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arte contemporanea, collettiva CHIESA DEL CARMINE ​ Piazza Duomo Taormina 98039

Taormina (ME) - dal 25 luglio al primo novembre 2009

Migneco Europeo

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CHIESA DEL CARMINE
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La mostra intende, attraverso una attenta revisione critica e con una oculata selezione nel suo vasto catalogo, riconsiderare il percorso di un artista che, malamente ristretto nel “realismo”, ha piuttosto saputo costruire un personale linguaggio che lo ha portato a sfiorare le esperienze di Van Gogh, nella sua fase iniziale e di Bacon nell’ultima sua tragica produzione, sfiorando, a suo modo, le esperienze del Cubismo.
orario: tutti i giorni ore 10.30/12.30 – 17.30/21.30. Lunedì chiuso
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: Biglietto intero € 6,50. Biglietto ridotto € 4,50
vernissage: 25 luglio 2009. ore 19
editore: SILVANA EDITORIALE
ufficio stampa: STUDIO ESSECI
curatori: Lucio Barbera, Anna Maria Ruta
autori: Giuseppe Migneco
note: Vernice Stampa
Sabato 25 luglio
ore 17.00
genere: arte contemporanea, personale
email: m.privitera@taoarte.it

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comunicato stampa
Ventisei anni è un tempo sufficientemente lungo per consentire il distacco adeguato per una riflessione critica. Tanti ne sono passati dalla prima ed unica grande antologica dedicata a Giuseppe Migneco (Messina, 9 febbraio 1908 - Milano 28 febbraio 1997) che la sua città gli tributò nel dicembre del 1983, nelle sale di Palazzo Zanca, per poi essere trasferita alla Rotonda della Besana nel capoluogo lombardo. Vennero allora raccolti oltre 140 dipinti a testimonianza dell'intero percorso dell'artista siciliano, dagli anni di "Corrente" ai suoi ultimi lavori. Una mostra, curata da Lucio Barbera, con contributi critici in catalogo di Raffaele De Grada, Mario De Micheli e Vittorio Fagone, che ebbe un grande successo di critica, facendo conoscere compiutamente un artista che a pieno diritto si collocava tra quanti avevano scritto pagine decisive della recente storia dell'arte italiana, di cui era tra i massimi rappresentanti sotto il versante del Realismo.

Ora Taormina Arte ritorna a riflettere sull'artista con una inedita e singolare mostra, che si terrà nella Chiesa del Carmine a Taormina e la cui cura è stata affidata a Lucio Barbera e ad Anna Maria Ruta. Non si tratta di un nuovo omaggio, né di ricordare il centenario della nascita, il 1908, che coincide con quello del tragico terremoto che colpi Messina. Svoltato l'anno, la mostra vuole, piuttosto, mettere in rilievo quella che è sempre rimasta la parte in ombra di Migneco. Non più il realista che aveva lottato contro il fascismo, conoscendo per questo anche il carcere e si era battuto per la libertà; né colui che si era immedesimato nella sofferenza degli umili (i contadini, i pescatori, le spannocchiatrici), o l'isolano che, pur essendo andato molto giovane a Milano, aveva portato sempre nel cuore la sua Sicilia, come rimpianto, nostalgia, evocazione.

Quello che la mostra di Taormina (che si svolgerà dal 25 luglio al 1 novembre 2009) vuole sottolineare, secondo una precisa idea critica dei due curatori, è il "Migneco europeo", l'artista cioè che, senza nulla perdere della sua sicilianità, aveva aperto le finestre sull'arte europea, a cominciare da Van Gogh, la cui suggestione chiara si avverte nelle sue prime opere di accento fortemente espressionista (e in mostra saranno opportunamente sottolineati anche i rapporti con Carlo Levi e Scipione), affidate ad una pennellata contorta e sofferta, con colori bruciati di giallo e di un verde marcio che tendeva al nero.

Su quell'impianto poi l'artista seppe sviluppare, attraverso una "rilettura" e non una "traduzione", come spesso accadde per Guttuso, della sintesi cubista di Picasso, il suo inconfondibile linguaggio realista (e qui sfiora le esperienze di Permeke e di Siqueiros) che come un elastico lo riportava alla sua identità siciliana. Ma non qui sostava Migneco che, figlio di un capostazione, come Quasimodo e Vittorini, viaggiava continuamente con la sua pittura impegnata, fino a giungere, intorno agli anni Sessanta-Settanta, a quella spietata e acre critica contro la società del falso benessere. E' stato quello il tempo in cui il suo linguaggio si fa scarno, con linee secche e nervature nere che definiscono le forme entro uno schema di rigida tessitura, con toni cromatici lividi e freddi, quasi slavati, che fanno pensare alle immagini raggelate di Bernard Buffet.

Poi ci fu l'ultima sua vibrante stagione, in cui, quasi abbandonando tutte le speranze di riscatto in cui aveva creduto, l'artista riflette sulla sconfitta personale e collettiva di un mondo divenuto indifferente e violento. E' proprio alla fine degli anni Settanta e nei primi anni Ottanta, che Migneco sembra riflettere sul "destino trafitto" e sul presagio di morte, facendo ricorso ad una figurazione claustrofobica, dai colori violenti (il rosso violaceo, i blu netti) che fanno pensare alla tragica solitudine di Francis Bacon.

Ecco, proprio di un Migneco che si colloca tra Van Gogh e Bacon, vuol essere testimonianza la mostra che non mancherà di mettere in rilievo i rapporti del siciliano con gli altri artisti di "Corrente". Un Migneco certamente "isolano", ma per nulla "isolato", che conosce la povertà di chi, per cena, sbuccia un limone, ma sa dialogare, ad armi pari, con l'arte europea. Appunto, un "Migneco europeo".
 
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