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arte contemporanea, collettiva MUSE' ​ Località Paludi di Celano Celano 67043

Celano (AQ) - dal 16 aprile al 30 giugno 2010

Marte e Venere. La forza del bello il bello della Forza

Marte e Venere. La forza del bello il bello della Forza

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MUSE'
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Località Paludi Di Celano (67043)
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La mostra propone un percorso tra le peculiarità e caratteristiche dei due sessi nel mondo antico. Sono esposti, infatti, moltissimi esempi di ornamenti femminili come collane in ambra e pasta vitrea o bracciali in bronzo, anelli in oro e fibule in ferro. Per la sfera maschile è prevalente la presenza di armi e oggetti da guerra, ma anche di ornamenti come, armille in bronzo e ferro, fibule e cinturoni.
vernissage: 16 aprile 2010. ore 11.30
genere: archeologia, inaugurazione
email: dr-abr@beniculturali.it

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comunicato stampa
La mostra “Marte e Venere. La forza del bello, il bello della forza” è la prima di numerose manifestazioni a tema, non solo archeologico, che il Nuovo Museo di Celano si propone di realizzare. L’idea nasce dalla volontà di esporre e far conoscere i materiali conservati nel deposito del MUSé, ponendo all’attenzione del visitatore sempre nuove iniziative e cambiando periodicamente il tema ed il soggetto delle mostre. Per questo motivo si è scelto di partire con un argomento che ha sempre interessato tutti: il rapporto fra la sfera femminile e quella maschile nell’antichità. La mostra propone un percorso tra le peculiarità e caratteristiche dei due sessi nel mondo antico. Sono esposti, infatti, moltissimi esempi di ornamenti femminili come collane in ambra e pasta vitrea o bracciali in bronzo, anelli in oro e fibule in ferro. Per la sfera maschile è prevalente la presenza di armi e oggetti da guerra, ma anche di ornamenti come, armille in bronzo e ferro, fibule e cinturoni.

“In ogni epoca storica i ruoli delle donne e degli uomini sono stati contraddistinti in maniera netta soprattutto socialmente – spiega la curatrice della mostra l’archeologa Maria Rita Copersino - ma nell’antichità la posizione della donna non è sempre stata riconosciuta come inferiore a quella dell’uomo. Gli aspetti che differenziavano i due ambiti erano legati soprattutto al ruolo che l’uomo e la donna rivestivano nella societas. Già a partire dalla preistoria, nelle comunità di cacciatori – raccoglitori, la donna era dedita alla raccolta delle materie prime rivestendo un ruolo importantissimo nell’economia della comunità, mentre agli uomini era riservata l’attività venatoria. Nel passaggio all’agricoltura e all’allevamento le conoscenze acquisite dalle donne sul ciclo delle piante divennero poi fondamentali. Non è un caso che le divinità della terra più antiche fossero femminili, come le Potnie o Dee Madri, mentre quelle legate alla caccia e alla pastorizia fossero maschili, come il Cielo Padre o il Signore degli animali”.

Le popolazioni dell’Abruzzo interno, non fanno eccezione a questa distinzione dei due ruoli. Il dato archeologico fornisce un quadro molto chiaro degli ambiti di appartenenza e restituisce uno spaccato delle abitudini maschili e femminili soprattutto per quanto riguarda gli oggetti personali. Spaccato che è perfettamente riproposto in questa mostra.

Quando si parla di ornamenti spesso si pensa solo alla sfera femminile ma non era propriamente così: il rituale nella preparazione del guerriero era complesso. Come dimostra la statua del guerriero di Capestrano (VI sec.a.C.) l’uomo non si “vestiva” solo di armi ma anche di oggetti che servivano ad arricchire la figura quali armille, grandi bracciali in bronzo o ferro da tenere sull’avambraccio, torque o collana rigida in metallo, grandi anelli digitali, cinturoni proteggiventre, calzari in ferro e cuoio. L’apparato era certamente completato da vesti in tessuto o in cuoio o in pelle animale, che per la natura del materiale, sono deteriorati nel tempo. Resta invece la panoplia, cioè l’armamento vero e proprio: punte di lancia, spade, pugnali, teste di mazza, giavellotti.

Certamente più ricchi e variegati sono ornamenti femminili: le preziose collane in ambra, in pasta vitrea, in avorio con inserti in bronzo o ferro; gli anelli e gli orecchini in oro e argento, i bracciali a spirale, le fibule (spille), i pendagli elaborati e complessi, i cinturoni e i dischetti traforati come merletti metallici.

L’importanza delle armi per lo status maschile è invece rivestita dagli strumenti da lavoro per la donna come i rocchetti ed i pesi da telaio per la lavorazione della lana e dei tessuti.

Un aspetto comune è invece la toletta che nelle sepolture femminili è testimoniata da balsamari ceramici dalle varie forme, da ampolline in vetro, nettaunghie e auriscalpia (nettaorecchie) in bronzo, pissidi ossia contenitori per ciprie e terre, spilloni in osso e fermatrecce per le acconciature. La pulizia del corpo è invece documentata nelle sepolture maschili dagli strigili, raschietti in metallo con impugnatura che servivano per eliminare l’eccesso di sudore e polvere. Un elemento particolare per la durata dell’utilizzo e la mutevolezza delle forme è invece il rasoio, utilizzato non solo per il taglio ma anche per la rifinitura della barba.

Ogni dettaglio contribuisce a delineare l’immagine della donna legata al bello, mentre quella dell’uomo legata alla forza, ma come in ogni regola che si rispetti c’è sempre una eccezione: nell’armamento maschile la presenza delle decorazioni connota l’importanza del guerriero, mentre la forza della donna sta nel suo ruolo di moglie, madre, lavoratrice.

 
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