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arte contemporanea, collettiva MART ​ Corso Angelo Bettini 43 Rovereto 38068

Rovereto (TN) - dal 6 febbraio al 14 marzo 2004

Ingeborg Lüscher
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MART
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Corso Angelo Bettini 43 (38068)
+39 0464438887 , +39 0464430827 (fax), 800397760
info@mart.trento.it
www.mart.trento.it
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L'artista svizzera esporrà, per la prima volta in Italia, una selezione delle sue opere, dalle prime ricerche degli anni Settanta fino all'installazione I Giardini pensili di Semiramide, creata appositamente per lo spazio espositivo del MART
vernissage: 6 febbraio 2004.
catalogo: con testi di Antonio d'Avossa, Tomas McEvilley, Leila Kais e Juri Steiner
editore: SKIRA
curatori: Lucrezia De Domizio Durini
autori: Ingeborg Lüscher
genere: arte contemporanea, personale

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comunicato stampa
L'artista svizzera Ingeborg Lüscher, nella mostra curata da Lucrezia De Domizio Durini, espone, accanto a opere realizzate negli anni Settanta, come Dokumentation über A.S. (Documentazione su A.S.), e Zaubererfotos (Foto della Magia), alcuni lavori più recenti ( Die Quelle, La Fonte, del 1995). Inquadrate in un particolare allestimento - che è parte integrante dell'esposizione - le opere di Ingeborg Lüscher mettono in luce una personalissima ricerca spirituale, nel contesto della quale va vista anche l'opera creata appositamente per questa mostra, I Giardini pensili di Semiramide.
Accanto alle tele saranno proiettati due video. Si tratta di FEY-YA! FEY-YA / fly-fly (Our Chinese Friends) (1998/99), e di Fusion (2000/2001) nei quali la creatività dell'artista si pone di fronte a differenti appartenenze di realtà sociali, tradizioni e luoghi geografici. I risultati sono opere che rispecchiano e mettono a confronto la visione Occidentale di azioni e linguaggi artistici con quella Orientale.
Ingeborg Lüscher ha una visione "totale" dell'Arte. Tutte le sue opere sono da considerarsi "stazioni" di un viaggio, segnato cromaticamente da un colore che si ripete; il giallo dello zolfo, principio attivo dell'alchimia, (luce-saggezza-energia), che si amalgama con la multimedialità.
La struttura della mostra - spiega la curatrice - è "a labirinto". Le opere si dipanano lungo un "magico racconto", dove pittura, scultura, installazioni e video rappresentano un "rituale di potenza magica", dal quale il visitatore esce arricchito.

Nel catalogo bilingue (italiano/inglese) edito da Skira - Milano, i quattro critici Antonio d'Avossa, Tomas McEvilley, Leila Kais e Juri Steiner analizzano la ricerca e le opere di Ingeborg Lüscher.

Scheda biografica
Ingeborg Lüscher nasce a Freiberg, in Sassonia nel 1936. Durante la guerra trascorre l'infanzia tra la città natale e Berlino. Subito dopo la maturità, si iscrive alla scuola di recitazione Marlise Ludwig di Berlino. Comincia a lavorare in ambiente cinematografico e teatrale. Nel 1967 si trasferisce a Tegna, nel Ticino. Lavora come autodidatta nell'atelier dell'artista Hans Arp: sperimenta principalmente il campo della pittura.
Stringe amicizie con diversi artisti, tra i quali alcuni esponenti del gruppo dei Nouveau Réalistes. Intraprende numerosi viaggi anche in Oriente approfondendo i temi della meditazione e il principio del "caso".
Vincitrice di numerosi premi, ha pubblicato diversi libri.
Dal 1975 la nascita della figlia segna la nascita di opere concettuali di impronta autobiografica realizzate con diversi mezzi e tecniche (fotografie, testi, oggetti trovati e dipinti) su temi quali il caso, l'eros, l'infanzia, i sogni, la visionarietà e la morte.
Alterna la propria attivtà di artista con la conduzione di corsi e seminari. Nel 1984 viene nominata patafisica con il nome Sibilla Auricolare e Zarina. Nello stesso anno comincia a lavorare con lo zolfo, principio attivo dell'alchimia, (luce-saggezza-energia). Ha partecipato alle Biennali di Sidney, Venezia, Lione, Kwangju e in Corea. A diverse edizioni di Documenta a Kassel. Nel 2001 termina la lavorazione del video Fusion, in collaborazione con Aufdi Aufdermauer. che viene presentato alla 49 a Biennale di Venezia, allo stadio di San Siro di Milano e a Kiew. Il video è candidato al premio come miglior cortometraggio al Festival del Cinema di Solothum.
 
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