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arte contemporanea, collettiva GALLERIA DELL'ACCADEMIA ​ Via Canavée 5 Mendrisio 6850

Mendrisio - dal 18 febbraio al 16 aprile 2010

Jean Prouvé - La poetica dell’oggetto tecnico

Jean Prouvé - La poetica dell’oggetto tecnico
Jean Prouvé. Poltrona per la Cité universitaire, 1931-32. Collezione Vitra Design Museum. © VG Bildkunst, Bonn
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GALLERIA DELL'ACCADEMIA
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Via Canavée 5 (6850)
+41 586665000 , +41 586665868 (fax), +41 586665869
esposizioni.me@usi.ch
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Jean Prouvé (1901-1984) è stato uno dei maggiori designer e architetti del XX secolo; talento innovativo ed eclettico, ha progettato e costruito alcuni mobili ed edifici divenuti ben presto icone del Novecento. La mostra presenta una raccolta sistematica di oggetti di design (sedie, poltrone, tavoli, scrivanie, banchi di scuola, letti e lampade), elementi architettonici e numerosi modelli di architetture dal 1924 alla metà degli anni ’70 del secolo scorso.
orario: Martedì-domenica ore 13.00-18.00 Lunedì 11.1.2010 aperto
Chiusura 23.12.2009-10.1.2010
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 18 febbraio 2010. ore 19.30
curatori: Franz Graf, Bruno Reichlin
autori: Jean Prouvé
note: La mostra è prodotta dal Vitra Design Museum di Weil am Rhein, Germania in collaborazione con il Design Museum Akihabara di Tokyo e il Deutsches Architektur Museum di Francoforte; i curatori sono i professori dell’Accademia di Mendrisio Bruno Reichlin e Franz Graf.
genere: architettura, design, personale
email: amanda.prada@usi.ch

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comunicato stampa
Nell’introduzione al catalogo della mostra, Reichlin scrive: “La fama sempre crescente di cui gode Prouvé non deriva da un oggetto icona, o da qualche straordinaria iniziativa capace di impressionare il pubblico più vasto: la poltrona Wassily di Breuer, l’“unità abitativa” di Le Corbusier, i prismi di acciaio e vetro creati da Mies van der Rohe. Non si può neppure dire che la visibilità di Prouvé sia il risultato di una sapiente gestione promozionale, di cui furono capaci Le Corbusier, Perret e molti altri, e neppure che derivi da un fenomeno di autoreferenzialità tipico di certi accoppiamenti celebri, tipo Gropius e Bauhaus. Se oggi l’opera di Prouvé suscita maggiore interesse, come appare da recenti cataloghi e mostre che gli rendono omaggio, lo si deve in gran parte a una rinnovata attenzione per tutto ciò che in architettura si fa rientrare alla rinfusa nel concetto di “tecnica”: può trattarsi sia dell’uso “innovativo” di materiali e tecniche derivati dalla produzione industriale “di punta”, sia di competitività dei costruttori, sia di forme che si richiamano all’immaginario tecnologico (per esempio il lato fantascientifico dei videogiochi), o ancora dei contenuti ideologici e valori morali veicolati da un simile immaginario”.

L’ispirazione di Jean Prouvé (1901-1984) nasce dalla sua straordinaria capacità di coniugare la creatività, lo spirito imprenditoriale e l’etica professionale. Prouvé riusciva a collegare l’artigianato all’industria, il design all’architettura e con ogni passo della sua carriera accresceva la somma delle sue esperienze: come fabbro dell’art déco, come fabbricante e costruttore di mobili e architetture, infine come insegnante altamente stimato, senza mai cercare la propria scrittura ma alla ricerca costante di risposte logiche alle funzioni auspicate e ai mezzi a disposizione. Proprio così si spiega l’espressione autentica e inequivocabile dei suoi lavori.

Jean Prouvé è una figura centrale del design del Novecento, oggi apprezzato come uno dei costruttori più innovativi nel campo dell’architettura e della fabbricazione di mobili. Mettendo a frutto le sue conoscenze di tecnica delle costruzioni, progettò con coerenza edifici leggeri e smontabili, dalle baracche ai grandi padiglioni, sistemi di facciate multifunzionali e mobili da comporre e scomporre, di estrema solidità. L’entusiasmo crescente per la tecnologia negli ultimi anni ha dato vita a un revival delle innovative invenzioni di Prouvé nella costruzione di edifici e di mobili funzionali, sobri e industriali, incrementandone il valore.

Come scrive ancora Bruno Reichlin: “l’opera di Prouvé e la sua cultura tecnica offrono l’opportunità di illuminare il pubblico – e noi stessi – sugli aspetti, le ragioni, i problemi e gli interrogativi, le passioni, o al contrario i lampi del pensiero, che complessivamente riguardano il nostro rapporto con la dimensione “tecnica” dell’oggetto costruito. Tutto quel che avrei voluto sapere su Jean Prouvé e la tecnica: ecco il tema proposto dagli autori, per la gioia della mente e dei sensi”.

L’esposizione a Mendrisio esce dalla Galleria espositiva per “invadere” la lobby di Palazzo Canavée. In mostra si possono ammirare oggetti di design e di arredo – sedie, poltrone, tavoli, scrivanie, banchi di scuola, letti e lampade –, tra cui un raro esemplare della poltrona reclinabile “Grand Repos” del 1930, in lamiere d’acciaio laccato e tela, diversi prototipi di sedie e lo scaffale realizzato nel 1952 per la Maison de la Tunisie (Casa della Tunisia) nella Cité universitaire de Paris.

Insieme ai mobili più significativi della carriera di Prouvé, tanti elementi architettonici, plastici, fotografie, disegni di alcuni dei suoi capolavori: la sua casa di Nancy, il Pavillon du centenaire de l’aluminium (Padiglione per il centenario dell’alluminio), la Maison des jours meilleurs (Casa dei giorni più felici) per l’Abbé Pierre, la Buvette di Évian.

La mostra presenta l’opera di Prouvé sotto le più svariate angolature, evidenziandone la poliedricità e il virtuosismo senza precedenti. Grazie all’ampio ventaglio di oggetti e progetti presenti, prevede più livelli di lettura così da suscitare sicuro interesse non solo fra gli addetti ai lavori, ma anche presso il vasto pubblico. L’esposizione, inoltre, si presta a essere visitata anche da bambini e ragazzi; i visitatori più giovani saranno senz’altro incuriositi dallo stile di Prouvé e dalla sua forza inventiva, trovandosi quasi a essere loro stessi degli esploratori, dei pionieri per assaporare il desiderio e l’entusiasmo della scoperta, proprio come Prouvé.
 
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