| Al San Marco l’atmosfera d’altri tempi è rimasta pressoché immutata: con i suoi tavolini di marmo e ghisa, il bancone di una volta in legno scuro come il resto dell’arredamento, le specchiere e gli affreschi originali. Molti ricordano la Serenissima: Marco Lovrinovich, infatti, che aprì il Caffè nel 1914, era istriano di sentimenti italiani, innamorato di Venezia. Così il Leone di San Marco si trova un po’ ovunque: sui lampadari, sulle suppellettili, sui mobili. Tutti chiari riferimenti all’italianità. Non a caso, la direzione dei lavori fu affidata a Napoleone Cozzi, pittore, scrittore, alpinista, ma soprattutto irredentista convinto
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