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arte contemporanea, collettiva LA GALLERIA NAZIONALE ​ Viale Delle Belle Arti 131 Roma 00196

Roma - dal 4 marzo al 24 maggio 2009

Cy Twombly - Cicli e stagioni
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Cy Twombly - Cicli e stagioni
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Cy Twombly La caduta di Iperone, 1964, Galleria nazionale d'arte moderna
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LA GALLERIA NAZIONALE
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Pur toccando tutte le fasi della carriera di questo grande artista americano, stabilitosi in Italia nel 1957, l’esposizione, che comprende circa settanta fra dipinti, sculture e disegni, si concentra su alcuni momenti cruciali e opere chiave, come indica il sottotitolo “Cicli e stagioni”.
vernissage: 4 marzo 2009. ore 18
catalogo: con saggi di Nicholas Cullinan, Tacita Dean e Richard Shiff
editore: ELECTA
ufficio stampa: ELECTA
curatori: Nicholas Serota
autori: Cy Twombly
telefono evento: +39 0632298328
note: Conferenza Stampa mercoled' 4 marzo ore 12.00 – Salone dell’Ercole. La mostra è organizzata in collaborazione con la Tate Modern di Londra, che ne ha curato il progetto scientifico, e con il Guggenheim Museum di Bilbao.
genere: arte contemporanea, personale
email: cmichelli@arti.beniculturali.it

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comunicato stampa
Nella primavera 2009 la Galleria nazionale d’arte moderna ospiterà, dal 5 marzo al 24 maggio, la prima grande retrospettiva di Cy Twombly a Roma. Pur toccando tutte le fasi della carriera di questo grande artista americano, stabilitosi in Italia nel 1957, l’esposizione, che comprende circa settanta fra dipinti, sculture e disegni, si concentra su alcuni momenti cruciali e opere chiave, come indica il sottotitolo “Cicli e stagioni”.

Il percorso espositivo inizia con un lavoro che risale agli anni di studio dell’artista al Black Mountain College, MIN_OE 1951, nel quale, accanto all’influsso dei grandi contemporanei americani, soprattutto Franz Kline, si avverte già l’interesse per l’arte arcaica e prosegue con importanti lavori degli anni cinquanta, fra i quali Tiznit e Quarzat del 1953, che evocano il viaggio in Marocco con Rauschenberg ma anche l’interesse per il Museo Pigorini visitato a Roma, e alcune delle prime sculture eseguite con materiali di scarto. Olympia, dipinto a Roma nel 1957, attesta il passaggio a un nuovo linguaggio, nel quale la scrittura automatica di matrice surrealista e l’espressionismo astratto si aprono alla suggestione del mito, della poesia e dell’arte classiche.

I primi anni sessanta sono documentati da dipinti che evocano l’Italia e i suoi artisti, come The Italians del 1961, School of Athens dello stesso anno che evoca l’affresco di Raffaello, e The Second Voyage to Italy (o la Caduta di Iperione) del 1962. Ai grafismi si alternano ora grumi di colore materico e al recupero della fisicità corrisponde l’affondare nell’inconscio.

Dal 1966 la pittura di Twombly recupera la dimensione mentale e la tavolozza vira sul grigio, come mostra il celebre Treatise on the Veil (Trattato sul velo), qui presente nella versione del 1968-70 che si sviluppa su un’unica enorme tela. La stessa tendenza alla semplificazione, che denota un avvicinamento alle poetiche delle strutture primarie e del concettualismo, si avverte nelle sculture, che l’artista torna a eseguire dal 1976.

Il tema dell’acqua domina gli anni ottanta: il colore riappare e la pennellata si fa fluida, come nel quadro in più tele intitolato Hero and Leandro del 1981-84, che si ispira alla morte in mare dei due protagonisti del celebre mito.

Fra le serie degli anni novanta risaltano le monumentali Quattro stagioni, in equilibrio fra segno e colore, di cui si espone l’esemplare del 1993-1995. Il percorso espositivo si conclude con opere che appartengono già al XXI secolo, come la serie Bacchus del 2005, dipinta durante la guerra in Iraq nel colore del vino e del sangue.

Curata da Nicholas Serota, la mostra è organizzata in collaborazione con la Tate Modern di Londra, che ne ha curato il progetto scientifico, e con il Guggenheim Museum di Bilbao. Il commissario della mostra per la presentazione a Roma è Livia Velani. La versione italiana del catalogo, con saggi di Nicholas Cullinan, Tacita Dean e Richard Shiff, è edita da Electa su licenza di Tate Publishing. Allestimento a cura dell’architetto Federico Lardera.



 
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