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arte contemporanea, collettiva TRIENNALE DESIGN MUSEUM ​ Viale Emilio Alemagna 6 Milano 20121

Milano - dal 26 marzo 2010 al 27 febbraio 2011

Quali cose siamo

Quali cose siamo
Perino&Vele, Made in Italy, 1997, courtesy Galleria Alfonso Artiaco, Napoli
 [Vedi la foto originale]
TRIENNALE DESIGN MUSEUM
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Viale Emilio Alemagna 6 (20121)
+39 02724341 , +39 0289010693 (fax)
www.triennale.it
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Dopo aver risposto alla domanda Che Cosa è il Design Italiano? con Le Sette Ossessioni del Design Italiano e Serie Fuori Serie, Triennale Design Museum dal 27 marzo 2010 presenta una nuova interpretazione del design italiano dal titolo Quali cose siamo. Triennale Design Museum conferma così la sua natura di museo dinamico, in grado di rinnovarsi continuamente e di offrire al visitatore sguardi, punti di vista e percorsi inediti e diversificati. Un museo emozionale e coinvolgente. Un organismo vivo e mutante, capace di mettersi in discussione, smentirsi, interrogarsi.
orario: da martedì a domenica ore 10.30-20.30; giovedì ore 10.30-23
(possono variare, verificare sempre via telefono)
vernissage: 26 marzo 2010. ore 18.30 solo su invito
catalogo: in mostra
editore: ELECTA
ufficio stampa: SEC
curatori: Alessandro Mendini
autori: Carlo Benvenuto, Pierluigi Calignano, Arduino Cantafora, Bertozzi Casoni, Felice Casorati, Mauruzio Cattelan, Sandro Chia, Joe Colombo, Enzo Cucchi, Fulvio Di Piazza, Luciano Fabro, Corrado Levi, Salvatore Mangione, Giorgio Morandi, Liliana Moro, Perino e Vele Perino e Vele, Marco Petrus, Gianni Piacentino, Luigi Presicce, Riccardo Previdi, Andrea Sala, Alberto Savinio, Ettore Spalletti, Patrick Tuttofuoco
note: conferenza stampa: venerdì 26 marzo 2010 – ore 11.30 Direttore: Silvana Annicchiarico
Cura scientifica: Alessandro Mendini
Progetto dell’allestimento: Pierre Charpin
Progetto grafico: Jean-Baptiste Parré
genere: design, arte contemporanea, collettiva
email: ufficio.stampa@triennale.it

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comunicato stampa
Dopo aver risposto alla domanda Che Cosa è il Design Italiano? con Le Sette Ossessioni del Design Italiano e Serie Fuori Serie, Triennale Design Museum dal 27 marzo 2010 presenta una nuova interpretazione del design italiano dal titolo Quali cose siamo. Triennale Design Museum conferma così la sua natura di museo dinamico, in grado di rinnovarsi continuamente e di offrire al visitatore sguardi, punti di vista e percorsi inediti e diversificati. Un museo emozionale e coinvolgente. Un organismo vivo e mutante, capace di mettersi in discussione, smentirsi, interrogarsi.

Triennale Design Museum è diretto da Silvana Annicchiarico e ha la cura scientifica di Alessandro Mendini.

L'ipotesi curatoriale alla base della terza interpretazione di Triennale Design Museum è che in Italia esista un grande e infinito mondo parallelo a quello del design istituzionale, un design invisibile e non ortodosso. Il punto di osservazione si sposta sulla storia e sulle storie che scaturiscono dai singoli oggetti che, messi uno accanto all'altro, creano una rete di relazioni e rimandi, un paesaggio multiforme capace di provocare squilibri e spiazzamenti, ma ricco di emozione e spettacolarità.
Una selezione di opere dei Maestri, di artisti, di giovani designer entra in dialogo con oggetti inaspettati che, di primo acchito, non sembrano “fare sistema” ma, in realtà, non sono quello che sembrano. Se guardati attraverso nuovi punti di vista, mostrano una complessa matrice progettuale, forniscono un’ulteriore, inedita, testimonianza della creatività italiana e contribuiscono a definire in altro modo la nostra identità e l’essenza del design italiano.

Il museo “mette in scena” il design italiano rinnovando non solo il tema-chiave e l’ordinamento scientifico, ma anche l’allestimento che, per questa interpretazione, è affidato al francese Pierre Charpin.

“Nella prima interpretazione abbiamo accostato lo sguardo barocco di Peter Greenaway con quello eclettico di Italo Rota e quello radicale di Andrea Branzi. Nella seconda interpretazione abbiamo fatto dialogare la classicità, il rigore, e la chiarezza razionalista di Antonio Citterio con la scientificità e la didatticità di Andrea Branzi. Ora mettiamo in cortocircuito il minimalismo poetico e concettuale di Pierre Charpin, con il puntiglioso e sorprendente enciclopedismo di Alessandro Mendini e con la sua sterminata e proteiforme passione per tutte le forme della cultura materiale - afferma Silvana Annicchiarico, direttore Triennale Design Museum - L’obiettivo è, ancora una volta, quello di sorprendere e di rivelare. Di fare del Museo un luogo inatteso. Di offrire al visitatore – tanto allo specialista che all’appassionato – un percorso che lo porti a rivedere certezze e luoghi comuni e che ci induca, ancora una volta, a ragionare su come le cose contribuiscono a farci essere quello che siamo”.

I percorsi tematici della terza interpretazione del Triennale Design Museum: Quali cose siamo


Saranno presentati circa 800 fra oggetti di design, opere d’arte, opere d‘artigianato ed esempi della cultura materiale per dare voce a una creatività diffusa, e spesso sconosciuta, attraverso percorsi tematici trasversali.

Arte e design
Un dialogo fra oggetti di design e opere di artisti italiani, fra cui Giorgio Morandi, Alberto Savinio, Felice Casorati, Pierluigi Calignano, Patrick Tuttofuoco, Luciano Fabro, Gianni Piacentino, Ettore Spalletti, Arduino Cantafora, Luigi Presicce, Fulvio Di Piazza, Carlo Benvenuto, Andrea Sala, Maurizio Cattelan, Salvo, Corrado Levi, Liliana Moro, Sandro Chia, Enzo Cucchi, Marco Petrus, Perino&Vele, Riccardo Previdi. Bertozzi e Casoni nel loro inconfondibile stile presenteranno una personale reinterpretazione in ceramica di due classici del design come l’Eclisse di Magistretti e l’Universale di Joe Colombo.

Storia e costume
Gli oggetti aiuteranno a raccontare in modo inedito alcuni protagonisti della storia, del costume e della cultura: dal provocatorio nudo di Ettore Sottsass ritratto da Roberto Sambonet a una giovane Gae Aulenti, sempre ritratta da Sambonet, dalla Lettera22 appartenuta a Indro Montanelli all’alta maestria sartoriale delle sorelle Caponi per Carla Fracci e Philippe Starck, dall’abito di Totò disegnato da Caraceni agli occhiali di Peggy Guggenheim, dall’automobile di Nuvolari usata da Philippe Noiret alla riproduzione del loden di Francesco Giuseppe.

Cibo
Sarà raccontata la storia delle Marille - pasta disegnata per Barilla da Giugiaro, ora non più in commercio - che saranno presentate attraverso disegni e strumenti per la trafilatura. Sandro Chia sarà presente con il vino da lui prodotto e di cui disegna anche le etichette, in mostra anche i barattoli della Cirio (di cui uno storico del 1914), il divertente bicchiere Swing dei gumdesign, la polenta (vera) servita su un tagliere disegnato da Stefano Giovannoni, e la riproduzione gigante di un bottiglia di Campari, il cui disegno originario si deve all’artista futurista Fortunato Depuro.

Bambini
un affascinante e coinvolgente racconto appositamente pensato per i più piccoli attraverso una specifica selezione di oggetti capaci di spiegare in modo chiaro, ma divertente, il design e la creatività italiani.
Nel percorso i bambini ritroveranno, da una parte, oggetti a loro familiari, come i pupazzi dei Gormiti, il modello originale di E.T. (protagonista del celeberrimo omonimo film), i peluche della Trudy, bambole, modellini di treni, macchine e navi, dall’altra oggetti sorprendenti che sembrano usciti dal mondo delle favole, armature, cavalli in vetroresina a grandezza naturale, scarpe giganti, una misteriosa sfera magica di vetro.
La riproduzione di un grande leone-robot progettato da Leonardo, la ruota-scultura di Pierluigi Malignano, gli originali strumenti musicali ideati da Giacomo Balla, il divano Montanara di Gaetano Pesce (le cui forme riprendono fiumi e montagne), la sedia fatta di tubi di Lorenzo Damiani contribuiranno ad avvicinare all’arte e al design in modo giocoso i giovani visitatori, che verranno immersi nel mondo della cultura materiale e nella cultura del progetto attraverso oggetti anonimi, trovati o firmati dai più importanti progettisti italiani.
Affiancheranno la visita dei laboratori che si svolgeranno negli spazi del Teatro Agorà, una colorata e profumata architettura progettata da Italo Rota in legno di cedro.

Moda e glamour
Dalle fantasiose creazioni di Etro al corpetto disegnato da Dolce e Gabbana per Madonna, dai gioielli disegnati da Massimiliano Fuksas ad esempi di alta maestria sartoriale come le vestaglie delle sorelle Caponi per Carla Fracci e Philippe Starck o l’abito di Totò disegnato da Caraceni, dall’alta moda di Maurizio Galante al colorato prototipo di tonaca di Franco Summa, dagli occhiali di Peggy Guggenheim ai saponi in oro di Ettore Spalletti.

Sociale
Nel percorso espositivo il curatore ha scelto di presentare anche le macerie di una casa crollata durante il terremoto in Abruzzo. Emerge una storia molto toccante e coinvolgente, un ulteriore modo per dare voce agli oggetti e raccontare la contemporaneità. Tommaso, un ragazzo abruzzese di 20 anni, ha conservato i detriti della sua casa distrutta dal terremoto all’interno di una scatola, che porta sempre con sé durante i suoi viaggi. La Scatola di Tommaso diventa poeticamente l’emblema del legame sentimentale che si stabilisce fra l’uomo e gli oggetti che lo circondano e contribuisce ulteriormente a far riflettere sul tema dell’interpretazione del museo “quali cose siamo”.
Saranno inoltre esposte le matrici in rilievo e i pannelli con le speciali illustrazioni ideate per non vedenti dall’Istituto dei Ciechi di Milano.
L’unica opera a firma di Mendini presente nel percorso del museo sarà un pannello in laminato che riprodurrà una fotografia degli sbarchi di immigrati clandestini a Lampedusa.

Giovani architetti e designer sul tema dell’abitare
Alessandro Mendini e Silvana Annicchiarico hanno invitato un selezione di giovani architetti e designer a formulare una riflessione sul tema dell’abitare e dell’utopia progettuale. Sul modello ideale della torre di Babele sarà realizzata una serie di torri, tutte contenute all'interno della stessa pianta quadrata e tutte con la stessa altezza. Questo sistema di torri, caratterizzate da plurilinguismo segnico, materico, culturale e oggettuale, è pensato come simbolo e anima totemica della città, dove le facciate e i volumi esprimeranno con i loro linguaggi le tensioni etiche ed estetiche degli abitanti, la loro poesia e responsabilità. Se il museo si chiede “Quali cose siamo”, queste torri si chiederanno “in quali cose abitiamo”.


Triennale Design Museum
Inaugurato nel dicembre 2007, Triennale Design Museum ha una collezione permanente (composta dalla Collezione Permanente del Design Italiano, dai disegni di Alessandro Mendini, dalla Collezione di Giovanni Sacchi e dalla collezione di Alessandro Pedretti) ma è anche a capo di una vasta rete di “giacimenti” presenti sul territorio italiano (collezioni private, musei d’impresa, raccolte specializzate e piccoli musei tematici) con cui ha stabilito uno stretto rapporto di collaborazione. Il Laboratorio di Restauro del Triennale Design Museum è un centro dedicato alla “memoria della modernità”, ma anche alla sperimentazione di nuove tecnologie. Il Laboratorio ha come missione principale quella di attivare un’azione di ricerca e indagine sulla scienza dei materiali in funzione di un’operazione di prevenzione, conservazione e restauro. Il museo opera in stretta collaborazione con il Politecnico di Milano, dipartimento di Chimica, Materiali e Ingegneria Chimica, che fornisce un supporto sulla diagnostica e l’indagine della scienza dei materiali.
All’interno del museo sono presenti due spazi permanenti: il Teatro Agorà, progettato da Italo Rota, e il CreativeSet, progettato da Antonio Citterio. Nel primo, interamente realizzato in legno, si svolgono eventi, conferenze, e performance. Nel secondo, destinato a mostre temporanee ed eventi, continuerà, per il secondo anno, il ciclo MINI&Triennale CreativeSet dedicato alla promozione e valorizzazione del nuovo design italiano contemporaneo.
Tutta l’attività di Triennale Design Museum è supportata da Electa, editore ufficiale del museo.
 
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