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arte contemporanea, collettiva MART ​ Corso Angelo Bettini 43 Rovereto 38068

Rovereto (TN) - dal 27 giugno al 17 agosto 2008

Giuseppe Capitano - Qualcosa di giallo
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MART
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Corso Angelo Bettini 43 (38068)
+39 0464438887 , +39 0464430827 (fax), 800397760
info@mart.trento.it
www.mart.trento.it
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Scultore dalla mano leggera, ironica e fortemente antiretorica, Giuseppe Capitano (Campobasso 1974) è un artista romano che ha scelto canapa e marmo come materiali privilegiati, ai quali sostituisce, di volta in volta, ferro, legno, ma anche polistirolo, tessuto, spugna o plastica. Allestita nella Project Room
orario: mar-dom 10-18 ven 10-21 lunedì chiuso
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: Intero €10, ridotto €7, famiglie €20
vernissage: 27 giugno 2008. ore 18
catalogo: testi di di Gabriella Belli e Alessandra Tiddia
editore: SKIRA
ufficio stampa: Flavia Fossa Margutti
Luca Melchionna 0464.454127 cel 320 4303487
Clementina Rizzi 0464.454124
press@mart.trento.it
curatori: martina cavallarin
autori: Giuseppe Capitano
genere: giovane arte, personale

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comunicato stampa
Il programma dedicato ai giovani artisti under 35, con il quale il Mart presenta la giovane arte contemporanea italiana e internazionale, prosegue nel 2008 con una Project Room dedicata a Giuseppe Capitano.


Scultore dalla mano leggera, ironica e fortemente antiretorica, Giuseppe Capitano (Campobasso 1974) è un artista romano che ha scelto canapa e marmo come materiali privilegiati, ai quali sostituisce, di volta in volta, ferro, legno, ma anche polistirolo, tessuto, spugna o plastica.

Le sue opere hanno sempre un forte impatto poetico: sono vestiti, armature, mani artigliate, o volti tribali, costruiti da Capitano in forme monocolori, meta-oggetti con un forte senso dello spazio per una ricerca costante ed ossessiva della pratica scultorea contemporanea.

“Qualcosa di giallo” è il titolo della mostra, un prontuario dei temi affrontati da Capitano, tra i quali spicca la dicotomia organico-inorganico.rappresentata appunto dall’accostamento del marmo e della canapa, come in Artigli, dove due zampe di gallina con una pelle di canapa hanno le unghie di marmo.

Come in un processo aleatorio scandito dall’alternanza tra fasi transitorie e permanenti, la vicinanza di questi due materiali richiama lo scontro drammatico tra la vita e la morte, tra la spiritualità e la carnalità.

In Aloni una serie di limoni, tagliati e spremuti, sono adagiati su un contenitore cavo di marmo. Qui Capitano si interroga sul tema del superamento della morte; un elemento caduco ma al contempo vitale, il limone, corrode il contenitore di marmo, mettendone in discussione l’apparenza di lontananza da ogni dimensione vitale..
 
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