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arte contemporanea, collettiva OREDARIA ARTI CONTEMPORANEE ​ Via Reggio Emilia 22-24 Roma 00198

Roma - dal 14 novembre 2003 al 10 gennaio 2004

Gilberto Zorio - 14 novembre:si apre
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OREDARIA ARTI CONTEMPORANEE
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Via Reggio Emilia 22-24 (00198)
+39 0697601689 , +39 0697601689 (fax)
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La mostra inaugurale della galleria è una personale di Gilberto Zorio che presenterà opere appartenenti alla propria storia artistica e lavori inediti dedicati al nuovo spazio
orario: 10-13 / 16-19.30 dal mart alla dom
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 14 novembre 2003. ore 18.30
catalogo: con testo di Achille Bonito Oliva
editore: SKIRA
autori: Gilberto Zorio
genere: arte contemporanea, personale

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comunicato stampa
GILBERTO ZORIO (nato a Andorno Micca, Biella 1944 – vive e lavora a Torino) è stato uno dei protagonisti di quel movimento, formatosi a metà degli anni Sessanta in Italia, denominato Arte Povera, che si inserisce nella più generale tendenza all’arte processuale, un’arte cioè che mette a nudo i propri elementi e procedimenti,si rivela nel suo farsi e sostituisce alla tradizionale rappresentazione la presentazione diretta dei materiali.
Gilberto Zorio propone nella stessa data, il 14 novembre, a distanza di trentasei anni dalla sua prima personale, una mostra che si presenta con nuova energia.
Allora, nella galleria di Gian Enzo Sperone a Torino (1967), aveva presentato opere che apparivano come semplici registrazioni di gesti elementari (come il cilindro di eternit che viene sollevato in equilibrio precario da camere d’aria) e di processi fisici “in progress” (come l’evaporazione dell’acqua marina sulla tenda).
Subito Tommaso Trini, nel testo che accompagnava la mostra, aveva definito l’opera di Zorio “nuda, totalmente fisica” e aveva proseguito con acutezza: “Finalmente, ho visto degli oggetti dove i materiali, la materia, significano energia”.
Ed è proprio il concetto di energia la costante che attraversa l’intera opera di Zorio da allora fino a oggi, dagli attrezzi “per purificare le parole”, alle stelle, alle canoe, alle “macchine irradianti”, tutte immagini in movimento.
La stella, figura atavica e cosmica ricorrente nel lavoro di Zorio, appare nel 1972 per la prima volta in un’opera in cui una pelle animale diventa autoritratto dello stesso artista (la stella è al posto degli occhi). Filo incandescente (1970), giavellotto (1971), raggio laser(1975) sono i vettori d’energia che costruiscono di volta in volta la forma stellare. Vasi, bacinelle e crogioli, come alambicchi di vetro e di piombo costituiscono alchemici processi di trasformazione.
Non c’è però mai metafora, il rimando a qualcos’altro (nonostante le valenze d’archetipo e le risonanze di significato che in generale la stella possiede): a Zorio dell’immagine interessa la forza, non il valore simbolico, dei materiali, anche i più comuni, la possibilità di combinazione che genera positive conflittualità ed energetiche tensioni.

Gilberto Zorio dal 1967 ha partecipato alle principali mostre dell’Arte Povera ed innumerevoli sono le sue mostre, personali e collettive, presso spazi pubblici e privati. Fra l’altro: al 1976 risale la personale al Kunstmuseum di Lucerna, poi espone in numerose istituzioni museali come lo Stedelijk Museum di Amsterdam (1979), la Galleria Civica di Modena e il Kunstverein di Stoccarda (1985), Il Centre d’Art Contemporain di Ginevra e il Centre Georges Pompidou di Parigi (1986), la Philadelphia Tyler School of Art (1988), la Fundacao de Serralves di Oporto (1990), L’Istituto Valenciano de Arte Moderna di Valencia (1991), il Centro per l’Arte Contemporanea Pecci di Prato (1992), Documenta di Kassel (1992) la Galleria Civica d’Arte Contemporanea di Trento (1996), il Dia Center for the Arts di New York (2001)
 
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