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TERME DI DIOCLEZIANO


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Roma
Viale Enrico De Nicola 79 (00185)
+39 064880530, +39 064814125 (fax)
www.archeorm.arti.beniculturali.it
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presentazione
Le Terme di Diocleziano sono il più grande complesso termale di Roma, e di tutto il mondo romano, eretto tra Quirinale e Viminale per servire i popolosi quartieri sorti in quella zona. La costruzione, iniziata nel 298 dall’imperatore Massimiano in nome del collega Diocleziano, fu completata tra il 305 e il 306 dagli altri due componenti della tetrarchia Costanzo Cloro e Galerio, come testimonia l’iscrizione dedicatoria tramandataci dall’Anomino di Einsiedeln, il pellegrino che visitò Roma tra l’VIII e il IX secolo.
L’impianto, grandioso, si estendeva su una superficie di oltre tredici ettari, i cui limiti si possono oggi individuare tra via Torino, piazza dei Cinquecento, via Volturno e via XX Settembre. L’ingresso principale si apriva sul lato nord-orientale, verso l’attuale via Volturno, mentre al centro del lato lungo occidentale vi era una grande esedra con gradinate, usata forse come teatro, corrispondente a piazza della Repubblica.
L’edificio balneare, circondato da un’area sistemata a giardino, si articolava secondo il canonico schema simmetrico delle terme imperiali: la grande piscina (natatio) - frigidarium (la cd. “basilica”) - tepidarium – caldarium, disposti lungo l’asse minore e le palestre ai lati dell’asse maggiore. Allineate al caldarium erano due aule a pianta ottagonale, probabilmente con funzione di frigidario secondario, di cui una è l’ex Planetario, mentre a fianco della grande esedra erano le biblioteche e ancora, alle estremità, due sale circolari, una delle quali trasformata nel 1598 nella chiesa di San Bernardo.
Le grandi terme, ancora in uso agli inizi del VI secolo, vennero abbandonate negli anni della guerra greco-gotica a causa dei gravi danni subiti. Da allora l’edificio, particolarmente sontuoso per i marmi e i mosaici che ne rivestivano le superfici e le sculture che ne decoravano gli ambienti, divenne una cava di materiali di reimpiego.
Nel 1561 Pio IV decise la realizzazione di una basilica dedicata alla Madonna degli Angeli, nel frigidario e nel tepidario, e del relativo convento negli ambienti retrostanti. Se il progetto della chiesa venne affidato a Michelangelo, quello della Certosa fu probabilmente di Giacomo del Duca. A Michelangelo la tradizione attribuisce anche il progetto del chiostro maggiore, detto appunto michelangiolesco, il cui impianto architettonico, analogo a quello delle certose dell’Italia meridionale, si presenta di forma quadrata, con ambulacri che servono da passaggi coperti e l’area centrale sistemata a giardino con cimitero, non più visibile, su un lato.

Nel 1575 Gregorio XIII trasformò gli ambienti ad ovest del caldario in granai, i cosiddetti Horrea Ecclesiae, i quali vennero più volte ingranditi fino a raggiungere l’attuale via XX Settembre, e tra il 1587 e il 1589 diversi ambienti furono distrutti per costruire la villa Montalto Peretti su progetto di Domenico Fontana.
Le trasformazioni, e le distruzioni, continuarono nei secoli: mentre stalle, fienili, botteghe di tutti i generi si impiantavano sulle strutture antiche, nel 1754 Benedetto XIV creò la chiesa di Sant’Isidoro in thermis nell’ambiente vicino all’aula ottagona e nel secolo successivo, con l’abolizione dell’Annona, gli ex granai divennero sede del Pio Istituto di Carità. Con la proclamazione di Roma Capitale e i progetti urbanistici ad essa legati, il complesso termale subì ulteriori mutilazioni a causa della costruzione di nuovi edifici e dell’apertura di via Cernaia, che tagliò il corpo centrale dell’impianto antico. A fine Ottocento, anche l’aula ottagona acquistò vita autonoma, divenendo prima sede della Scuola Normale di Ginnastica, poi del cinema Minerva e infine nel 1928 del Planetario.
Con Regio Decreto 1889, su iniziativa di Felice Bernabei, si stabilì che le Terme e la Certosa divenissero la sede della sezione di antichità romane del Museo Nazionale. Solo nel 1911, però, in occasione del cinquantenario dell’Unità d’Italia, furono reperiti i fondi necessari per il recupero e il restauro di parte del monumento.
Poiché le Terme erano sede del Museo Nazionale Romano, vi erano conservate le opere provenienti dagli scavi di Roma e del suburbio e quelle di alcune grandi collezioni divenute di proprietà dello Stato, come la collezione Ludovisi e quella Mattei. Nel corso degli ultimi anni, con l’allestimento delle nuove sedi del Museo (Palazzo Altemps, Palazzo Massimo e Crypta Balbi), parte delle opere conservate alle Terme sono state spostate, mentre le restanti hanno subìto un riordino generale che ha portato ad una globale risistemazione del Museo delle Terme.
Nel giardino verso piazza dei Cinquecento, un accurato restauro ha riportato il disegno del verde documentato fin dagli inizi del Novecento: qui sono sistemati numerosissimi pezzi architettonici ed epigrafici provenienti da scavi urbani e suburbani. Nelle stanze del museo è ospitata la grande collezione epigrafica, a testimonianza dell’evoluzione della scrittura, della lingua e della società romana. Una nuova sezione è quella relativa alla protostoria dei popoli italici, in cui si mostrano i documenti presentandoli nel loro contesto archeologico e ambientale. Anche il grande chiostro michelangiolesco, dopo un lungo restauro che ne ha riportato in luce gli intonaci originali, ospita un gran numero di sculture antiche, anch’esse restaurate e sistemate in modo da accrescerne la godibilità. Un allestimento di grande respiro è infine quello che caratterizza l’aula ottagona: qui sono conservate sculture provenienti dalle grandi terme urbane, e tra queste due capolavori in bronzo: il Pugile e il cosiddetto Principe ellenistico, provenienti dalle Terme di Costantino sul Quirinale.

 
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