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Roma - dall'otto al 31 luglio 2008
Camillo Di Tullio - Il bambino nello specchio
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comunicato stampa  |
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| “Era il 1966. Nasceva Camillo Di Tullio e nascevano le Fiabe sonore incise su vinile, a 45 giri. Come a dire che Camillo Di Tullio è nato con la fiaba sonora? Sicuramente ne è stato influenzato. Nei dischi, il cantastorie dolce ci accompagnava nel regno fatato e parlava di cuore e di sogni... un cantastorie di cui ci si fidava. Ma una voce dolce, soave, può risultare molto inquietante se non si ha fiducia che ci porti in un luogo tranquillo. La sonorità della favola Camillo Di Tullio l’ha subito fatta sua per distorcerla in incubo. Diffidate subito se una sua opera inizia con melodia di fiaba: vi aspettano sicuramente crudeltà, spietatezza, rappresentazione della vita nei suoi aspetti più miseri. Anche le favole dei Grimm o di Andersen erano dipinte da pennellate scure, crudeli, però quelle finivano bene. Il finale era catartico. Camillo Di Tullio preferisce raccontarci storie disturbanti, che implodono, che si gonfiano pronte a scoppiare. Si augura che siamo noi a trattare la nostra vita e quella degli altri come una favola. A rispettarla. Il suo è come un avvertimento. Come se ci volesse avvertire che una fiaba è tale se si sta attenti a far andare la puntina lungo i solchi. Basterebbe poco, una distrazione, per raschiare la superficie della musica con lo stridio mostruoso della puntina che graffia il disco. Nell’opera di Camillo Di Tullio la musica si fa subito più angosciosa, alle note di pianoforte che vogliono indicare la tranquillità della casa si sovrappone un incalzante ritmo che ci fa salire un groppo in gola. Le foto che ritraggono la porta bianca, le piastrelle limpide, i vetri smerigliati, subito si tingono di rosso, le voci si slabbrano, l’atmosfera ci fa salire brividi lungo la schiena. La serratura splendente, la porta candida, fatta di semplice legno, cercano di fermare una violenza, ma cedono. La ceramica si imbrunisce. Il legno si scheggia. Arrivano colpi che segnano un viso, passano il confine. Non c’è riparo che tenga quando l’orco è in famiglia. Le favole di Camillo Di Tullio hanno sempre un finale bastardo.” (Mauro Smocovich)
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Pubblicazione iscritta nel registro della stampa del Tribunale di Firenze con il n. 5069/01.
Direttore editoriale Massimiliano Tonelli
Staff di direzione: Marco Enrico Giacomelli (vicedirettore); Massimo Mattioli (caporedat. news)
Responsabile commerciale Cristiana Margiacchi
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