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arte contemporanea, collettiva CASTELLO DI RIVOLI - MUSEO D'ARTE CONTEMPORANEA ​ Piazza Mafalda Di Savoia Rivoli 10098

Rivoli (TO) - dal 20 settembre 2010 al 9 gennaio 2011

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CASTELLO DI RIVOLI - MUSEO D'ARTE CONTEMPORANEA
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Piazza Mafalda Di Savoia (10098)
+39 0119565222 , +39 0119565230 (fax)
info@castellodirivoli.org
www.castellodirivoli.org
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La mostra presenta un’ampia rassegna di opere dagli anni sessanta ai giorni nostri di artisti internazionali emergenti e affermati sul tema del doppio, da Michelangelo Pistoletto a Tino Sehgal.
orario: da martedì a giovedì 10-17 da venerdì a domenica 10-21 lunedì chiuso
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: intero 6.50 euro 4.50 euro - ridotto
vernissage: 20 settembre 2010. ore 19 INGRESSO LIBERO
19.00-21.30 / VISITA ALLA MOSTRA
20.00-22.30 / APERITIVO + SERGIO RICCIARDONE DJ SET
catalogo: in mostra
editore: SKIRA
ufficio stampa: LUCIA CRESPI
curatori: Adam Carr
autori: Tauba Auerbach, Nina Beier, Pierre Bismuth, Alighiero Boetti, Marcel Broodthaers, Liudvikas Buklys, Maurizo Cattelan, Zhang Dali, Gintaras Didžiapetris, Jason Dodge, Ingar Dragset, Michael Elmgreen, Lara Favaretto, Ceal Floyer, Claire Fontaine, Hreinn Fridfinnsson, Simon Fujiwara, Lisson Ryan Gander, Roni Horn, Douglas Huebler, Carsten Höller, On Kawara, Louise Lawler, Kris Martin, Jonathan Monk, Alek O, Giulio Paolini, Giuseppe Penone, Michelangelo Pisoletto, Wilfredo Prieto, Dan Rees, Mandla Reuter, Pamela Rosenkranz, Tino Sehgal, Andreas Slominski, Matthew Smith, Mungo Thomson, Kerry Tribe, Tris Vonna-Michell, Ian Wallace, Andy Warhol, Lawrence Weiner, Christopher Williams, Aaron Young
genere: arte contemporanea, collettiva

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comunicato stampa
Attraverso l’uso di un formato espositivo inedito, la mostra Exhibition, Exhibition, specificatamente concepita per gli spazi della Manica Lunga, riflette sulla percezione e sull’esperienza del guardare l’arte e le mostre. Il percorso espositivo include opere dagli anni Sessanta ai giorni nostri di artisti internazionali emergenti o affermati come:

Tauba Auerbach (1981, vive e lavora a New York e San Francisco), Nina Beier (1976, vive e lavora a Berlino), Pierre Bismuth (1963, vive e lavora a Bruxelles), Alighiero e Boetti (1940-1994), Marcel Broodthaers (1924-1976), Liudvikas Buklys (1984, vive e lavora a Vilnius), Maurizio Cattelan (1960, vive e lavora a Milano e New York), Gintaras Didžiapetris (1985, vive e lavora a Vilnius), Jason Dodge (1969, vive e lavora a Berlino), Michael Elmgreen e Ingar Dragset (1961 e 1968, vivono e lavorano a Londra e Berlino), Zhang Dali (1963, vive e lavora a Pechino), Lara Favaretto (1973, vive e lavora a Torino), Ceal Floyer (1968, vive e lavora a Berlino), Claire Fontaine (vive e lavora a Parigi), Hreinn Fridfinnsson (1943, vive e lavora a Amsterdam), Simon Fujiwara (1982, vive e lavora a Londra e Berlino), Ryan Gander (1976, vive e lavora a Londra), Carsten Höller (1961, vive e lavora a Colonia e Stoccolma), Roni Horn (1955, vive e lavora a New York), Douglas Huebler (1924–1997), On Kawara (1932, vive e lavora a New York), Louise Lawler (1947, vive e lavora a New York), Kris Martin (1972, vive e lavora a Gent), Jonathan Monk (1969, vive e lavora a Berlino), Alek O. (1981, vive e lavora a Milano), Giulio Paolini (1940, vive e lavora a Torino), Giuseppe Penone (1947, vive e lavora a Torino e Parigi), Michelangelo Pistoletto (1933, vive e lavora a Biella), Wilfredo Prieto (1978, vive e lavora all’Avana e Barcellona), Dan Rees (1982, vive e lavora a Berlino), Mandla Reuter (1975, vive e lavora a Berlino), Pamela Rosenkranz (1979, vive e lavora a Zurigo), Tino Sehgal (1976, vive e lavora a Berlino), Andreas Slominski (1959, vive e lavora ad Amburgo), Matthew Smith (1976, vive e lavora a Londra), Mungo Thomson (1969, vive e lavora a Los Angeles), Kerry Tribe (1972, vive e lavora a Los Angeles e Berlino), Tris Vonna-Michell (1982, vive e lavora a Southend), Ian Wallace (1943, vive e lavora a Vancouver), Andy Warhol (1928-1987), Lawrence Weiner (1942, vive e lavora a New York), Christopher Williams (1959, vive e lavora a Los Angeles), Aaron Young (1972, vive e lavora a New York).

Le opere in mostra sono caratterizzate dal concetto del “doppio” e della simmetria; in alcuni casi prodotte in coppia o in serie, o ancora realizzate in più versioni. Lo spettatore è accompagnato nell’elaborazione di un nuovo modo di interpretare l’arte e visitare le mostre. Nella Manica Lunga del Castello sono esposti dipinti, video, opere sonore, sculture, installazioni e lavori basati sull’azione performativa. Vengono inoltre presentate opere appositamente realizzate per l’occasione.
Nell’ambito della mostra sono organizzati incontri, concerti ed eventi destinati a stimolare l’investigazione e approfondire i concetti base della rassegna quali la copia e l’originale, la percezione e l’interpretazione nell’arte contemporanea.

La mostra Exhibition, Exhibition, a cura di Adam Carr, rappresenta un’ampia rassegna storica di opere realizzate attorno a questo concetto nell’arco degli ultimi sessant’anni. Si tratta di una mostra speculare, una mostra composta da due mostre: l’una si riflette nell’altra, come in un gioco di specchi. L’elemento di interesse di Exhibition, Exhibition, tuttavia, non consiste semplicemente in questo duplicarsi dell’impianto espositivo, ma nelle ragioni interne al duplicarsi di ogni singola opera. Il visitatore ha la possibilità di entrare in una strana camera ottica nella quale l’esperienza del “vedere “, o sarebbe meglio dire del “vedere doppio”, si trasforma in una straordinaria avventura intellettuale.
Exhibition, Exhibition è un progetto site specific appositamente concepito da Carr per la Manica Lunga, uno degli spazi più complessi del museo dal punto di vista installativo. Si tratta di una sorta di lungo corridoio, largo 6 e lungo 147 metri; l’esatto contrario del classico e neutrale white cube. La nostra idea è quella di trasformare questa costrizione spaziale in un valore aggiunto, commissionando una serie di progetti espositivi ideati appositamente per questo luogo. Carr ha interpretato il lungo corridoio della Manica Lunga come una sorta di fantastico meccanismo della visione, un immenso caleidoscopio che raddoppia le immagini, e così facendo moltiplica il mondo e la nostra esperienza dell’arte.
[…] Il curatore inglese traccia un’interessante storia delle mostre d’arte e del modo di esporre le opere, a partire dai primi cabinetti delle curiosità del sedicesimo secolo fino ad arrivare al più recente concetto di white cube. Partendo da queste considerazioni Carr analizza poi i campi tematici del doppio e di simmetria, di ripetizione, di cambio e variazione, fino a sottolineare il modo nel quale questa mostra rappresenti un sostanziale cambiamento di rotta rispetto ai modi tradizionali non solo di concepire e allestire una mostra ma anche di fruirne.
 
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