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Bolzano - dal 2 ottobre 2009 al 10 gennaio 2010
Monica Bonvicini - Stonewall III
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Stone Wall III, 2002, Architecture is the ultimate erotic act carry it to excess, 2003, Monica Bonvicini, Acciaio galvanizzato, vetro di sicurezza, graffito su muro
©Museion
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Per la prima volta in Italia dopo il 1997 un progetto espositivo interamente dedicato al lavoro dell’artista Monica Bonvicini. Considerata una delle più originali e autorevoli esponenti dell’arte contemporanea internazionale, Monica Bonvicini ha sviluppato la sua ricerca espressiva e formale nell’ambito della scultura ambientale. Nel corso dell’ultimo decennio ha prodotto video, installazioni e fotografie che hanno come focus la decostruzione della presunta neutralità dell’architettura e dell’arte moderna. I suoi lavori, spesso venati di un sottile humor, rileggono in modo dissacrante alcuni miti contemporanei, mettendo a nudo i rapporti di potere emergenti dagli scenari abitativi.
orario: mar-dom 10.00-18.00
giovedì 10.00-22.00
lunedì chiuso
(possono variare, verificare sempre via telefono)
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vernissage: 2 ottobre 2009. ore 19
curatori: Letizia Ragaglia
autori: Monica Bonvicini
note: Casa Atelier
genere: arte contemporanea, personale
email: press@museion.unibz.it

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comunicato stampa
Dal 3 ottobre al 10 gennaio 2010 MUSEION - museo d’arte moderna e contemporanea di Bolzano porta per la prima volta in Italia dopo il 1997 un progetto espositivo interamente dedicato al lavoro dell’artista Monica Bonvicini. Considerata una delle più originali e autorevoli esponenti dell’arte contemporanea internazionale, Monica Bonvicini ha sviluppato la sua ricerca espressiva e formale nell’ambito della scultura ambientale. Nel corso dell’ultimo decennio ha prodotto video, installazioni e fotografie che hanno come focus la decostruzione della presunta neutralità dell’architettura e dell’arte moderna. I suoi lavori, spesso venati di un sottile humor, rileggono in modo dissacrante alcuni miti contemporanei, mettendo a nudo i rapporti di potere emergenti dagli scenari abitativi.

Il cuore dell’esposizione concepita per MUSEION è costituito da Stonewall III (2002), un’installazione di grandi dimensioni realizzata con tubi d’acciaio galvanizzato e maglie di catene intrecciate in mezzo a cui si inseriscono lastre sfondate di vetro infrangibile. L’insieme richiama alla mente un campo d’addestramento per combattenti o una struttura sadomaso, mentre il titolo dell’opera rievoca la serie di violenti scontri avvenuti nel 1969 fra la comunità gay e la polizia di New York. "Stonewall" (così è di solito definito in breve l'episodio) viene infatti considerato da un punto di vista simbolico il momento di nascita del movimento di liberazione gay moderno. Dietro la costruzione campeggia su una parete bianca, scritto a grandi lettere nere, il graffito Architecture is the ultimate erotic act, carry it to excess, una citazione dell’architetto svizzero Bernard Tschumi tratta da uno dei suoi Advertisement for Architecture (1976).

A queste due grandi installazioni si aggiungono nuovi lavori fotografici e sculture di piccolo formato degli ormai noti “strumenti dell’artista”, appositamente realizzati per la mostra. Filo conduttore dell’intera esposizione sarà il tema della processualità. Integra il progetto un libro d’artista edito da Walter König.

Il legame tra l’architettura e il genere, assieme a quello del linguaggio, è un ambito di ricerca centrale per Monica Bonvicini: “Non ho mai fatto un lavoro su un edificio particolare, non sono interessata a criticare uno specifico architetto. Io sono interessata all’architettura tout court. Uno può, se vuole, evitare la gente, ma con l’architettura si ha sempre a che fare… in questo senso forse la odio, come limitazione di spazio con cui si ha sempre da fare. Non esiste memoria, identità senza architettura: è qualcosa di talmente indispensabile ed elementare, che può svilupparsi allo stesso tempo in forme virtuose di tutti i tipi”. Ulteriore tema è la rilettura in tono dissacrante del concetto classico di “creazione” artistica. Bonvicini realizza opere in cui l’elemento principale non è la costruzione del lavoro, ma la sua distruzione. Questo atto non viene inteso però come forma di terapia per scaricare l’aggressività, ma come uno strumento/arma necessario nelle mani dell’artista. I suoi lavori invitano lo spettatore a stabilire un dialogo fisico con le opere, che spesso si possono attraversare, toccare, abitare. Il pubblico è quindi chiamato ad avere una reazione, a dialogare senza mediazioni, in un rapporto di parità e non di devozione all’artista.

Così si esprime Monica Bovicini sullo scopo dell’arte sul senso del suo lavoro: “mi piacciono i lavori senza trucchi, mistero, miti, senza sublimazione. Mi piace l’arte in cui l’idea e la sua traduzione in un’opera siano un tutt’uno. Mi piace l’affermazione “what you see is what you get”, che intende una conoscenza a priori e un’esperienza nel vedere e recepire arte. Per me l’arte quando è buona è come uno squillo di una sveglia. Il mio approccio all’arte ha molto a che fare con l’arte stessa. Riguarda il domandarsi cosa sia l’arte, il sistema dell’arte e il relativo ruolo dell’artista al suo interno...”

Monica Bonvicini è nata a Venezia nel 1965, studi dal 1986 al 1995 presso la Hochschule der Künste di Berlino e al California Institute of the Arts, Valencia (California, USA). Ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti quali il Preis der Nationalgalerie für junge Kunst dell’Hamburger Bahnhof di Berlino e il Leone d’oro alla 48° Biennale d’Arte di Venezia (1999). E’ stata visiting professor al Pasadena Art Center (1998/99). Attualmente insegna presso l’Accademia di Belle Arti di Vienna. Numerose esposizioni in spazi pubblici e privati in Italia e all’estero – fra cui- Palazzo Grassi, Venezia, Pinakothek der Moderne, Monaco, Biennale d’Arte Contemporanea di Goteborg, 51° Biennale di Venezia, Castello di Rivoli, Torino, Migros Museum, Zurigo, Secession, Vienna, Palais de Tokio, Parigi, Hamburg Kunstverein, Amburgo, Le Magasin, Grenoble.
 
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