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arte contemporanea, collettiva MIC - MUSEO INTERNAZIONALE DELLE CERAMICHE ​ Viale Alfredo Baccarini 19 Faenza 48018

Faenza (RA) - dal 23 aprile al 19 settembre 2010

La maiolica italiana di stile compendiario. I bianchi

La maiolica italiana di stile compendiario. I bianchi
MIC - MUSEO INTERNAZIONALE DELLE CERAMICHE
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Viale Alfredo Baccarini 19 (48018)
Faenza
+39 0546697311 , +39 054627141 (fax)
info@micfaenza.org
www.micfaenza.org
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la mostra intende analizzare la produzione ceramica che ha avuto il maggior successo sia in Italia che in Europa. Con il termine “bianchi” si indica infatti quella innovativa produzione di maioliche bianche e polite - da una definizione del Garzoni del 1588 – che fiorì a Faenza negli anni quaranta del Cinquecento e si diffuse, in pochi lustri, in gran parte del territorio nazionale e all’estero.
orario: Dal martedì alla domenica e festivi 9,30-19,00.Il museo è chiuso: tutti i lunedì non festivi, 15 agosto
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: Ingresso: € 6,00
Cumulativo con Museo Carlo Zauli: € 8,00
Ridotto speciale: € 4,50 (tessera FAI, Coop, ACI, CTS, Federcampeggi, Dopolavoro ferroviario, Italia Nostra, Cral Poste)
Ridotto: € 3,00 (anziani oltre 65 anni, ragazzi dai 12 ai 16 anni, studenti di scuole medie superiori e universitari, gruppi di almeno 15 persone, soci T.C.I., soci Amico Treno, militari, invalidi)
Ridotto scolaresche: € 2,50
Gratuito: Cittadini residenti nel Comune di Faenza, Amici della Ceramica e del MIC, ragazz
vernissage: 23 aprile 2010.
ufficio stampa: CIVITA GROUP
curatori: Vincenzo de Pompeis
note: promossa, ideata e prodotta dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno
genere: collettiva, arti decorative e industriali
web: www.maiolicacompendiario.it

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comunicato stampa
La mostra dedicata ai “bianchi”, ovvero alla Maiolica Italiana di Stile Compendiario allestita al Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza dal 23 aprile scorso, anziché terminare il 22 agosto, proroga al 19 settembre. Prossima sede della mostra saranno i Musei Capitolini a Roma, dal 5 ottobre 2010 al 16 gennaio 2011.



La mostra è promossa, ideata e prodotta dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno che ha inserito il progetto nel Piano Pluriennale 2008/2010 approvato dall’Organo di indirizzo il 26 ottobre 2007, impegnando complessivamente risorse pari ad € 210.000,00.

Alla realizzazione della Mostra partecipano la Regione Marche, la Provincia e il Comune di Ascoli Piceno, con la collaborazione dei Musei Civici di Ascoli Piceno. L’evento si avvale di un ampio e prestigioso Comitato Scientifico composto dai maggiori studiosi della materia. Il coordinamento organizzativo è stato affidato a Civita.



L’esposizione - curata da Vincenzo De Pompeis, direttore del Museo della ceramica di Castelli della Fondazione Raffaele Paparella Treccia - intende analizzare la produzione ceramica che ha avuto il maggior successo sia in Italia che in Europa. Con il termine “bianchi” si indica infatti quella innovativa produzione di maioliche bianche e polite - da una definizione del Garzoni del 1588 – che fiorì a Faenza negli anni quaranta del Cinquecento e si diffuse, in pochi lustri, in gran parte del territorio nazionale e all’estero. Le innovative caratteristiche dei “bianchi” – rivoluzionari per forma, decori e tipo di smalto utilizzati – li resero molto apprezzati oltre che in Italia anche in varie località dell’Europa, dove sorsero specifiche produzioni, talvolta direttamente avviate da ceramisti italiani emigrati. Fuori dai confini nazionali, i “bianchi” faentini hanno assunto una notorietà tale da dar luogo al famoso neologismo faience per maiolica,

a dimostrazione del successo riscosso da questi prodotti anche tra gli stranieri.



La loro caratteristica superficie bianca, corposa e coprente per via dell’uso di uno smalto più spesso e più bianco rispetto al passato, permetteva di coprire il biscotto, conferendo alla maiolica brillantezza, luminosità ed un maggior senso di pulizia e di igiene.

Nel Cinquecento i più importanti centri di produzione erano localizzati in Italia Centrale, mentre nel Seicento si ebbero importanti produzioni con caratteristiche stilistiche autonome in altre regioni italiane, tra

cui la Puglia. I “bianchi” si caratterizzavano anche per il maggior movimento delle forme, che si arricchivano di ornamenti plastici ed assumevano un maggiore risalto rispetto al passato.

Infatti, oltre a forme tradizionali derivate dal tornio, venivano prodotte forme opulente e dinamiche, spesso derivate da stampi ed ispirate a modelli in metallo e in vetro, influenzate dal Manierismo. Invece, i decori erano molto più sobri e stilizzati di quelli rinascimentali. Un’ulteriore caratteristica distintiva dei “bianchi” era data da una tavolozza limitata, con ornati generalmente eseguiti usando non più di tre colori, soprattutto il giallo, il blu e l’ocra.

Il momento culminante della produzione dei “bianchi” italiani si ebbe tra la seconda metà del XVI secolo e la prima metà del XVII secolo, mentre successivamente, in quasi tutte le regioni, la produzione proseguì su livelli inferiori sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo.



Il primo studioso che utilizzò il termine “compendiario” per indicare un particolare stile della maiolica fu Gaetano Ballardini, che si avvalse di un termine usato dagli archeologi per definire un tipo di pittura della Roma imperiale. Lo stile pittorico “compendiario” è uno stile riassuntivo, tecnicamente eseguito con rapide pennellate che portano a raffigurazioni essenziali e stilizzate.



La scelta di dedicare la mostra alla sola produzione dei “bianchi” deriva dalla notevole eterogeneità ed ampiezza della produzione di maiolica italiana di stile compendiario, che sarebbe difficile documentare in modo esaustivo in un'unica mostra. La manifestazione intende rappresentare le tappe e le ragioni del successo dei bianchi, attraverso l’esposizione di circa 130 maioliche, realizzate nelle diverse aree di produzione italiane.

Il percorso espositivo si articola in una sezione introduttiva sul Compendiario e sulla rivoluzionaria produzione dei bianchi e in successive sezioni organizzate per aree geografiche di produzione, a partire da quella che è dedicata al territorio dell’Emilia Romagna su cui insiste Faenza, che costituisce il primo e il più antico centro di produzione dei bianchi di stile compendiario. Le altre sezioni sono dedicate alle aree geografiche necessarie a delineare la storia dei bianchi in Italia: Trentino, Lombardia, Veneto, Liguria, Marche, Toscana, Umbria, Lazio, Abruzzo, Puglia, Campania, Calabria, Molise, Basilicata, Sicilia e Sardegna.

Accanto a opere di celebri botteghe e maestri, saranno esposti lavori meno noti, ma utili a documentare la capillare diffusione dei bianchi in tutta Italia.

 
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