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ultimo post del blog 
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Ho preso a bere latte appena munto
Oggi mi ho comprato del latte appena munto. L'ho comprato che era stato tirato giù dalle mammelle di una sanissima vacca laziale alle 4 del mattino (non dormono, le vacche?) e alle 13 me lo ho comprato e bevuto. Colore chiaro, gusto pulito... … vai al suo blog>>
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le mie foto 
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-small.jpg) 31 messaggi | -small.jpg) 16 messaggi | -small.jpg) 19 messaggi | | Tonelli - Portrait by Timothy Greenfield-Sanders |
| | Tonelli - Portrait by Timothy Greenfield-Sanders |
| | Tonelli - Portrait by Timothy Greenfield-Sanders |
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| prova
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la mia descrizione 
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| 1909 - 2009. Il groppo alla gola nel rileggere il Manifesto di Marinetti e
di trovarlo attuale. Auspicabile addirittura, oggi più di cent'anni fa. La
sensazione di aver perduto un secolo senza la sicurezza che ci venga data la
chance di poterne perdere un altro come siamo avviati a fare. Marinetti, nei
suoi 'undici comandamenti'
pubblicati giusto dieci decenni fa su Le F**aro, cantava l'abitudine
all'energia, alla temerarietà, considerava il coraggio come elemento
centrale. Bramava il passo di corsa. L'Italia che gli è sopravvissuta è
stata un paese pauroso, arroccato nei privilegi -altro che temerario-, un
paese in cui la lentezza, e non la velocità, viene considerata un valore.
Filippo Tommaso Marinetti voleva distruggere musei e biblioteche -per
crearne di nuovi, è chiaro-, in Italia non solo si edifica con difficoltà
nuova edilizia culturale, ma si fa fatica anche a demolire quella
inadeguata. E demolire ciò che è vecchio e inutile per costruirvi sopra il
nuovo è una azione di igiene culturale che s'interrompe solo nelle
civilizzazioni avviate all'estinzione. Tutte le nostre meravigliose città si
sono generate grazie a questa stratificazione che noi, ignobili, abbiamo
interrotto.
Abbiamo abdicato allo sviluppo della nostra civilizzazione puntando dritto
sulla tutela della nostra storia e sulla conservazione di quanto abbiamo
ereditato. Stiamo facendo i badanti di un paese che miriamo a far
sbriciolare. O, nella migliore delle ipotesi, a trasformare in una
sconfinata Pompei. Marinetti cantava le locomotive dall'ampio petto, ma
l'Italia che gli è succeduta preferisce essere la patria dei tir e
dell'inquinamento paesaggistico piuttosto che bucare una montagna e farvi
correre un treno veloce, sicuro e pulito.
L'Italia che gli è succeduta preferisce le auto e le motorette sfrecciare
fetenti davanti al Duomo di Firenze piuttosto che vedervi le rotaie di un
civilissimo tram. Preferisce le automobili sul Pincio, in bella vista,
piuttosto che le automobili sotto al Pincio, nascoste.
L'Italia che litiga su un ponte, puranche di un grandissimo architetto,
perché Venezia non si tocca. Ma se nessuno l'avesse toccata, imbecilli che
non siete altro, non sarebbe stata Venezia, non credete? E cent'anni fa
Marinetti cantava i ponti simili a ginnasti giganti che scavalcano i
fiumi... L'Italia delle soprintendenze che "no" alla metropolitana, "no" al
parcheggio, "no" al sottopassaggio, "no" addirittura a cestini e pattumiere
che permetterebbero ai nostri centri storici di non esser letamai. Talebani
della tutela, li ha chiamati l'archeologo Carandini nel suo ultimo libro. Ma
i talebani siamo tutti noi, quanti di coloro che stanno leggendo questo
editoriale erano d'accordo alla pensilina di Isozaki agli Uffizi? Gli Uffizi
non si toccano, vero? Van tutelati e conservati, mica sviluppati! E infatti
le nostre bellezze sono così 'tutelate' che il paese in trent'anni è
scapicollato dal primo al quinto posto nella classifica delle mete
turistiche mondiali. La Francia, eterna seconda all'epoca, ha capito dove
stavamo sbagliando: ha costruito piramidi postmoderne dentro musei antichi,
ha portato la vita dentro la cultura (oltre che la cultura nella vita), ha
unito lo sviluppo alla tutela ed è oggi al primo posto di gran lunga. "È
dall'Italia, che noi lanciamo pel mondo questo nostro manifesto di violenza
travolgente e incendiaria, col quale fondiamo oggi il Futurismo, perché
vogliamo liberare questo paese dalla sua fetida cancrena di professori,
d'archeologhi, di ciceroni e d'antiquarii". Così si concludeva il Manifesto.
In un paese dove il vivere contemporaneo è sport estremo, non fa forse
impressione pensare che tali parole, che ci augureremo si concretizzassero
domani, siano state scritte nel 1909? Nessun passo in cento anni. Nessuno. E
anzi, a riflettere sulla progettualità che nonostante tutto esprimeva
quell'Italietta liberty e belle époque di cent'anni fa, abbiamo compiuto
qualche passetto indietro. Consoliamoci col fatto di essere passati dal 2008
in cui si celebravano i quarant'anni della volgarità sessantottina, al 2009
in cui si festeggiano i cent'anni della abbacinante lucidità futurista. Non
può essere una brutta annata. Coraggio.
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