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arte contemporanea, collettiva PALAZZO PALMIERI ​ Piazza Trieste Trani 70059

Trani (BA) - dal 25 settembre al 5 ottobre 2008

Giovanni Philippone - Antologica

Giovanni Philippone - Antologica
PALAZZO PALMIERI
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La pittura di Philippone passa da un primo periodo astratto a un periodo di espressionismo e pathos, fortemente caratterizzato dalla figura umana e da immagini di contadini, pastori, figure sacre e paesaggi, rappresentati in oli ed acquarelli con tratti e colori decisi.
orario: orari feriali: ore 19,00-22,00 sabato e domenica: ore 11,00-1330 18,00-23,00
(possono variare, verificare sempre via telefono)
vernissage: 25 settembre 2008. ore 19
catalogo: in mostra, Vangelista editore
autori: Giovanni Philippone
telefono evento: +39 3484711241
note: Nell'ambito del programma “Frammenti di Pensiero”, in collaborazione con l'associazione Europae
genere: arte contemporanea, personale
email: associazione.europae@email.it

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comunicato stampa
A Trani un’antologica di Giovanni Philippone, pittore delle dure veneri terrestri

Nell'ambito del programma “Frammenti di Pensiero” l'Assessorato alla cultura di Trani, in collaborazione con l'associazione Europae, presenta una mostra antologica dell'artista Giovanni Philippone, che si svolgerà dal 25 al 30 settembre sul porto di Trani in piazza Trieste Palazzo Palmieri.
Giovanni Philippone (1922-1993) nasce a San Giovanni Gemini in Sicilia, frequenta l'Accademia di Belle Arti di Palermo e Milano, dove si diploma nel 1946.
Nel 1953 Philippone firma con Chighine, Garau, Paganin e Traverso un manifesto per il superamento della contrapposizione tra astrattismo e realismo, nonché per la valorizzazione della libertà di invenzione.
La pittura di Philippone passa da un primo periodo astratto a un periodo di espressionismo e pathos, fortemente caratterizzato dalla figura umana e da immagini di contadini, pastori, figure sacre e paesaggi, rappresentati in oli ed acquarelli con tratti e colori decisi.
Come ha scritto il critico d’arte Mario De Micheli, Philippone racconta "una storia di stagioni e di villaggi, di ulivi centenari che torcono i rami drammaticamente e di quei ragazzi che sulle montagne guardano le capre; racconta la storia dei contadini che portano i cavalli all’abbeverata o che mangiano nei campi, o nell’ombra interna delle case, il loro pasto quotidiano. Ma è soprattutto la vita domestica delle donne ch’egli racconta: le donne che fanno il pane, che allattano i loro piccoli o che spagliano il grano, e le donne nude, che Sciascia chiama 'dure veneri terrestri'. Né le nature morte sono diverse da un tale mondo rustico ed elementare: vasi di terracotta, brocche e trecce d’aglio. Uve bianche e viola, girasoli e lumi a petrolio. La storia della sua Sicilia, ma è la storia del nostro sud, è la storia universale di uomini e donne che vivono e che soffrono, è la storia del quotidiano che si fa universale, in ogni paese, in ogni cultura."
In occasione di un' esposizione a Milano, Leonardo Sciascia descrive Philippone come il pittore che riesce a "cogliere le reliquie del mondo contadino, di un mondo che è stato per secoli immobile fino agli anni della sua e mia giovinezza, e poi come improvvisamente, nel giro degli anni '60, si è come dissolto ".
Secondo Andrea Moselli, curatore per l’associazione Europae, le opere esposte delineano degli spaccati in cui emerge un vivere in simbiosi con la terra oggi quasi innaturalmente spezzato. Philippone, raffigurando questo modus vivendi ormai scomparso, scandito dalla luce del sole e dal lavoro nei campi, testimonia le nostre radici restituendocele, regalandoci la possibilità di percepire il nostro passato, risorsa indispensabile, per comprendere il presente e, arrichiti, costruire il nostro futuro.
 
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