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arte contemporanea, collettiva TUCCI RUSSO ​ Via Stamperia 9 Torre Pellice 10066

Torre Pellice (TO) - dal 28 novembre 2009 al 28 marzo 2010

Giuseppe Penone - Nelle mani. Opere dal 1968 al 2008
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TUCCI RUSSO
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Il percorso espositivo è spettacolare, per la presenza di sculture e disegni di grandi dimensioni, ma anche analitico per la scelta di accostare sulla base dei processi di realizzazione lavori di epoche diverse, alcuni dei quali da lungo tempo non sono stati più presentati al pubblico.
orario: Dal mercoledì alla domenica: 10.30 - 13 / 15 - 19
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 28 novembre 2009. dalle 11.30 alle 17
autori: Giuseppe Penone
genere: arte contemporanea, personale

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comunicato stampa
Nelle mani - Opere dal 1968 al 2008 è una mostra che attiene al criterio dell’approfondimento e forse Giuseppe Penone non avrebbe potuto idearla se non per un luogo dove il suo lavoro è già familiare. Nello Studio per l’Arte Contemporanea Tucci Russo, che ha ospitato altri e numerosi suoi interventi, l’artista ha raccolto, in questa occasione, un gruppo di opere con il desiderio di rendere intellegibili i processi che le hanno generate.

Il percorso espositivo è spettacolare, per la presenza di sculture e disegni di grandi dimensioni, ma anche analitico per la scelta di accostare sulla base dei processi di realizzazione lavori di epoche diverse, alcuni dei quali da lungo tempo non sono stati più presentati al pubblico.

Appare ormai sempre più chiaramente, e questa mostra ne vuole essere una conferma, come nell’opera di Penone l’esecuzione tecnica, condotta seguendo prassi non tradizionali, ma messe a punto dallo stesso artista, sia strettamente connessa ai processi mentali che sono all’origine del suo lavoro.

La mostra nasce, quindi, come un invito a non valutare l’opera in base a nozioni sedimentate, quando non sono fondate su dati immediatamente verificabili (come quando associamo una scultura in bronzo all’atto di modellare), ma di assumere nuove categorie interpretative.

La mano, il comune denominatore di tutti i lavori esposti, come il titolo stesso della mostra suggerisce, è un tema centrale nell’opera di Penone per il valore cognitivo che l’artista riconosce all’atto, volontario o involontario, del toccare, che lo portò, sin dai primi anni settanta, a ideare nuovi modi di dare forma alla materia amplificando, con tecniche diverse, segni, solchi, cavità o rilievi ottenuti da impronte.

Percorso della mostra

Nella prima sala saranno esposte alcune opere della serie Geometrie nelle mani (2005) in bronzo ed acciaio inossidabile, insieme a un ugual numero di lavori intitolati Pelle di grafite, tele, queste ultime, nelle quali sono amplificate impronte di diverse parti della mano.



Nella seconda sala saranno esposte opere, ognuna compiuta in sé e autonoma, in ciascuna delle quali sarà possibile verificare un diverso stadio della elaborazione, mentale e materiale, che ha condotto alla definizione delle Geometrie delle mani. A partire da Cocci, un’opera del 1979, che Penone ha realizzato adattando le mani intorno a frammenti di vaso e accostandole nel gesto primordiale di trattenere l’acqua, colandovi, infine, del gesso. Ottenendo, così, un calco nel quale la materia liquida del gesso, solidificata, si è legata al coccio.

In alcune opere successive ha sostituito il coccio con i piccoli solidi geometrici con cui giocano i bambini. Geometrie nelle mani, la foto del 2004, ne fissa il momento iniziale della realizzazione. Nell’immagine, stampata al negativo, le ombre più intense, quelle nello spazio vuoto tra le due mani, sono divenute bianche, sembrano fonti luminose e somigliano al gesso che l’artista avrebbe poi colato nella cavità.

Gli Acciai sono i calchi di Cocci e le loro pareti interne restituiscono al positivo il volume della mano, mentre la geometria originaria è disegnata da una porzione di vuoto.

Alla luce di queste opere che le hanno precedute e dalle quali si sono sviluppati anche altri lavori, in direzioni diverse, i grandi bronzi di Geometrie nelle mani, appaiono l’amplificazione di un gesto primordiale, frutto di un processo durante il quale un liquido si è solidificato, come spesso accade nel lavoro di Penone, per il quale lo stato fluido è la condizione che equipara le diverse forme dell’esistente. “Gli elementi sono fluidi”, ha dichiarato l’artista, “anche la pietra è fluida (…) è solo un problema di tempo. La nostra durata di vita permette di dare valori di ‘duro’ e ‘molle’ a certe cose, mentre il tempo li annulla”. In queste stesse sculture, inoltre, la geometria costituisce un elemento dialettico, di natura diversa dalla massa di bronzo cui è associata e dalla quale si distingue anche per una diversa lavorazione, si tratta, infatti, di forme realizzate con lastre di acciaio inossidabile lucidate a specchio.

Nella terza sala sarà visibile, un'altra grande opera in bronzo, Propagazione del 2000 nella quale l’impronta di un dito si sviluppa nello spazio secondo le leggi dell’ottica, materializzata in una fusione di bronzo segmentata in tre porzioni e sostenuta di un intreccio di rami che la tengono sollevata all’altezza degli occhi dell’osservatore.

Di fronte a quest’opera, saranno collocate Propagazione, un disegno sul muro dove l’artista prosegue, amplificandole, le linee rintracciabili nell’impronta di un dito, e i 228 fogli di Svolgere la propria pelle su 41580 mm2 – punta del dito anulare della mano destra, del 1971, nei quali la fotografia del dito anulare destro, schiacciato contro un vetro, è ripetuta su diversi fogli nei quali occupa, progressivamente, ogni diversa posizione possibile.

Diverse opere relative all’atto di toccare, che sottendono l’azione mentale di fare esperienza attraverso il contatto, sono raccolte nell’ultima sala dell’esposizione, molte delle quali appartengono ai cicli intitolati Svolgere la propria pelle.

Sono tutte precedute, cronologicamente, dalle immagini fotografiche del progetto di Rovesciare i propri occhi del 1970 nelle quali appare il volto dell’artista che indossa un paio di lenti specchianti. Fu proprio questo lavoro, con il quale Penone inibì a se stesso il senso della vista, senza privare di questo stesso senso i destinatari dell’opera (cui era riservata un’opera visivamente complessa), che anticipò il suo interesse per il tatto e tutte le opere ad esso dedicate.

Tra le altre opere esposte vi sono Libro trappola e Senza titolo, entrambe del 1972, che in origine potevano essere toccate e, al contatto, segnavano la pelle con un colore (la polvere trappola che si usava nelle investigazioni) e l’opera intitolata Svolgere la propria pelle – pietra del 1971. Si tratta di una pietra di fiume che l’artista ha toccato e poi acidata (lo stesso procedimento che si usa in calcografia). L’acido l’ha segnata, ad eccezione di dove il grasso trasmesso con il contatto non ne ha impedito l’azione. Nella sequenza di foto che completa l’opera, si vede la mano dell’artista gettare la pietra in un fiume e l’acqua scorrere sopra di essa, riempiendo i solchi tracciati dall’acido.


Nelle mani - Works from 1968 to 2008 is an exhibition that aims to provide scope for investigation; Giuseppe Penone could perhaps not have planned it except in a place in which his work is already well-known. In the Studio per l’Arte Contemporanea Tucci Russo, which has hosted numerous other exhibitions by him, the artist has on this occasion brought together a group of works with the desire of rendering intelligible the processes that generated them.

The exhibition layout is not only spectacular, thanks to the presence of large sculptures and drawings, but also analytical through the decision to set works of different periods alongside each other on the basis of the processes of production; some of these have not been presented to the public for a long time.

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It is increasingly clear – and this exhibition aims to confirm the point – that in Penone’s work the technical execution, effected using non-traditional practices but perfected by the artist himself, is closely linked to the mental processes at the origin of his work.

This exhibition therefore is founded on an invitation not to evaluate the work on the basis of long-established notions, if these are not founded on immediately verifiable data (such as when we associate a bronze sculpture to the act of modelling), but to adopt new interpretative categories.

The hand, which forms the common denominator of all the works on show, as the exhibition’s title itself suggests, is a central theme in Penone’s œuvre for the cognitive value the artist attributes to the voluntary or involuntary act of touching. Since the early 1970s, this had led him to create new ways of giving form to matter, amplifying signs, furrows, cavities or reliefs obtained from prints using different techniques.


Exhibition layout

The first room will present some works from the Geometrie nelle mani (Geometries in the hands) series (2005) in bronze and stainless steel, together with an equal number of works entitled Pelle di grafite (Graphite skin), canvases which show the amplified prints of different parts of the hand.





The second room will display works – each self-encompassing and autonomous – in each of which it will be possible to verify a different stage in the mental and material

elaboration leading to the definition of the Geometries in the hands. Starting with Cocci (Potsherds), a work dating from 1979, which Penone made by adapting the hands around fragments of a vase and placing them in the primeval gesture of cupped hands to hold water, and then pouring in plaster. In this way, he obtained a cast in which the liquid material of the plaster, bound itself to the potsherds as it solidified.

In some later works, he replaced the potsherds with the small geometric shapes small children play with. Geometrie nelle mani, the photograph of 2004, fixes the initial moment in their realisation. In the negative image, the darkest shadows, those in the empty space between the two hands, have become white and seem like sources of light, resembling also the plaster the artist would later pour into the cavity.

The Acciai (Steels) are the casts of the Cocci; their inside walls provide a positive cast of the hand’s volume, while the original geometry is drawn by a portion of emptiness.

In the light of these works that preceded and led to the development also of other works in different directions, the large bronzes of Geometrie nelle mani appear the amplification of a primordial gesture, the result of a process during which a liquid has solidified, as often occurs in Penone’s work, for whom the liquid state is the condition that puts the various forms of the existing world on the same level. “The elements are fluid”, the artist has declared. “Even stone is fluid (…) it is merely a problem of time. Our life duration enables us to give values of ‘hardness’ and ‘softness’ to certain things, while time cancels these out”. In these same sculptures, moreover, geometry constitutes a dialectic element, of a different nature to the mass of bronze to which it is associated and from which it stands out thanks also to a different work process, constituting forms realised using mirror-polished stainless steel panels.

The third room will have another large bronze work on display, Propagazione (Propagation) of 2000, in which a fingerprint is developed through space in accordance with optical laws and materialsed in a bronze cast segmented into three portions and supported by a latticework of branches that hold it the eye-level of the observer.

Opposite this work, the visitor will find Propagazione (Propagation), a drawing on the wall in which the artist continues and amplifies the lines originating from the fingerprint, and the 228 sheets of Svolgere la propria pelle su 41580 mm2 – punta del dito anulare della mano destra (Unrolling one’s skin over 41,580 mm2 – tip of the right-hand ring finger) of 1971, in which the photograph of the ring finger of the right hand, pressed against a pane of glass, is repeated on different sheets in which it progressively occupies every different position possible.

Various works to do with the act of touching, implying the mental action of gaining experience through contact, are gathered in the last of the exhibition rooms, many of which from the cycles entitled Svolgere la propria pelle (Unrolling one’s skin).

All are preceded chronologically by the photographs of the Rovesciare i propri occhi (Overturning one’s eyes) project of 1970 in which the face of the artist appears, wearing a pair of mirrored glasses. It was this work, with which Penone inhibited the sense of sight in himself, without depriving of that same sense those viewing the work (to whom was reserved a visually complex work), that anticipated his interest in touch and all the works he dedicated to this.

Among the other works on show are Libro trappola (Trap book) and Senza titolo (Untitled), both of 1972, which could originally be touched and, upon contact, stained the skin with colour (the special powder used in police investigations), and Svolgere la propria pelle – pietra (Unrolling one’s skin – stone) of 1971. This comprises a stone from a river that the artist has touched and then dipped in acid (the same process as used in engravings). The acid has marked it, except with the grease transmitted by the contact has prevented it biting. In the sequence of photographs completing the work, one can see the artist’s hand throwing the stone into a river and the water running over it, filling the furrows left by the acid.
 
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