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arte contemporanea, collettiva LISTON ​ Piazza Camillo Benso Conte Di Cavour Padova 35121

Padova - dall'undici novembre 2010 al 20 gennaio 2011

Enrico Bossan / Aldo Cibic - NeraMadre

Enrico Bossan / Aldo Cibic - NeraMadre

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Piazza Camillo Benso Conte Di Cavour (35121)
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Nel cuore di Padova, nel Liston, la vasta area pedonale prospiciente l'antica Università e lo storico Caffè Pedrocchi, un tunnel di luce accoglie i visitatori della mostra "NeraMadre" promossa per ricordare i primi sessant'anni di lavoro di Medici con l'Africa Cuamm.
orario: da martedì a domenica (chiuso il lunedì)
ore 10-13 e 15-19.30
(possono variare, verificare sempre via telefono)
vernissage: 11 novembre 2010. ore 17.30
ufficio stampa: STUDIO ESSECI
autori: Enrico Bossan, Aldo Cibic
patrocini: Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero degli Affari Esteri, CEI - Ufficio Nazionale per la pastorale della sanità, Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, Missione permanente della S. Sede presso l'Ufficio delle Nazioni Unite - Ginevra, Regione del Veneto, Provincia di Padova,
Diocesi di Padova, Comune di Padova, Università di Padova, Azienda Ospedaliera di Padova, Azienda ULSS 16 di Padova, Federazione Nazionale Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri
note: Direzione artistica, foto
Enrico Bossan

Design
Cibicworkshop
Aldo Cibic, Tommaso Corà e Andrea Francesconi

Hanno collaborato
Marco Pavan video/ l'abbraccio
Nicola Berti video/ la memoria e il futuro
Sergio Cossu musiche/ la nascita la maternità

Testi
Enrico Bossan, Anna Talami

Web editor
Marta Bracciale, Roberto Lucarda

Coordinamento
Michela Staurini

Allestimenti
Valentino Structure, Florovivaistica Asolana



Con l'adesione del
Presidente della Repubblica

Con il sostegno di:
Banca Antonveneta/Gruppo Montepaschi, Banca Padovana Credito Cooperativo,
Alì Supermercati, Grafica Veneta, Sinetica, Soluzioni srl
Media partner
Famiglia Cristiana, Segretariato sociale RAI
genere: design, serata - evento
email: cuamm@cuamm.org
web: www.cuamm.org

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comunicato stampa
Padova. Sarà il Capo dello stato, Giorgio Napoletano, ad inaugurare, l'11 novembre, "NeraMadre", la mostra-istallazione nata dalla collaborazione artistica e creativa di Aldo Cibic e di Enrico Bossan, ideata per "immergere" i visitatori nei sessanta anni di attività di Medici con l'Africa Cuamm.


Nel cuore di Padova, nel Liston, la vasta area pedonale prospiciente l'antica Università e lo storico Caffè Pedrocchi, un tunnel di luce accoglie i visitatori della mostra "NeraMadre" promossa per ricordare i primi sessant'anni di lavoro di Medici con l'Africa Cuamm.

Medici con l'Africa Cuamm, è la prima ong in campo sanitario riconosciuta in Italia e la più grande organizzazione italiana per la promozione e la tutela della salute delle popolazioni africane.
Medici con l'Africa Cuamm è oggi attiva in 15 ospedali, 25 distretti (per attività di sanità pubblica, assistenza materno-infantile, lotta all'Aids, tubercolosi e malaria, formazione), 3 centri di riabilitazione motoria, 4 scuole infermieri, 3 università, in Angola, Etiopia, Kenya, Mozambico, Sud Sudan, Tanzania, Uganda.
Pur attrezzata per intervenire anche per emergenze temporanee e calamità, Medici con l'Africa Cuamm ha scelto, da sempre, di impegnarsi in progetti a lungo termine, in un'ottica di sviluppo e non di puro "pronto soccorso", per far crescere i Paesi in cui opera sino a garantire servizi di qualità accessibili a tutti.

Medici con l'Africa Cuamm ha sede a Padova dove è stata ufficialmente fondata il 3 dicembre del 1950, appunto sessant'anni fa. Da allora, gli "anni lavoro" all'estero dei medici e dei tecnici dell'organizzazione sono stati 4.330, nelle aree più disagiate e complesse del continente africano. Ed è questa continuità di lavoro, questi 4.330 anni a fianco e con l'Africa, a dare il senso più autentico della mostra e rappresentano l'esperienza che si intende far vivere a chi vorrà entrare in quel tunnel, non a caso definito come "esperienziale".

L'istallazione, nata da una collaborazione artistica e creativa di Aldo Cibic e di Enrico Bossan, "inghiotte" il visitatore lungo un percorso che va dall'esclusione, dalla negazione del diritto alla salute, alla sua ricerca, fino al desiderato conseguimento: il conforto, la consolazione del ricevere assistenza, cura, formazione.

È contemporaneamente l'immersione in una storia di impegno iniziata sessant'anni fa e che non è ancora finita: che ogni minuto si arricchisce di nuove realizzazioni e speranze, ma anche di difficoltà, sconfitte e istanze cui non si è riusciti a corrispondere.

Suoni, immagini, video-interviste rendono il visitatore partecipe di un viaggio nel "lavoro che non ha mai fine", quello continuo e silenzioso di chi cerca salute, guarigione, assistenza, protezione e di chi la offre, una guerra combattuta dai medici ai confini del mondo, verso l'ultimo miglio. A emergere, al di fuori e al di là di ogni retorica celebrativa, sono il senso, il valore, la fatica, il quotidiano di un percorso nell'affermazione concreta, tangibile del diritto alla salute per i più svantaggiati: mamme e bambini.

Certo quella che si vive è una realtà di guerra: 4,5 milioni di bambini sotto i 5 anni e 265.000 madri muoiono ogni anno in Africa. Sono le cifre di un genocidio. Eppure gran parte di queste morti sono legate alla gravidanza e al parto e potrebbero essere evitate.
La possibilità di un futuro per loro è anche quella che Medici con l'Africa Cuamm si impegna ad assicurare a tutte le mamme e a tutti i bambini delle aree in cui opera.
Per questo Medici con l'Africa Cuamm lancia, proprio in concomitanza con i suoi sessant'anni di concreta testimonianza sul campo, una grande campagna di raccolta fondi.
L'obiettivo, ambizioso ma realizzabile con l'aiuto di tutti, è di assicurare gratuitamente parti assistiti in condizioni normali, ma anche complicate, garantendo tutti i servizi sanitari di base legati alla sopravvivenza della mamma e del bambino compreso il parto cesareo, se necessario. Cosa banale per il nostro mondo, ma ancora un miraggio per gran parte dell'Africa.
Ma è un miraggio a portata di mano, come invitano a pensare i dolci sorrisi dei bambini e delle mamme che accompagnano il visitatore verso l'uscita dal tunnel di luce.
Mamme come quelle della etnia karimojong che hanno voluto preservare il tunnel di luce con un recinto di rami intrecciati da loro. È un simbolo della difesa necessaria, vigile, attenta, del diritto alla salute per tutti, continuamente minacciato.
 
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