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arte contemporanea, collettiva GALLERIA TONDINELLI ​ Via Delle Quattro Fontane 128a Roma 00184

Roma - dal 9 al 29 aprile 2010

Vincenzo Pennacchi - Ipotesi di Nuovo Rinascimento Italiano

Vincenzo Pennacchi - Ipotesi di Nuovo Rinascimento Italiano

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GALLERIA TONDINELLI
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Via Delle Quattro Fontane 128a (00184)
+39 064744300
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Pennacchi è riuscito ad ispirarsi al Borromini ed in particolare alla Cupola della Chiesa di San Carlino alle Quattro Fontane pur restando fedele al suo stile e alla sua ricerca artistica, in equilibrio tra passato e presente.
orario: dal lunedì al venerdì ore 10.00-12.30 e 16.00-19.00 sabato 10 aprile 2010 aperto
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 9 aprile 2010. ore 18.30
curatori: Gianluca Marziani, Floriana Tondinelli
autori: Vincenzo Pennacchi
genere: arte contemporanea, personale

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comunicato stampa
Vincenzo Pennacchi, sotto la cura di Gianluca Marziani e di Floriana Tondinelli, costruisce un dialogo visuale col capolavoro di Borromini, situato a pochi metri dalla Galleria Tondinelli facente parte del Complesso Monumentale di San Carlino alle Quattro Fontane. Lungo un percorso che attraversa la pittura e culmina nella grande installazione con la crocefissione, l’artista tocca l’assetto rivoluzionario della chiesa, il dinamismo che rompe la nettezza statica dell’architettura rinascimentale. Pennacchi è partito da un’ipotesi in forma di dialogo, mappando il simbolismo alchemico della pianta architettonica, recuperando la convessità scenica che è comunicazione e incontro, il volume sinuoso che accompagna l’indagine sul singolo dettaglio.
Ipotesi di Nuovo Rinascimento Italiano non lancia sfide utopiche al futuro, l’artista evita proclami presuntuosi. Il titolo richiama energie nascoste, aspirazioni sentimentali, sguardi intensi dell’occhio interiore. E’ un passo etico dentro le urgenze del presente, un ritorno alle origini eccellenti della prima modernità. Pennacchi privilegia le materie vissute e consunte, la memoria genetica della consumazione, lo stratificarsi dell’esperienza attorno alle cose. Un’arte che si ciba di contrasti sanati: la violenza gestuale e il suo fermarsi per impronte dense, i materiali arcaici che si immergono nella furia acida dei colori industriali, lo sporco del vissuto e la sua ricomposizione iconografica. L’ipotesi di un Nuovo Rinascimento riguarda la ricerca del dialogo tra opera e pubblico, il senso laico della comunicazione aperta, la catarsi liberatoria dell’icona, la densità dei messaggi attraverso immagini persistenti e vigilanti.
La disposizione installativa sottolinea un altro punto nodale per l’artista, ovvero, la drammaturgia dell’impianto figurativo. La lezione è quella di Jannis Kounellis, Christian Boltanski, Anselm Kiefer, Edward Kienholz, Paul McCarthy, Mike Kelley: artisti di involontarie quinte teatrali e palcoscenici abitabili, autori di installazioni stratificate che agiscono come cuori acidi di un teatro classico mai defunto. Pennacchi ha questa spinta verso l’uso della materia, manipola i suoi amabili resti senza timidezze costruttive, manovrandoli attorno alla proiezione materica della pianta di San Carlino.
La crocefissione stabilisce precise lunghezze d’onda con la chiesa di Borromini. La metrica convessa e avvolgente incarna una qualità netta, meno evidente è il legame tra zone cromatiche che diventano corpo e sangue, dolore e passione, proprio come nelle simbologie che il Seicento evocava. Si aggiunga lo spiazzamento del colore acido, cortocircuito naturale di un tempo presente ma anche bilanciamento architettonico che contiene il dinamismo eterno del flusso. E poi ci sono i “tre pellegrini” su un inginocchiatoio a completare il cortocircuito tra memoria e attualità: eccoli, muti e spiazzanti, osservatori privilegiati sulla via di un tragico che prende le sembianze del comico.
Al centro del viaggio ritroviamo l’Uomo, figura leonardesca che legge e interpreta le geometrie indefinibili del mondo. Un quadro ce lo ribadisce lungo il percorso di avvicinamento alla crocefissione: consapevolezza ultima che a resistere attorno agli eventi c’è sempre l’essere umano, creatore e distruttore di sogni, meccanico della forma e alchimista della vita, scultore di veri e falsi, osservatore ossessivo del punto limite.
 
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