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arte contemporanea, collettiva MAR - MUSEO ARCHEOLOGICO REGIONALE ​ Piazza Pietro Leonardo Roncas 12 Aosta 11100

Aosta - dall'undici giugno al primo novembre 2010

Rinascimento privato
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MAR - MUSEO ARCHEOLOGICO REGIONALE
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Piazza Pietro Leonardo Roncas 12 (11100)
+39 016531572 , +39 0165230537 (fax), +39 0165275902
u-mostre@regione.vda.it
www.regione.vda.it
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Aspetti inconsueti del collezionismo degli Este, da Dosso Dossi a Brueghel
orario: tutti i giorni 9.00 - 19.00.
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: intero euro 5,00; ridotto euro 3.50.
vernissage: 11 giugno 2010. ore 18
catalogo: in mostra
editore: SILVANA EDITORIALE
ufficio stampa: STUDIO ESSECI
curatori: Mario Scalini
autori: Jan Brueghel II il giovane, Dosso Dossi
genere: arte antica, collettiva

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comunicato stampa
Il titolo di questa mostra si rifà a quello del celebre romanzo storico con cui Maria Bellonci vinse lo Strega nel 1986.
Non a caso: questa esposizione, curata da Mario Scalini, fa rivivere l'atmosfera culturale che permeò la Corte e la Dinastia dei Principi d'Este tra Ferrara e Modena, alla stregua di quanto Isabella d'Este, che del volume della Bellonci è la protagonista, racconta di sé e della Corte dei Gonzaga.
Per Rinascimento Privato. Aspetti inconsueti del collezionismo degli Este da Dosso Dossi a Brueghel giungerà ad Aosta una sequenza di capolavori dall'Antichità romana fino al pieno Rinascimento, a illustrare per la prima volta al pubblico la ricchezza e la varietà di una delle più antiche raccolte principesche europee, quella di Casa d'Este, appunto.
Ricchezza e varietà che, nel caso della dinastia fondata da Leonello, colui che alla metà del Quattrocento fece di Ferrara - capitale del suo Ducato - uno dei principali centri della cultura umanistica, non è solo testimonianza di potenza economica ma segno di precisi interessi e passioni culturali. Le medesime che coinvolsero Isabella, andata sposa a Francesco II Gonzaga.
Tutte le opere arriveranno dalla Gallerie Estense di Modena. E' in quella città, infatti, che trovarono corte gli Este dopo che la prima loro capitale, Ferrara, venne "devoluta" allo Stato Pontificio.
La mostra, attraverso una sintesi di quanto si è conservato attraverso quattro secoli di vendite e dispersioni, rievoca per il visitatore l'atmosfera di uno studiolo, ambiente riservato all'otium del principe, nel quale erano conservati gli oggetti più rari e preziosi, simbolo delle ambizioni culturali del principe stesso.
L'amore per l'Antico che contraddistinse l'umanesimo di Leonello d'Este, la magnificenza di Borso, le passioni antiquarie di Alfonso I e dei cardinali Ippolito I e Ippolito II è straordinariamente esemplificato in mostra dal rilievo marmoreo con Bacco e Menadi, dall'enigmatico bassorilievo con lo Zodiaco che racchiude, come un fregio, il divino Phanes generato dall'uovo cosmico, quale simbolo dell'eterno ciclo di morte e rinascita. Fa da pendant il meraviglioso busto rinascimentale che impreziosisce con i suoi marmi mischi uno straordinario Antinoo raffigurato come imperatore.
Le ricche raccolte numismatiche sono ben rappresentate dal nucleo di 117 monete d'oro: rari esemplari dal mondo punico fino al Medioevo bizantino, passando attraverso la monetazione più raffinata prodotta dalla Grecia propria, dalle città greche coloniali della Sicilia e della Magna Grecia, fino alle emissioni d'oro di Cesare, di Augusto e dei più celebrati imperatori che resero Roma immortale.
E ancora, 500 gemme finora mai presentate al pubblico, costituiscono in mostra il nucleo centrale delle Antichità estensi.
Nell'esposizione vengono esaltate le materie prime delle gemme: le varietà di calcedonio, i lapislazzuli, le molteplici corniole, le ametiste, l'eliotropio ed in particolare i granati nelle rare forme del piropo e dell'almandino che riconducono alle vie commerciali che fornirono rocce e minerali resi preziosi dalla loro provenienza esotica, tra cui Cipro e l'Anatolia fino all'Afghanistan e all'isola di Sri Lanka. Un altro aspetto che riguarda le gemme sono le proprietà terapeutiche e addirittura magiche che gli antichi attribuivano alle pietre e alle raffigurazioni.
Personificazioni, divinità, simboli e magiche raffigurazioni accomunano le gemme ad altre opere di arte suntuaria, come alla pittura e alla scultura, alle quali vengono accostate in mostra opere significative delle collezioni estensi.
L'amore per le gemme che, frutto non solo di collezionismo, ma anche di dono e di scambio tra principi, è ben documentato in mostra dal Ritratto di dama come Verginità di Giovanni Cariani, adorna di questi preziosi ornamenti.
Nel percorso di mostra una trentina di altre opere: affreschi, dipinti, bronzi di piccolo formato, trionfi da tavola, una preziosa zuccheriera in lapislazzuli, testimoniano come le raffigurazioni e i simboli propri dell'Antichità confluiscano stupendamente nella cultura rinascimentale di cui si appropria il variegato gusto collezionistico di casa d'Este.
 
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