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arte contemporanea, collettiva RONCHINI ARTE CONTEMPORANEA ​ Piazza Duomo 3 Terni 05100

Terni - dal 15 marzo al 30 aprile 2008

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Claudia Rogge
"Die Pathologie der Parteigänger VI"
stampa lambda, 2006
150 x 200 cm
Edition of 3

 [Vedi la foto originale]
RONCHINI ARTE CONTEMPORANEA
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Piazza Duomo 3 (05100)
+39 0744423656 , +39 0744423656 (fax), +39 3357111477
info@ronchiniarte.com
www.ronchiniarte.com
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L’inglese crowd, ossia folla, è forse il termine che meglio definisce la società moderna. La mostra intende focalizzarsi su questo concetto invitando lo spettatore ad "unirsi" ai personaggi che popolano le opere esposte.
orario: Da lunedì a sabato ore 9-13 e 16-20
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 15 marzo 2008. ore 17,30
catalogo: in galleria. a cura di Luca Beatrice, Edizioni GLI ORI
editore: GLI ORI
autori: Vanessa Hudgens, Philip Lorca diCorcia, Claudia Rogge, G. Massimo Vitali, Cui Xiuwen, Pablo Zuleta Zahr
genere: arte contemporanea, collettiva

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comunicato stampa
Le piazze, gli stadi, i teatri, le stazioni, le fermate degli autobus, le metropolitane, le discoteche, sono i luoghi di aggregazione della collettività. E’ la condivisione di interessi e passioni, di amori e divertimenti, o a volte la mancanza di un posto dove stare, che spinge moltitudini di persone a recarsi negli stessi luoghi, trovarsi e in un certo senso cercarsi, dando vita così a processi e dinamiche di incontro/scontro. Spesso però a contrapporsi alla folla è la solitudine, il senso di vuoto, la mancanza di una completezza individuale che fa cercare ossessivamente il gruppo, il senso di appartenenza, come unica - se non eccezionale - via di fuga dalle proprie inquietudini.

Gli artisti in mostra da Ronchini Arte Contemporanea di Terni raccontano, attraverso la fotografia, spaccati di vita contemporanea, spazi, ambienti dove le persone affollate, compresse, più o meno consapevolmente spendono la propria esistenza.
Vanessa Beecroft (Genova 1969, vive e lavora a Los Angeles) realizza performance in cui protagoniste sono quasi esclusivamente giovani donne, spesso nude, inserite in ambienti asettici come fossero nature morte o sculture viventi. Le figure presenti in VB52 (2005), riunite intorno a un tavolo come a un vero e proprio banchetto, sono assolutamente indifferenti al contesto che le accoglie; è evidente l’assenza di relazione tra loro, ma la corrispondenza cromatica e stilistica - giocata su colori acidi e metallici e sulle acconciature delle modelle - anima inaspettatamente la scena.
Philip Lorca di Corcia (Hartford, Connecticut, 1953, vive e lavora a New York) sceglie angoli di città come scenografie delle sue foto in bilico tra istantaneità e monumentalità. Pur essendo generalmente scattate in strada, le immagini di Lorca di Corcia sono giocate sulla scelta precisa del soggetto, sulla cura del dettaglio, sull’importanza della luce. Come in un set cinematografico ogni elemento svolge un ruolo determinante all’interno della composizione.
Claudia Rogge (Düsseldorf, Germania, 1965, vive e lavora a New York) fotografa pochi soggetti: uomini, donne, bambini che con l’intervento del digitale moltiplica, riproduce all’infinito. Gli individui sono inquadrati in diversi atteggiamenti, di spalle o di profilo, vestiti in smoking e abiti da sera o completamente nudi. Il singolo diventa così il prototipo di una massa inesauribile di cloni, che risponde esclusivamente alla pura ricerca estetica dell’artista.
Massimo Vitali (Como 1944, vive e lavora a Lucca) utilizza come scenari i luoghi del tempo libero, le spiagge, la montagna, i locali notturni. Il suo obbiettivo immortala i consueti riti collettivi dove la partecipazione dei singoli individui è lasciata al caso. Le immagini sono caratterizzate da una visione dall’alto che Vitali ottiene grazie all’utilizzo di un cavalletto di circa sei metri, fatto di tubi di carbonio, dove si colloca osservando dall’alto la scena in attesa del momento preciso e dell’occasione giusta da fotografare.
Cui Xiuwen (Pechino, Cina, 1970, vive e lavora a Pechino) indaga l’universo femminile prediligendo come soggetti delle sue fotografie in particolare bambine e adolescenti. Sono figure tra loro pressoché identiche, nell’abbigliamento come nelle espressioni, che l’artista colloca in ambienti surreali e onirici. In One day in 2004 n. 1, attraverso l’elaborazione digitale, le giovani protagoniste - omologate dall’uniforme scolastica - appaiono come imprigionate all’interno dell’opera stessa, compresse l’una sull’altra a evocare una composizione quasi astratta.
Pablo Zuleta Zahr (Vina de Mar, Cile, 1978, vive e lavora a Berlino) gira con la sua videocamera nella stazione della metropolitana di Santiago del Cile. Le riprese vengono spezzettate in fotogrammi: l’immagine di ogni passante viene estrapolata dal contesto per poi essere ri-assemblata secondo un nuovo ordine. Sono persone scelte per il loro abbigliamento o piuttosto il colore dei loro vestiti, per il genere e la forma che vanno a costituire la nuova composizione. E’ l’essenza del singolo soggetto a essere messa in luce attraverso incontri e interazioni immaginate.

Il catalogo della mostra è pubblicato dalla casa editrice Gli Ori e contiene un testo critico di Luca Beatrice.

 
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