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Mirco Denicolò – L’altro lato di cosa?
L’Alice di Mirco Denicolò è una creatura con un solo occhio che attraversa lo spazio, il corpo ed il tempo raccontando un “altrove” ricco di vita e di senso “altro”
Comunicato stampa
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L’Alice di Mirco Denicolò è una creatura con un solo occhio che attraversa lo spazio, il corpo ed il tempo
raccontando un “altrove” ricco di vita e di senso “altro” : “Perché Alice è stata una rappresentazione, una finzione, una commedia, una passeggiata nel sottosuolo, senza mappe e con la bussola impazzita.”
In alcune immagini delle avventure di Alice c’è molto vento, in altre no, le luci sono sempre teatrali,
lo stile trova posto tra l’illustrazione xilografica ed il fumetto.
"In questo lavoro credo che Denicolò ci stia mostrando che il gioco delle libertà per quanto pirotecnico possa apparire serve ad illuminare il lato più vulnerabile delle nostre esistenze, quello più umano e e condivisibile, quello per cui un'opera totalmente privata, totalmente originale è in grado di parlare di ognuno di noi” (Gian Ruggero Manzoni)
Il fare arte di Denicolò non dimentica il genius loci della sua città, Faenza, e si inserisce nell’ambito della ricerca artistica contemporanea carica di memoria della tradizione, dalla quale prende slancio con nuova vitalità.
La scelta di raccontare le sue storie “dipingendole sulla ceramica” è una dichiarazione di poetica perché il rapporto con il materiale ceramico implica la conoscenza di tecniche e alchimie specifiche di una cultura legata al “saper fare” a cui Denicolò aggiunge la ricerca del “disegno”, che si inserisce nella migliore tradizione della storia dell’arte italiana.
Diciotto mesi con Alice.
Per accostarsi criticamente all’ultima opera di Mirco Denicolò “L’altra lato di cosa?”, una serie di immagini realizzate in ceramica che ha il suo nucleo ideativo di partenza nel personaggio di Alice di Lewis Carrol, è opportuna l’analisi di tre elementi costitutivi il lavoro: il rapporto che l’autore ha con la letteratura, l’impiego del repertorio iconografico ed immaginifico di riferimento, la relazione che intrattiene con il mondo della ceramica. Affermo subito che questi elementi, questi mondi sono attraversati e piegati da atteggiamenti creativi simili, atteggiamenti che permettono da un lato uno spiazzamento su un piano comunicativo più strutturato e dall’altro una comunicazione emotiva che parla della vita interiore, di una vita interiore.
Cominciamo dalla relazione tra Denicolò ed il mondo di Lewis Carrol: l’invenzione di una Alice - Polifemo esclude di partenza ogni tentazione illustrativa e si dirige nell’esplorazione del sottosuolo, del mondo dello specchio e ancora di più delle geografie de “La caccia allo Snark”. Il rapporto tra il creatore di immagini ed il testo letterario è instaurato non nei singoli episodi ma negli sviluppi che permette il mondo carroliano, nella volontà di impossessarsi del giocattolo fabulistico per metterne in luce le declinazioni figurative. Nell’Alice ideata da Denicolò c’è uno scarto immediato rispetto ai romanzi, ogni messa in scena sembra tratta da un film muto, ci aspettiamo ogni volta che qualcuno improvvisi una Marcia Turca sul pianoforte verticale o inserisca didascalie tra i silenzi e gli sguardi di Alice. Denicolò parte dall’attrazione e l’affetto per il personaggio, ne sottolinea le caratteristiche mostruose ed inventa nuove storie nella forma dello still-life, gioca con le strutture compositive letterarie per parlare di fatti avvenuti in altri momenti del tempo, in altri angoli dello spazio, fuori dal libro; un modo non comune per tradurre in immagini la letteratura, forse uno dei pochi possibile.
Una volta stabilite le regole affabulatorie bisogna costruire i contesti visivi relativi, cioè bisogna raccordare il mondo delle storie con il mondo delle immagini. Per fare questo Denicolò attinge ad un repertorio eterogeneo che integra e dilata i canoni dell’illustrazione e del fumetto. Ci sono riferimenti alle xilografie delle Totentanz, ai segni neri del santo feroce Rouault, vengono evocati i trucchi degli attori del cinema espressionista tedesco, si ricorda con nostalgia lo sguardo iconoclasta usato nei collages dadaisti. E poi gli animali, gli oggetti, gli ambienti che cambiano di volta in volta come nelle tragedie della contea di Coconino fra il gatto Krazy, il topo Ignazio ed il cane Offissa Pupp. Quanto studio è occorso degli astrattisti antichi e recenti per imparare a comporre con fluidità? Quanto desiderio di gesti infantili c’è nelle figure tracciate con un filo di ferro? In quante scene ha seppellito i segni della tradizione esoterica? Culture alte, basse e trasversali, perché se il gioco è quello dello spaesamento, se tutto serve a tutto nella scelta delle storie da rappresentare lo stesso avviene anche nei modi della rappresentazione: la storia delle immagini prodotte dall’uomo è un’enorme paese dei balocchi.
Trattiamo da ultimo il tema della ceramica, il materiale eletto dall’artista per la propria opera, nonostante in proposito egli taccia fino alla riluttanza. Bisogna premettere che alcuni artisti che provengono dal mondo della ceramica manifestano un rapporto non sereno con il recinto culturale e la cultura visiva che li circonda. Denicolò quasi rinnega le radici alle quali egli appartiene per formazione e per elezione e per farlo, per usare cioè il materiale fittile come se fosse “altro”, da fondo ad una competenza tecnica e tecnologica che caratterizza gli artigiani più esperti. Denicolò, che ha collaborato come ricercatore e sviluppatore nell’industria ceramica, che insegna laboratorio tecnologico agli studenti universitari, si mostra indifferente o annoiato delle tecniche tradizionali, per ribaltarle, per inventare applicazioni pittoriche e disegnative che tradiscano e vitalizzino l’approccio tecnico: tutta la tecnologia possibile per trovarne qualcosa che non assomigli alla tecnologia ceramica.
Infine: che ne è di questa Alice, cosa ne fa l’artista giocando su una scacchiera in cui le figure cambiano valore così spesso? C’è un aspetto sotterraneo celato da questi giochi: Denicolò combina e scombina alcuni stati di coscienza per accostarsi silenzioso ed in attesa al teatro di Alice che per tutti mesi passati a svolgere il lavoro lo ha guardato. Il teatro delle meraviglie di tecniche, racconti e figure serve all’artista convinto che il lavoro dell’arte sia indispensabile a chi lo esercita, perché l’opera possa interrogarlo con più efficacia. Mirco Denicolò: come superare la paura dell’invecchiare? Cosa abbiamo perduto, quali parole avremmo dovuto pronunciare alla ragazza che non amammo? Quanto alcool e tabacco sono stati necessari per dimenticare di avere fallito, di essere stato causa del dolore altrui? Quanta strada bisogna camminare nel sottosuolo per ricostruire i sogni che ci siamo vergognati di aver sognato? Quanta terra dobbiamo scavare sopra le nostre teste per poter volare?
Denicolò ha vissuto con Alice diciotto mesi, in questo periodo credo che abbia scombinato più di uno schema, che abbia forzato più di un limite, che abbia bruciato alcune biblioteche ed alcuni musei ridendo. In questo lavoro credo che Denicolò ci stia mostrando che il gioco delle libertà per quanto pirotecnico possa apparire serve ad illuminare il lato più vulnerabile delle nostre esistenze, quello più umano e condivisibile, quello per cui un’opera totalmente privata, totalmente originale è in grado di parlare di ognuno di noi.
Gian Ruggero Manzoni
raccontando un “altrove” ricco di vita e di senso “altro” : “Perché Alice è stata una rappresentazione, una finzione, una commedia, una passeggiata nel sottosuolo, senza mappe e con la bussola impazzita.”
In alcune immagini delle avventure di Alice c’è molto vento, in altre no, le luci sono sempre teatrali,
lo stile trova posto tra l’illustrazione xilografica ed il fumetto.
"In questo lavoro credo che Denicolò ci stia mostrando che il gioco delle libertà per quanto pirotecnico possa apparire serve ad illuminare il lato più vulnerabile delle nostre esistenze, quello più umano e e condivisibile, quello per cui un'opera totalmente privata, totalmente originale è in grado di parlare di ognuno di noi” (Gian Ruggero Manzoni)
Il fare arte di Denicolò non dimentica il genius loci della sua città, Faenza, e si inserisce nell’ambito della ricerca artistica contemporanea carica di memoria della tradizione, dalla quale prende slancio con nuova vitalità.
La scelta di raccontare le sue storie “dipingendole sulla ceramica” è una dichiarazione di poetica perché il rapporto con il materiale ceramico implica la conoscenza di tecniche e alchimie specifiche di una cultura legata al “saper fare” a cui Denicolò aggiunge la ricerca del “disegno”, che si inserisce nella migliore tradizione della storia dell’arte italiana.
Diciotto mesi con Alice.
Per accostarsi criticamente all’ultima opera di Mirco Denicolò “L’altra lato di cosa?”, una serie di immagini realizzate in ceramica che ha il suo nucleo ideativo di partenza nel personaggio di Alice di Lewis Carrol, è opportuna l’analisi di tre elementi costitutivi il lavoro: il rapporto che l’autore ha con la letteratura, l’impiego del repertorio iconografico ed immaginifico di riferimento, la relazione che intrattiene con il mondo della ceramica. Affermo subito che questi elementi, questi mondi sono attraversati e piegati da atteggiamenti creativi simili, atteggiamenti che permettono da un lato uno spiazzamento su un piano comunicativo più strutturato e dall’altro una comunicazione emotiva che parla della vita interiore, di una vita interiore.
Cominciamo dalla relazione tra Denicolò ed il mondo di Lewis Carrol: l’invenzione di una Alice - Polifemo esclude di partenza ogni tentazione illustrativa e si dirige nell’esplorazione del sottosuolo, del mondo dello specchio e ancora di più delle geografie de “La caccia allo Snark”. Il rapporto tra il creatore di immagini ed il testo letterario è instaurato non nei singoli episodi ma negli sviluppi che permette il mondo carroliano, nella volontà di impossessarsi del giocattolo fabulistico per metterne in luce le declinazioni figurative. Nell’Alice ideata da Denicolò c’è uno scarto immediato rispetto ai romanzi, ogni messa in scena sembra tratta da un film muto, ci aspettiamo ogni volta che qualcuno improvvisi una Marcia Turca sul pianoforte verticale o inserisca didascalie tra i silenzi e gli sguardi di Alice. Denicolò parte dall’attrazione e l’affetto per il personaggio, ne sottolinea le caratteristiche mostruose ed inventa nuove storie nella forma dello still-life, gioca con le strutture compositive letterarie per parlare di fatti avvenuti in altri momenti del tempo, in altri angoli dello spazio, fuori dal libro; un modo non comune per tradurre in immagini la letteratura, forse uno dei pochi possibile.
Una volta stabilite le regole affabulatorie bisogna costruire i contesti visivi relativi, cioè bisogna raccordare il mondo delle storie con il mondo delle immagini. Per fare questo Denicolò attinge ad un repertorio eterogeneo che integra e dilata i canoni dell’illustrazione e del fumetto. Ci sono riferimenti alle xilografie delle Totentanz, ai segni neri del santo feroce Rouault, vengono evocati i trucchi degli attori del cinema espressionista tedesco, si ricorda con nostalgia lo sguardo iconoclasta usato nei collages dadaisti. E poi gli animali, gli oggetti, gli ambienti che cambiano di volta in volta come nelle tragedie della contea di Coconino fra il gatto Krazy, il topo Ignazio ed il cane Offissa Pupp. Quanto studio è occorso degli astrattisti antichi e recenti per imparare a comporre con fluidità? Quanto desiderio di gesti infantili c’è nelle figure tracciate con un filo di ferro? In quante scene ha seppellito i segni della tradizione esoterica? Culture alte, basse e trasversali, perché se il gioco è quello dello spaesamento, se tutto serve a tutto nella scelta delle storie da rappresentare lo stesso avviene anche nei modi della rappresentazione: la storia delle immagini prodotte dall’uomo è un’enorme paese dei balocchi.
Trattiamo da ultimo il tema della ceramica, il materiale eletto dall’artista per la propria opera, nonostante in proposito egli taccia fino alla riluttanza. Bisogna premettere che alcuni artisti che provengono dal mondo della ceramica manifestano un rapporto non sereno con il recinto culturale e la cultura visiva che li circonda. Denicolò quasi rinnega le radici alle quali egli appartiene per formazione e per elezione e per farlo, per usare cioè il materiale fittile come se fosse “altro”, da fondo ad una competenza tecnica e tecnologica che caratterizza gli artigiani più esperti. Denicolò, che ha collaborato come ricercatore e sviluppatore nell’industria ceramica, che insegna laboratorio tecnologico agli studenti universitari, si mostra indifferente o annoiato delle tecniche tradizionali, per ribaltarle, per inventare applicazioni pittoriche e disegnative che tradiscano e vitalizzino l’approccio tecnico: tutta la tecnologia possibile per trovarne qualcosa che non assomigli alla tecnologia ceramica.
Infine: che ne è di questa Alice, cosa ne fa l’artista giocando su una scacchiera in cui le figure cambiano valore così spesso? C’è un aspetto sotterraneo celato da questi giochi: Denicolò combina e scombina alcuni stati di coscienza per accostarsi silenzioso ed in attesa al teatro di Alice che per tutti mesi passati a svolgere il lavoro lo ha guardato. Il teatro delle meraviglie di tecniche, racconti e figure serve all’artista convinto che il lavoro dell’arte sia indispensabile a chi lo esercita, perché l’opera possa interrogarlo con più efficacia. Mirco Denicolò: come superare la paura dell’invecchiare? Cosa abbiamo perduto, quali parole avremmo dovuto pronunciare alla ragazza che non amammo? Quanto alcool e tabacco sono stati necessari per dimenticare di avere fallito, di essere stato causa del dolore altrui? Quanta strada bisogna camminare nel sottosuolo per ricostruire i sogni che ci siamo vergognati di aver sognato? Quanta terra dobbiamo scavare sopra le nostre teste per poter volare?
Denicolò ha vissuto con Alice diciotto mesi, in questo periodo credo che abbia scombinato più di uno schema, che abbia forzato più di un limite, che abbia bruciato alcune biblioteche ed alcuni musei ridendo. In questo lavoro credo che Denicolò ci stia mostrando che il gioco delle libertà per quanto pirotecnico possa apparire serve ad illuminare il lato più vulnerabile delle nostre esistenze, quello più umano e condivisibile, quello per cui un’opera totalmente privata, totalmente originale è in grado di parlare di ognuno di noi.
Gian Ruggero Manzoni
15
novembre 2008
Mirco Denicolò – L’altro lato di cosa?
Dal 15 al 29 novembre 2008
arti decorative e industriali
Location
TERRE RARE
Bologna, Via De' Carbonesi, 6, (Bologna)
Bologna, Via De' Carbonesi, 6, (Bologna)
Orario di apertura
10-13 e 15.30– 19.30, chiuso domenica e giovedì pomeriggio
Vernissage
15 Novembre 2008, ore 18
Autore




