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arte contemporanea, collettiva GALLERIA BEL VEDERE ​ Via Santa Maria Valle 5 Milano 20123

Milano - dal 6 marzo al 13 aprile 2008

Paola Mattioli - Una sottile distanza
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GALLERIA BEL VEDERE
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Via Santa Maria Valle 5 (20123)
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Allieva del filosofo Enzo Paci, laureata con una tesi sul linguaggio fotografico e assistente di Ugo Mulas, Paola Mattioli intende dar conto per punti salienti delle ricerche realizzate dalla fine degli anni 60 a oggi; le sue immagini tematizzano consapevolmente la separazione, lo sfasamento, tra la fotografia e il suo oggetto.
orario: da martedì a domenica, dalle ore 13:00 alle ore 20:00
(possono variare, verificare sempre via telefono)
vernissage: 6 marzo 2008. ore 18
editore: ELECTA
curatori: Gigliola Foschi
autori: Paola Mattioli
genere: fotografia, personale

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comunicato stampa
Allieva del filosofo Enzo Paci, laureata con una tesi sul linguaggio fotografico e assistente di Ugo Mulas, Paola Mattioli inizia fin da subito il suo percorso fotografico con la consapevolezza che lo scatto è la conseguenza finale di un’elaborazione, al contempo mentale ed esperienziale, protesa a indagare il reale.

Presto nota come autrice di ritratti che s’impongono per la loro intensità e il loro rigore, Paola Mattioli ha però affrontato spesso, con uno sguardo lontano dal classico reportage, anche temi politici e sociali (dal carcere femminile di Monza alla sua recente ricerca sulla fabbrica di Dalmine, nata dal bisogno di ridare visibilità a un mondo operaio divenuto pressoché invisibile nella cultura contemporanea). Non solo: si è pure dedicata a soggetti in apparenza “minimi” (come i dettagli della sua casa di montagna dopo un incendio, ritratti nella serie Il frutto del fuoco del 2003) e negli ultimi anni ha compiuto numerosi viaggi in Africa realizzando, tra l’altro, le serie Signares e Neri Bianchi.

Nonostante la diversità dei temi sviluppati, in ogni sua ricerca emerge una costante riflessione intorno al linguaggio fotografico e alla visione. Proprio questo continuo interrogarsi sul senso del vedere e del fotografare finisce per costituire un sottile, tenace filo rosso che lega gli uni agli altri tutti i suoi lavori. Se nella serie Cellophane (1979) usa questo materiale plastico come una metafora dello scarto e del diaframma che divide lo sguardo dall’oggetto della visione, in altre serie lavora invece sulla consapevolezza che il nostro vedere è mediato dalla cultura iconografica che abbiamo assorbito (come emerge dalla serie Statuine, ritratti che citano le sculture degli anni Trenta e paiono nutriti da un’atmosfera sospesa vicina alla pittura metafisica).

All’autrice (così come a Ugo Mulas) non interessa infatti cogliere l’attimo contingente: per lei è importante porsi di fronte al reale usando la fotografia quale strumento che può rivelarne la presenza, ma anche l’irriducibile alterità. Come rivela la mostra “Una sottile distanza” alla Galleria Bel Vedere - che intende dar conto per punti salienti delle ricerche realizzate dalla fine degli anni 60 a oggi - le sue immagini tematizzano consapevolmente la separazione, lo sfasamento, tra la fotografia e il suo oggetto.

Una sottile distanza che Paola Mattioli mette in gioco con leggerezza e rigore creando immagini meditate dove lo sguardo ostinatamente si protende e si approssima alla realtà fino a costruire racconti visivi concentrati ed emblematici, ma dove al tempo stesso il visibile si offre nella sua costitutiva enigmaticità.

 
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