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arte contemporanea, collettiva MUFOCO - MUSEO DI FOTOGRAFIA CONTEMPORANEA - VILLA GHIRLANDA ​ Via Giovanni Frova 10 Cinisello Balsamo 20092

Cinisello Balsamo (MI) - dal 10 maggio al 7 settembre 2008

Victor Burgin - Alle 8 solito posto & Tales from Freud
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MUFOCO - MUSEO DI FOTOGRAFIA CONTEMPORANEA - VILLA GHIRLANDA
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Via Giovanni Frova 10 (20092)
+39 026605661 , +39 026181201 (fax)
info@mufoco.org
www.mufoco.org
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Il video, ispirato alla sequenza finale del film L’eclisse di Michelangelo Antonioni; inoltre in mostra la serie di fotografie Tales from Freud, comprendente: In Lyon (1980), In Grenoble (1981), Gradiva (1982), Olympia (1982), Portia (1982)
orario: da martedì a domenica 10-19; giovedì 10-23. Chiuso lunedì
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 10 maggio 2008. ore 18
editore: SKIRA
ufficio stampa: STUDIO PESCI
curatori: Filippo Maggia
autori: Victor Burgin
telefono evento: +39 0266056633
genere: fotografia, arte contemporanea, personale
email: ufficiostampa@museofotografiacontemporanea.org

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comunicato stampa
La Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia e il Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo-Milano presentano la prima personale in Italia di Victor Burgin.

L’evento costituisce un importante contributo alla conoscenza e alla promozione nel nostro Paese di un protagonista della scena dell’arte internazionale.



Victor Burgin, artista e raffinato teorico dell'immagine, ferma e in movimento, è nato a Sheffield, in Inghilterra, nel 1941. Si impone sulla scena dell’arte internazionale sul finire degli anni '60, come uno dei padri dell'Arte Concettuale, lavorando sia col mezzo fotografico sia con l'immagine in movimento dei suoi film. Il suo lavoro trae ispirazione e influenze da grandi pensatori e filosofi come Karl Marx, Sigmund Freud, Michael Foucalt e Roland Barthes.



Victor Burgin ha sempre portato avanti in modo parallelo la pratica artistica e la riflessione teorica. Anche quando, intorno al 1990, ha affiancato al linguaggio fotografico tradizionale quello digitale del video, ha continuato ad alimentare il dibattito teorico sull’immagine grazie ad una puntuale esplorazione delle nuove tecnologie audiovisive e a una costante e attenta riflessione sull’evoluzione della società mediatica. Nella sua produzione artistica Burgin utilizza elementi provenienti da campi esperienziali differenti: dalla pubblicità al giornalismo, dall’arte alla psicanalisi, dalla moda ai magazine. Ciò conferisce al suo lavoro la forma di una riflessione metalinguistica, in cui immagini e testi si rincorrono e si respingono e in cui il rigore concettuale non offusca mai l’originalità formale.

Il concetto di rappresentazione è uno dei fili conduttori della sua produzione: è attraverso essa che l’individuo costruisce la propria soggettività ed è sempre attraverso essa che l’intera società prende forma e si riproduce. E’ questo il motivo che porta Burgin a sottolineare l’importanza del concetto di “responsabilità dell’artista”.



Il progetto che il Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo (Milano) e la Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia hanno realizzato vede la produzione ad opera dell’artista di un nuovo video, Alle 8 solito posto, che viene proiettato contemporaneamente in entrambe le sedi espositive. Il video, ispirato alla sequenza finale del film L’eclisse di Michelangelo Antonioni, combina immagini girate a Venezia, nella zona periferica di San Basilio, con impressioni raccolte durante una visita a Milano, nell’area del Monte Stella.

A Venezia vengono inoltre presentate le due serie di fotografie e testi che fanno parte della videoinstallazione Voyage to Italy: Basilica I (2006) e Basilica II (2006).

A Cinisello Balsamo viene invece esposta la serie di fotografie Tales from Freud, comprendente: In Lyon (1980), In Grenoble (1981), Gradiva (1982), Olympia (1982), Portia (1982).

Funge da catalogo delle due mostre un volume dell’editore Skira, Components of a practice, con opere e scritti di Victor Burgin. Si tratta di un libro del tutto differente dalle precedenti pubblicazioni relative alla produzione di Victor Burgin. Nonostante Burgin sia riconosciuto non solo come artista ma anche come teorico, non è mai stato realizzato un libro in egli cui rivolga l’attenzione critica alla sua stessa produzione artistica. La monografia proposta intende colmare questo vuoto. Negli ultimi anni, Burgin ha tenuto frequenti conferenze sul suo lavoro e sui vari temi dell’arte contemporanea. Tra le istituzioni che lo hanno chiamato ricordiamo Tate Modern, Tate Britain, Harvard University e Centre Georges Pompidou. Il libro raccoglie alcune di queste lectures inedite insieme a estratti di interviste e alla rappresentazione complessiva del lavoro fotografico e video dell’artista. Fra i temi: La Responsabilità dell’Artista, The Uncinematic, The Time of Panorama, The Ghost in the Machine.



Victor Burgin, Alle 8 solito posto

“I miei lavori fotografici e i video sono risposte ai luoghi, generalmente città, nei quali vengo invitato. Quando lavoro seguo il percorso delle mie associazioni – quello che sorge spontaneamente nella mia mente. Spesso mi rendo conto che trovarmi in un determinato luogo mi può far ricordare un altro, o può farmi pensare ad un libro, a un film, o farmi tornare alla mente un ricordo personale.

Quando sono stato invitato ad elaborare un lavoro che sarebbe stato esposto contemporaneamente a Milano e Venezia, mi sono ricordato del film di Michelangelo Antonioni La notte, indubbiamente perché era stato girato a Milano nel 1960. Ma subito dopo mi sono ritrovato a pensare sempre più al film L’eclisse, che era stato distribuito nel 1962, anche se questo non era stato girato né a Milano né a Venezia, ma a Roma! La storia narrata ne L’Eclisse è facilmente riassumibile: una giovane donna lascia l’uomo anziano con il quale viveva; durante una visita alla Borsa di Roma incontra un giovane broker e si lascia coinvolgere in una relazione. Il film segue lo svolgersi di questa relazione fino al punto in cui si accordano per incontrarsi ancora “Alle 8. Solito posto”. Queste parole di Piero (Alain Delon) sono le ultime parole del film. Qui la rappresentazione cinematografica della storia di Vittoria e Piero termina, ma il film non finisce qui. Continua per atri sette minuti, con una sequenza di scatti di un luogo in cui erano soliti incontrarsi Vittoria e Piero. Il luogo visto nelle immagini del mio video è un tipico spiazzo veneziano, ma il luogo descritto nel testo del video è il Monte Stella, a Milano”.

 
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