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arte contemporanea, collettiva MAMBO - MUSEO D'ARTE MODERNA DI BOLOGNA ​ Via Don Giovanni Minzoni 14 Bologna 40121

Bologna - dal 24 gennaio al 4 maggio 2008

Luigi Ontani - Gigante3RazzEtà7ArtiCentAuro
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MAMBO - MUSEO D'ARTE MODERNA DI BOLOGNA
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Via Don Giovanni Minzoni 14 (40121)
+39 0516496611 , +39 0516496637 (fax)
info@mambo-bologna.org
www.mambo-bologna.org
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Con una ricca selezione di circa duecento opere, datate dalla fine degli anni sessanta a oggi, e con la presentazione di alcuni inediti realizzati appositamente per l’occasione, il percorso espositivo si articola come una completa ricostruzione per immagini dei momenti principali dell’evoluzione artistica e poetica di Ontani
orario: martedì – domenica 10.00 - 18.00; giovedì 10.00 - 22.00; lunedì chiuso
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: euro 6, ridotto euro 4
vernissage: 24 gennaio 2008. ore 19
editore: SKIRA
ufficio stampa: Lara Facco, Tel. 051 6496618 / 654; ufficiostampaMAMbo@comune.bologna.it
curatori: Gianfranco Maraniello
autori: Luigi Ontani
patrocini: Regione Emilia-Romagna, Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna, Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna
genere: arte contemporanea, personale

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comunicato stampa
“L’idolo contemplo nell’adorazione, e la mia propria

adorazione non è narcisistica, perché vivo una tavolozza

della mia vita come dialogo-interlocuzione con l’arte.”

Luigi Ontani



La complessa e sfaccettata personalità artistica di Luigi Ontani è il fulcro di Gigante3RazzEtà7ArtiCentAuro, l’importante mostra personale che il MAMbo, Museo d’Arte Moderna di Bologna dedica al maestro bolognese dal 25 gennaio al 4 maggio 2008. Con una ricca selezione di circa duecento opere, datate dalla fine degli anni sessanta a oggi, e con la presentazione di alcuni inediti realizzati appositamente per l’occasione, il percorso espositivo si articola come una completa ricostruzione per immagini dei momenti principali dell’evoluzione artistica e poetica di Ontani, svelando una coerenza nei temi e nei mezzi espressivi, oltre che una vivacità linguistica, rimaste intatte negli anni. Dalle ombre ispirate alla Parabola dei ciechi di Brueghel alla sala dedicata alla produzione videografica, si snoda un itinerario cronologico/tematico fatto di fotografie, ceramiche, tondi, fontane, acquerelli, automi, maschere, lenticolari che, come un serpente dorato e multicolore, attraversano le sale del museo rendendole il perfetto palcoscenico di una performance permanente che è la vita stessa dell’artista.


Nel panorama degli artisti contemporanei affermatisi negli ultimi decenni, Luigi Ontani rappresenta un caso abbastanza anomalo per l’impossibilità di essere incasellato in una definizione o ascritto ad una precisa corrente.

La sua vicenda artistica ha avuto inizio alla fine degli anni sessanta, in un clima generalizzato di rifiuto dell’oggetto e delle tecniche artistiche tradizionali, all’interno del quale ha saputo costruire un percorso autonomo e del tutto originale, movimentando, e talora anticipando, le esperienze di decenni cruciali per la storia dell’arte del suo tempo. Artista a 360 gradi, fantasioso, colto, raffinato, narcisista, consumato affabulatore, provocatore ironico e dissacrante, sperimentatore inesauribile, poetico, onirico, Ontani travalica barriere spazio-temporali, manipolando con grande maestria culture, linguaggi e tecniche espressive difformi, con esiti mai scontati. Assumendo come regola il proposito dannunziano di fare della vita un’opera d’arte, mette sempre in scena e al centro della sua ricerca se stesso, proponendosi come “oggetto artistico” e, nel contempo, come laboratorio d’identità e di trasformazione, alla costante ricerca di un “altro da sé” e di un “altrove”.

La diffusione capillare e la profusione enciclopedica dei simboli, delle icone, dei miti cari alla poetica del maestro bolognese, trasformano lo spazio del MAMbo in un percorso ipnotico e onirico dove l’intero ambiente diventa la pelle mutevole e cangiante dell’Ange Infidel dell’identità stabile.

La mostra infatti, come tutto il lavoro di Luigi Ontani del resto, si presenta come una continua riflessione e divagazione sul tema dell’identità e su tutte le infinite possibilità di trasformazione che l’artista ha fatto proprie. Narciso allo specchio,

Ontani rinuncia costantemente alla sua identità per indossarle tutte, ma dopo aver vissuto ogni possibile metamorfosi, finisce per concludere che la somma di tutte le maschere è il suo stesso volto. Volto e figura che ritroviamo ripetuti all’infinito nel suo lavoro, tenendo fede al principio secondo cui l’arte è in fin dei conti l’assunzione delle stigmate della realtà sul corpo dell’artista. Ma per Ontani il confine tra arte, realtà e vita è impossibile da tracciare in modo netto e la ricerca dell’altro da sé sposta l’obiettivo sempre più lontano, rendendo l’artista incapace di trovare una sosta.

Questa instancabile peregrinazione tra identità, luoghi e tempi altri ha trovato fin dagli esordi la sua espressione materiale nel mezzo fotografico, che permette all’artista di proiettarsi fuori da sé pur conservando le proprie fattezze, non imitate ma effettivamente trasferite. Fotografia, quella di Ontani, mai usata, neppure negli anni settanta, come puro atto di documentazione delle sue infinite metamorfosi, ma piuttosto come superficie su cui stratificare illusione su illusione, giocando con il colore in modo anticonformista, acquerellando le immagini, sovrapponendo alle stampe accattivanti lacche policrome. Pratica questa che gli ha permesso di ridefinire la rappresentazione fotografica portandola alle estreme conseguenze, fino a trascendere il mezzo stesso per poi abbandonarlo, inondando di sé e della sua figura anche ceramica e pittura, vetri ed acquerelli, cartapesta e legno, e approdando con lo stesso spirito al video e al film.

L’esposizione del ciclo fotografico delle 24 Ore apre e accompagna la visita alla mostra, rispecchiato sulla parete opposta nel ciclo, sempre fotografico, de I prigioni, elegantemente incorniciato dalle nicchie della facciata originale dell’ Ex Forno del Pane. Elemento di scansione e di raccordo risultano le tredici ErmeEstetiche, delicatissime sculture in ceramica di straordinaria fattura in cui, al gioco delle identità si sovrappongono intricati rebus linguistici: titoli che descrivono e reinventano i temi raffigurati, incanalando la fantasia creativa sul doppio binario della lingua e della scultura.

Il percorso continua verso le sale tematiche (Thailandese, Indiana, Balinese), dove è protagonista un oriente stereotipato e favolistico, ricco di suggestioni esotiche tanto affascinanti quanto imperfette, fatte di vere e proprie “citazioni a memoria” dei viaggi dell’artista, dei simboli e delle atmosfere incontrate.

La rappresentazione dell’altrove negli spazi del MAMbo crea così un ponte ideale tra questi luoghi sospesi tra sogno e realtà e la città di Bologna, in un circolo virtuoso che accoglie il ritorno dell’artista-girovago nella sua città natale.

Il percorso si chiude idealmente con la sala dedicata alla produzione videografica, a cura di Elena Volpato, dove fino al 30 marzo sarà proiettata una selezione dei principali video e film girati dall’artista dal 1969 al 2001.



Un ampio catalogo in tre volumi documenterà la mostra e presenterà approfondimenti sul lavoro di Luigi Ontani, accompagnato da contributi inediti di Erri De Luca, Luigi Ficacci, Cristina Francucci, Amin Jaffer, Franco La Cecla, Gianfranco Maraniello, Claudio Marra e Elena Volpato, e da una ricca raccolta di precedenti saggi e testi critici.

L’opera sarà disponibile da aprile 2008.





























Luigi Ontani


Nato a Vergato (Bologna), ai piedi di Montovolo, durante la seconda guerra mondiale sulla Linea Gotica, Luigi Ontani ha compiuto la sua formazione artistica da autodidatta e frequentando il “Corso libero di nudo” all’Accademia delle Belle Arti di Bologna. Trasferitosi a Roma nel 1970, comincia a viaggiare con sempre maggiore frequenza verso Oriente, e, quando si trova in Italia, a soggiornare nello studio ideale “RomAmor” presso la Rocchetta Mattei a Grizzana Morandi. Riconosciuto come una delle figure più significative per la sperimentazione e lo sviluppo di diversi linguaggi della pratica artistica contemporanea, Ontani si è espresso nei tableaux vivants, realizzando gigantografie fotografiche a colori a grandezza naturale dal 1969; e attraverso la maschera, riconsiderando la scultura colorata come ibridolo, con la collaborazione di artigiani virtuosi della cartapesta, del legno, della ceramica, del bronzo, del marmo, e attraverso il video, la performance, la pittura a olio e l’acquerello. Nonostante questa varietà di stili e interessi, Ontani ha sempre mantenuto nel suo lavoro un carattere unico, lontano da moda e tendenze, ma sempre coerente con il linguaggio di fantasia comportamentale.

Tra le sue recenti mostre personali: Sculture and Memory: Works from the Gardner and by Luigi Ontani, al museo Isabella Stewart Gardner di Boston (2007), VetriEtereiEterocliti alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia (2006), GANESHAMUSA al Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza (2006), NapoleonCentaurOntano, al Museo Napoleonico di Roma (2003) e GaneshaMusa all’Acquario Romano, Roma (2000).

In Italia Ontani ha esposto, dopo le prime mostre nella Galleria L’Attico di Fabio Sargentini, negli spazi espositivi più prestigiosi: alle Scuderie Papali al Quirinale a Roma; a Villa Medici a Roma; alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna; al Palazzo delle Esposizioni di Roma; alla Reggia di Caserta; al Padiglione d’Arte Contemporanea a Milano; alla Galleria Nazionale di Arte Moderna a Roma. È stato invitato per cinque volte alla Biennale di Venezia. All’estero Ontani ha esposto ampiamente: al Solomon R. Guggenheim di di New York; al Museo Villa Stuck di Monaco; al Kunstverein di Francoforte e al Groninger Museum di Groningen; a New Delhi; in Corea; in Thailandia. Nel 2002 il P.S.1 Moma di New York gli ha dedicato un’ampia retrospettiva. Nel 2003-2004 lo S.M.A.K. di Gent ha allestito una sua antologica.

 
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