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arte contemporanea, collettiva CENTRO PER L'ARTE DIEGO MARTELLI -CASTELLO PASQUINI ​ Svincolo Castiglioncello Rosignano Marittimo 57016

Rosignano Marittimo (LI) - dal 10 luglio al 26 settembre 2010

Enrico Baj - Dalla materia alla figura

Enrico Baj - Dalla materia alla figura
Enrico Baj, E tu spersa in questi luoghi cosa fai?, 1959, olio e collage su tela, cm 89 x 116
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CENTRO PER L'ARTE DIEGO MARTELLI -CASTELLO PASQUINI
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Svincolo Castiglioncello (57016)
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La mostra rappresenta un appuntamento espositivo finalizzato ad indagare un momento cruciale dello sviluppo creativo di Enrico Baj, ovvero l’iniziale approccio con la sostanza pittorica e la successiva trasformazione di quest’ultima in immagine.
orario: Dal 11 luglio al 5 settembre Tutti i giorni: 16.00 – 24.00 Chiuso il lunedì (lunedì 16 agosto aperto) Dal 7 al 26 settembre Tutti i giorni: 9.00 – 19.00 Chiuso il lunedì
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: intero € 5,00; ridotto € 3,00; E’ previsto il biglietto ridotto per le persone in età superiore a 65 anni, per i giovani fino a 26 anni, per i gruppi, per i soci TCI, UNICOOP Tirreno, FAI. (Gruppi: minimo 10/massimo 25 persone)
vernissage: 10 luglio 2010. ore 17.30
catalogo: a cura di Luciano Caprile (tavole a colori)
editore: SKIRA
ufficio stampa: CRISTINA PARISET, LUCIA CRESPI
curatori: Luciano Caprile, Roberta Cerini Baj
autori: Enrico Baj
patrocini: della Giunta Regionale Toscana
note: Organizzazione Comune di Rosignano M.mo – Assessorato alla Cultura Associazione culturale “Il Valore del Segno” Coordinamento Vincenzo Brogi; Valeria Tesi - Comune di Rosignano M.mo Fulvio Montagnani – Il Valore del Segno
genere: arte contemporanea, personale
email: c.fantoni@comune.rosignano.livorno.it

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comunicato stampa
L’iniziativa, promossa dal Comune di Rosignano Marittimo, con la collaborazione dell’associazione “Il Valore del Segno” - che festeggerà con questo evento i venti anni di attività, interamente dedicati a diffondere sul territorio l’operato di alcuni tra i maggiori protagonisti dell’arte contemporanea italiana - rappresenta un appuntamento espositivo finalizzato ad indagare un momento cruciale dello sviluppo creativo di Enrico Baj, ovvero l’iniziale approccio con la sostanza pittorica e la successiva trasformazione di quest’ultima in immagine.

L’esposizione, curata da Luciano Caprile e Roberta Cerini Baj, si articola in sei sezioni e raccoglie 77 opere eseguite dal maestro milanese a partire dal 1951 (anno di fondazione del Movimento Nucleare) fino agli anni ’90, periodo in cui i concetti di “materia” e “figura”, che avevano precedentemente interessato l’elemento pittorico, danno vita a “maschere tribali” e “totem” in cui l’ “objet trouvé” partecipa a pieno al gioco compositivo dell’artista.

Quando Baj fonda con Sergio Dangelo il Movimento Nucleare il pensiero è rivolto al De Rerum Natura di Lucrezio e soprattutto al rischio di catastrofe atomica che incombeva sul nostro pianeta appena uscito dalla guerra. Le opere di quegli anni evocano un mondo devastato dall’immane tragedia, propongono un day after che ha cancellato l’umanità o l’ha trasformata in un rinnovabile incubo.

Questo clima accoglie i visitatori nelle prime due sale a partire da Due figure atomizzate, un olio e smalto su tela del 1951 esibito nel 2001 al Palazzo delle Esposizioni di Roma e nel 2008 al Victoria & Albert Museum di Londra, tanto per citare le manifestazioni più recenti. Già da questo primo lavoro emerge un inquietante processo metamorfico volto a interessare la stessa sostanza pittorica che promuove forme umanoidi o zoomorfe in un’atmosfera livida di colature e di umori. La mostruosa Zia Vannia del 1955 nasce da lì e lo stesso Baj non esita a escogitare nel 1956 un Autoritratto che lievita da un impasto informale.



Il passo successivo ci viene offerto dalla terza sala dove compaiono le “montagne” emerse da un magma in continuo divenire scandito da elementi vitali a mimare occhi e volti.

Poco alla volta questa trasformazione sostanziale conquista il profilo di un corpo ancora indistinto come si evince dalle opere esposte nel quarto ambiente. L’idea dei “generali” nasce da lì e da lì deriva il loro atteggiamento prevaricatore, come se il concetto di violenza e di distruzione fosse insito nel loro corredo cromosomico. Général se promenant avec son petit chien del 1960 è una delle opere più significative dell’intera rassegna non solo e non tanto per le sue dimensioni (cm 180 x 200) ma soprattutto per l’incisiva causticità narrativa: lo stesso anno della sua realizzazione è stato ospitato al Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris in occasione del XVI Salon de Mai. Da parte sua Georges Grenville, Marquis de Buckingham del 1963 ripone nell’ampollosità del titolo nobiliare la risibile essenza della sua persona. A quest’ultima immagine possiamo idealmente e degnamente affiancare Zita de Bourbon-Parme, Impératrice d’Autriche, paladina di tutte le “dame” vestite di frivolezza e di vacuità. Quindi due tipici “generali” del 1975 concludono con belluina arroganza militare la quinta stazione.

La conquista della figura si associa ora al trionfo dell’ornamento che non diventa mai un elemento puramente decorativo, ma entra nel carattere degli effigiati. Qualunque oggetto può partecipare al gioco compositivo dell’artista: due quadranti di orologio (si vedano gli ultimi “generali”) forniscono la rotondità di uno sguardo, mentre una rondella può indicare efficacemente il moto di stupefazione di una bocca; il naso promuove invece il destino aguzzo di un frammento di legno (è il caso di Zita). E poi ci sono le medaglie, le nappe e le passamanerie ad accendere ulteriori occasioni di stupefacente narrazione.

Il successivo percorso creativo di Enrico Baj ha sempre inteso coniugare il piacere ludico (ovvero il piacere di stupirsi e di stupire il prossimo) a una severa disamina della società che ci circonda e che sembra continuamente attirata da una masochistica vocazione per la catastrofe. Seguendo la traccia iniziale che chiama in causa la “materia” e la “figura” si perviene all’ultima, coloratissima sala che raduna le “maschere tribali” e i “totem” in cui la pratica del “ready made” diventa l’ennesimo pretesto per una disamina dei comportamenti umani, capaci di mescolare nello stesso tempo una tecnologia sempre più sofisticata ad atteggiamenti regressivi. Così Attkuyu può inalberare un telefono cellulare mentre il bifronte Luigi XV e Madama Pompadura si fa trapanare il cranio da una lama.

A ribadire il rapporto di Baj con i vari materiali da tradurre in curiosi personaggi o in seducenti forme, compaiono nelle vetrine i “meccani”, i “lego”, le “plastiche”, i “mobili”, gli “specchi”.

La mostra raduna dunque una serie di opere che hanno contrassegnato il cammino del maestro milanese, contraddistinto da importanti tappe museali sia in Italia che all’estero.
 
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