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arte contemporanea, collettiva PAC - PADIGLIONE D'ARTE CONTEMPORANEA ​ Via Palestro 14 Milano 20121

Milano - dal 16 marzo al 5 aprile 2009

Vanessa Beecroft - VB65
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PAC - PADIGLIONE D'ARTE CONTEMPORANEA
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Via Palestro 14 (20121)
+39 02 8844 6359
www.pacmilano.it
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La mostra si compone in due parti: una nuova performance dal titolo VB65 appositamente ideata per l'esposizione al PAC e, 4 videoproiezioni di performance e video quali VB48, VB54, VB61 e VB62, realizzati dall’artista precedentemente.
orario: Lunedì 14.30 – 19.30 | da martedì a domenica 09.30 – 19.30 | giovedì fino alle 22.30
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: € 5,00 intero │€ 3,00 ridotto (studenti, ultra 65enni, disabili) │€ 2,00 ridotto speciale gruppi e scuole. Minori fino ai 5 anni gratuito, dai 6 ai 14 anni ridotto. Il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura della mostra.
vernissage: 16 marzo 2009. 18.30-21.30 performance
catalogo: testo di Giacinto di Pietrantonio, che raccoglie le immagini della performance al PAC
editore: ELECTA
ufficio stampa: Maria Grazia Vernuccio - Responsabile Tel: +39 0248550474 / Mob: +39 3351282864 ; e-mail: mg_vernuccio@libero.it; press_miart@fmi.it
curatori: Giacinto di Pietroantonio
autori: Vanessa Hudgens
note: conferenza stampa: 16 marzo 2009, ore 12.00, anteprima stampa performance: 16 marzo 2009, ore 18.00. Prodotta dal Comune di Milano-Cultura e da MiArt, in esclusiva assoluta per il PAC Padiglione d’Arte Contemporanea
genere: arte contemporanea, performance - happening, serata - evento, personale

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comunicato stampa
Prodotta dal Comune di Milano-Cultura e da MiArt, in esclusiva assoluta per il PAC Padiglione d’Arte Contemporanea, la prima mostra della grande artista in uno spazio pubblico milanese. Vanessa Beecroft (Genova 1969; vive a Los Angeles) si è formata presso l'Accademia di Belle Arti di Brera agli inizi degli anni Novanta e, come dice il curatore della mostra Giacinto Di Pietrantonio, allora suo professore, “già lasciava intuire le sue capacità artistiche innovative”.

“Una mostra frutto della collaborazione operativa fra Assessorato alla Cultura del Comune di Milano e MiArt - afferma Alessandro Cappello, Project Manager di MiArt -. Uno sviluppo importante grazie anche al nuovo assessore Massimiliano Finazzer Flory che ha nel suo programma la collaborazione in un’ottica di sussidiarietà con le diverse realtà che operano a Milano. Un rapporto sinergico che, a partire dalla SFIDA per la 4a Giornata del Contemporaneo 2008, ora questa importantissima mostra al PAC, genera iniziative per la valorizzazione e la promozione dell’arte contemporanea. L’obiettivo è riportare Milano ad essere la capitale della cultura italiana e ciò è possibile farlo solo attraverso la collaborazione fattiva tra soggetti pubblici e privati”.

“Infatti l’invito rivolto a Vanessa Beecroft – spiega Massimiliano Finazzer Flory, assessore alla Cultura del Comune di Milano - si inserisce in un nuovo e diverso approccio tra etica ed estetica di cui il PAC si fa carico in nome e per conto della propria vocazione: essere lo spazio di un progetto per l’arte contemporanea. Progetto significa gettare in avanti anche coloro che sono rimasti indietro, porsi dunque la questione di quale integrazione è possibile. L’arte recupera qui una scena anche per il silenzio, lo sguardo, il gesto dove cadono o dovrebbero cadere i muri tra gli uomini. Muri costruiti con parole quali omologazione, conformismo, ipocrisia, ignoranza. In quest’ottica la performance di Vanessa Beecroft si inscrive all’interno di una dialettica tra carne e corpo, tra il possesso della vita e la sua proprietà dove assistiamo a un cortocircuito tra consumi e costumi. Da ciò – conclude l’assessore - il pubblico non potrà che essere emotivamente coinvolto”.

La mostra si compone in due parti: una nuova performance dal titolo VB65 appositamente ideata per l'esposizione al PAC (che avrà luogo il giorno dell’inaugurazione, lunedì 16 marzo) e, 4 videoproiezioni di performance e video quali VB48, VB54, VB61 e VB62, realizzati dall’artista precedentemente.

La performance: VB65 al PAC

I drammi dell’immigrazione sono al centro di VB65, la prima performance in cui l'artista utilizza solo uomini. Venti immigranti africani stanno seduti a una tavola trasparente di 12 metri come a un’ultima cena, con abiti da sera, smoking, vestiti formali neri eleganti, ma a volte fuori misura, strappati, impolverati o vecchi. Mangiano carne, pane nero e acqua (o vino) senza piatti, senza posate, di fronte a un pubblico di invitati. I commensali siedono silenziosamente durante la performance (circa 3 ore). Il pubblico appare come ospite non invitato alla loro cena. Mangiano cibo intero, non tagliato. L’immagine ha una sacralità e un riferimento alla pittura, ma ci rimanda anche alla cruda realtà che questi uomini vivono ogni giorno nel nostro Paese. Il museo appare come la loro casa in cui noi saremo gli ospiti che non si siedono con loro. Questi uomini sono veri immigrati che arrivarono dall’Africa a bordo di una barca. Verrà chiesto loro di lavorare due giorni interi, preparati anche a comprendere il concetto e il fatto che quest’immagine è una finzione, una metafora e che deve comunicare un certo messaggio al pubblico. È importante che i performers non rompano il silenzio e la tensione tra loro e il pubblico, affinché l’immagine rimanga intatta.

I video: VB48, VB54, VB61, VB62

“Come sappiamo, Vanessa Beecroft ha proposto al mondo dell'arte una serie di performance che affondano le radici nella pittura e nella scultura antica, scegliendo e prendendo per questo all'inizio, ma non solo, performer dalla strada, non alla stregua del neorealismo del cinema italiano, ma piuttosto relativa alla fase successiva, a quel realismo pittorico che fu di Pier Paolo Pasolini. Difatti, le modelle, quasi sempre tutte donne, venivano impiegate anche per fare un commento sul consumo del corpo femminile nella società dello spettacolo contemporaneo che del corpo e della sua estetica ne ha fatto il centro sociale.” dice G. Di Pietrantonio. Che si trattasse di un'azione con cui l'arte entra nel sociale, è reso evidente anche dalle performances degli ultimi anni in cui l'artista ha impiegato sempre più donne di colore in riferimento alle prostitute nigeriane che costellano il centro storico di Genova. In VB48, nel 2001, nella stessa sala di Palazzo Ducale, dove si sarebbe tenuto il G8, trenta modelle di colore erano poste come una composizione pittorica antica; commento dell'artista in occasione del ritorno alla città natale e dal suo interesse per la luce di Caravaggio, le composizioni monocromatiche, nero su nero in questo caso.

VB54 è la performance del 2004 tenutasi nel terminal 5 del Kennedy Airport di New York: una cinquantina di modelle sempre di colore stanno nella lounge incatenate ai piedi con manette uguali a quelle usate dagli uffici dell'immigrazione a memoria della deportazione degli schiavi. L’impatto visivo è tale che l'autorità aeroportuale ha interrotto la performance. Performance che, partita da una composizione geometrica, via via perde la sua forma originaria. Con questa opera l'artista passa ad inserire nel suo lavoro anche i riferimenti all'espressionismo astratto che si renderà più evidente nella performance VB61 presso la Pescheria di Rialto a Venezia, nel 2007, durante la Biennale. Qui corpi di donne di colore giacciono distese a terra schizzate dall'artista stessa di colore rosso per mettere in atto un'opera che sta tra mattanza e action painting, un modo per riflettere sui drammi di sempre della libertà dell'esistenza a seguito di soggiorni che l'artista ha intrapreso in Sudan, dove sono in corso guerre etniche in Darfur.

La donna è ancora al centro della performance VB62 realizzata da Vanessa Beecroft allo Spasimo di Palermo. 27 donne dipinte di bianco si sono confuse a 13 statue in gesso con un richiamo alla scultura siciliana barocca ed in particolare a quella dell’artista Giacomo Serpotta (1656 - 1732, Palermo). La ricerca voluta dalla Beecroft ed enfatizzata dallo spazio di accoglienza, la Chiesa di Santa Maria dello Spasimo, ha rappresentato una nuova occasione per indagare la condizione femminile nell’arte e nella vita attraverso il corpo. Definito da Giulio Carlo Argan "uno dei massimi scultori del Settecento", Serpotta realizzò un'autentica rivoluzione stilistica e culturale, rinnovando la tecnica tradizionalmente povera dello stucco in arte ricercata e alla moda. Il richiamo alla figura del famoso scultore siciliano è ribadito dalla presenza in questa performance di un gruppo di sculture in gesso e da un gruppo di donne, localizzate nello spazio sottostante l'abside della chiesa. Viene sempre mantenuta una distanza incolmabile con il pubblico, una separatezza che impedisce una reale chiarificazione di chi sia realmente presente e chi sia, invece, un'immagine.
 
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