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arte contemporanea, collettiva COMPLESSO MONUMENTALE DI SAN DOMENICO ​ Piazza Guido Da Montefeltro 2 Forlì 47100

Forlì () - dal 20 settembre al 30 novembre 2008

Maceo - Anni romani 1934 - 1943

Maceo - Anni romani 1934 - 1943
Maceo Casadei, Olio su tavola, 48.5x68.5cm. Collezione d’Arte della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì
 [Vedi la foto originale]
COMPLESSO MONUMENTALE DI SAN DOMENICO
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Piazza Guido Da Montefeltro 2 (47100)
+39 0543712659 , +39 0543712658 (fax), +39 0543712606
museisandomenico@comune.forli.fc.it
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In mostra, in anteprima, l'intero nucleo di dipinti di Maceo Casadei, in arte Maceo, realizzati dal 1934 al 1943 e acquistati negli anni '50 da una importante galleria romana e da allora custoditi nel caveau della galleria stessa e mai esibiti o posti sul mercato
orario: dal martedì al venerdì 9.30-13 / 15-17.30, sab. e dom. 10-18, lunedì chiuso
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: Intero 6 euro, ridotto 4: il biglietto comprende la visita alla contestuale mostra "L'arte della pubblicità. Il manifesto italiano e le avanguardie"
vernissage: 20 settembre 2008. ore 11.30
editore: SILVANA EDITORIALE
ufficio stampa: STUDIO ESSECI
curatori: Alessandra Imbellone
autori: Maceo
genere: arte contemporanea, personale

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comunicato stampa

Ai Musei San Domenico viene presentata al pubblico, in anteprima, l'intero nucleo di dipinti di Maceo Casadei, in arte Maceo, realizzati dal 1934 al 1943 e acquistati negli anni '50 da una importante galleria romana e da allora custoditi nel caveau della galleria stessa e mai esibiti o posti sul mercato.
I dipinti, registrati in una lista tuttora esistente, provenivano tutti dallo studio romano dell'artista, com'è confermato dall'iscrizione che compare su molte delle opere: "Via dello Statuto 58", l'indirizzo dell'atelier di Maceo.
Trascorso mezzo secolo dall'acquisto, questo importantissimo corpus di opere è tornato sul mercato e 22 dipinti sono stati recentemente acquisiti dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, che ha deciso di esporli nella mostra monografica che i Musei della città dedicano al maestro, scomparso nel 1992.
La mostra è focalizzata sugli anni romani di Maceo, quelli del decennio tra il 1934 e il 1943, anni cruciali nel suo percorso artistico e personale. Propone complessivamente una novantina di opere di Maceo (il corpus oggi tornato alla luce è messo a confronto con una attenta selezione di opere del maestro dello stesso periodo e ambito) e una decina di tele di altri protagonisti della pittura romana dello stesso periodo: da Monachesi a Surdi, da Ghiglia a Calandi, da Rivaroli a Cespa.
Nuove ricerche condotte a Roma e nell'archivio personale di Maceo hanno consentito di acquisire importanti documenti che consentono di definire con precisione i diversi contorni delle vicende romane dell'artista e di focalizzare la mostra attorno a quattro sezione: le vedute urbane; il nudo femminile, le nature morte e la guerra. Sì, la guerra. Soggetto di molte di queste opere è la guerra. Maceo del resto conosceva bene e molto da vicino la realtà del secondo conflitto e gli anni che lo precedettero.
Nel 1934, trasferendosi a Roma con la famiglia , accetta l'assunzione all'Istituto Nazionale Luce di Roma come disegnatore e pittore nel reparto trucchi cinematografici. Durante la guerra, dal 1941 al '43, opera come reporter al fronte, scattando migliaia di fotografie ed eseguendo oltre quattrocento 'impressioni' di guerra, alcune delle quali, nel 1942, vengono esposte alla Galleria Il Milione di Milano.
La mostra documenta la sua partecipazione a numerose esposizioni romane, assieme ai grandi artisti dell'epoca, e tre grandi esposizioni personali a Roma e una a Milano del tutto dimenticate.
In quel fatidico decennio fu anche progettista, per conto dell'ente romano, di numerosi padiglioni fieristici. Nel 1937, due sue opere vengono acquistate dal Ministero dell'Educazione Nazionale ed esposte alla Galleria d'Arte Moderna di Roma.
A questo intenso e fecondo periodo della sua carriera artistica risalgono inoltre la sua collaborazione, come cartellonista, con Balla e Sironi, e i suoi contatti con Mafai.
La sua pittura, di impronta figurativa, assume nelle opere di questo decennio una straordinaria forza lirica ed una capacità evocativa che risente, nella originalità dell'espressione pittorica, della sua quotidiana pratica con la ricerca fotografica e cinematografica.

La mostra, promossa dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, è diretta da Gianfranco Brunelli e curata da Alessandra Imbellone. Gli altri contributi sono di Giulio Zavatta, Alessandra Bigi Iotti, Giordano Viroli e Rosanna Ricci.
La stessa Imbellone ha condotto, in vista dell'esposizione forlivese, ricerche nell'archivio personale di Maceo, acquisendo importanti documenti che consentono di definire con precisione i diversi contorni delle vicende romane dell'artista, vicende che fanno da sfondo alle opere esposte nella mostra.

Maceo (Forlì, 1899 - 1992) inizia a dipingere giovanissimo nello studio del pittore forlivese Giovanni Marchini. Nel 1912 emigra con la famiglia in Francia, stabilendosi a Lione dove studia presso l'Accademia libera di nudo. Qui frequenta l'artista concittadino Pietro Angelini.
Dopo aver partecipato alla prima guerra mondiale come mitragliere reggimentale in Trentino, fa ritorno a Lione, da dove poco tempo più tardi rientra in Romagna per dedicarsi attivamente alla pittura. Le ristrettezze economiche lo obbligano ad operare anche come ritoccatore fotografico. Nel periodo compreso tra gli anni Venti e Trenta esegue scene teatrali, ornati e fregi murali. E' del 1934 il trasferimento nella Capitale e, con l'assunzione all'Istituto Nazionale Luce, l'inizio della sua esperienza romana che proseguirà sino al '43.
Tra il 1946 ed il 1947 è a Venezia dove frequenta Filippo de Pisis. Dall'inizio degli anni Cinquanta opera assiduamente a Forlì, svolgendo anche un'intensa attività di promozione culturale nel campo delle arti visive. Durante frequenti soggiorni in Francia, esegue dipinti ed acquerelli ispirati in particolare al paesaggio urbano parigino ed alla campagna lionese. Nel 1959 realizza una delle sue maggiori opere decorative nella chiesa dei Servi di Maria a Roma. Nel 1968 dona alla Pinacoteca comunale di Forlì un'ingente raccolta di sue opere.
Dalla iniziale lezione marchiniana al vago impressionismo degli artisti lionesi, Maceo Casadei va considerato tra i principali continuatori della tradizione figurativa ottocentesca in ambito romagnolo, vibrante ed arioso nelle sue scene paesaggistiche, tonale e lirico nelle composizioni d'interno e nelle immagini di figura.
 
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