle spalle opere greche o romane ad ispirarli. Opere spesso riscoperte proprio in quei decenni o che in quei decenni sono state studiate e conosciute.



Simbolo ideale di questa magnifica, ricchissima rassegna potrebbe essere la formella che un tempo stava sul Campanile di Giotto dove Andrea Pisano pare identificarsi in Fidia intento a scolpire una figura umana, a dire come la nuova arte vivesse dello spirito, dell’”anima” dei grandi classici.



Eccezionale questa mostra – ideata e curata da Marco Bona Castellotti e Antonio Giuliano - lo è per molte ragioni: per la qualità delle testimonianze raccolte, per il loro numero (oltre cento), per gli studi che l’hanno preceduta e che hanno portato anche a nuove attribuzioni.



In più si pone come mostra d’ enorme fascino, basti pensare alla meraviglia che offrirà il connubio tra il candore dei capolavori della scultura classica e la suggestiva asprezza della Rocca dei Malatesta che li ospiterà dal 20 aprile al 7 settembre.



Fu intorno ad un altro castello ed ad una altra corte, quella di Federico II e il suo Castel del Monte, che si infiammarono i già vivaci fuochi del magnifico “ritorno all’antica” in epoca duecentesca. Per ragioni d’immagine e strategia politica, certo, ma anche per istanza culturale. Ad interpretare magnificamente queste imperiali istanze fu un artista, Nicola Pisano, che a Castel del Monte trovò la sua formazione. Il classicismo di Nicola Pisano è altra cosa rispetto a quello federiciano, è un classicismo che “evoca” quasi sentimentalmente l’età antica, rifacendosi a modelli romani, e in particolare ai sarcofaghi che poteva ammirare a Pisa.



In mostra saranno presenti alcuni splendidi originali di Nicola, come la formella della fontana Maggiore di Perugia, compiuta insieme al figlio Giovanni, con la Lupa e Romolo e Remo.



Giovanni Pisano aveva iniziato la sua carriera nella bottega del padre, dove aveva compiuto il tirocinio un altro straordinario scultore: Arnolfo di Cambio. Pur essendo d’ origine toscana, Arnolfo aggiorna il proprio stile in ambiente romano, pervaso di classicità.



Il classicismo di Arnolfo si riveste di una particolare sensibilità religiosa, che si incarna nella severità delle espressioni e delle forme. La vediamo nelle due stupende teste di Cristo e dell’Animula della Madonna, già su di una facciata dei Santa Maria del Fiore a Firenze.



Il nome di Arnolfo richiama il problema della cultura a Roma, e nella mostra la pittura romana tra Due e Trecento è testimoniata da alcuni meravigliosi dipinti uno dei quali attribuito a Pietro Cavallini da Federico Zeri, cui questa rassegna è dedicata nel decimo anniversario della morte.



L’itinerario si conclude con un’opera d’eccezione: la formella di Andrea Pisano con Fidia che scolpisce una scultura, un tempo sul campanile di Giotto. Come si diceva essa è una specie di emblema della mostra stessa, perché ritrae il più grande scultore dell’antichità intento nella sua opera..



La rinascita dell’antico nel Duecento non può venire illuminata, senza un confronto ravvicinato con i modelli antichi. Questa è la prima mostra che visualizza tale rapporto presentando sculture e cammei classici, che sono serviti, appunto, da “esempio” agli artisti del Duecento.
 
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