Silvia Ginzburg - La Galleria Farnese 3095 utenti online in questo momento
exibart.com
 
community
Express
20/06/2019
È morto Philippe Zdar dei Cassius
19/06/2019
Tracce di assenza. All'Hotel Hilton Molino Stucky di Venezia le opere di Mimmo Catania
19/06/2019
Ad Alberto Angela la laurea honoris causa dell’Università Suor Orsola di Napoli
+ archivio express
Exibart.segnala
Blog
recensioni
rubriche

arte contemporanea, collettiva ORATORIO DI SAN FILIPPO NERI ​ Via Alessandro Manzoni 5 Bologna 40121

Bologna - sab 26 settembre 2009

Silvia Ginzburg - La Galleria Farnese

Silvia Ginzburg - La Galleria Farnese

 [Vedi la foto originale]
ORATORIO DI SAN FILIPPO NERI
vai alla scheda di questa sede
Exibart.alert - tieni d'occhio questa sede
Via Alessandro Manzoni 5 (40121)
+39 0512962511
comunicazione@fondazionedelmonte.it
www.fondazionedelmonte.it
individua sulla mappa Exisat
individua sullo stradario MapQuest
Stampa questa scheda
Eventi in corso nei dintorni

Primo titolo della collana “In primo piano”, La Galleria Farnese presenta la volta affrescata, all’interno dell’omonimo palazzo oggi sede dell’Ambasciata di Francia, da Annibale Carracci con la collaborazione del fratello Agostino tra il 1598 e il 1600 per il cardinale Odoardo Farnese: un ciclo di primaria importanza artistica che, a dispetto della sua fortuna nei secoli è oggi, tra i grandi monumenti della sua epoca, uno dei meno conosciuti.
biglietti: free admittance
vernissage: 26 settembre 2009. ore 17-18
editore: ELECTA
autori: Silvia Ginzburg
genere: presentazione, incontro - conferenza

segnala l'evento ad un amico

mittente:
e-mail mittente:
e-mail destinatario:
messaggio:

individua sulla mappa

comunicato stampa
Primo titolo della collana “In primo piano”, La Galleria Farnese presenta la volta affrescata, all’interno dell’omonimo palazzo oggi sede dell’Ambasciata di Francia, da Annibale Carracci con la collaborazione del fratello Agostino tra il 1598 e il 1600 per il cardinale Odoardo Farnese: un ciclo di primaria importanza artistica che, a dispetto della sua fortuna nei secoli è oggi, tra i grandi monumenti della sua epoca, uno dei meno conosciuti.

Costruito attorno a una campagna fotografica eseguita per l’occasione da Zeno Colantoni, il volume permette di percepire, nell’avvicinamento progressivo dalla visione d’insieme ai macrodettagli, il susseguirsi delle invenzioni, le varianti di stile, le caratteristiche della tecnica esecutiva degli affreschi della Galleria Farnese. Oggetto di una simile lettura ravvicinata, la decorazione della Galleria, celebrata fino al XIX secolo quale modello della cultura classicista e d’accademia e proprio per questo poco considerata dalle stagioni critiche successive, dominate dal prevalere del gusto per il naturalismo, si rivela ricca di passaggi inaspettati proprio sul fronte della pittura di genere basso, a conferma dell’intento, già registrato dai contemporanei di Annibale, di dar vita a una decorazione in cui potessero trovar posto tutti i generi, dal tragico al comico, e il dispiegarsi di un linguaggio che fosse il risultato della fusione dei diversi accenti della tradizione pittorica italiana.

I dati stilistici, tecnici, iconografici, resi facilmente leggibili dalla campagna fotografica e riletti alla luce delle testimonianze delle fonti più antiche e dei più recenti contributi storiografici, indicano infatti l’opportunità di tornare a considerare la Galleria Farnese, in piena consonanza con quanto indicato dalle voci più antiche, il momento più alto del tentativo compiuto dai Carracci e perseguito soprattutto da Annibale, di coniare un linguaggio pittorico che potremmo definire multidialettale, frutto dell’unione degli accenti proprii delle scuole pittoriche regionali quali si erano imposte all’apertura del Cinquecento. Come avevano inteso i suoi primi sostenitori, nella Galleria Annibale ha voluto combinare gli ingredienti distintivi della maniera moderna – i modelli della scultura antica, di Michelangelo, Raffaello, Tiziano, Correggio, Parmigianino – rifondendoli in uno stile tanto più nuovo in quanto, per la prima volta dopo la lunga stagione del tardo manierismo, tornava a riverificare ogni invenzione sulla natura, come attestato dal ricchissimo corpus di disegni preparatori, di cui si esaminano nel saggio introduttivo alcuni esempi. Alla luce di questa analisi, e ancora una volta in accordo con quanto indicato dalle voci critiche più vicine ai Carracci, la Galleria Farnese si rivela come il testo figurativo più dichiaratamente e radicalmente antimanierista della storia della pittura italiana.

Il volume ripercorre le tappe principali della vicenda critica degli affreschi farnesiani, tornando a considerarne i punti più spinosi, dalla questione relativa al significato dell’iconografia della decorazione, al rapporto tra la volta, i lati brevi e i lati lunghi della sala, al problema della datazione, fino ad aspetti più trascurati dagli studi, su cui il nuovo materiale fotografico permette di ragionare con nuovi elementi, quali la già ipotizzata partecipazione di Agostino alla decorazione della volta al di là delle due storie maggiori, da sempre ascrittegli dalle fonti, o il problema finora di fatto inesplorato relativo alla partecipazione della bottega di Annibale alla decorazione della volta. In questo modo il volume permette di studiare i molteplici aspetti di quella che davvero paradossalmente resta un’opera tra le meno note del suo tempo, pur essendo il capolavoro di un artista oggi oggetto di nuovo interesse da parte degli studi e del grande pubblico: un'opera di cui è tempo di riconoscere pienamente il ruolo e l’importanza nel panorama artistico italiano ed europeo.

Silvia Ginzburg: già docente a contratto presso l’Università della Calabria, insegna dal 2004 Storia dell’arte moderna presso l’Università degli Studi di Roma Tre. Il suo ambito di studio riguarda in particolare la cultura artistica del Cinque e Seicento. Ha pubblicato le sue ricerche sui Carracci, con nuove proposte di attribuzione e cronologia, in riviste scientifiche, in atti di importanti convegni (con Sybille Ebert-Schifferer, “Nuova luce su Annibale Carracci”, in corso di stampa), e in alcuni cataloghi di mostre, quali “Domenichino 1581-1641” (Roma 1996), e “Annibale Carracci” (Milano 2006). Gli affreschi della Galleria Farnese sono stati oggetto di una sua pubblicazione monografica, “Annibale Carracci a Roma. Gli affreschi di Palazzo Farnese”, Roma 2000. Ha lavorato inoltre sui rapporti tra Roma e Parigi attorno a Nicolas Poussin e sulla genesi della prima edizione delle Vite di Vasari (in Testi, immagini e filologia nel XVI secolo, Pisa 2007).

Con Barbara Agosti e Patrizia Zambrano cura una collana di saggi di storia dell’arte per Electa, nell’ambito della quale ha pubblicato la raccolta “Obituaries. 37 epitaffi di storici dell’arte nel Novecento” (Milano 2008).

Sommario

«Questa fu la prima opera ove, come in una Pandora, tutt’i geni delle scuole italiane unissero i loro doni»

La Galleria Farnese

Trionfo dell’ unione dell’ Amore celeste e dell’ Amore terreno

Pan e Diana

Mercurio e Paride

Porzione di volta con Ercole e Iole

Porzione di volta con Aurora e Cefalo

Porzione di volta con Venere e Anchise

Lato corto con Polifemo e Aci

Porzione di volta con Giove e Giunone

Porzione di volta con Venere condotta sul mare

Porzione di volta con Diana e Endimione

Lato corto con Polifemo e Galatea

Perseo e Andromeda

Perseo e Fineo

Le pareti lunghe

Apparati

Carta delle giornate

Bibliografia









La Collana

Con un territorio costellato di capolavori artistici come è l’Italia, caratterizzato in particolare dalla presenza di cicli di affreschi di grande rilievo fin dal Trecento, è particolarmente importante affidarne ai libri la ricognizione, lo studio e la diffusione tra il pubblico di esperti e appassionati. La collana In primo piano, si propone di documentare con sistematicità le eccellenze dei cicli pittorici italiani.

Le campagne fotografiche appositamente realizzate per la collana assumono una duplice rilevanza. Da un lato, accompagnano il lettore in un percorso di conoscenza sistematico, che dalla veduta d’insieme lo porta a scoprirne gradualmente le parti fino al singolo dettaglio, così da suscitare emozioni visive paragonabili solo a quelle di chi osserva l’affresco a distanza ravvicinata. Difficilmente, infatti, il pubblico ha la possibilità di confrontarsi con l’opera così da vicino e di percepire tutto ciò che la visione da lontano, o dal basso, non consentono.

D’altro canto vi è l’occasione per lo studioso di osservare un dipinto in condizioni ottimali – le medesime di cui disponeva l’artista stesso – per analizzare dettagli iconografici, stilistici e tecnici unici, talvolta inediti.
















 
Il navigatore dell'arte
trovamostre
@exibart on instagram