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arte contemporanea, collettiva CESAC - CENTRO SPERIMENTALE PER LE ARTI CONTEMPORANEE - IL FILATOIO ​ Via Giacomo Matteotti 40 Caraglio 12023

Caraglio (CN) - dal 27 settembre 2008 al 6 gennaio 2009

Fantasie guerriere. Una storia di seta fra Roberto Capucci e i Samurai dal XVI al XXI secolo
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CESAC - CENTRO SPERIMENTALE PER LE ARTI CONTEMPORANEE - IL FILATOIO
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Via Giacomo Matteotti 40 (12023)
+39 0171618260 , +39 0171610735 (fax)
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Un filo di seta unisce gli abiti di Roberto Capucci e le armature dei samurai del Giappone classico. E delle farfalle. Che danno forma ai fiocchi sugli abiti-scultura di Capucci e sormontano gli elmi dei guerrieri giapponesi. Ma anche dei ricami, incisi sulle tsuba, le else delle spade giapponesi. Ed elegantemente dipanati sulle sete di Capucci, sulle ali impetuose della fantasia e della favola
orario: dal giovedì al sabato, ore 15,00 – 19,00; domenica ore 10,00 – 19,00
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: biglietto intero € 5,00; ridotto € 3,00 (7-14 anni; maggiori 65 anni; soci Marcovaldo; soci ACLI; Unitre Savigliano e Racconigi; docenti di Lettere, Architettura e Belle Arti; gruppi con più di 15 persone su prenotazione; possessori Conti Correnti Genius e Re-Play di UniCredit Banca, soci Touring Club); ingresso gratuito: fino a 6 anni, giornalisti, residenti in Caraglio (domenica mattina), possessori di Abbonamento Musei Torino Piemonte in corso di validità, possessori di Tessera Artea
vernissage: 27 settembre 2008. ore 17
editore: SILVANA EDITORIALE
ufficio stampa: STUDIO ESSECI
curatori: Kirsten Aschengreen Piacenti
autori: Roberto Capucci
telefono evento: +39 800329329
genere: arte contemporanea, personale, arti decorative e industriali
email: gruppi@marcovaldo.it
web: www.marcovaldo.it

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comunicato stampa
Un filo di seta unisce gli abiti di Roberto Capucci e le armature dei samurai del Giappone classico. E delle farfalle. Che danno forma ai fiocchi sugli abiti-scultura di Capucci e sormontano gli elmi dei guerrieri giapponesi. Ma anche dei ricami, incisi sulle tsuba, le else delle spade giapponesi. Ed elegantemente dipanati sulle sete di Capucci, sulle ali impetuose della fantasia e della favola.

“Fantasie guerriere” è il titolo della magnifica esposizione che il Filatoio di Caraglio - dove per secoli nascevano alcuni dei più pregiati filati sabaudi -, dedica al confronto tra gli abiti-scultura di Roberto Capucci e le armature dei samurai dal XVI al XIX sec. della collezione del Museo Stibbert di Firenze.


La mostra, curata Kirsten Aschengreen Piacenti (Direttrice del Museo Stibbert), è organizzata dall’Associazione Culturale Marcovaldo in collaborazione con la Regione Piemonte, il Museo Stibbert e la Fondazione Roberto Capucci.


L’evento è reso possibile grazie al sostegno della Compagnia di San Paolo e al contributo della Fondazione CRT.


L'allestimento è a cura dell'architetto Michele De Lucchi che ha già instaurato una forte e positiva intesa con la Fondazione Roberto Capucci allestendone il Museo nel 2007.


Provenienti dal Museo della Fondazione Roberto Capucci di Firenze, saranno esposti più di quaranta spettacolari abiti-scultura che rappresentano uno sguardo sulla creatività dell’artista/stilista. Sono stati selezionati pezzi diversi per epoche e per stili, per dare una lettura nuova di quel suo particolare legame con il materiale scelto per le sue opere artistiche: la seta.

Dal Museo Stibbert di Firenze provengono le dieci armature giapponesi. Furono collezionate da Frederick Stibbert nella seconda metà dell'Ottocento ed esposte nel museo da lui creato che lasciò nel 1906 alla città di Firenze.

Queste armature, dall’aspetto così insolito e feroce, sono composte da due materiali delicati e pregiati: sottili lamine d’acciaio coperte di lacca, colorata o dorata, tenute insieme da finissime trecce di seta anch’essa colorata. Si tratta di armature da guerra appartenute alla stirpe dei grandi guerrieri nobili, i daimyo, e devono la loro efficacia alla capacità di lavorazione degli armaiuoli giapponesi di queste due materie: la lacca rende impermeabili le lamine, proteggendo così l’acciaio dall’umidità, e la seta è un materiale tra i più resistenti e duttili.


Pochi hanno saputo sfruttare come Capucci le particolari qualità della seta, quella resistenza e duttilità che gli hanno consentito di creare i suoi abiti-scultura.


I quattordici elmi e la maschera da guerra esposti provengono anch’essi dalla collezione del Museo Stibbert. Sono copricapo da guerra in acciaio laccato e i loro cimieri, significativi per il riconoscimento del generale durante la battaglia, sono straordinarie dimostrazioni di inventiva così come le opere di Roberto Capucci. Con questa mostra si vuole sottolineare il legame tra queste due espressioni artistiche: la fantasia.


Agli abiti-scultura sono abbinati armature ed elmi giapponesi, contrapposti per tipologie ma legati dall’effetto cromatico e da elementi decorativi. Si tratta di oggetti che datano dal XVI al XVIII sec. ma in questo caso la cronologia è del tutto irrilevante. Sono due mondi favolosi che per la prima volta si trovano affiancati.

Saranno inoltre esposte alcune tsuba, l'elsa della spada, del Museo Stibbert. Le tsuba sono caratterizzate da una ricca ornamentazione in metalli preziosi e in pietre dure, soprattutto quelle appartenenti al Periodo Edo, noto per aver dato al Giappone due secoli di pace.

Gli esemplari scelti per l’esposizione dimostrano una stretta affinità con i motivi realizzati sulle creazioni di Capucci, a testimoniare che la sensibilità artistica può superare barriere culturali. Come già dimostrato, in passato, da Federico Stibbert che iniziò, tra i primi in Europa, a collezionare arte giapponese fin dal 1870


Le creazioni di Roberto Capucci sono state esposte altre due volte insieme ad armature europee, nel 1991 al Kunsthistorisches Museum di Vienna e nel 2002 al Prado di Madrid. In questa occasione la scelta si è orientata sul mondo guerriero giapponese che ha colpito il Maestro alla sua prima visita al Museo Stibbert. Egli stesso ha affermato «Mi sono sempre sentito attratto dalla cultura giapponese, per il rigore estetico e per i sorprendenti percorsi immaginativi». La mostra al Filatoio di Caraglio testimonierà quella simbiosi che attraverso la seta si può creare tra capolavori di provenienze così diverse.


 
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