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Christian d’Orgeix
D’Orgeix ferma un fotogramma della continuità filmica trans-formativa del reale, senza che si possa immaginare a quale punto di evoluzione sia pervenuta la forma che stiamo osservando perché il suo metamorfismo induce a credere trattarsi della fase di una mutazione continua, e la cosa non può assumere un aspetto definitivo.
Comunicato stampa
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D’Orgeix: vedere il sentimento, sentire la visione.
Del Surrealismo sopravvive lo stato di desiderio ambiguo –l’aspirazione a rimuovere il dubbio- che tocca il pensiero creativo dell’artista d’oggi. Qualcosa che resta indefinibile, come in attesa di un completamento, ignorando quanto necessita. Simile ambiguità generica si riproduce anche nello specifico di ogni artista Surrealista. Chi incontra Christian d’Orgeix trova una persona aperta, solare, disposta al dialogo e molto reattiva, ma si percepisce che un aspetto della sua personalità resta in ombra, come una malinconia lontana indefinibile, insomma qualcosa di ambiguo, e il termine, stavolta, deve assumere una valenza positiva, vale a dire come una variante approssimativa della connessione tra “misterioso” e “bivalente”. Sono convinto che se l’artista è nel pieno della propria facoltà espressiva, la sua virtù poetica si manifesta con piena sincerità. L’opera di d’Orgeix, dunque, riproduce dell’impreciso fascino della sua personalità magistrale. Egli applica alla lettera, infatti, l’automatismo psichico creando opere pittoriche e plastiche con un’ampiezza di procedure tecniche e concettuali che contengono l’intero lessico del linguaggio estetico surreale e rappresentano figurativamente la ricchezza esperienziale di un instancabile scorridore dell’ES che ha compiuto tutti gli esperimenti continuando apertamente l’instancabile ricerca nell’“inconscio collettivo”, spinto dall’insaziabile desiderio che è pure l’irraggiungibile aspirazione di ri-conoscere il circostante. D’Orgeix ferma un fotogramma della continuità filmica trans-formativa del reale, senza che si possa immaginare a quale punto di evoluzione sia pervenuta la forma che stiamo osservando perché il suo metamorfismo induce a credere trattarsi della fase di una mutazione continua, e la cosa non può assumere un aspetto definitivo. Queste perenni varianti morfologiche riguardano anche lo stile figurativo che aderendo all’immagine (quando non è viceversa) è anch’esso mutevole, talvolta all’interno di una stessa rappresentazione. Se ci avviciniamo al mistero, però, scopriamo che non si tratta, di ravvisare la “seconda natura delle cose” rivelata da De Chirico con la sua figurazione metafisica, perché D’Orgeix non scopre, ma esplora e registra progressive mutazioni delle forme mentre assumono aspetti e già cambiano per altri. Le immagini propongono un mondo tra organico e meccanico, in altre parole una meccanica organica della vita, ma non conosciamo alcuna sua opera che possa giudicarsi come ripetuto prodotto di una conveniente insistenza tematica con lo scopo di rendere riconoscibile l’autore. Egli applica contemporaneamente molte logiche. Ogni opera sta a sé pur collocandosi nell’insieme programmatico dell’intera produzione poetica. Vediamo bene, del resto, che ogni altra rappresentazione è differente ma allo stesso tempo complementare a quella che stiamo osservando, pur realizzando il medesimo programma figurativo. C’è, dunque, un preciso riferimento all’arte rinascimentale che ritroviamo spesso anche in Max Ernst e altri pittori surrealisti, introducendo la sua eccezionale versatilità tecnica nella realizzazione varia di presenze con morfologie antropomeccaniche o d’inverosimili alambicchi e laboratori chimici che si compongono secondo parti dell’anatomia umana.
Nelle sue immagini coesistono il duro e il molle, innestati l’uno nell’altro senza che si possa distinguere una vera differenza morfologica.
Renzo Margonari - estratto dal catalogo della mostra
Christian d’Orgeix nasce nel 1927 a Foix (Fracia). Affidato ad educatori religiosi passa le estati nel maniero familiare dove impara a conoscere l’arte grazie a copie di opere e sculture di gesso appartenute ad un lontano prozio allievo di Ingres. Frequenta corsi serali di disegno alla Scuola di Belle Arti di Tolosa. Dopo la fine della Guerra nel 1949 lavora presso una società di scenografie. Nel 1951 è a Parigi dove incontra Anne-Marie, sua futura moglie. Inizia la sua carriera espositiva nel 1953 al Salon dei Surindependants al Museo d’Arte Moderna di Parigi, ne seguiranno molte altre a Parigi, Düsseldorf, Milano, Londra, Venezia, e Vienna.
Del Surrealismo sopravvive lo stato di desiderio ambiguo –l’aspirazione a rimuovere il dubbio- che tocca il pensiero creativo dell’artista d’oggi. Qualcosa che resta indefinibile, come in attesa di un completamento, ignorando quanto necessita. Simile ambiguità generica si riproduce anche nello specifico di ogni artista Surrealista. Chi incontra Christian d’Orgeix trova una persona aperta, solare, disposta al dialogo e molto reattiva, ma si percepisce che un aspetto della sua personalità resta in ombra, come una malinconia lontana indefinibile, insomma qualcosa di ambiguo, e il termine, stavolta, deve assumere una valenza positiva, vale a dire come una variante approssimativa della connessione tra “misterioso” e “bivalente”. Sono convinto che se l’artista è nel pieno della propria facoltà espressiva, la sua virtù poetica si manifesta con piena sincerità. L’opera di d’Orgeix, dunque, riproduce dell’impreciso fascino della sua personalità magistrale. Egli applica alla lettera, infatti, l’automatismo psichico creando opere pittoriche e plastiche con un’ampiezza di procedure tecniche e concettuali che contengono l’intero lessico del linguaggio estetico surreale e rappresentano figurativamente la ricchezza esperienziale di un instancabile scorridore dell’ES che ha compiuto tutti gli esperimenti continuando apertamente l’instancabile ricerca nell’“inconscio collettivo”, spinto dall’insaziabile desiderio che è pure l’irraggiungibile aspirazione di ri-conoscere il circostante. D’Orgeix ferma un fotogramma della continuità filmica trans-formativa del reale, senza che si possa immaginare a quale punto di evoluzione sia pervenuta la forma che stiamo osservando perché il suo metamorfismo induce a credere trattarsi della fase di una mutazione continua, e la cosa non può assumere un aspetto definitivo. Queste perenni varianti morfologiche riguardano anche lo stile figurativo che aderendo all’immagine (quando non è viceversa) è anch’esso mutevole, talvolta all’interno di una stessa rappresentazione. Se ci avviciniamo al mistero, però, scopriamo che non si tratta, di ravvisare la “seconda natura delle cose” rivelata da De Chirico con la sua figurazione metafisica, perché D’Orgeix non scopre, ma esplora e registra progressive mutazioni delle forme mentre assumono aspetti e già cambiano per altri. Le immagini propongono un mondo tra organico e meccanico, in altre parole una meccanica organica della vita, ma non conosciamo alcuna sua opera che possa giudicarsi come ripetuto prodotto di una conveniente insistenza tematica con lo scopo di rendere riconoscibile l’autore. Egli applica contemporaneamente molte logiche. Ogni opera sta a sé pur collocandosi nell’insieme programmatico dell’intera produzione poetica. Vediamo bene, del resto, che ogni altra rappresentazione è differente ma allo stesso tempo complementare a quella che stiamo osservando, pur realizzando il medesimo programma figurativo. C’è, dunque, un preciso riferimento all’arte rinascimentale che ritroviamo spesso anche in Max Ernst e altri pittori surrealisti, introducendo la sua eccezionale versatilità tecnica nella realizzazione varia di presenze con morfologie antropomeccaniche o d’inverosimili alambicchi e laboratori chimici che si compongono secondo parti dell’anatomia umana.
Nelle sue immagini coesistono il duro e il molle, innestati l’uno nell’altro senza che si possa distinguere una vera differenza morfologica.
Renzo Margonari - estratto dal catalogo della mostra
Christian d’Orgeix nasce nel 1927 a Foix (Fracia). Affidato ad educatori religiosi passa le estati nel maniero familiare dove impara a conoscere l’arte grazie a copie di opere e sculture di gesso appartenute ad un lontano prozio allievo di Ingres. Frequenta corsi serali di disegno alla Scuola di Belle Arti di Tolosa. Dopo la fine della Guerra nel 1949 lavora presso una società di scenografie. Nel 1951 è a Parigi dove incontra Anne-Marie, sua futura moglie. Inizia la sua carriera espositiva nel 1953 al Salon dei Surindependants al Museo d’Arte Moderna di Parigi, ne seguiranno molte altre a Parigi, Düsseldorf, Milano, Londra, Venezia, e Vienna.
30
agosto 2009
Christian d’Orgeix
Dal 30 agosto al 27 settembre 2009
arte contemporanea
Location
MAM – MUSEO D’ARTE MODERNA DELL’ALTO MANTOVANO
Gazoldo Degli Ippoliti, Via Guglielmo Marconi, 126, (Mantova)
Gazoldo Degli Ippoliti, Via Guglielmo Marconi, 126, (Mantova)
Vernissage
30 Agosto 2009, ore 17.00
Autore
Curatore



