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Luigi Pirani – Roma. Tra visibile e invisibile
Roma è ancora una volta deserta, l’Urbe è solitaria, senza il rumore dei suoi vicoli, senza il vociare dei suoi figli, senza il palpito della sua anima, senza il rintocco delle sue campane, lo scrosciare delle sue fontane
Comunicato stampa
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Per ricordare il recente Natale di Roma, l’Associazione Culturale Athena Parthenos presso la Galleria Il Canovaccio – Studio del Canova a Roma in via delle Colonnette, 27, organizza la mostra di Luigi Pirani dal titolo “Roma – Tra visibile e invisibile” composta di una cinquantina di dipinti ad olio dedicati alla Capitale italiana. L’esposizione, il cui catalogo annovera i testi di Cesare Nissirio, Antonio Valentini e dello stesso Luigi Pirani, è consacrato ad una seconda produzione del pittore che ne completa l’opera omnia su Roma.
In questo secondo ciclo di dipinti ad olio, consacrati ancora una volta alla “sua” Roma, Luigi Pirani ha svolto tutto un lavoro meticoloso, ampio e puntuale sulla ricerca dei colori a cui affidare nei suoi dipinti le atmosfere, gli scorci, gli incantesimi della città eterna. L’impegno è notevole quando si tratta di evocare oltre due millenni di storia posatisi non sempre lievemente sui tetti di Roma che proprio qualche giorno fa,lo scorso 21 aprile, compiva 2761 anni, essendo stata fondata nel 753 a.C..
Roma è ancora una volta deserta nella pittura di questo artista, nativo di Jesi nelle Marche, accolto qui nel Lazio ormai da alcuni decenni. L’Urbe è solitaria, senza il rumore dei suoi vicoli, senza il vociare dei suoi figli, senza il palpito della sua anima, senza il rintocco delle sue campane, lo scrosciare delle sue fontane. Eppure il tempo è scandito in modo misterioso in questi dipinti, scandito da un orologio “virtuale” perennemente in campo. Le ore della giornata passano e Pirani ne traccia il percorso. Ma non solo. Le luci si alternano, quelle dell’alba a quelle del pieno sole, ai languori dell’imbrunire, avvento della notte romana, con le sue tenebre che avvolgono dal cielo i suoi palazzi rendendoli misteriosi, nel silenzio dei pensieri o dei sogni. Pirani dipinge una Roma tutta sua, non condivisibile, solo sua. Egli sembra esserne apparentemente unico abitante albergando per le vie e le piazze, fra le case, fra i monumenti e i recessi più intimi, sempre solo. Soltanto i colori servono a donare vita alla sua città, o a togliergliene, a privarla di certi orpelli ingombranti quali il narrativo quotidiano. La sua Roma è dipinta astrattamente con le luci e i colori della mente che nel pennello devono trovare lo strumento di comunicazione con la tela e con lo sguardo di chi l’osserva. Una Roma “filosoficamente” riprodotta, attraverso le spire del pensiero. Fredda, ostile? Mai. Taciturna, segreta, in bilico fra il visibile e l’invisibile, il latente ed il patente come afferma in catalogo Antonio Valentini. Al colore l’arduo compito dell’evocazione, l’impegno a farla parlare. E Luigi Pirani ci riesce con i suoi ocra, i nocciola e i marrone usati per le atmosfere pacate di una città a volte sonnolenta e schiva. I viola, gli azzurri, i cobalto e i lilla per la narrazione intima e notturna o dei chiarori dell’alba. Gli arancio, i rossi e i gialli per la spavalderia di una città consapevole del suo ruolo, della sua storia, del suo parlare eterno. Per ogni ora, ogni momento della sua giornata Roma ha il suo colore che si sfuma, si alleggerisce o si carica di forti impulsi emotivi ed attraverso di esso, ritrova la sua frase musicale, la sua parola, il suo raccontarsi. Cupole, obelischi, pareti forate da finestre misteriose, semichiuse nel timore di mostrare i propri segreti, selciati spazzati da ogni forma di vita se non quella cromatica fornita dal pittore. La finzione si abbatte sulla città, fa di essa una scenografia teatrale, dove gli accadimenti sono tutti da immaginare. Non sono mai esplicitati. Una Roma “invisibile”, quella del pittore che intende immaginare questa città nell’utopia dell’arte. Ma Roma, antica cocotte in abiti moderni, si presta al suo gioco strizzando l’occhio alla metafisica, ritrovando la sua purezza nell’astrazione filosofica, dimentica del proprio fisico sensuale e corrotto, oltraggiato ed oltraggioso, consumato per millenni da avidi amanti
In questo secondo ciclo di dipinti ad olio, consacrati ancora una volta alla “sua” Roma, Luigi Pirani ha svolto tutto un lavoro meticoloso, ampio e puntuale sulla ricerca dei colori a cui affidare nei suoi dipinti le atmosfere, gli scorci, gli incantesimi della città eterna. L’impegno è notevole quando si tratta di evocare oltre due millenni di storia posatisi non sempre lievemente sui tetti di Roma che proprio qualche giorno fa,lo scorso 21 aprile, compiva 2761 anni, essendo stata fondata nel 753 a.C..
Roma è ancora una volta deserta nella pittura di questo artista, nativo di Jesi nelle Marche, accolto qui nel Lazio ormai da alcuni decenni. L’Urbe è solitaria, senza il rumore dei suoi vicoli, senza il vociare dei suoi figli, senza il palpito della sua anima, senza il rintocco delle sue campane, lo scrosciare delle sue fontane. Eppure il tempo è scandito in modo misterioso in questi dipinti, scandito da un orologio “virtuale” perennemente in campo. Le ore della giornata passano e Pirani ne traccia il percorso. Ma non solo. Le luci si alternano, quelle dell’alba a quelle del pieno sole, ai languori dell’imbrunire, avvento della notte romana, con le sue tenebre che avvolgono dal cielo i suoi palazzi rendendoli misteriosi, nel silenzio dei pensieri o dei sogni. Pirani dipinge una Roma tutta sua, non condivisibile, solo sua. Egli sembra esserne apparentemente unico abitante albergando per le vie e le piazze, fra le case, fra i monumenti e i recessi più intimi, sempre solo. Soltanto i colori servono a donare vita alla sua città, o a togliergliene, a privarla di certi orpelli ingombranti quali il narrativo quotidiano. La sua Roma è dipinta astrattamente con le luci e i colori della mente che nel pennello devono trovare lo strumento di comunicazione con la tela e con lo sguardo di chi l’osserva. Una Roma “filosoficamente” riprodotta, attraverso le spire del pensiero. Fredda, ostile? Mai. Taciturna, segreta, in bilico fra il visibile e l’invisibile, il latente ed il patente come afferma in catalogo Antonio Valentini. Al colore l’arduo compito dell’evocazione, l’impegno a farla parlare. E Luigi Pirani ci riesce con i suoi ocra, i nocciola e i marrone usati per le atmosfere pacate di una città a volte sonnolenta e schiva. I viola, gli azzurri, i cobalto e i lilla per la narrazione intima e notturna o dei chiarori dell’alba. Gli arancio, i rossi e i gialli per la spavalderia di una città consapevole del suo ruolo, della sua storia, del suo parlare eterno. Per ogni ora, ogni momento della sua giornata Roma ha il suo colore che si sfuma, si alleggerisce o si carica di forti impulsi emotivi ed attraverso di esso, ritrova la sua frase musicale, la sua parola, il suo raccontarsi. Cupole, obelischi, pareti forate da finestre misteriose, semichiuse nel timore di mostrare i propri segreti, selciati spazzati da ogni forma di vita se non quella cromatica fornita dal pittore. La finzione si abbatte sulla città, fa di essa una scenografia teatrale, dove gli accadimenti sono tutti da immaginare. Non sono mai esplicitati. Una Roma “invisibile”, quella del pittore che intende immaginare questa città nell’utopia dell’arte. Ma Roma, antica cocotte in abiti moderni, si presta al suo gioco strizzando l’occhio alla metafisica, ritrovando la sua purezza nell’astrazione filosofica, dimentica del proprio fisico sensuale e corrotto, oltraggiato ed oltraggioso, consumato per millenni da avidi amanti
09
maggio 2008
Luigi Pirani – Roma. Tra visibile e invisibile
Dal 09 al 24 maggio 2008
arte contemporanea
Location
GALLERIA GC2 CONTEMPORARY
Terni, Vico San Lorenzo, 5, (Terni)
Terni, Vico San Lorenzo, 5, (Terni)
Orario di apertura
lunedì-sabato: 16– 20, mercoledì e sabato mattina per appuntamento
Vernissage
9 Maggio 2008, ore 18
Sito web
www.museoparigino.org
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