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arte contemporanea, collettiva MOLE VANVITELLIANA ​ Banchina Giovanni Da Chio 28 Ancona 60121

Ancona - dal 18 settembre al 30 novembre 2008

Walter Valentini - E’ una notte stellata. Ecco il progetto. Incisioni, dipinti, sculture, dagli anni '70 ad oggi
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MOLE VANVITELLIANA
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Banchina Giovanni Da Chio 28 (60121)
Mole Vanvitelliana
+39 0712225038 , +39 0712225038 (fax)
info@lamoleancona.it
www.lamoleancona.it
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Una mostra che si propone di riesaminarne tutto il percorso, a partire dagli esordi, individuando le differenti fasi e documentando la sua ricerca nel campo delle varie tecniche e dei vari materiali. In mostra saranno esposti tra l’altro oltre alle sculture, alle incisioni, alle tele, alle tavole e alle installazioni i libri d’artista.
orario: da martedì a venerdì 16.30/20.00, sabato e festivi 10.30-12.30/15.30-20.00 lunedì chiuso
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: intero € 5,00 – ridotto € 3,00
vernissage: 18 settembre 2008. ore 18
editore: SKIRA
ufficio stampa: ECONOMIA&CULTURA
curatori: Elena Pontiggia
autori: Walter Valentini
patrocini: Fondo Mole Vanvitelliana, Regione Marche, Comune di Ancona – Assessorato alla Cultura, in collaborazione con la Provincia di Ancona
genere: arte contemporanea, personale

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comunicato stampa
“E’ una notte stellata. Ecco il progetto. Incisioni, dipinti, sculture di Walter Valentini, dagli anni ’70 ad oggi”, alla Mole Vanvitelliana di Ancona, (una fortezza settecentesca sull’acqua situata all’ingresso del porto storico, opera dell’architetto Luigi Vanvitelli) dal 18 settembre al 30 novembre 2008, a cura di Elena Pontiggia, è una mostra che si propone di riesaminarne tutto il percorso, a partire dagli esordi, individuando le differenti fasi e documentando la sua ricerca nel campo delle varie tecniche e dei vari materiali. In mostra saranno esposti tra l’altro oltre alle sculture, alle incisioni, alle tele, alle tavole e alle installazioni i libri d’artista.

Marchigiano, nato a Pergola nel pesarese, anche se da tempo vive a Milano, Walter Valentini ha sempre mantenuto nel suo lavoro, condotto nei modi dell’astrattismo geometrico, un’impercettibile ascendenza classica. I segni che si incidono sulla superficie delle sue opere sembrano il progetto di una città ideale, che però si interrompe bruscamente, come se l’architetto non potesse più costruirla. Nelle sue opere, così, si sente tutta la nostalgia dell’antico e al tempo stesso tutta la drammaticità, ma anche il desiderio di bellezza, della modernità.

La pittura di Valentini (intesa in termini allargati per comprendere tutta la sua arte, che in tutte le sue declinazioni presenta una singolare compattezza e coerenza) esprime una continua ricerca di armonia fino alla convinzione che l’armonia esista. Ma esprime anche il sentimento di uno scacco finale. La sua scala di Giacobbe non sale fino al cielo, ma si ferma improvvisamente. La musicalità delle sue composizioni termina ostinatamente nel silenzio. E le sue divine proporzioni si rivelano figlie di un dio minore, segnate da un’inaspettata afasia.

La rassegna comprende tutte le più importanti opere (le prime le realizza dopo i quarant’anni), raggruppate secondo temi conduttori e per fasi temporali.

Alla fine degli anni Settanta Valentini ha già avviato una stagione analitica, caratterizzata da un’individualità e da una sequenza seriale del segno. Opere come “Progetto” del 1979, o “La stanza del tempo” (1983) si strutturano come una enumerazione, ma anche come una riduzione ai minimi termini, al grado zero, delle singole linee. È una stagione minimalista, caratterizzata da un’accentuazione dell’intenzionalità dell’opera, del suo carattere di progetto architettonico.

La sua tavolozza, del resto, è sempre stata quella di un architetto: il bianco, appunto, il grigio della pietra serena, il nero, a cui si aggiungono il blu, qualche scintilla di un rosso introverso e austero, che ha più della pietra dura che non del fiore o del frutto, e, in anni più recenti, l’oro.

Lungo gli anni Ottanta, invece, e già nella “Stanza del tempo” se ne coglie la presenza; Valentini accentua così la dimensione materica della sua pittura. È una matericità che ricorda l’intonaco e il foglio di carta antica, la porosità della terra e la granulosità della superficie: mai però invasiva.

La tavola sgranata, la sabbiatura dell’estensione, il detrito lieve, come di pigmento o di deposito alchemico rilasciato sul fondo della fiala, ha la stessa funzione della matericità della pergamena, che non impedisce la stesura limpida del segno, ma gli dona una nobile preziosità.

A partire dai tardi anni Ottanta si apre una fase più visionaria. Una visionarietà che rimane intima e trattenuta, che non si traduce in facili effusività, ma che pure emerge silenziosa: emerge nelle grandi visioni di “Cieli” metafisici e leopardiani; nelle luminose apparizioni della “Città del Sole”; nell’aprirsi delle “Porte del tempo”.

Misurare il cielo, misurare l’infinito; racchiudere l’infinito nel finito. Le opere di Valentini in mostra alla Mole possono voler dire: “Lo spazio della pittura, della scultura, del libro è una superficie limitata, ma tutte le stelle dell’universo la percorrono e la rischiarano”.

La mostra è di forte impatto nei confronti del pubblico, con un originalissimo progetto allestitivo di Roberto Bua, Silvia Cuppini e Martos. (Il visitatore costeggia, all’ingresso degli spazi espositivi della Mole Vanvitelliana, una impalcatura che si estende dal pavimento al soffitto, il cui senso viene svelato al termine del percorso. Superata la stanza delle geometrie originarie, dell’artista, tutte opere degli anni settanta, la voce dell’artista in un’immagine animata suggerisce al pubblico le due direzioni della mostra: il cielo, le costellazioni, il sistema solare sul piano di calpestio e le soglie, le porte sul soppalco. Il pubblico può liberamente scegliere di iniziare da uno dei due percorsi, al termine del quale, sulle impalcature che reggono una parte del soffitto, il visitatore può leggere il breve racconto di Tecla, narrata da Marco Polo al Kublai Kan nelle Città invisibili di Italo Calvino: chi chiede dove sia il progetto viene invitato ad attendere. Con l’arrivo della notte, con lo sguardo rivolto al cielo stellato giunge finalmente la risposta: Ecco il progetto).

Catalogo edito da SKIRA’, che è una monografia definitiva sull’artista e un’antologia di saggi (Armando Ginesi, Elena Pontiggia, Roberto Budassi, Sandro Parmiggiani) che permettono di seguirne analiticamente tutta la ricerca.

La mostra è promossa da: Fondo Mole Vanvitelliana, Regione Marche, Comune di Ancona – Assessorato alla Cultura, in collaborazione con la Provincia di Ancona, ha un comitato scientifico formato da Armando Ginesi, Elena Pontiggia, Roberto Budassi, Sandro Parmigiani, Giancarlo Galeazzi, Silvia Cuppini, Roberto Bua.


 
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