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arte contemporanea, collettiva GAMEC - GALLERIA D'ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA ​ Via San Tomaso 53 Bergamo 24121

Bergamo - dal 18 marzo al 27 luglio 2008

Yan Pei-Ming
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Yan Pei-Ming
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Yan Pei-Ming, Papa Giovanni XXIII, 2005, olio su tela, cm 250x200
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GAMEC - GALLERIA D'ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA
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Via San Tomaso 53 (24121)
+39 035270272 , +39 035236962 (fax)
www.gamec.it
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Venti opere di grande formato, tra cui molti acquarelli, per la maggior parte inedite offrono al pubblico uno sguardo non retrospettivo ma progettuale del lavoro di Ming
orario: martedì – domenica: 10 –19; giovedì 10 – 22; lunedì chiuso. Aperto a Pasqua, lunedì di Pasquetta, 25 aprile, 1° maggio e 2 giugno
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: Intero: 4,00 euro. Ridotto: 2,50 euro
(Il biglietto da diritto all'ingresso a tutte le mostre in corso)
vernissage: 18 marzo 2008. ore 18.30
editore: ELECTA
ufficio stampa: CLP
curatori: Giacinto di Pietroantonio
autori: Yan Pei-Ming
genere: arte contemporanea, personale

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comunicato stampa
Dal 19 marzo al 27 luglio 2008 la GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo presenta la mostra Yan Pei-Ming con Yan Pei-Ming a cura di Giacinto Di Pietrantonio, la prima personale in un museo italiano dedicata a questo artista di origini cinesi, uno dei maggiori protagonisti dell’arte internazionale contemporanea.


Venti opere di grande formato, tra cui molti acquarelli, per la maggior parte inedite - come ad esempio International Landscape (2006), Pape Jean-Paul II (2005), Selfportrait af Four Ages (2006) o la serie di acquarelli New Born, New Life (2007) - offrono al pubblico uno sguardo non retrospettivo ma progettuale del lavoro di Ming, in un itinerario creato dall’intesa tra il curatore e l’artista stesso che si articola in quattro sezioni tematiche: Autoritratto con paesaggio, Autoritratto con religione, Autoritratto con parenti e Autoritratto con vita e morte.


Proprio il titolo evoca il tema centrale della mostra, l’autoritratto, presente in ciascuna delle sale e in dialogo continuo con gli altri soggetti esposti. Questa scelta nasce dalla considerazione che ogni opera è per ciascun artista una sorta di autoritratto anche quando non lo rappresenta direttamente poiché egli riporta ogni lavoro che realizza a se stesso. Pei-Ming introduce tra i suoi temi l’autoritratto dal 2000, questo momento diviene per il curatore una sorta di spartiacque da cui partire per un viaggio in avanti e indietro nel tempo prima e dopo questo “anno zero”.

Un altro aspetto importante su cui la personale si focalizza è la tecnica con cui l’artista lavora, ossia la pittura, che di per sé evoca qualcosa di classico e antico. In realtà la sua pittura, materica e realizzata con pennellate violente, è un ponte tra Oriente, terra di origine, e Occidente, terra di appartenenza culturale. Le grandi tele a olio con cui Pei-Ming si è distinto sulla scena internazionale - quasi monocrome in nero, bianco o rosso, che rappresentano soggetti ricorrenti della politica come Mao Tse Tung, dello star system come Bruce Lee o religiosi come il Papa, la Madonna o il Buddha – sono realizzate, infatti, con una tecnica propria della tradizione occidentale che l’artista dipinge unicamente nel suo studio a Digione, mentre gli acquarelli, creati solo quando si trova a Shangai, rimandano alla tradizione pittorica orientale. In entrambi i casi la sua pittura non si riferisce mai ad un luogo geografico di appartenenza ben preciso ma diviene sinonimo di atemporalità e non luogo: Est e Ovest uniti in una mescolanza di stili, elementi, soggetti. L’uso dell’acquerello rappresenta per l’artista un momento importante: egli vi dipinge la serie dei bambini, quindi la vita nella sua fase iniziale, i teschi e l’autoritratto da impiccato, ossia il concludersi di un’esistenza, vita e morte intrecciate, come suggerisce l’ultima sezione della mostra, e l’autoritratto diventa un simbolo, la messa in scena della morte o meglio del suicidio quindi la fine programmata, lascia intendere che l’artista è in grado di decidere su tutto e non solo sulle sue opere ma, forse proprio attraverso di esse, sulla vita e sulla morte.



Nel percorso espositivo il film Ming, artiste brigand del regista francese Michel Quinejure documenta il metodo di lavoro di Ming: pennellate vibranti contro la tela e una disciplina che include una pratica ossessiva della serie, la ripetizione del soggetto, la monocromia e una serie di costrizioni orarie auto-imposte che avvicinano la sua attività pittorica, un intenso interagire con la tela quasi fosse una lotta tra sé e l’opera, ai precetti della pratica marziale orientale.


La mostra è stata preannunciata già nel mese di novembre dall’ingresso nella Collezione Permanente del museo dell’opera di Pei-Ming Papa Giovanni XXIII, realizzata nel 2005 e parte della collezione della Banca Popolare di Bergamo.


Accompagna la mostra un catalogo bilingue, edito da Electa, Milano



Yan Pei-Ming. Cenni biografici


Artista di fama internazionale, Yan Pei-Ming nasce a Shangai (Repubblica Popolare Cinese) nel 1960. Figlio della rivoluzione culturale diviene pittore di propaganda sotto il regime maoista prima di emigrare nel 1981 in Francia, dove studia prima all'Ecole nationale des Beaux-Arts di Dijon e poi all'Institut des Hautes Etudes en Art Plastique di Parigi.

Sin dall’inizio della sua carriera Ming si distingue per l’interesse per la figura umana e per il genere del ritratto.

Dal 1987 inizia la serie dei ritratti di Mao Tse Tung, per poi insistere soprattutto su altre icone mondiali come Buddha, il Papa e Bruce Lee e su temi privati come gli autoritratti e la figura del padre.

Tra i suoi lavori si possono ricordare anche 108 Brigands (108 Briganti), una serie di 120 ritratti – realizzata durante il suo soggiorno all'Accademia di Francia a Villa Medici di Roma nel 1993 - che si riferisce ad un classico della letteratura cinese, il romanzo epico sul bordo dell'acqua che racconta in 120 capitoli le sconfitte di 108 briganti.

Ha preso parte alla Biennale di Venezia (1995, 2003), alla Biennale di Lione (1997), alla Biennale di Siviglia (2006) e alla Biennale di Istanbul (2007).

Numerose istituzioni pubbliche e private gli hanno dedicato mostre personali tra le quali: Le Consortium, l’Usine, Dijon (1996); Musées d’Art et d’Histoire di Ginevra e Musée des Beaux-Arts, Dijon e Musée des Beaux-Arts et d’archéologie de Besançon (2003); Kunsthalle, Mannheim (2004); Shanghai Art Museum e Guangdong Museum of Art, Guangzhou (Repubblica Popolare Cinese) (2005); Musée d’Art Moderne, Saint-Etienne (2006); Fondation Maeght, Saint-Paul-de-Vence (2007).

Ha preso parte a molte collettive in istituzioni pubbliche e gallerie tra cui: Musée d’Art Moderne de la ville de Paris (1988); Centre Georges Pompidou, Parigi (1991); MOMA, Oxford (1993); Museum Ludwig, Colonia (1995, 1999); Magasin, Grenoble (1999); NMOMA Tokyo, NMOMA Kyoto, Shanghai Art Museum e Musée des Beaux-Arts, Dijon (2000); National Museum of Contemporary Art, Seoul (2002); Musée national d’art contemporain, Atene (2003); Musée du Luxembourg, Parigi e Kunsthalle, Mannheim (2004); Grand Palais, Parigi (2006).



 
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