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	<title>Exibart tv</title>
	<itunes:author>Exibart.tv</itunes:author>
	<link>http://tv.exibart.com</link>
	<description>Exibart.tv, una piattaforma di e-tv tutta dedicata all’arte. Un canale ricco di servizi su mostre, eventi e protagonisti dell’art-system internazionale, con spazi dedicati alla videoarte e approfondimenti sul turismo culturale, sui musei e i monumenti. Il tutto fruibile dal desktop del vostro computer, ma anche da dispositivi portatili. Accanto ai servizi realizzati dalla nostra redazione, accoglieremo anche i contributi degli utenti, che sono invitati a proporre il proprio materiale audiovisivo (l'indirizzo e-mail è: tv@exibart.com). In modo da trasformare Exibart.tv in una vera e propria piattaforma di distribuzione multimediale sull'arte e la cutura. Buona visione!</description>
	<itunes:summary>I video di Exibart.com</itunes:summary>
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	<copyright>Copyright Exibart.com - Emmi srl</copyright>
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	<itunes:name>Giovanni Sighele</itunes:name>
	<itunes:email>adv@exibart.com</itunes:email>
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	<title>Exibart.com</title>
	<link>http://www.exibart.com</link>
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	<pubDate>Thu, 20 Jun 2013 00:53:00 +0100</pubDate>
	<item>
		<title>Irma Blank</title>
		<link>http://tv.exibart.com//news/2008_lay_notizia_02.php?id_cat=78&amp;id_news=6848</link>
		<description><![CDATA[ 
Irma
Blank matura in un clima di sperimentazione linguistica tipico della
seconda metà degli anni Sessanta. Fin da subito rivolge la propria
attenzione, come lei stessa afferma, "verso la scrittura, che
spoglia del senso per caricarla di altre valenze. Di un segno
autonomo che dà voce al silenzio". È questa la soluzione tanto
radicale quanto personale di Irma Blank: una scrittura non legata al
sapere, ma all'essere. In mostra sono rappresentati alcuni cicli
della sua vasta produzione: dalle prime Eigenschriften risalenti alla
seconda metà degli anni Sessanta, attraverso il mimetismo delle
Trascrizioni, la scrittura pittorica dei Radical Writings, il
completo astrattismo degli Avant-testo con la loro non-scrittura
primordiale, fino alla scrittura babelica dei più recenti
Hyper-Text.
Simone
Zeri
 

 ]]></description>
		<itunes:summary><![CDATA[ 
Irma
Blank matura in un clima di sperimentazione linguistica tipico della
seconda metà degli anni Sessanta. Fin da subito rivolge la propria
attenzione, come lei stessa afferma, "verso la scrittura, che
spoglia del senso per caricarla di altre valenze. Di un segno
autonomo che dà voce al silenzio". È questa la soluzione tanto
radicale quanto personale di Irma Blank: una scrittura non legata al
sapere, ma all'essere. In mostra sono rappresentati alcuni cicli
della sua vasta produzione: dalle prime Eigenschriften risalenti alla
seconda metà degli anni Sessanta, attraverso il mimetismo delle
Trascrizioni, la scrittura pittorica dei Radical Writings, il
completo astrattismo degli Avant-testo con la loro non-scrittura
primordiale, fino alla scrittura babelica dei più recenti
Hyper-Text.
Simone
Zeri
 

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		<pubDate>Tue, 19 Feb 2013 16:22: +0100</pubDate>
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	</item>
	<item>
		<title>Un Big Bambù che si arrampica in alto</title>
		<link>http://tv.exibart.com//news/2008_lay_notizia_02.php?id_cat=78&amp;id_news=6847</link>
		<description><![CDATA[ Vi raccontiamo per immagini il lungo lavoro che ha impegnato gli artisti statunitensi Mike e Doug Starn per la realizzazione di Big Bambú, dal reperimento dei tronchi di bamboo all'isola di Bali fino alla sua installazione al Macro Mattatoio di Roma: L'opera è stata concepita per la sesta edizione di Enel Contemporanea, il programma di Arte Pubblica curato da Francesco Bonami, che lo commenta in video, fatto in collaborazione con il museo romano.  Per gentile concessione di hfilms, Milano ]]></description>
		<itunes:summary><![CDATA[ Vi raccontiamo per immagini il lungo lavoro che ha impegnato gli artisti statunitensi Mike e Doug Starn per la realizzazione di Big Bambú, dal reperimento dei tronchi di bamboo all'isola di Bali fino alla sua installazione al Macro Mattatoio di Roma: L'opera è stata concepita per la sesta edizione di Enel Contemporanea, il programma di Arte Pubblica curato da Francesco Bonami, che lo commenta in video, fatto in collaborazione con il museo romano.  Per gentile concessione di hfilms, Milano ]]></itunes:summary>
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		<pubDate>Thu, 17 Jan 2013 08:50: +0100</pubDate>
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	</item>
	<item>
		<title>Ettore Favini - Condividere è connettere a cura di Marcello Smarrelli    </title>
		<link>http://tv.exibart.com//news/2008_lay_notizia_02.php?id_cat=78&amp;id_news=6844</link>
		<description><![CDATA[ Il 13 settembre 2012 l'artista Ettore Favini, ha realizzato un workshop dal titolo "Condividere è connettere" insieme a nove collaboratori di Bricocenter Italia srl, la più grande catena di bricolage in Italia. L'iniziativa si è svolta nell'ambito di E-STRAORDINARIO, un programma di formazione già sperimentato con successo in diverse realtà industriali, ideato dalla Fondazione Ermanno Casoli al fine di portare l'arte contemporanea nel mondo aziendale quale strumento di sviluppo etico e sociale. &amp;amp;nbsp;L'evento è stato curato da Marcello Smarrelli, direttore artistico della FEC. Vi proponiamo un video racconto.&amp;amp;nbsp;Video realizzato da Anton Giulio Onofri.      ]]></description>
		<itunes:summary><![CDATA[ Il 13 settembre 2012 l'artista Ettore Favini, ha realizzato un workshop dal titolo "Condividere è connettere" insieme a nove collaboratori di Bricocenter Italia srl, la più grande catena di bricolage in Italia. L'iniziativa si è svolta nell'ambito di E-STRAORDINARIO, un programma di formazione già sperimentato con successo in diverse realtà industriali, ideato dalla Fondazione Ermanno Casoli al fine di portare l'arte contemporanea nel mondo aziendale quale strumento di sviluppo etico e sociale. &amp;amp;nbsp;L'evento è stato curato da Marcello Smarrelli, direttore artistico della FEC. Vi proponiamo un video racconto.&amp;amp;nbsp;Video realizzato da Anton Giulio Onofri.      ]]></itunes:summary>
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		<pubDate>Fri, 05 Oct 2012 10:41: +0100</pubDate>
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	</item>
	<item>
		<title>Ettore Favini - Condividere è connettereeamp;nbsp;a cura di Marcello Smarrelli  </title>
		<link>http://tv.exibart.com//news/2008_lay_notizia_02.php?id_cat=94&amp;id_news=6843</link>
		<description><![CDATA[ Il 13 settembre 2012 l'artista Ettore Favini, ha realizzato un workshop dal titolo Condividere è connettere insieme a nove collaboratori di Bricocenter Italia srl, la più grande catena di bricolage in Italia. L'iniziativa si è svolta nell'ambito di E-STRAORDINARIO, un programma di formazione già sperimentato con successo in diverse realtà industriali, ideato dalla Fondazione Ermanno Casoli al fine di portare l'arte contemporanea nel mondo aziendale quale strumento di sviluppo etico e sociale. &amp;amp;nbsp;L'evento è stato curato da Marcello Smarrelli, direttore artistico della FEC. Vi proponiamo un video raccontoVideo realizzato da Anton Giulio Onofri.   ]]></description>
		<itunes:summary><![CDATA[ Il 13 settembre 2012 l'artista Ettore Favini, ha realizzato un workshop dal titolo Condividere è connettere insieme a nove collaboratori di Bricocenter Italia srl, la più grande catena di bricolage in Italia. L'iniziativa si è svolta nell'ambito di E-STRAORDINARIO, un programma di formazione già sperimentato con successo in diverse realtà industriali, ideato dalla Fondazione Ermanno Casoli al fine di portare l'arte contemporanea nel mondo aziendale quale strumento di sviluppo etico e sociale. &amp;amp;nbsp;L'evento è stato curato da Marcello Smarrelli, direttore artistico della FEC. Vi proponiamo un video raccontoVideo realizzato da Anton Giulio Onofri.   ]]></itunes:summary>
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		<pubDate>Fri, 05 Oct 2012 10:20: +0100</pubDate>
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	</item>
	<item>
		<title>WASSILY KANDINSKY E L'ARTE ASTRATTA TRA ITALIA E FRANCIA - Aosta, MAR, Museo Archeologico Regionale</title>
		<link>http://tv.exibart.com//news/2008_lay_notizia_02.php?id_cat=78&amp;id_news=6842</link>
		<description><![CDATA[ Il Museo 
Archeologico Regionale di Aosta dal 26 maggio al 21 ottobre presenta al 
pubblico la grande mostra Wassily Kandinsky e l'arte astratta tra Italia
 e Francia a cura di Alberto Fiz. La rassegna, che comprende oltre 
90 opere, realizzata dall'Assessorato Istruzione e Cultura della Regione
 Autonoma Valle d'Aosta in collaborazione con Fondazione Antonio 
Mazzotta, focalizza l'attenzione sulla ricerca astratta del maestro 
russo in un percorso che prende avvio dal 1925. In esposizione un 
nucleo importante di oltre 40 opere di Kandinsky, dipinti e tecniche 
miste provenienti da collezioni pubbliche e private italiane e straniere
 ed alcuni capolavori degli anni Trenta e Quaranta mai presentati prima 
d'ora in Italia.&amp;amp;nbsp; Si potranno ammirare, inoltre, significativi lavori
 di artisti con cui l'opera di Kandinsky ha instaurato un dialogo 
creativo quali Hans Arp, SophieTaeuber-Arp, C&amp;amp;eacute;sar Domela, Florence 
Henri, Joan Miró, Francis Picabia e gli italiani Piero Dorazio, Gillo 
Dorfles, Alberto Magnelli, Alessandro Mendini, Gianni Monnet, Mauro 
Reggiani, Ettore Sottsass, Atanasio Soldati e Luigi Veronesi. Per 
l'occasione viene ricostruita la Sala da Musica dell'Esposizione di 
Architettura di Berlino del 1931 disegnata da Kandinsky e Alessandro 
Mendini rende un omaggio speciale al maestro russo. Il carattere 
trasversale della mostra offre quindi l'opportunità di un'approfondita 
analisi critica della ricerca del maestro russo in un contesto che 
coinvolge Italia e Francia. ]]></description>
		<itunes:summary><![CDATA[ Il Museo 
Archeologico Regionale di Aosta dal 26 maggio al 21 ottobre presenta al 
pubblico la grande mostra Wassily Kandinsky e l'arte astratta tra Italia
 e Francia a cura di Alberto Fiz. La rassegna, che comprende oltre 
90 opere, realizzata dall'Assessorato Istruzione e Cultura della Regione
 Autonoma Valle d'Aosta in collaborazione con Fondazione Antonio 
Mazzotta, focalizza l'attenzione sulla ricerca astratta del maestro 
russo in un percorso che prende avvio dal 1925. In esposizione un 
nucleo importante di oltre 40 opere di Kandinsky, dipinti e tecniche 
miste provenienti da collezioni pubbliche e private italiane e straniere
 ed alcuni capolavori degli anni Trenta e Quaranta mai presentati prima 
d'ora in Italia.&amp;amp;nbsp; Si potranno ammirare, inoltre, significativi lavori
 di artisti con cui l'opera di Kandinsky ha instaurato un dialogo 
creativo quali Hans Arp, SophieTaeuber-Arp, C&amp;amp;eacute;sar Domela, Florence 
Henri, Joan Miró, Francis Picabia e gli italiani Piero Dorazio, Gillo 
Dorfles, Alberto Magnelli, Alessandro Mendini, Gianni Monnet, Mauro 
Reggiani, Ettore Sottsass, Atanasio Soldati e Luigi Veronesi. Per 
l'occasione viene ricostruita la Sala da Musica dell'Esposizione di 
Architettura di Berlino del 1931 disegnata da Kandinsky e Alessandro 
Mendini rende un omaggio speciale al maestro russo. Il carattere 
trasversale della mostra offre quindi l'opportunità di un'approfondita 
analisi critica della ricerca del maestro russo in un contesto che 
coinvolge Italia e Francia. ]]></itunes:summary>
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		<pubDate>Wed, 11 Jul 2012 12:00: +0100</pubDate>
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	</item>
	<item>
		<title>Report - MIMMO PALADINO, CERAMICHE - Faenza, MIC - Museo Internazionale della Ceramica</title>
		<link>http://tv.exibart.com//news/2008_lay_notizia_02.php?id_cat=78&amp;id_news=6841</link>
		<description><![CDATA[ Paladino espone opere fondamentali della sua produzione e alcuni inediti, realizzati appositamente per la mostra faentina che testimoniano del suo felice connubio con la città. Lo stesso Paladino ha voluto contribuire all'elaborazione del progetto espositivo con la scelta di opere che ripercorrono tutta la sua poetica: sculture dipinte che assumono la forma di quadri tridimensionali, lastre nelle cui concavità sono celati oggetti dal forte impatto emotivo, dischi e torri di dimensioni tali da rimandare alle ciclopiche fortificazioni micenee. Il nucleo delle nuove opere prosegue la sua poetica attraverso la realizzazione di una nuova serie di Vasi Alchemici, una nuova serie di Dormienti e una produzione ex novo di lastre di ceramiche dipinte come se fossero tele, ideali proseguimenti delle Maestà. Una mostra imperdibile che pone l'accento sul linguaggio dell'artista campano in un susseguirsi di segni, simboli e rimandi all'epos. ]]></description>
		<itunes:summary><![CDATA[ Paladino espone opere fondamentali della sua produzione e alcuni inediti, realizzati appositamente per la mostra faentina che testimoniano del suo felice connubio con la città. Lo stesso Paladino ha voluto contribuire all'elaborazione del progetto espositivo con la scelta di opere che ripercorrono tutta la sua poetica: sculture dipinte che assumono la forma di quadri tridimensionali, lastre nelle cui concavità sono celati oggetti dal forte impatto emotivo, dischi e torri di dimensioni tali da rimandare alle ciclopiche fortificazioni micenee. Il nucleo delle nuove opere prosegue la sua poetica attraverso la realizzazione di una nuova serie di Vasi Alchemici, una nuova serie di Dormienti e una produzione ex novo di lastre di ceramiche dipinte come se fossero tele, ideali proseguimenti delle Maestà. Una mostra imperdibile che pone l'accento sul linguaggio dell'artista campano in un susseguirsi di segni, simboli e rimandi all'epos. ]]></itunes:summary>
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		<pubDate>Thu, 14 Jun 2012 16:02: +0100</pubDate>
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	</item>
	<item>
		<title>Report - AMERICANI A FIRENZE. SARGENT E GLI IMPRESSIONISTI DEL NUOVO MONDO - Firenze, Palazzo Strozzi.</title>
		<link>http://tv.exibart.com//news/2008_lay_notizia_02.php?id_cat=78&amp;id_news=6840</link>
		<description><![CDATA[ Il flusso di artisti americani verso l'Europa ebbe un notevole incremento dopo la fine della guerra di Secessione nel 1865, e fu costante fino all'inizio del Novecento. Centinaia di pittori approdarono a Parigi e in Francia, altri studiavano in Germania; anche l'Inghilterra, l'Olanda, la Spagna erano mete ambite.L'Italia rappresentava un polo di attrazione irrinunciabile per la gran parte di essi. Firenze, Venezia, Roma per tradizione secolare erano al centro del Grand tour ed erano luoghi mitizzati da coloro che volevano conoscere e studiare l'arte del passato, oltre a esercitare un forte fascino per il clima, il paesaggio l'atmosfera, la gente. Per la prima volta, dopo le recenti mostre tenute in Francia e Inghilterra, in cui si è esplorato il rapporto degli artisti americani con quei paesi, vengono esposte le opere dei pittori americani che accolsero il linguaggio impressionista e che soggiornarono in Italia. La mostra vuole quindi studiare il rapporto dei pittori impressionisti americani con l'Italia e in particolare con Firenze a partire dagli ultimi decenni del XIX secolo sino ai primi del XX. ]]></description>
		<itunes:summary><![CDATA[ Il flusso di artisti americani verso l'Europa ebbe un notevole incremento dopo la fine della guerra di Secessione nel 1865, e fu costante fino all'inizio del Novecento. Centinaia di pittori approdarono a Parigi e in Francia, altri studiavano in Germania; anche l'Inghilterra, l'Olanda, la Spagna erano mete ambite.L'Italia rappresentava un polo di attrazione irrinunciabile per la gran parte di essi. Firenze, Venezia, Roma per tradizione secolare erano al centro del Grand tour ed erano luoghi mitizzati da coloro che volevano conoscere e studiare l'arte del passato, oltre a esercitare un forte fascino per il clima, il paesaggio l'atmosfera, la gente. Per la prima volta, dopo le recenti mostre tenute in Francia e Inghilterra, in cui si è esplorato il rapporto degli artisti americani con quei paesi, vengono esposte le opere dei pittori americani che accolsero il linguaggio impressionista e che soggiornarono in Italia. La mostra vuole quindi studiare il rapporto dei pittori impressionisti americani con l'Italia e in particolare con Firenze a partire dagli ultimi decenni del XIX secolo sino ai primi del XX. ]]></itunes:summary>
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		<pubDate>Wed, 30 May 2012 14:00: +0100</pubDate>
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	</item>
	<item>
		<title>Report - YERVANT GIANIKIAN E ANGELA RICCI LUCCHI, NON NON NON - Milano, Hangar Bicocca.</title>
		<link>http://tv.exibart.com//news/2008_lay_notizia_02.php?id_cat=78&amp;id_news=6839</link>
		<description><![CDATA[ NON NON NON, la prima retrospettiva di installazioni e di opere di Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi, comprende sette film originali e un display concepito dagli artisti che ospita disegni, acquerelli e un video. I film proiettati in HangarBicocca costituiscono nel loro insieme un grande affresco audiovisivo in cui si succedono una dopo l'altra le installazioni concepite dal 2000 in poi per spazi espositivi e museali. Attraverso un dispositivo di loro invenzione, la "Camera Analitica", i fotogrammi delle vecchie pellicole vengono riproiettati manualmente, rifotografati e rimontati realizzando nuove narrazioni di grande potenza evocativa che affrontano i grandi temi della storia del XX e del XXI secolo come la violenza coloniale, le grandi guerre, l'esilio, le migrazioni dei popoli, visti attraverso gli occhi delle moltitudini anonime. ]]></description>
		<itunes:summary><![CDATA[ NON NON NON, la prima retrospettiva di installazioni e di opere di Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi, comprende sette film originali e un display concepito dagli artisti che ospita disegni, acquerelli e un video. I film proiettati in HangarBicocca costituiscono nel loro insieme un grande affresco audiovisivo in cui si succedono una dopo l'altra le installazioni concepite dal 2000 in poi per spazi espositivi e museali. Attraverso un dispositivo di loro invenzione, la "Camera Analitica", i fotogrammi delle vecchie pellicole vengono riproiettati manualmente, rifotografati e rimontati realizzando nuove narrazioni di grande potenza evocativa che affrontano i grandi temi della storia del XX e del XXI secolo come la violenza coloniale, le grandi guerre, l'esilio, le migrazioni dei popoli, visti attraverso gli occhi delle moltitudini anonime. ]]></itunes:summary>
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		<pubDate>Wed, 23 May 2012 08:00: +0100</pubDate>
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	</item>
	<item>
		<title>Report - AMERICAN DREAMERS, REALTA' E IMMAGINAZIONE NELL'ARTE CONTEMPORANEA AMERICANA - Firenze, CCCS - Strozzina.</title>
		<link>http://tv.exibart.com//news/2008_lay_notizia_02.php?id_cat=78&amp;id_news=6838</link>
		<description><![CDATA[ Esiste ancora oggi il "sogno americano"? Dall'11 settembre 2001 a oggi gli Stati Uniti d'America hanno visto cadere certezze di invulnerabilità e sicurezza. Allo stesso tempo tuttavia uno spirito di ottimismo, una capacità di immaginazione, una volontà di credere sempre in un futuro a lieto fine attraverso il lavoro e nell'esaltazione dei valori di libertà e uguaglianza di opportunità sono rimasti centrali nell'idea stessa di "essere americani" e di "sogno americano": una promessa di successo e felicità continuamente alimentata dall'immaginario hollywoodiano e dall'estetica delle campagne pubblicitarie delle grandi multinazionali, dalla Coca Cola alla Disney. Fuggire dalla realtà diviene un modo per combattere la complessa difficoltà del presente: una rottura psicologica con la realtà o la creazione di un'alternativa migliore diventano strategie per fuggire da minacce concrete e reali come gli alti tassi di disoccupazione, la negativa situazione finanziaria internazionale, le previsioni apocalittiche sull'ambiente. ]]></description>
		<itunes:summary><![CDATA[ Esiste ancora oggi il "sogno americano"? Dall'11 settembre 2001 a oggi gli Stati Uniti d'America hanno visto cadere certezze di invulnerabilità e sicurezza. Allo stesso tempo tuttavia uno spirito di ottimismo, una capacità di immaginazione, una volontà di credere sempre in un futuro a lieto fine attraverso il lavoro e nell'esaltazione dei valori di libertà e uguaglianza di opportunità sono rimasti centrali nell'idea stessa di "essere americani" e di "sogno americano": una promessa di successo e felicità continuamente alimentata dall'immaginario hollywoodiano e dall'estetica delle campagne pubblicitarie delle grandi multinazionali, dalla Coca Cola alla Disney. Fuggire dalla realtà diviene un modo per combattere la complessa difficoltà del presente: una rottura psicologica con la realtà o la creazione di un'alternativa migliore diventano strategie per fuggire da minacce concrete e reali come gli alti tassi di disoccupazione, la negativa situazione finanziaria internazionale, le previsioni apocalittiche sull'ambiente. ]]></itunes:summary>
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		<pubDate>Sun, 20 May 2012 08:00: +0100</pubDate>
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	</item>
	<item>
		<title>Report - PETER DREHER - TAG UM TAG IST GUTER TAG. Bologna, P420 Arte Contemporanea</title>
		<link>http://tv.exibart.com//news/2008_lay_notizia_02.php?id_cat=78&amp;id_news=6837</link>
		<description><![CDATA[ A partire dal 1974, Dreher dipinge più volte quello stesso bicchiere, nelle medesime condizioni, nella medesima posizione e con il medesimo punto di vista. Lo dipinge e lo ridipinge, ogni anno decine di volte come oggi ancora continua a fare, a distanza di quasi quarant'anni, sempre nello stesso formato, ad olio su tela e nelle sue reali dimensioni. Comincia a dipingerlo anche alla luce diurna con quell'unica concessione, alla serialiità della pittura, data dal riflesso - su una piccola porzione del bicchiere - della finestra dello studio, ogni giorno diversa. Migliaia di volte lo stesso bicchiere, uguali ma sempre diversi. L'ossessione di ripetere per accorgersi che ogni ripetizione è unica. Unica come un autoritratto. Ed è forse questo il senso della pittura di Peter Dreher, che ha in sè tutte le ansie di chi avverte l'urgenza del passare del tempo ma che vorrebbe non portasse cambiamenti, che cerca quasi la prova, in una pittura ossessionata, dell'uguaglianza rispetto al giorno prima, ma che finisce per inciampare in quei piccoli dettagli che tradiscono la distanza tra l'impermutabile vetro del bicchiere e la temporaneità dell'esistenza umana. ]]></description>
		<itunes:summary><![CDATA[ A partire dal 1974, Dreher dipinge più volte quello stesso bicchiere, nelle medesime condizioni, nella medesima posizione e con il medesimo punto di vista. Lo dipinge e lo ridipinge, ogni anno decine di volte come oggi ancora continua a fare, a distanza di quasi quarant'anni, sempre nello stesso formato, ad olio su tela e nelle sue reali dimensioni. Comincia a dipingerlo anche alla luce diurna con quell'unica concessione, alla serialiità della pittura, data dal riflesso - su una piccola porzione del bicchiere - della finestra dello studio, ogni giorno diversa. Migliaia di volte lo stesso bicchiere, uguali ma sempre diversi. L'ossessione di ripetere per accorgersi che ogni ripetizione è unica. Unica come un autoritratto. Ed è forse questo il senso della pittura di Peter Dreher, che ha in sè tutte le ansie di chi avverte l'urgenza del passare del tempo ma che vorrebbe non portasse cambiamenti, che cerca quasi la prova, in una pittura ossessionata, dell'uguaglianza rispetto al giorno prima, ma che finisce per inciampare in quei piccoli dettagli che tradiscono la distanza tra l'impermutabile vetro del bicchiere e la temporaneità dell'esistenza umana. ]]></itunes:summary>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 08:00: +0100</pubDate>
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	</item>
	<item>
		<title>Report - HANS-PETER FELDMANN, SHADOW PLAY.eamp;nbsp;eamp;nbsp;eamp;nbsp; Milano, Hangar Bicocca</title>
		<link>http://tv.exibart.com//news/2008_lay_notizia_02.php?id_cat=78&amp;id_news=6835</link>
		<description><![CDATA[ Nel mostrare l'onnipresenza della riproduzione nel mondo che ci circonda, Feldmann teorizza nella sua opera il concetto dell' "originale mancante": è la molteplicità delle riproduzioni che attribuisce all'originale il suo valore e non il contrario. Hans-Peter Feldmann è stato riscoperto dalle giovani generazioni di artisti per la sua capacità di riflettere sull'accumulazione delle immagini mettendo in discussione i meccanismi del mercato dell'arte e della costruzione del valore dell'opera. Nel 2010 ha vinto l'Hugo Boss Art Prize del Guggenheim Museum, che ha impiegato utilizzando l'importo del premio per tappezzare lo spazio espositivo con centomila banconote da un dollaro. Per HangarBicocca Feldmann ha ripensato e riproposto una nuova versione di una delle sue più conosciute e amate installazioni: Shadow Play è un'opera al crocevia tra fotografia e cinema, installazione ambientale e teatro. Attraverso il movimento e l'utilizzo della luce come elemento compositivo Shadow Play è una riflessione poetica sulle molteplici possibilità di interpretazione delle immagini. ]]></description>
		<itunes:summary><![CDATA[ Nel mostrare l'onnipresenza della riproduzione nel mondo che ci circonda, Feldmann teorizza nella sua opera il concetto dell' "originale mancante": è la molteplicità delle riproduzioni che attribuisce all'originale il suo valore e non il contrario. Hans-Peter Feldmann è stato riscoperto dalle giovani generazioni di artisti per la sua capacità di riflettere sull'accumulazione delle immagini mettendo in discussione i meccanismi del mercato dell'arte e della costruzione del valore dell'opera. Nel 2010 ha vinto l'Hugo Boss Art Prize del Guggenheim Museum, che ha impiegato utilizzando l'importo del premio per tappezzare lo spazio espositivo con centomila banconote da un dollaro. Per HangarBicocca Feldmann ha ripensato e riproposto una nuova versione di una delle sue più conosciute e amate installazioni: Shadow Play è un'opera al crocevia tra fotografia e cinema, installazione ambientale e teatro. Attraverso il movimento e l'utilizzo della luce come elemento compositivo Shadow Play è una riflessione poetica sulle molteplici possibilità di interpretazione delle immagini. ]]></itunes:summary>
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		<pubDate>Sun, 13 May 2012 08:00: +0100</pubDate>
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	<item>
		<title>Report - EVAN PENNY - RE FIGURED. Catanzaro, MARCA, Museo d'Arte di Catanzaro.</title>
		<link>http://tv.exibart.com//news/2008_lay_notizia_02.php?id_cat=78&amp;id_news=6834</link>
		<description><![CDATA[ Le sculture di Evan Penny ritraggono il corpo umano nei minimi dettagli, fino all'ultimo capello, con tutte le rughe e i caratteri distintivi. Le sue figure, alle quali applica sapientemente strati di silicone e pigmenti, esprimono una presenza ossessivamente sensoriale. Eppure, il loro grado di artificio appare evidente in un'ambiguità consustanziale alla rappresentazione. Tecniche di alienazione come la compressione, l'allungamento o la distorsione, evocano componenti caratteristiche della fotografia, della televisione o dell'immagine digitale ritoccata. Il risultato di tutto ciò è l'apparizione di sculture anamorfiche che sviluppano nella bidimensionalità, ritratti tridimensionali o personaggi che avanzano all'interno della quarta dimensione rappresentata dallo spazio. ]]></description>
		<itunes:summary><![CDATA[ Le sculture di Evan Penny ritraggono il corpo umano nei minimi dettagli, fino all'ultimo capello, con tutte le rughe e i caratteri distintivi. Le sue figure, alle quali applica sapientemente strati di silicone e pigmenti, esprimono una presenza ossessivamente sensoriale. Eppure, il loro grado di artificio appare evidente in un'ambiguità consustanziale alla rappresentazione. Tecniche di alienazione come la compressione, l'allungamento o la distorsione, evocano componenti caratteristiche della fotografia, della televisione o dell'immagine digitale ritoccata. Il risultato di tutto ciò è l'apparizione di sculture anamorfiche che sviluppano nella bidimensionalità, ritratti tridimensionali o personaggi che avanzano all'interno della quarta dimensione rappresentata dallo spazio. ]]></itunes:summary>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 08:00: +0100</pubDate>
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	</item>
	<item>
		<title>Report - MARLENE DUMAS. SORTE - Milano, Fondazione Stelline.</title>
		<link>http://tv.exibart.com//news/2008_lay_notizia_02.php?id_cat=78&amp;id_news=6833</link>
		<description><![CDATA[ La storia della Fondazione Stelline e alcuni capolavori conservati al Castello Sforzesco sono stati fonte d'ispirazione per le nuove opere qui esposte. Marlene Dumas è convinta che non si possa distruggere il passato, in quanto esso è sempre presente, così come lo spirito delle ‘Stelline' che continua a vivere all'interno dei luoghi. Il confronto con questi temi è, quindi, un approfondimento della sua autonoma ricerca ed insieme un omaggio alla storia e alla tradizione artistica della nostra città. In mostra saranno visibili alcuni dipinti della recente serie "Forsaken", centrata sull'immagine del Cristo crocifisso e del rapporto fra Padre e Figlio, mentre quelli inediti vertono piuttosto sulle figure della Madre e dei figli a cui dà la vita, esplicate nelle immagini di figure femminili, tratte dagli archivi dell'ex collegio delle Stelline, e nei ritratti di Pier Paolo Pasolini, di sua madre Susanna e di Anna Magnani grande interprete di "Mamma Roma". ]]></description>
		<itunes:summary><![CDATA[ La storia della Fondazione Stelline e alcuni capolavori conservati al Castello Sforzesco sono stati fonte d'ispirazione per le nuove opere qui esposte. Marlene Dumas è convinta che non si possa distruggere il passato, in quanto esso è sempre presente, così come lo spirito delle ‘Stelline' che continua a vivere all'interno dei luoghi. Il confronto con questi temi è, quindi, un approfondimento della sua autonoma ricerca ed insieme un omaggio alla storia e alla tradizione artistica della nostra città. In mostra saranno visibili alcuni dipinti della recente serie "Forsaken", centrata sull'immagine del Cristo crocifisso e del rapporto fra Padre e Figlio, mentre quelli inediti vertono piuttosto sulle figure della Madre e dei figli a cui dà la vita, esplicate nelle immagini di figure femminili, tratte dagli archivi dell'ex collegio delle Stelline, e nei ritratti di Pier Paolo Pasolini, di sua madre Susanna e di Anna Magnani grande interprete di "Mamma Roma". ]]></itunes:summary>
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		<pubDate>Sun, 06 May 2012 08:00: +0100</pubDate>
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	</item>
	<item>
		<title>Report - 32a BIENNALE RONCAGLIA. PASSATO PROSSIMO, ARTE NALL'EPOCA DELLA POST-TRADIZIONE - Sedi varie - San Felice Sul Panaro (Mo)</title>
		<link>http://tv.exibart.com//news/2008_lay_notizia_02.php?id_cat=78&amp;id_news=6832</link>
		<description><![CDATA[ L'edizione 2012 ha invitato quindici artisti ad interrogarsi sul complesso tema della tradizione attraverso modalità espressive e linguaggi contemporanei, senza però dimenticare la fondamentale eredità della scultura e della pittura. Opere d'arte che sperimentano la tradizione nell'aderenza alle tecniche e ai generi dialogheranno con interventi site specific realizzati appositamente per il contesto della Rocca Estense e per il paese di San Felice, secondo due diverse chiavi interpretative che in certi casi s'intrecciano: la prima lavora sulla natura del fare artistico e sulle sue declinazioni contemporanee, sull'artigianalità e sul concetto di reinterpretazione e riscrittura (oltre che di citazione), la seconda è incentrata sul concetto di tradizione come luogo in cui rintracciare una propria identità culturale, sociale, familiare. ]]></description>
		<itunes:summary><![CDATA[ L'edizione 2012 ha invitato quindici artisti ad interrogarsi sul complesso tema della tradizione attraverso modalità espressive e linguaggi contemporanei, senza però dimenticare la fondamentale eredità della scultura e della pittura. Opere d'arte che sperimentano la tradizione nell'aderenza alle tecniche e ai generi dialogheranno con interventi site specific realizzati appositamente per il contesto della Rocca Estense e per il paese di San Felice, secondo due diverse chiavi interpretative che in certi casi s'intrecciano: la prima lavora sulla natura del fare artistico e sulle sue declinazioni contemporanee, sull'artigianalità e sul concetto di reinterpretazione e riscrittura (oltre che di citazione), la seconda è incentrata sul concetto di tradizione come luogo in cui rintracciare una propria identità culturale, sociale, familiare. ]]></itunes:summary>
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		<pubDate>Sun, 29 Apr 2012 08:00: +0100</pubDate>
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	</item>
	<item>
		<title>Report - D'APRES GIORGIO - Roma - Casa-museo de Chirico</title>
		<link>http://tv.exibart.com//news/2008_lay_notizia_02.php?id_cat=78&amp;id_news=6830</link>
		<description><![CDATA[ Giorgio De chirico non ha mai simpatizzato con le sperimentazioni contemporanee. Quindi fa un po' impressione la mostra/evento D'apr&amp;amp;eacute;s Giorgio: artisti contemporanei&amp;amp;nbsp; invitati a condividere gli spazi intimi, domestici della casa dove De Chirico ha vissuto&amp;amp;nbsp; gli ultimi trent'anni della sua vita. Gli artisti invitati al progetto, ha sottolineato il curatore Luca Lo Pinto, sono stati chiamati a intervenire con opere non invasive, in grado di relazionarsi con lo spazio e di mimetizzarsi in esso, al fine di creare vari e molteplici livelli narrativi e interpretativi. "D'après Giorgio si è proposta quindi di creare un secondo livello di lettura della Casa-museo per le persone che la visitano e di offrire un nuovo punto di vista su de Chirico, attraverso il dialogo instaurato con gli artisti contemporanei. Il titolo della mostra fa riferimento ai famosi ‘d'après' dello stesso de Chirico ed è un modo di rendere omaggio a una figura cardine dell'avanguardia del Novecento, la cui influenza sulle nuove generazioni di artisti persiste ancora oggi. Nel contempo è l'occasione per far conoscere la Casa-museo a un pubblico sempre più ampio, attraverso una mostra pensata come una lunga storia, con le opere a fungere da capitoli, al fine di produrre una narrazione al tempo stesso dilatata e frenetica, didascalica e sfuggente, intima e concettuale. ]]></description>
		<itunes:summary><![CDATA[ Giorgio De chirico non ha mai simpatizzato con le sperimentazioni contemporanee. Quindi fa un po' impressione la mostra/evento D'apr&amp;amp;eacute;s Giorgio: artisti contemporanei&amp;amp;nbsp; invitati a condividere gli spazi intimi, domestici della casa dove De Chirico ha vissuto&amp;amp;nbsp; gli ultimi trent'anni della sua vita. Gli artisti invitati al progetto, ha sottolineato il curatore Luca Lo Pinto, sono stati chiamati a intervenire con opere non invasive, in grado di relazionarsi con lo spazio e di mimetizzarsi in esso, al fine di creare vari e molteplici livelli narrativi e interpretativi. "D'après Giorgio si è proposta quindi di creare un secondo livello di lettura della Casa-museo per le persone che la visitano e di offrire un nuovo punto di vista su de Chirico, attraverso il dialogo instaurato con gli artisti contemporanei. Il titolo della mostra fa riferimento ai famosi ‘d'après' dello stesso de Chirico ed è un modo di rendere omaggio a una figura cardine dell'avanguardia del Novecento, la cui influenza sulle nuove generazioni di artisti persiste ancora oggi. Nel contempo è l'occasione per far conoscere la Casa-museo a un pubblico sempre più ampio, attraverso una mostra pensata come una lunga storia, con le opere a fungere da capitoli, al fine di produrre una narrazione al tempo stesso dilatata e frenetica, didascalica e sfuggente, intima e concettuale. ]]></itunes:summary>
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		<pubDate>Sun, 22 Apr 2012 01:49: +0100</pubDate>
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	</item>
	<item>
		<title>Report - LA PITTURA AMERICANA DEL XX SECOLO DA HOPPER A WARHOL - Repubblica di San Marinio, Palazzo Sums</title>
		<link>http://tv.exibart.com//news/2008_lay_notizia_02.php?id_cat=78&amp;id_news=6826</link>
		<description><![CDATA[ Mostra piccola ma agguerrita ed estremamente efficace, "La pittura americana del xx secolo, da Hopper a Warhol" è una mostra che riesce a raccontare il '900 americano attraverso i suoi archetipi. Con questa mostra anche la Repubblica di San Marino festeggia il quinto anniversario della morte di Amerigo Vespucci. Avendo poi sapientemente affidato il compito curatoriale a Marco Goldin, si è assicurata anche il flusso del grande pubblico nella pausa shopping sanmarinese. Il cuore di Goldin, come lui stesso dichiara nel film, non batte per Warhol (anche se di Warhol ci sono ben tre opere su un totale di venti) ma per quegli autori per niente pop ma molto artisti (Rothko, Klein, Fischer...) che hanno veramente raccontato lo spazio americano, sia come territorio che come spazio interiore dell'uomo del nuovo mondo. ]]></description>
		<itunes:summary><![CDATA[ Mostra piccola ma agguerrita ed estremamente efficace, "La pittura americana del xx secolo, da Hopper a Warhol" è una mostra che riesce a raccontare il '900 americano attraverso i suoi archetipi. Con questa mostra anche la Repubblica di San Marino festeggia il quinto anniversario della morte di Amerigo Vespucci. Avendo poi sapientemente affidato il compito curatoriale a Marco Goldin, si è assicurata anche il flusso del grande pubblico nella pausa shopping sanmarinese. Il cuore di Goldin, come lui stesso dichiara nel film, non batte per Warhol (anche se di Warhol ci sono ben tre opere su un totale di venti) ma per quegli autori per niente pop ma molto artisti (Rothko, Klein, Fischer...) che hanno veramente raccontato lo spazio americano, sia come territorio che come spazio interiore dell'uomo del nuovo mondo. ]]></itunes:summary>
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		<pubDate>Wed, 18 Apr 2012 08:00: +0100</pubDate>
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	</item>
	<item>
		<title>Report - ADOLFO WILDT, L'ANIMA E LE FORME TRA MICHELANGELO E KLIMT - Forli, Complesso Monumentale di San Domenico</title>
		<link>http://tv.exibart.com//news/2008_lay_notizia_02.php?id_cat=78&amp;id_news=6824</link>
		<description><![CDATA[ Adolfo Wildt è il genio dimenticato del Novecento italiano. La grande mostra che Forlì gli dedica al San Domenico (dal 28 gennaio al 17 giugno) per iniziativa della locale Fondazione Cassa dei Risparmi e del Comune, è certo una scommessa: rendere popolare un artista tra i più sofisticati e colti del nostro Novecento. Nel percorso al San Domenico, la grande arte di Wildt sarà messa a confronto con i capolavori di maestri del passato che per lui furono sicure fonti di ispirazione. Estraneo al mondo delle avanguardie e anticonformista, capace di fondere nella sua arte classico e anticlassico, Wildt è un caso unico in questo suo essere in ogni istante tutto e senza luogo. La sua incredibile eccellenza tecnica e lo straordinario eclettismo furono attaccati sia dai conservatori, che non lo vedevano allineato per i contenuti, ancora pervasi dal Simbolismo, e per le scelte formali caratterizzate da richiami gotici ed espressionisti estranei alla tradizione mediterranea e all'arte di regime, sia dai sostenitori del moderno che mettevano in discussione la sua fedeltà alla figura, la vocazione monumentale, il continuo dialogo con i grandi scultori e pittori del passato, e la predilezione della scultura come esaltazione della tecnica e del materiale tradizionalmente privilegiato, il marmo, che lui sapeva rendere con effetti sorprendenti sino alla più elevata purificazione dell'immagine. ]]></description>
		<itunes:summary><![CDATA[ Adolfo Wildt è il genio dimenticato del Novecento italiano. La grande mostra che Forlì gli dedica al San Domenico (dal 28 gennaio al 17 giugno) per iniziativa della locale Fondazione Cassa dei Risparmi e del Comune, è certo una scommessa: rendere popolare un artista tra i più sofisticati e colti del nostro Novecento. Nel percorso al San Domenico, la grande arte di Wildt sarà messa a confronto con i capolavori di maestri del passato che per lui furono sicure fonti di ispirazione. Estraneo al mondo delle avanguardie e anticonformista, capace di fondere nella sua arte classico e anticlassico, Wildt è un caso unico in questo suo essere in ogni istante tutto e senza luogo. La sua incredibile eccellenza tecnica e lo straordinario eclettismo furono attaccati sia dai conservatori, che non lo vedevano allineato per i contenuti, ancora pervasi dal Simbolismo, e per le scelte formali caratterizzate da richiami gotici ed espressionisti estranei alla tradizione mediterranea e all'arte di regime, sia dai sostenitori del moderno che mettevano in discussione la sua fedeltà alla figura, la vocazione monumentale, il continuo dialogo con i grandi scultori e pittori del passato, e la predilezione della scultura come esaltazione della tecnica e del materiale tradizionalmente privilegiato, il marmo, che lui sapeva rendere con effetti sorprendenti sino alla più elevata purificazione dell'immagine. ]]></itunes:summary>
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		<pubDate>Sun, 15 Apr 2012 08:00: +0100</pubDate>
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	</item>
	<item>
		<title>Report - JEAN-MARC BUSTAMANTE - Roma Villa Medici, Accademia di Francia</title>
		<link>http://tv.exibart.com//news/2008_lay_notizia_02.php?id_cat=78&amp;id_news=6828</link>
		<description><![CDATA[ Negli spazi della mostra di Villa Medici, Jean-Marc Bustamante raccoglie una selezione del suo lavoro, dando vita così ad una sua prima retrospettiva in Italia, nella quale sono presentate alcune opere di Pieter Jansz Saenredam, l'artista olandese che ha passato tutta la sua vita a disegnare e dipingere all'interno di chiese, olandesi ma anche romane, dove la nudità acuta degli spazi è accentuata da esercizi di prospettiva rigorosi e dalla presenza di oggetti geometrici. Non esiste una relazione diretta tra Jean-Marc Bustamante e Saenredam piuttosto un'ascendenza intuitiva e sensibile di cui i visitatori della mostra potranno fare esperienza. Le loro opere propongono, ognuna a modo suo, una dualità costante tra le informazioni che percepisce l'occhio e la ricostruzione astratta di un luogo, tra la rappresentazione distanziata per una necessità di oggettività ed il piacere estetico. Nelle opere di Bustamante, i luoghi sono sempre osservati da lontano. Generalmente svuotati della presenza umana e chiusi su loro stessi, visibili solo grazie a una proiezione mentale o fisica. La serie dei Sites dell'inizio degli anni '90, sculture monumentali in acciaio di cui i due esemplari maggiori saranno presenti in mostra, ne costituisce la formulazione insieme emblematica e programmatica. Questo concetto trova i suoi prolungamenti nelle Peintures e nei Troph&amp;amp;eacute;es del 2000, che rinnovano la forma del quadro astratto. ]]></description>
		<itunes:summary><![CDATA[ Negli spazi della mostra di Villa Medici, Jean-Marc Bustamante raccoglie una selezione del suo lavoro, dando vita così ad una sua prima retrospettiva in Italia, nella quale sono presentate alcune opere di Pieter Jansz Saenredam, l'artista olandese che ha passato tutta la sua vita a disegnare e dipingere all'interno di chiese, olandesi ma anche romane, dove la nudità acuta degli spazi è accentuata da esercizi di prospettiva rigorosi e dalla presenza di oggetti geometrici. Non esiste una relazione diretta tra Jean-Marc Bustamante e Saenredam piuttosto un'ascendenza intuitiva e sensibile di cui i visitatori della mostra potranno fare esperienza. Le loro opere propongono, ognuna a modo suo, una dualità costante tra le informazioni che percepisce l'occhio e la ricostruzione astratta di un luogo, tra la rappresentazione distanziata per una necessità di oggettività ed il piacere estetico. Nelle opere di Bustamante, i luoghi sono sempre osservati da lontano. Generalmente svuotati della presenza umana e chiusi su loro stessi, visibili solo grazie a una proiezione mentale o fisica. La serie dei Sites dell'inizio degli anni '90, sculture monumentali in acciaio di cui i due esemplari maggiori saranno presenti in mostra, ne costituisce la formulazione insieme emblematica e programmatica. Questo concetto trova i suoi prolungamenti nelle Peintures e nei Troph&amp;amp;eacute;es del 2000, che rinnovano la forma del quadro astratto. ]]></itunes:summary>
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		<pubDate>Wed, 11 Apr 2012 08:00: +0100</pubDate>
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	</item>
	<item>
		<title>Report - MARCEL BROODTHAERS, LE SPACE DE L'ECRITURE - Bologna, MamBo - Museo d'arte moderna di Bologna</title>
		<link>http://tv.exibart.com//news/2008_lay_notizia_02.php?id_cat=78&amp;id_news=6825</link>
		<description><![CDATA[ Marcel Broodthaers è una delle figure più rivoluzionarie ed influenti nell'arte del Novecento, ancora oggi imprescindibile per comprendere lo sviluppo delle ricerche artistiche e teoriche degli ultimi decenni. La sua critica costruttiva e ironica verso il sistema dell'arte come specifico sistema ideologico e il ruolo politico dell'artista nella società ha posto questioni sempre più centrali nel dibattito critico internazionale, rivelando l'attualità stringente delle sue sperimentazioni tese ad esplorare e ridefinire il significato della creazione artistica.Il progetto curatoriale dell'esposizione intende verificare come la relazione tra immagine, oggetto e parola costituisca il tema centrale e costante della ricerca di Marcel Broodthaers e ne abbia fortemente condizionato tutto il processo creativo. Le sue idee originali su come l'opera d'arte si identifichi con la riflessione su se stessa e su come il sistema sociale ed economico dell'arte agisca come contesto di creazione e legittimazione influenzando la percezione del pubblico, non possono essere comprese in tutta la loro profondità se non in relazione alla sua ventennale attività di poeta e alla successiva decisione di estendere la vocazione letteraria nell'intraprendere il nuovo corso della carriera di artista nel 1964. La mostra prende avvio dai suoi primi espliciti atti d'artista compiuti nella seconda metà degli anni Sessanta, per proseguire nell'analisi della sua ricerca successiva in cui Broodthaers amplia progressivamente l'indagine sulla relazione tra segno e contenuto, tra parola e potere, tra significante e significato, tra verità e inganno, fino a creare sistemi complessi di segni chesfuggono ad una interpretazione univoca, come nelle installazioni del museo fittizio "Mus&amp;amp;eacute;e de Art Moderne" e nei successivi "D&amp;amp;eacute;cors", veri e propri allestimenti cinematografici basati sull'accostamento di oggetti discrepanti esimili in uno stesso spazio, capaci di creare un poema dalle tonalità variabili. ]]></description>
		<itunes:summary><![CDATA[ Marcel Broodthaers è una delle figure più rivoluzionarie ed influenti nell'arte del Novecento, ancora oggi imprescindibile per comprendere lo sviluppo delle ricerche artistiche e teoriche degli ultimi decenni. La sua critica costruttiva e ironica verso il sistema dell'arte come specifico sistema ideologico e il ruolo politico dell'artista nella società ha posto questioni sempre più centrali nel dibattito critico internazionale, rivelando l'attualità stringente delle sue sperimentazioni tese ad esplorare e ridefinire il significato della creazione artistica.Il progetto curatoriale dell'esposizione intende verificare come la relazione tra immagine, oggetto e parola costituisca il tema centrale e costante della ricerca di Marcel Broodthaers e ne abbia fortemente condizionato tutto il processo creativo. Le sue idee originali su come l'opera d'arte si identifichi con la riflessione su se stessa e su come il sistema sociale ed economico dell'arte agisca come contesto di creazione e legittimazione influenzando la percezione del pubblico, non possono essere comprese in tutta la loro profondità se non in relazione alla sua ventennale attività di poeta e alla successiva decisione di estendere la vocazione letteraria nell'intraprendere il nuovo corso della carriera di artista nel 1964. La mostra prende avvio dai suoi primi espliciti atti d'artista compiuti nella seconda metà degli anni Sessanta, per proseguire nell'analisi della sua ricerca successiva in cui Broodthaers amplia progressivamente l'indagine sulla relazione tra segno e contenuto, tra parola e potere, tra significante e significato, tra verità e inganno, fino a creare sistemi complessi di segni chesfuggono ad una interpretazione univoca, come nelle installazioni del museo fittizio "Mus&amp;amp;eacute;e de Art Moderne" e nei successivi "D&amp;amp;eacute;cors", veri e propri allestimenti cinematografici basati sull'accostamento di oggetti discrepanti esimili in uno stesso spazio, capaci di creare un poema dalle tonalità variabili. ]]></itunes:summary>
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		<pubDate>Sun, 08 Apr 2012 08:00: +0100</pubDate>
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	</item>
	<item>
		<title>Report - DECIMO PARALLELO NORD - Modena Ex Ospedale di Sant'Agostino</title>
		<link>http://tv.exibart.com//news/2008_lay_notizia_02.php?id_cat=78&amp;id_news=6823</link>
		<description><![CDATA[ Con oltre cento opere riferite a ventidue artisti- ultime acquisizioni della collezione della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena - la mostra offre una ricognizione sugli autori più vivaci e interessanti di due aree geografiche oggi protagoniste di un impressionante sviluppo economico e di una vera e propria esplosione artistica: India e Sudamerica. Le pratiche di indiani e sudamericani si caratterizzano per un sentimento puro che pone l'individuo al centro del mondo e condividono lo stretto rapporto con una storia di tradizioni, rituali e pesanti retaggi di stampo coloniale, sullo sfondo di una natura tanto generosa quanto spietata. Per molti di loro la fotografia è ancora una pratica diretta e istintiva. Pur geograficamente agli antipodi, le due zone esprimono in questo confronto artistico similitudini tematiche e formali: sanno affrontare con disinvoltura temi spesso forti e dolorosi, rivelando la non comune capacità di restituire con estrema delicatezza, sotto forma di immagini, pensieri ed emozioni. Le opere in mostra sembrano così in grado di smorzare le differenze artistico-culturali e azzerare la distanza geografica tra i due luoghi: attraverso di esse, India e Sudamerica s'incontrano idealmente, là dove incrociano il Decimo Parallelo Nord. ]]></description>
		<itunes:summary><![CDATA[ Con oltre cento opere riferite a ventidue artisti- ultime acquisizioni della collezione della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena - la mostra offre una ricognizione sugli autori più vivaci e interessanti di due aree geografiche oggi protagoniste di un impressionante sviluppo economico e di una vera e propria esplosione artistica: India e Sudamerica. Le pratiche di indiani e sudamericani si caratterizzano per un sentimento puro che pone l'individuo al centro del mondo e condividono lo stretto rapporto con una storia di tradizioni, rituali e pesanti retaggi di stampo coloniale, sullo sfondo di una natura tanto generosa quanto spietata. Per molti di loro la fotografia è ancora una pratica diretta e istintiva. Pur geograficamente agli antipodi, le due zone esprimono in questo confronto artistico similitudini tematiche e formali: sanno affrontare con disinvoltura temi spesso forti e dolorosi, rivelando la non comune capacità di restituire con estrema delicatezza, sotto forma di immagini, pensieri ed emozioni. Le opere in mostra sembrano così in grado di smorzare le differenze artistico-culturali e azzerare la distanza geografica tra i due luoghi: attraverso di esse, India e Sudamerica s'incontrano idealmente, là dove incrociano il Decimo Parallelo Nord. ]]></itunes:summary>
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		<pubDate>Wed, 04 Apr 2012 08:00: +0100</pubDate>
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	</item>
	<item>
		<title>Report - ROB JOHANNESMA, WORLD-WIELDING - Firenze, Museo Marino Marini</title>
		<link>http://tv.exibart.com//news/2008_lay_notizia_02.php?id_cat=78&amp;id_news=6822</link>
		<description><![CDATA[ Nel progetto concepito per la cripta del Museo Marino Marini vengono presentati alcuni lavori video (1998-2011) e un monumentale collage fotografico. L'utilizzo delle immagini tratte dai quotidiani usate come fonte di comunicazione e messe in dialogo con quelle della grande tradizione pittorica del rinascimento fiammingo, olandese e tedesco, è al centro del concetto che ha generato la grande opera a stampa, elemento centrale della mostra fiorentina. L'artista focalizza anche il tema della luce, in particolare le alternanze di luce e buio create dai lavori in video, il processo di creazione delle immagini nei nuovi media e anche il processo stesso della visione, basato sulla manipolazione delle immagini. ]]></description>
		<itunes:summary><![CDATA[ Nel progetto concepito per la cripta del Museo Marino Marini vengono presentati alcuni lavori video (1998-2011) e un monumentale collage fotografico. L'utilizzo delle immagini tratte dai quotidiani usate come fonte di comunicazione e messe in dialogo con quelle della grande tradizione pittorica del rinascimento fiammingo, olandese e tedesco, è al centro del concetto che ha generato la grande opera a stampa, elemento centrale della mostra fiorentina. L'artista focalizza anche il tema della luce, in particolare le alternanze di luce e buio create dai lavori in video, il processo di creazione delle immagini nei nuovi media e anche il processo stesso della visione, basato sulla manipolazione delle immagini. ]]></itunes:summary>
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		<pubDate>Sun, 01 Apr 2012 08:00: +0100</pubDate>
		<itunes:explicit>no</itunes:explicit>
	</item>
	<item>
		<title>Report - KADER ATTIA, ESSENTIAL - San Gimignano, Galleria Continua </title>
		<link>http://tv.exibart.com//news/2008_lay_notizia_02.php?id_cat=78&amp;id_news=6819</link>
		<description><![CDATA[ Francese di origini algerine, Kader Attia affronta temi legati al rapporto tra Oriente e Occidente con particolare riferimento alle complesse vicende storiche relative al colonialismo e alle sue conseguenze, indaga sul concetto di diversità, sia questa culturale o religiosa, sessuale o socio-politica. Le sue opere, rese spesso con un linguaggio simbolico ed un'estetica minimale, esplorano le tensioni, i traumi e le paure del nostro vivere quotidiano. Tra le opere in mostra anche Inspiration / Conversation. Si tratta di una video installazione dove due schermi trasmettono l'immagine di due volti di profilo che, faccia a faccia soffiano in una bottiglia vuota. Torna il concetto di vuoto ma anche dell'oggetto quotidiano recuperato che, attraverso questa azione, diventa qualcosa di diverso: una scultura, un tronco, un prolungamento del corpo, un organo sessuale. Come sostiene l'artista "dobbiamo recuperare i nostri movimenti vitali, ripetitivi, orgasmici: un grido, un respiro, un movimento. La riappropriazione è un gesto naturale. Questa riappropriazione avverrà mediante l'assorbimento e la "traduzione" degli oggetti del nostro ambiente quotidiano, così come è sempre stato. ]]></description>
		<itunes:summary><![CDATA[ Francese di origini algerine, Kader Attia affronta temi legati al rapporto tra Oriente e Occidente con particolare riferimento alle complesse vicende storiche relative al colonialismo e alle sue conseguenze, indaga sul concetto di diversità, sia questa culturale o religiosa, sessuale o socio-politica. Le sue opere, rese spesso con un linguaggio simbolico ed un'estetica minimale, esplorano le tensioni, i traumi e le paure del nostro vivere quotidiano. Tra le opere in mostra anche Inspiration / Conversation. Si tratta di una video installazione dove due schermi trasmettono l'immagine di due volti di profilo che, faccia a faccia soffiano in una bottiglia vuota. Torna il concetto di vuoto ma anche dell'oggetto quotidiano recuperato che, attraverso questa azione, diventa qualcosa di diverso: una scultura, un tronco, un prolungamento del corpo, un organo sessuale. Come sostiene l'artista "dobbiamo recuperare i nostri movimenti vitali, ripetitivi, orgasmici: un grido, un respiro, un movimento. La riappropriazione è un gesto naturale. Questa riappropriazione avverrà mediante l'assorbimento e la "traduzione" degli oggetti del nostro ambiente quotidiano, così come è sempre stato. ]]></itunes:summary>
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		<pubDate>Wed, 28 Mar 2012 08:00: +0100</pubDate>
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		<title>Report - DA ZERO A CENTO - LE NUOVE ETA' DELLA VITA - Milano, Triennale</title>
		<link>http://tv.exibart.com//news/2008_lay_notizia_02.php?id_cat=78&amp;id_news=6821</link>
		<description><![CDATA[ Innanzitutto una precisazione. La mostra "Da zero a cento, le eta' della vita", diversamente da quanto riporta il video è allestita al Palazzo della Triennale in viale Alemagna, 6. Prodotta dalla Fondazione Marino Golinelli in partnership con La Triennale di Milano, la mostra è stata ospitata a Bologna a Palazzo Re Enzo (dove sono state registrate le immagini di questo video) dal 2 al 12 febbraio scorso è approdata a Milano in Triennale dal 23 febbraio. Si tratta di una mostra collettiva d'arte contemporanea e di scienza per capire come e perch&amp;amp;eacute; il nostro corpo e la nostra mente sono molto diversi da quelli delle generazioni precedenti, e come svilupparne meglio le potenzialità. Insieme alle opere d'arte, alcune delle quali realizzate appositamente per l'esposizione, una serie di exhibit scientifici non solo mostreranno come e perch&amp;amp;eacute; la nostra vita è cambiata, ma spiegheranno anche che cosa oggi sappiamo di nuovo su ogni età.  ]]></description>
		<itunes:summary><![CDATA[ Innanzitutto una precisazione. La mostra "Da zero a cento, le eta' della vita", diversamente da quanto riporta il video è allestita al Palazzo della Triennale in viale Alemagna, 6. Prodotta dalla Fondazione Marino Golinelli in partnership con La Triennale di Milano, la mostra è stata ospitata a Bologna a Palazzo Re Enzo (dove sono state registrate le immagini di questo video) dal 2 al 12 febbraio scorso è approdata a Milano in Triennale dal 23 febbraio. Si tratta di una mostra collettiva d'arte contemporanea e di scienza per capire come e perch&amp;amp;eacute; il nostro corpo e la nostra mente sono molto diversi da quelli delle generazioni precedenti, e come svilupparne meglio le potenzialità. Insieme alle opere d'arte, alcune delle quali realizzate appositamente per l'esposizione, una serie di exhibit scientifici non solo mostreranno come e perch&amp;amp;eacute; la nostra vita è cambiata, ma spiegheranno anche che cosa oggi sappiamo di nuovo su ogni età.  ]]></itunes:summary>
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		<pubDate>Sun, 25 Mar 2012 08:00: +0100</pubDate>
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		<title>Report - E LUSINE - Corte, Corsica(francia), FRAC Corse</title>
		<link>http://tv.exibart.com//news/2008_lay_notizia_02.php?id_cat=78&amp;id_news=6827</link>
		<description><![CDATA[ C'è un'altra "area del mediterraneo", lontana (o almeno "ormai" lontana) dalle breaking news ed è quello spazio dove il Mar Tirreno bagna la Sardegna, la Corsica e la Liguria. Qualcuno si è chiesto se esiste un contatto anche soltanto ideale tra questi luoghi tale da consentire di intenderli come un'area caratterizzata da una sorta di omogeneità culturale... o almeno di un possibile confronto culturale tra vicini che hanno spartito qualcosa nel passato e continuano a percepire la stessa luce, gli odori e le sensazioni di un'aria condivisa. Così Anne Alessandri, che dirige il FRAC Corse, ha organizzato con l'aiuto di soggetti dell'arte dalla Sardegna e dalla Liguria una mostra a Corte, in Corsica, che raccoglie un gruppo di giovani artisti provenienti dalle tre regioni. Il titolo della mostra E LUSINE è un'espressione corsa per definire qualcosa di luntano nel cielo... forse un bagliore non definito, ma comunque luce. E niente è più pertinente di questo concetto per raccontare qualcosa che si manifesterà appena si avvicina. ]]></description>
		<itunes:summary><![CDATA[ C'è un'altra "area del mediterraneo", lontana (o almeno "ormai" lontana) dalle breaking news ed è quello spazio dove il Mar Tirreno bagna la Sardegna, la Corsica e la Liguria. Qualcuno si è chiesto se esiste un contatto anche soltanto ideale tra questi luoghi tale da consentire di intenderli come un'area caratterizzata da una sorta di omogeneità culturale... o almeno di un possibile confronto culturale tra vicini che hanno spartito qualcosa nel passato e continuano a percepire la stessa luce, gli odori e le sensazioni di un'aria condivisa. Così Anne Alessandri, che dirige il FRAC Corse, ha organizzato con l'aiuto di soggetti dell'arte dalla Sardegna e dalla Liguria una mostra a Corte, in Corsica, che raccoglie un gruppo di giovani artisti provenienti dalle tre regioni. Il titolo della mostra E LUSINE è un'espressione corsa per definire qualcosa di luntano nel cielo... forse un bagliore non definito, ma comunque luce. E niente è più pertinente di questo concetto per raccontare qualcosa che si manifesterà appena si avvicina. ]]></itunes:summary>
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		<pubDate>Wed, 21 Mar 2012 08:00: +0100</pubDate>
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		<title>Report - ARIEL OROZCO, DETRAS DEL CRISTAL - Roma, Federica Schiavo Gallery</title>
		<link>http://tv.exibart.com//news/2008_lay_notizia_02.php?id_cat=78&amp;id_news=6820</link>
		<description><![CDATA[ La mostra di Ariel Orozco consiste in una riflessione essenziale e dinamica su alcune delle contraddizioni, anomalie e paradossi che caratterizzano la nostra esistenza quotidiana e la nostra realtà neo liberale. Confondendo i binari dell'abbondanza con quelli della scarsità, così come quelli della supremazia con quelli dell'impotenza, la mostra trasmette un senso di suspense proprio della precarietà, suscitando un effetto al contempo comico e inquietante.  ]]></description>
		<itunes:summary><![CDATA[ La mostra di Ariel Orozco consiste in una riflessione essenziale e dinamica su alcune delle contraddizioni, anomalie e paradossi che caratterizzano la nostra esistenza quotidiana e la nostra realtà neo liberale. Confondendo i binari dell'abbondanza con quelli della scarsità, così come quelli della supremazia con quelli dell'impotenza, la mostra trasmette un senso di suspense proprio della precarietà, suscitando un effetto al contempo comico e inquietante.  ]]></itunes:summary>
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		<pubDate>Sun, 18 Mar 2012 08:00: +0100</pubDate>
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