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	<title>Exibart tv</title>
	<itunes:author>Exibart.tv</itunes:author>
	<link>http://www.exibart.tv</link>
	<description>Exibart.tv, una piattaforma di e-tv tutta dedicata all’arte. Un canale ricco di servizi su mostre, eventi e protagonisti dell’art-system internazionale, con spazi dedicati alla videoarte e approfondimenti sul turismo culturale, sui musei e i monumenti. Il tutto fruibile dal desktop del vostro computer, ma anche da dispositivi portatili. Accanto ai servizi realizzati dalla nostra redazione, accoglieremo anche i contributi degli utenti, che sono invitati a proporre il proprio materiale audiovisivo (l'indirizzo e-mail è: tv@exibart.com). In modo da trasformare Exibart.tv in una vera e propria piattaforma di distribuzione multimediale sull'arte e la cutura. Buona visione!</description>
	<itunes:summary>I video di Exibart.com</itunes:summary>
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	<copyright>Copyright Exibart.com - Emmi srl</copyright>
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	<itunes:name>Giovanni Sighele</itunes:name>
	<itunes:email>adv@exibart.com</itunes:email>
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	<title>Exibart.com</title>
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	<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 05:13:00 +0100</pubDate>
	<item>
		<title>Report - ARTEFIERA 2012 - THE EYE OF THE COLLECTOR. Bologna ART FIRST - Villa delle Rose</title>
		<link>http://www.exibart.tv//news/2008_lay_notizia_02.php?id_cat=78&amp;id_news=6805</link>
		<description><![CDATA[ De Santaren è un vero e proprio mecenate della "time based art": egli traduce infatti la sua passione di collezionista in un'opera di sostegno di queste forme artistiche a livello internazionale, attraverso importanti donazioni alle collezioni di musei come il Guggenheim di New York, oltre che il supporto dei giovani artisti e una intensa attività di promozione e diffusione pubblica della conoscenza e fruizione delle opere di new media e video art. The Eye of the Collector offre a Bologna l'opportunità di conoscere uno spaccato significativo della ricerca che anima la sua collezione, con una selezione di 11 opere di alcuni dei più importanti artisti internazionali che si confrontano con il video: Maria Jos&amp;amp;eacute; Arjona, Niklas Goldbach, Jesse Aron Green, William Lamson, McCallum and Tarry, Hans Op de Beeck, Chrischa Venus Oswald, Luigi Presicce, Isabel Rocamora, Janaina Tschäpe. ]]></description>
		<itunes:summary><![CDATA[ De Santaren è un vero e proprio mecenate della "time based art": egli traduce infatti la sua passione di collezionista in un'opera di sostegno di queste forme artistiche a livello internazionale, attraverso importanti donazioni alle collezioni di musei come il Guggenheim di New York, oltre che il supporto dei giovani artisti e una intensa attività di promozione e diffusione pubblica della conoscenza e fruizione delle opere di new media e video art. The Eye of the Collector offre a Bologna l'opportunità di conoscere uno spaccato significativo della ricerca che anima la sua collezione, con una selezione di 11 opere di alcuni dei più importanti artisti internazionali che si confrontano con il video: Maria Jos&amp;amp;eacute; Arjona, Niklas Goldbach, Jesse Aron Green, William Lamson, McCallum and Tarry, Hans Op de Beeck, Chrischa Venus Oswald, Luigi Presicce, Isabel Rocamora, Janaina Tschäpe. ]]></itunes:summary>
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		<pubDate>Sun, 05 Feb 2012 08:00: +0100</pubDate>
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	</item>
	<item>
		<title>Report -ARTEFIERA 2012 - ON THE SPOT - Bologna, Artefiera</title>
		<link>http://www.exibart.tv//news/2008_lay_notizia_02.php?id_cat=78&amp;id_news=6804</link>
		<description><![CDATA[ Ideato dal curatore indipendente nonch&amp;amp;eacute; Associate Editor della rivista ARTPULSE, Paco Barragan, il progetto curatoriale esplora la possibilità di creare delle mostre tematiche "istantanee" per la breve durata di un giorno. Ogni giorno, infatti, durante i tre giorni della fiera, un diverso curatore è stato incaricato di allestire una mostra con opere esposte esclusivamente in fiera. Ogni mostra tematica è il frutto della selezione operata dal curatore in base alla disponibilità negli stand delle varie gallerie. Le opere selezionate per la mostra vengono chieste in prestito alla galleria proprietaria ed esposte presso un apposito stand allestito per la sola giornata. Questo progetto sperimentale, istantaneo rappresenta un progetto curatoriale che si avvale dellele opere nel corso della fiera dell'arte. Come afferma Paco Barragan: "un viaggio nella cucina del curatore... dove tutto è presente e deve solo essere scelto". Il film documenta la prima delle mostre On The Spot, curata da Oliver Kielmayer, direttore del Kunsthalle Wintherthur. che ha svolto il ruolo scomodo ma eccitante di "apripista". Gli altri due curatori sono Lara Pan, curatrice free lance e art advisor, e, naturalment, Paco Barragan, ]]></description>
		<itunes:summary><![CDATA[ Ideato dal curatore indipendente nonch&amp;amp;eacute; Associate Editor della rivista ARTPULSE, Paco Barragan, il progetto curatoriale esplora la possibilità di creare delle mostre tematiche "istantanee" per la breve durata di un giorno. Ogni giorno, infatti, durante i tre giorni della fiera, un diverso curatore è stato incaricato di allestire una mostra con opere esposte esclusivamente in fiera. Ogni mostra tematica è il frutto della selezione operata dal curatore in base alla disponibilità negli stand delle varie gallerie. Le opere selezionate per la mostra vengono chieste in prestito alla galleria proprietaria ed esposte presso un apposito stand allestito per la sola giornata. Questo progetto sperimentale, istantaneo rappresenta un progetto curatoriale che si avvale dellele opere nel corso della fiera dell'arte. Come afferma Paco Barragan: "un viaggio nella cucina del curatore... dove tutto è presente e deve solo essere scelto". Il film documenta la prima delle mostre On The Spot, curata da Oliver Kielmayer, direttore del Kunsthalle Wintherthur. che ha svolto il ruolo scomodo ma eccitante di "apripista". Gli altri due curatori sono Lara Pan, curatrice free lance e art advisor, e, naturalment, Paco Barragan, ]]></itunes:summary>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 13:31: +0100</pubDate>
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	</item>
	<item>
		<title>Report - IL SIMBOLISMO IN ITALIA. Padova, Palazzo Zabardella</title>
		<link>http://www.exibart.tv//news/2008_lay_notizia_02.php?id_cat=78&amp;id_news=6803</link>
		<description><![CDATA[ A cavallo tra Otto e Novecento, l'inconscio irrompe nell'arte e nulla sarà più come prima. E' la scoperta di un mondo "altro", affascinante, intrigante, di una nuova lente che vira la percezione di ogni realtà, si tratti di un paesaggio fisico e di un moto dell'anima.E' la storia di un movimento che si estende velocemente su scala europea ma che qui viene compitamente - ed è la prima volta - indagato nella sua fondamentale vicenda italiana. Non senza proporre confronti oltre confine e in particolare con l'ambito austriaco del Simbolismo: valgano tra tutti la Giuditta - Salomè, di Gustav Klimt o Il Peccato, celebre capolavoro di Franz von Stuck: due opere che valgono da sole la visita alla mostra.Ma se i raffronti internazionali sono di assoluta qualità, ciò che di italiano offrono le otto sezioni di questa mostra, non è certo da meno.Sono opere che, nel loro insieme, ricostruiscono quel dibattito sulla missione dell'arte che infuocò quegli anni di decisive mutazioni sociali. Opere che evocano ciò che aleggiava negli ambienti letterari e filosofici di Gabriele D'Annunzio o di Angelo Conti o nei cenacoli musicali devoti a Wagner, mentre le Esposizioni portavano in Italia i fermenti dei movimenti europei. ]]></description>
		<itunes:summary><![CDATA[ A cavallo tra Otto e Novecento, l'inconscio irrompe nell'arte e nulla sarà più come prima. E' la scoperta di un mondo "altro", affascinante, intrigante, di una nuova lente che vira la percezione di ogni realtà, si tratti di un paesaggio fisico e di un moto dell'anima.E' la storia di un movimento che si estende velocemente su scala europea ma che qui viene compitamente - ed è la prima volta - indagato nella sua fondamentale vicenda italiana. Non senza proporre confronti oltre confine e in particolare con l'ambito austriaco del Simbolismo: valgano tra tutti la Giuditta - Salomè, di Gustav Klimt o Il Peccato, celebre capolavoro di Franz von Stuck: due opere che valgono da sole la visita alla mostra.Ma se i raffronti internazionali sono di assoluta qualità, ciò che di italiano offrono le otto sezioni di questa mostra, non è certo da meno.Sono opere che, nel loro insieme, ricostruiscono quel dibattito sulla missione dell'arte che infuocò quegli anni di decisive mutazioni sociali. Opere che evocano ciò che aleggiava negli ambienti letterari e filosofici di Gabriele D'Annunzio o di Angelo Conti o nei cenacoli musicali devoti a Wagner, mentre le Esposizioni portavano in Italia i fermenti dei movimenti europei. ]]></itunes:summary>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 14:03: +0100</pubDate>
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	<item>
		<title>Report - QUELLI CHE RESTANO.eamp;nbsp; Milano - Spazio Oberdan</title>
		<link>http://www.exibart.tv//news/2008_lay_notizia_02.php?id_cat=78&amp;id_news=6802</link>
		<description><![CDATA[ Il paesaggio, in questa mostra, è interpretato e vissuto come sguardo sui mutamenti urbano-ambientali ma soprattutto nelle sue relazioni emozionali tra luogo e artista-osservatore. Uno sguardo che si manifesta oltre il carattere meramente rappresentativo ma sempre lungo il confine tra arte e architettura, creatività e progetto. Gli artisti esprimono la loro concezione di spazio fisico e mentale con tutti i media che oggi l'arte contemporanea mette a disposizione, tra installazioni ambientali, scultura, fotografia, pittura e video. Paesaggio come sfondo o come attraversamento, come territorio in divenire o come contenitore di flussi, ma anche come riflessione. Un'indagine che gli artisti svolgono allo Spazio Oberdan all'interno di spazi autonomi e che appare quanto mai consona a una realtà come quella che sta affrontando in questi anni la città di Milano, tra nuove politiche territoriali e trasformazioni ambientali in vista dell'Expo. Gli artisti sono Mario Airò, Stefano Arienti, Pierluigi Calignano, Loris Cecchini, Paola Di Bello, Salvatore Falci, Giovanni Frangi, Alberto Garutti, Debora Hirsch, Andrea Mastrovito, Adrian Paci, Luca Pancrazzi, Alessandro Papetti, Marco Petrus,Vedovamazzei ]]></description>
		<itunes:summary><![CDATA[ Il paesaggio, in questa mostra, è interpretato e vissuto come sguardo sui mutamenti urbano-ambientali ma soprattutto nelle sue relazioni emozionali tra luogo e artista-osservatore. Uno sguardo che si manifesta oltre il carattere meramente rappresentativo ma sempre lungo il confine tra arte e architettura, creatività e progetto. Gli artisti esprimono la loro concezione di spazio fisico e mentale con tutti i media che oggi l'arte contemporanea mette a disposizione, tra installazioni ambientali, scultura, fotografia, pittura e video. Paesaggio come sfondo o come attraversamento, come territorio in divenire o come contenitore di flussi, ma anche come riflessione. Un'indagine che gli artisti svolgono allo Spazio Oberdan all'interno di spazi autonomi e che appare quanto mai consona a una realtà come quella che sta affrontando in questi anni la città di Milano, tra nuove politiche territoriali e trasformazioni ambientali in vista dell'Expo. Gli artisti sono Mario Airò, Stefano Arienti, Pierluigi Calignano, Loris Cecchini, Paola Di Bello, Salvatore Falci, Giovanni Frangi, Alberto Garutti, Debora Hirsch, Andrea Mastrovito, Adrian Paci, Luca Pancrazzi, Alessandro Papetti, Marco Petrus,Vedovamazzei ]]></itunes:summary>
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		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 08:00: +0100</pubDate>
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	</item>
	<item>
		<title>Report - ROEE ROSEN - OUT / THE DEATH OF CATTELAN - Milano, Galleria Riccardo Crespi</title>
		<link>http://www.exibart.tv//news/2008_lay_notizia_02.php?id_cat=78&amp;id_news=6799</link>
		<description><![CDATA[ Prima personale in Italia per Roee Rosen artista, regista e scrittore Israeliano che risiede negli Stati Uniti. Uomo di straordinaria cultura, attraverso la sua opera utilizza magistralmente la provocazione intellettuale anche assumendo posizioni moralmente ambigue e punti di vista paradossali. La sessualità intrecciata alla politica, la questione israeliana e un'attenta osservazione delle dinamiche storico-sociali percorrono il suo lavoro intriso di ironia e una feroce critica alla contemporaneità. La Galleria Riccardo Crespi di Milano mette in mostra due sue opere: "Out", un film premiato nel 2010 alla 67esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia per la sezione Orizzonti e all'Internationale Kurzfilmtage di Oberhausen con l'ARTE Prize for a European Short Film, e "The Death of Cattelan", una serie di 16 collage ciascuno dei quali contiene la chiave per decodificare una narrazione nascosta che avrebbe a che fare con la morte di Maurizio Cattelan, oltre a molte altre storie. ]]></description>
		<itunes:summary><![CDATA[ Prima personale in Italia per Roee Rosen artista, regista e scrittore Israeliano che risiede negli Stati Uniti. Uomo di straordinaria cultura, attraverso la sua opera utilizza magistralmente la provocazione intellettuale anche assumendo posizioni moralmente ambigue e punti di vista paradossali. La sessualità intrecciata alla politica, la questione israeliana e un'attenta osservazione delle dinamiche storico-sociali percorrono il suo lavoro intriso di ironia e una feroce critica alla contemporaneità. La Galleria Riccardo Crespi di Milano mette in mostra due sue opere: "Out", un film premiato nel 2010 alla 67esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia per la sezione Orizzonti e all'Internationale Kurzfilmtage di Oberhausen con l'ARTE Prize for a European Short Film, e "The Death of Cattelan", una serie di 16 collage ciascuno dei quali contiene la chiave per decodificare una narrazione nascosta che avrebbe a che fare con la morte di Maurizio Cattelan, oltre a molte altre storie. ]]></itunes:summary>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 08:00: +0100</pubDate>
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	</item>
	<item>
		<title>Report - SYEVE McCURRY - Roma, Macro Testaccio</title>
		<link>http://www.exibart.tv//news/2008_lay_notizia_02.php?id_cat=78&amp;id_news=6801</link>
		<description><![CDATA[ Steve McCurry è a Roma con una grande mostra allestita alla Pelanda del Macro al Testaccio. La mostra è curata da Fabio Novembre, uno dei protagonisti del progetto e della cultura dell'immagine in Italia. Le foto sono state scelte non con criteri spazio-temporali, ma per assonanza di soggetti e di emozioni, cercando i fili comuni e gli impensabili legami che accomunano luoghi e persone seppure in latitudini diverse. L'allestimento è pensato come un villaggio nomade con una serie di volumi che si compenetrano tra loro&amp;amp;nbsp; per restituire quel senso di umanità che si respira nelle foto di McCurry. Oltre alle foto conosciutissime dell'artista americano, la mostra offre una serie di foto sull'italia e gli italiani, un omaggio al 150° anniversario dell'unità d'Italia in vero spirito National Geographic. Così, dopo averci fatto conoscere i volti e i colori dell'Afghanistan, del Tibet e di quell'immenso crocevia di popoli e culture che è l'Oriente, Steve McCurry ci propone un suo sguardo sull'Italia e sugli italiani.&amp;amp;nbsp; Lo stesso Steve McCurry è protagonista del video. ]]></description>
		<itunes:summary><![CDATA[ Steve McCurry è a Roma con una grande mostra allestita alla Pelanda del Macro al Testaccio. La mostra è curata da Fabio Novembre, uno dei protagonisti del progetto e della cultura dell'immagine in Italia. Le foto sono state scelte non con criteri spazio-temporali, ma per assonanza di soggetti e di emozioni, cercando i fili comuni e gli impensabili legami che accomunano luoghi e persone seppure in latitudini diverse. L'allestimento è pensato come un villaggio nomade con una serie di volumi che si compenetrano tra loro&amp;amp;nbsp; per restituire quel senso di umanità che si respira nelle foto di McCurry. Oltre alle foto conosciutissime dell'artista americano, la mostra offre una serie di foto sull'italia e gli italiani, un omaggio al 150° anniversario dell'unità d'Italia in vero spirito National Geographic. Così, dopo averci fatto conoscere i volti e i colori dell'Afghanistan, del Tibet e di quell'immenso crocevia di popoli e culture che è l'Oriente, Steve McCurry ci propone un suo sguardo sull'Italia e sugli italiani.&amp;amp;nbsp; Lo stesso Steve McCurry è protagonista del video. ]]></itunes:summary>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 07:00: +0100</pubDate>
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	</item>
	<item>
		<title>Report. CHEN ZHEN - LES PAS SILENCIEUX - San Gimignano, Galleria Continua.</title>
		<link>http://www.exibart.tv//news/2008_lay_notizia_02.php?id_cat=78&amp;id_news=6798</link>
		<description><![CDATA[ Con Les pas silencieux Galleria Continua offre al pubblico un'occasione di intimo contatto con leopere di Chen Zhen ed apre una riflessione sull'attualità della sua poetica volta all'arricchimentodella vita interiore, alla ricerca di armonia tra corpo e spirito, alla fratellanza tra popoli e culturediverse, alla tensione verso la comprensione, al superamento dei conflitti, alla resistenza dell'identità,all'incontro tra Oriente e Occidente. All'età di 25 anni Chen Zhen comincia a soffrire di anemia emolitica. Considera la sua malattia come un'esperienza degna di valore, dalla quale può trarre ispirazione. Nel 1999 crea un nuovo oggetto di ricerca per la sua creazione artistica "Un progetto di vita - Diventare un dottore". La mostra "Field of Synergy" che realizza nel 2000 a San Gimignano è intesa come preludio a questo progetto. "La parola sinergia è un termine medico. Descrive le funzioni coordinate e le capacità sintetiche dei vari organi del corpo umano o di differenti medicine ... E' mia opinione che la parola ‘sinergia' non indichi unicamente una concreta ‘capacità comune' in senso materiale ma anche un modo di pensare... Nel linguaggio comune significa considerare ogni cosa nel contesto dei suoi fattori fondanti. Va da s&amp;amp;eacute; che nel mio caso, scriveva ancora Chen Zhen, questa parola indica soprattutto una ‘raccolta di energie'. Ed è questa raccolta di energie che Chen Zhen ci lascia affinch&amp;amp;eacute; possiamo seguire anche noi i suoi ...passi silenziosi. ]]></description>
		<itunes:summary><![CDATA[ Con Les pas silencieux Galleria Continua offre al pubblico un'occasione di intimo contatto con leopere di Chen Zhen ed apre una riflessione sull'attualità della sua poetica volta all'arricchimentodella vita interiore, alla ricerca di armonia tra corpo e spirito, alla fratellanza tra popoli e culturediverse, alla tensione verso la comprensione, al superamento dei conflitti, alla resistenza dell'identità,all'incontro tra Oriente e Occidente. All'età di 25 anni Chen Zhen comincia a soffrire di anemia emolitica. Considera la sua malattia come un'esperienza degna di valore, dalla quale può trarre ispirazione. Nel 1999 crea un nuovo oggetto di ricerca per la sua creazione artistica "Un progetto di vita - Diventare un dottore". La mostra "Field of Synergy" che realizza nel 2000 a San Gimignano è intesa come preludio a questo progetto. "La parola sinergia è un termine medico. Descrive le funzioni coordinate e le capacità sintetiche dei vari organi del corpo umano o di differenti medicine ... E' mia opinione che la parola ‘sinergia' non indichi unicamente una concreta ‘capacità comune' in senso materiale ma anche un modo di pensare... Nel linguaggio comune significa considerare ogni cosa nel contesto dei suoi fattori fondanti. Va da s&amp;amp;eacute; che nel mio caso, scriveva ancora Chen Zhen, questa parola indica soprattutto una ‘raccolta di energie'. Ed è questa raccolta di energie che Chen Zhen ci lascia affinch&amp;amp;eacute; possiamo seguire anche noi i suoi ...passi silenziosi. ]]></itunes:summary>
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		<pubDate>Sun, 18 Dec 2011 08:00: +0100</pubDate>
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	<item>
		<title>Report - ADELITA HUSNI-BEI, ELISA STRINNA - 6ARTISTA - Roma, Macro, Museo d'Arte Contemporanea Roma</title>
		<link>http://www.exibart.tv//news/2008_lay_notizia_02.php?id_cat=78&amp;id_news=6797</link>
		<description><![CDATA[ Il MACRO - Museo d'Arte Contemporanea Roma - ospita la la mostra di Adelita Husni-Bey ed Elisa Strinna, vincitrici della seconda edizione di 6ARTISTA, il Premio - concepito dall'Associazione Civita e dalla Fondazione Pastificio Cerere e con il sostegno di Allianz - per supportare la crescita professionale di promettenti talenti under 30 che vivono in Italia. 6ARTISTA, la cui prima edizione si è svolta nel 2009, rappresenta un'opportunità sempre più importante per i giovani vincitori, ai quali viene offerto un percorso formativo di alto livello culturale. Adelita Husni-Bey ed Elisa Strinna hanno infatti trascorso un periodo di residenza di sei mesi a Roma presso la Fondazione Pastificio Cerere, punto di riferimento fin dagli anni Settanta della sperimentazione artistica, e altri tre mesi presso la Cit&amp;amp;eacute; Internationale des Arts di Parigi, grazie alla collaborazione degli Incontri Internazionali di Roma. L'obiettivo è quello di favorire il confronto con diversi linguaggi, idee e tecniche, affinch&amp;amp;eacute; i giovani individuati possano approfondire e caratterizzare la propria poetica. ]]></description>
		<itunes:summary><![CDATA[ Il MACRO - Museo d'Arte Contemporanea Roma - ospita la la mostra di Adelita Husni-Bey ed Elisa Strinna, vincitrici della seconda edizione di 6ARTISTA, il Premio - concepito dall'Associazione Civita e dalla Fondazione Pastificio Cerere e con il sostegno di Allianz - per supportare la crescita professionale di promettenti talenti under 30 che vivono in Italia. 6ARTISTA, la cui prima edizione si è svolta nel 2009, rappresenta un'opportunità sempre più importante per i giovani vincitori, ai quali viene offerto un percorso formativo di alto livello culturale. Adelita Husni-Bey ed Elisa Strinna hanno infatti trascorso un periodo di residenza di sei mesi a Roma presso la Fondazione Pastificio Cerere, punto di riferimento fin dagli anni Settanta della sperimentazione artistica, e altri tre mesi presso la Cit&amp;amp;eacute; Internationale des Arts di Parigi, grazie alla collaborazione degli Incontri Internazionali di Roma. L'obiettivo è quello di favorire il confronto con diversi linguaggi, idee e tecniche, affinch&amp;amp;eacute; i giovani individuati possano approfondire e caratterizzare la propria poetica. ]]></itunes:summary>
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		<pubDate>Fri, 16 Dec 2011 08:00: +0100</pubDate>
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	</item>
	<item>
		<title>Report - IGOR ESKINJA, THE DAY AFTER - Milano, Federico Luger Gallery New Space</title>
		<link>http://www.exibart.tv//news/2008_lay_notizia_02.php?id_cat=78&amp;id_news=6800</link>
		<description><![CDATA[ The Day After raccoglie le opere realizzate per la Fondazione Pomodoro in occasione della personale mai inaugurata causa la fine dell'attività dell'istituzione. The Day After (il giomo dopo) nella mostra è ciò che accade di opere create per un ambiente, quando l'ambiente non c'è più... quel "giorno dopo" che inevitabilmente segue la fine - in questo caso - dello spazio, ma potrebbe essere un contributo generale al ricreare l'universo per un pensiero o un'azione quando l'universo originario si è estinto.  ]]></description>
		<itunes:summary><![CDATA[ The Day After raccoglie le opere realizzate per la Fondazione Pomodoro in occasione della personale mai inaugurata causa la fine dell'attività dell'istituzione. The Day After (il giomo dopo) nella mostra è ciò che accade di opere create per un ambiente, quando l'ambiente non c'è più... quel "giorno dopo" che inevitabilmente segue la fine - in questo caso - dello spazio, ma potrebbe essere un contributo generale al ricreare l'universo per un pensiero o un'azione quando l'universo originario si è estinto.  ]]></itunes:summary>
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		<pubDate>Tue, 13 Dec 2011 08:55: +0100</pubDate>
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	</item>
	<item>
		<title>Report - EFFETTO MAREY - Firenze, Villa Romana.</title>
		<link>http://www.exibart.tv//news/2008_lay_notizia_02.php?id_cat=78&amp;id_news=6796</link>
		<description><![CDATA[ Etienne-Jules Marey (1830-1904), celebre medico e fisiologo francese è considerato una delle personalità più spiccate nello studio del movimento umano e non. Attraverso un'inesausta messa a punto di strumentazioni sempre più perfezionate, egli ha cercato d'intercettare quella sorta di motricità aberrante che sta fra il movimento e la stasi, fra il riposo e la tensione, fra il tempo e lo spazio. Ma il movimento così come lo vediamo, o ci sembra di vedere, non è non si può fotografare. Per quanto rapida sia la nostra pellicola o il nostro video, il movimento che vediamo come tale, ci apparirà sempre come la somma di foto immobili come un masso... e quell'atto del muoversi che ci sta tanto a cuore, sembrerà, invisibile e inesistente se non nell'imperfezione assoluta della nostra vista. Questo è il tema che i 6 artisti in mostra alla Villa Romana di Firenze hanno cercato di affrontare con le loro opere. Gli artisti sono Emanuele Becheri, Ruben Bellinkx, Daniela De Lorenzo, Carlo Guaita, Davide Rivalta, Oleg Tcherny, Erwin Michelberger. ]]></description>
		<itunes:summary><![CDATA[ Etienne-Jules Marey (1830-1904), celebre medico e fisiologo francese è considerato una delle personalità più spiccate nello studio del movimento umano e non. Attraverso un'inesausta messa a punto di strumentazioni sempre più perfezionate, egli ha cercato d'intercettare quella sorta di motricità aberrante che sta fra il movimento e la stasi, fra il riposo e la tensione, fra il tempo e lo spazio. Ma il movimento così come lo vediamo, o ci sembra di vedere, non è non si può fotografare. Per quanto rapida sia la nostra pellicola o il nostro video, il movimento che vediamo come tale, ci apparirà sempre come la somma di foto immobili come un masso... e quell'atto del muoversi che ci sta tanto a cuore, sembrerà, invisibile e inesistente se non nell'imperfezione assoluta della nostra vista. Questo è il tema che i 6 artisti in mostra alla Villa Romana di Firenze hanno cercato di affrontare con le loro opere. Gli artisti sono Emanuele Becheri, Ruben Bellinkx, Daniela De Lorenzo, Carlo Guaita, Davide Rivalta, Oleg Tcherny, Erwin Michelberger. ]]></itunes:summary>
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		<pubDate>Wed, 07 Dec 2011 08:00: +0100</pubDate>
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	<item>
		<title>Report - PIPILOTTI RIST, PARASIMPATICO - Milano, Cinema Manzoni</title>
		<link>http://www.exibart.tv//news/2008_lay_notizia_02.php?id_cat=78&amp;id_news=6795</link>
		<description><![CDATA[ Nei viaggi visivi di Pipilotti Rist gli spettatori si ritrovano spesso in spazi dalle proporzioni stravolte, ridotti a piccoli Lillipuziani di fronte a immagini gigantesche che esaltano la sensazione del ricordo infantile di un mondo puro, dove la corporeità sembra riconciliarsi con la razionalità e dove la sensualità acquista una dimensione quasi spirituale, a tratti venata di ironia e malinconia. Come nelle sue precedenti installazioni, questo nuovo progetto ideato per l'Ex Cinema Manzoni, combina lavori vecchi e nuovi con l'obiettivo di trasformare l'Ex Cinema in un grande organismo vivente, mescolando cinema e televisione, allucinazioni e immagini ad alta definizione. Con Parasimpatico Pipilotti Rist crea per gli ambienti sontuosamente decorati del Manzoni una nuova pelle di immagini, un avvolgente carosello di suoni, luci e colori che restituisce a quella che fu la più prestigiosa sala cinematografica della città di Milano un fascino magico e gioioso, e le regala l'ultimo sussulto vitale prima che cambi per sempre. La mostra di Pipilotti Rist rappresenta un'occasione unica e imperdibile per vedere gli spazi dell'Ex Cinema Manzoni nella loro originaria bellezza, dopo quindici anni di chiusura. ]]></description>
		<itunes:summary><![CDATA[ Nei viaggi visivi di Pipilotti Rist gli spettatori si ritrovano spesso in spazi dalle proporzioni stravolte, ridotti a piccoli Lillipuziani di fronte a immagini gigantesche che esaltano la sensazione del ricordo infantile di un mondo puro, dove la corporeità sembra riconciliarsi con la razionalità e dove la sensualità acquista una dimensione quasi spirituale, a tratti venata di ironia e malinconia. Come nelle sue precedenti installazioni, questo nuovo progetto ideato per l'Ex Cinema Manzoni, combina lavori vecchi e nuovi con l'obiettivo di trasformare l'Ex Cinema in un grande organismo vivente, mescolando cinema e televisione, allucinazioni e immagini ad alta definizione. Con Parasimpatico Pipilotti Rist crea per gli ambienti sontuosamente decorati del Manzoni una nuova pelle di immagini, un avvolgente carosello di suoni, luci e colori che restituisce a quella che fu la più prestigiosa sala cinematografica della città di Milano un fascino magico e gioioso, e le regala l'ultimo sussulto vitale prima che cambi per sempre. La mostra di Pipilotti Rist rappresenta un'occasione unica e imperdibile per vedere gli spazi dell'Ex Cinema Manzoni nella loro originaria bellezza, dopo quindici anni di chiusura. ]]></itunes:summary>
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		<pubDate>Sun, 04 Dec 2011 08:00: +0100</pubDate>
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	</item>
	<item>
		<title>Report - INVERNOMUTO, SIMONE - Ferrara, Padiglione d'Arte Contemporanea.</title>
		<link>http://www.exibart.tv//news/2008_lay_notizia_02.php?id_cat=78&amp;id_news=6794</link>
		<description><![CDATA[ L'esposizione si dispiega sui due piani del Padiglione d'Arte Contemporanea e prevede la presentazione di tre opere che danno vita ad un paesaggio audiovisivo e sinestesico che rappresenta al meglio la poetica e l'universo di Invernomuto. L'intero piano terra del PAC è dedicato a Wax, Relax (2011) - allestita sotto forma di scultura nella mostra Terre Vulnerabili presso Hangar Bicocca nel 2011 - si configura al PAC come una nuova opera dinamica. Boomeria è invece un film in 16mm (10', 2011) proiettato al piano superiore del PAC e realizzato in California fra inverno e primavera del 2011, che potrebbe essere definito un documentario sperimentale borderline. Sempre al secondo piano l'opera inedita Negus (2011&amp;amp;gt;12) si configura come la prima versione di un'installazione che anticipa un nuovo capitolo nella ricerca di Invernomuto. Negus riprende l'interesse per la reintepretazione di schermi e di sistemi di diffusione delle immagini, in cui i confini fra scultura, installazione e dispositivo schermico cinematografico finiscono per dissolversi. Un'opera densa e stratificata che si spalanca su fatti storici, fantasmi culturali, scenari politici del passato, condensati in riti musicali e performativi di oscure tradizioni territoriali. ]]></description>
		<itunes:summary><![CDATA[ L'esposizione si dispiega sui due piani del Padiglione d'Arte Contemporanea e prevede la presentazione di tre opere che danno vita ad un paesaggio audiovisivo e sinestesico che rappresenta al meglio la poetica e l'universo di Invernomuto. L'intero piano terra del PAC è dedicato a Wax, Relax (2011) - allestita sotto forma di scultura nella mostra Terre Vulnerabili presso Hangar Bicocca nel 2011 - si configura al PAC come una nuova opera dinamica. Boomeria è invece un film in 16mm (10', 2011) proiettato al piano superiore del PAC e realizzato in California fra inverno e primavera del 2011, che potrebbe essere definito un documentario sperimentale borderline. Sempre al secondo piano l'opera inedita Negus (2011&amp;amp;gt;12) si configura come la prima versione di un'installazione che anticipa un nuovo capitolo nella ricerca di Invernomuto. Negus riprende l'interesse per la reintepretazione di schermi e di sistemi di diffusione delle immagini, in cui i confini fra scultura, installazione e dispositivo schermico cinematografico finiscono per dissolversi. Un'opera densa e stratificata che si spalanca su fatti storici, fantasmi culturali, scenari politici del passato, condensati in riti musicali e performativi di oscure tradizioni territoriali. ]]></itunes:summary>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 08:00: +0100</pubDate>
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	</item>
	<item>
		<title>Report - 54 BIENNALE DI VENEZIA. Partecipazioni nazionali - LITUANIA. Venezia, Scuola di San Pasquale.</title>
		<link>http://www.exibart.tv//news/2008_lay_notizia_02.php?id_cat=78&amp;id_news=6793</link>
		<description><![CDATA[ Decimo e ultimo appuntamento video con la 54 Biennale di Venezia. Il Padiglione Lituano ospita l'opera di Darius Mikšys, Behind The White Curtain. Il sipario bianco attraversa l'intera sala della Scuola di San Pasquale, la taglia in due affinch&amp;amp;eacute; "dietro il sipario bianco" si nascondano le opere di oltre 170 artisti lituani, dei quaIi lo stato ha sostenuto la produzione artistica negli ultimi 20 anni e che ora sono chiamati in qualche modo a render conto del loro lavoro a livello internazionale. Il pubblico sbircia nel catalogo delle opere nascoste di là dalla tenda e soppesa, indaga, valuta e alla fine sceglie cosa vedere: fabbrica la propria mostra e ne assorbe i contenuti. Darius Mikšys ha acceso questa forte illuminazione sul panorama del sistema dell'arte nel suo paese, che si confronta con il mondo raccolto intorno alla Biennale. Il suo ruolo, l'opera di se stesso, è quella del traghettatore: con i guanti bianchi raccoglie le ordinazioni, espone lo opere sui piedistalli e le ripone nel grande spazio affollato, dietro il sipario bianco.&amp;amp;nbsp; Il commissario Kestutis Kuizinas ci spiega con pazienza il dispositivo del progetto di Darius Mikšys, attraverso un'esperienza del suo funzionamento. La nostra telecamera ha viaggiato sui due lati del sipario bianco raccogliendo un prezioso documento del Padigione vincitore della menzione speciale della giuria della Biennale. ]]></description>
		<itunes:summary><![CDATA[ Decimo e ultimo appuntamento video con la 54 Biennale di Venezia. Il Padiglione Lituano ospita l'opera di Darius Mikšys, Behind The White Curtain. Il sipario bianco attraversa l'intera sala della Scuola di San Pasquale, la taglia in due affinch&amp;amp;eacute; "dietro il sipario bianco" si nascondano le opere di oltre 170 artisti lituani, dei quaIi lo stato ha sostenuto la produzione artistica negli ultimi 20 anni e che ora sono chiamati in qualche modo a render conto del loro lavoro a livello internazionale. Il pubblico sbircia nel catalogo delle opere nascoste di là dalla tenda e soppesa, indaga, valuta e alla fine sceglie cosa vedere: fabbrica la propria mostra e ne assorbe i contenuti. Darius Mikšys ha acceso questa forte illuminazione sul panorama del sistema dell'arte nel suo paese, che si confronta con il mondo raccolto intorno alla Biennale. Il suo ruolo, l'opera di se stesso, è quella del traghettatore: con i guanti bianchi raccoglie le ordinazioni, espone lo opere sui piedistalli e le ripone nel grande spazio affollato, dietro il sipario bianco.&amp;amp;nbsp; Il commissario Kestutis Kuizinas ci spiega con pazienza il dispositivo del progetto di Darius Mikšys, attraverso un'esperienza del suo funzionamento. La nostra telecamera ha viaggiato sui due lati del sipario bianco raccogliendo un prezioso documento del Padigione vincitore della menzione speciale della giuria della Biennale. ]]></itunes:summary>
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		<pubDate>Sun, 27 Nov 2011 08:00: +0100</pubDate>
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	</item>
	<item>
		<title>Report - JOÂO MARIA GUSMÂO + PEDRO PAIVA - NON C'E' PIU' NIENTE DA RACCONTARE PERCHE' QUESTO E' PICCOLO, COME OGNI FECONDAZIONE. Firenze, Museo Marino Marini</title>
		<link>http://www.exibart.tv//news/2008_lay_notizia_02.php?id_cat=78&amp;id_news=6792</link>
		<description><![CDATA[ João Maria Gusmão e Pedro Paiva sono riusciti a realizzare un notevole percorso artistico-intellettuale raggiungendo, come pochi altri nell'arte contemporanea, alti livelli di sofisticazione filosofica e riflessiva attraverso i loro film (in 16 e 35 mm), dove la loro visione materialista del mondo è frutto dell'intreccio dei codici della patafisica, della scienza e dell'arte. Il lavoro degli artisti ci introduce ad una riflessione sul mondo attraverso l'assurdo, il burlesco e la magia e recuperando le qualità primitive dell'infanzia del cinema. I film di Gusmão e Paiva evocano solitamente studi scientifici, ambientati in luoghi scarni e poco identificabili, o in set molto bui. Rigorosamente senza sonoro, i loro film, che gli stessi artisti descrivono come la stesura di una "finzione poetica filosofica", gettano lo sguardo su una varietà di personaggi curiosi, in scenari che alludono ai testi intellettuali ed esoterici. La mostra si conclude il 14 gennaio 2012, a differenza di quanto segnalato all'interno del video.  ]]></description>
		<itunes:summary><![CDATA[ João Maria Gusmão e Pedro Paiva sono riusciti a realizzare un notevole percorso artistico-intellettuale raggiungendo, come pochi altri nell'arte contemporanea, alti livelli di sofisticazione filosofica e riflessiva attraverso i loro film (in 16 e 35 mm), dove la loro visione materialista del mondo è frutto dell'intreccio dei codici della patafisica, della scienza e dell'arte. Il lavoro degli artisti ci introduce ad una riflessione sul mondo attraverso l'assurdo, il burlesco e la magia e recuperando le qualità primitive dell'infanzia del cinema. I film di Gusmão e Paiva evocano solitamente studi scientifici, ambientati in luoghi scarni e poco identificabili, o in set molto bui. Rigorosamente senza sonoro, i loro film, che gli stessi artisti descrivono come la stesura di una "finzione poetica filosofica", gettano lo sguardo su una varietà di personaggi curiosi, in scenari che alludono ai testi intellettuali ed esoterici. La mostra si conclude il 14 gennaio 2012, a differenza di quanto segnalato all'interno del video.  ]]></itunes:summary>
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		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 08:00: +0100</pubDate>
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	</item>
	<item>
		<title>Report. SIMON STARLING - THE INACCESSIBLE POEM. Torino - Fondazione Merz</title>
		<link>http://www.exibart.tv//news/2008_lay_notizia_02.php?id_cat=78&amp;id_news=6791</link>
		<description><![CDATA[ Simon Starling, con un complesso approccio curatoriale, si avvale anche del lavoro di altri artisti e scienziati in modo funzionale allo sviluppo del suo percorso espositivo. Nella mostra The Inaccessible Poem presso la Fondazione Merz di Torino, l'artista ricostruisce, attraverso diversi livelli espositivi - dalle fotografie ottocentesche al lavoro di giovani artisti contemporanei argentini, dalla scelta di un'opera di Mario Merz posta in relazione ad un suo nuovo lavoro - l'evoluzione nei secoli del rapporto dell'arte con la scienza, tra informazione e speculazione filosofica, realtà e finzione, originale e copia, proiezione e desiderio.  ]]></description>
		<itunes:summary><![CDATA[ Simon Starling, con un complesso approccio curatoriale, si avvale anche del lavoro di altri artisti e scienziati in modo funzionale allo sviluppo del suo percorso espositivo. Nella mostra The Inaccessible Poem presso la Fondazione Merz di Torino, l'artista ricostruisce, attraverso diversi livelli espositivi - dalle fotografie ottocentesche al lavoro di giovani artisti contemporanei argentini, dalla scelta di un'opera di Mario Merz posta in relazione ad un suo nuovo lavoro - l'evoluzione nei secoli del rapporto dell'arte con la scienza, tra informazione e speculazione filosofica, realtà e finzione, originale e copia, proiezione e desiderio.  ]]></itunes:summary>
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		<pubDate>Sun, 20 Nov 2011 08:00: +0100</pubDate>
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	</item>
	<item>
		<title>Report - PUNK L'ULTIMA RIVOLUZIONE - Bologna, Ono Arte Contemporanea</title>
		<link>http://www.exibart.tv//news/2008_lay_notizia_02.php?id_cat=78&amp;id_news=6790</link>
		<description><![CDATA[ Per chi crede che il Punk sia stato solo musica ecco una mostra che dà un contributo per chiarire le idee sull'entità dei suoi molteplici volti e per sottolinearne il significato e la genuinità come movimento di idee ed azioni per nulla scaturite dal marketing e dalla prepotenza mediatica. E quindi il sottotitolo (forse un po' antico) "l'ultima rivoluzione" che ha il compito di chiarire se non la potenza (appunto) rivoluzionaria di quel tempo, almeno la debolezza dell'omologazione del nostro contemporaneo. In mostra non ci sono dischi e poster ma opere di artisti nati intorno ai segni irriverenti del punk, che hanno sostituito i pennelli con fotocopie, colla ed evidenziatori, che hanno fatto della loro (spesso anonima) comunicazione un urlo graffiante mai più ripetuto. E naturalmente i volti ed i gesti dei protagonisti di quei pochi mesi infuocati, gestazione delle ultime grida sincere, almeno fino a quelle che abbiamo cominciato a sentire negli ultimi mesi. ]]></description>
		<itunes:summary><![CDATA[ Per chi crede che il Punk sia stato solo musica ecco una mostra che dà un contributo per chiarire le idee sull'entità dei suoi molteplici volti e per sottolinearne il significato e la genuinità come movimento di idee ed azioni per nulla scaturite dal marketing e dalla prepotenza mediatica. E quindi il sottotitolo (forse un po' antico) "l'ultima rivoluzione" che ha il compito di chiarire se non la potenza (appunto) rivoluzionaria di quel tempo, almeno la debolezza dell'omologazione del nostro contemporaneo. In mostra non ci sono dischi e poster ma opere di artisti nati intorno ai segni irriverenti del punk, che hanno sostituito i pennelli con fotocopie, colla ed evidenziatori, che hanno fatto della loro (spesso anonima) comunicazione un urlo graffiante mai più ripetuto. E naturalmente i volti ed i gesti dei protagonisti di quei pochi mesi infuocati, gestazione delle ultime grida sincere, almeno fino a quelle che abbiamo cominciato a sentire negli ultimi mesi. ]]></itunes:summary>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 08:00: +0100</pubDate>
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	</item>
	<item>
		<title>Report - UN'ESPRESSIONE GEOGRAFICA - Torino, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo.</title>
		<link>http://www.exibart.tv//news/2008_lay_notizia_02.php?id_cat=78&amp;id_news=6789</link>
		<description><![CDATA[ Attraverso lo sguardo di venti artisti internazionali, la mostra racconta la varietà del territorio italiano, esaltando le ricchezze e la specificità diciascuna Regione. Ne emerge un ritratto inedito del panorama sociale, politico e culturale dell'Italia dei nostri giorni. Un racconto delle meraviglie e delle contraddizioni che caratterizzano il nostro Paese, sempre in bilico tra tradizione e innovazione, storia e contemporaneità. Un'Espressione Geografica è il risultato di un viaggio in Italia intrapreso da venti artisti, provenienti da diverse nazioni europee, ognuno in una delle venti Regioni italiane.Gli artisti si trasformano così in Goethe contemporanei per interpretare, attraverso il loro linguaggio individuale, l'Italia di oggi. Un'Italia vista ed esplorata in profondità, scanfagliata con gli occhi di chi vive altrove. ]]></description>
		<itunes:summary><![CDATA[ Attraverso lo sguardo di venti artisti internazionali, la mostra racconta la varietà del territorio italiano, esaltando le ricchezze e la specificità diciascuna Regione. Ne emerge un ritratto inedito del panorama sociale, politico e culturale dell'Italia dei nostri giorni. Un racconto delle meraviglie e delle contraddizioni che caratterizzano il nostro Paese, sempre in bilico tra tradizione e innovazione, storia e contemporaneità. Un'Espressione Geografica è il risultato di un viaggio in Italia intrapreso da venti artisti, provenienti da diverse nazioni europee, ognuno in una delle venti Regioni italiane.Gli artisti si trasformano così in Goethe contemporanei per interpretare, attraverso il loro linguaggio individuale, l'Italia di oggi. Un'Italia vista ed esplorata in profondità, scanfagliata con gli occhi di chi vive altrove. ]]></itunes:summary>
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		<pubDate>Sun, 13 Nov 2011 08:00: +0100</pubDate>
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	</item>
	<item>
		<title>Report - THE GENTLEMEN OF VERONA, Sperimentazione sul contemporaneo in Italia. Verona - Galleria d'arte modernaPalazzo Forti.</title>
		<link>http://www.exibart.tv//news/2008_lay_notizia_02.php?id_cat=78&amp;id_news=6788</link>
		<description><![CDATA[ Fulcro centrale di questa mostra è l'offerta artistica che ha caratterizzato il contemporaneo in città, attraverso le opere di grandi autori contemporanei che hanno contraddistinto la storia dell'arte italiana dell'ultimo decennio. In questa rassegna collettiva vengono presentate le opere di 21 artisti, suddivisi per fasce generazionali: in via di storicizzazione, mid-career e giovanissimi. Fondamentale risulta il supporto di sette gallerie private che operano nel capoluogo scaligero, e che in questi anni si sono dedicate alla promozione e alla crescita di questi artisti, contribuendo al loro successo. Alcune delle opere presentate sono state raramente esposte, mentre molte sono inedite o realizzate specificatamente per la mostra, a dimostrazione della potente spinta creativa che da anni ormai contraddistingue questa parte di Italia, a discapito della tendenza sempre più dilagante nel nostro Paese di considerare la cultura come qualcosa di sempre meno "utile". ]]></description>
		<itunes:summary><![CDATA[ Fulcro centrale di questa mostra è l'offerta artistica che ha caratterizzato il contemporaneo in città, attraverso le opere di grandi autori contemporanei che hanno contraddistinto la storia dell'arte italiana dell'ultimo decennio. In questa rassegna collettiva vengono presentate le opere di 21 artisti, suddivisi per fasce generazionali: in via di storicizzazione, mid-career e giovanissimi. Fondamentale risulta il supporto di sette gallerie private che operano nel capoluogo scaligero, e che in questi anni si sono dedicate alla promozione e alla crescita di questi artisti, contribuendo al loro successo. Alcune delle opere presentate sono state raramente esposte, mentre molte sono inedite o realizzate specificatamente per la mostra, a dimostrazione della potente spinta creativa che da anni ormai contraddistingue questa parte di Italia, a discapito della tendenza sempre più dilagante nel nostro Paese di considerare la cultura come qualcosa di sempre meno "utile". ]]></itunes:summary>
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		<pubDate>Wed, 09 Nov 2011 08:00: +0100</pubDate>
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	</item>
	<item>
		<title>Report - THE OTHERS. Torino - Museo del carcere Le Nuove.  </title>
		<link>http://www.exibart.tv//news/2008_lay_notizia_02.php?id_cat=78&amp;id_news=6787</link>
		<description><![CDATA[ The Others è un prototipo in via di sperimentazione. Sono tutti gli operatori, profit e no-profit, che lavorano continuativamente su programmi dedicati ad artisti emergenti: gallerie nate dopo il 1 gennaio 2009 e, indipendentemente dalla data della propria apertura, centri no-profit, associazioni e fondazioni, collettivi di artisti associati, artists run-spaces, progetti editoriali, premi d'arte, residenze per artisti, scuole e accademie d'arte che da ogni parte del mondo si incontrano a The Others per realizzare un focus sulla comunità globale dell'arte emergente. The Others è anche il pubblico a cui l'iniziativa è dedicata: un pubblico di appassionati e di giovani e giovanissimi a cui la manifestazione offre uno spazio nuovo in cui scoprire ed entrare in contatto con l'affascinante mondo dell'arte contemporanea. The Others è anche la dimostrazione della capacità dell'arte di lavare la patina di dolore che avvolge qualsiasi millimetro di un carcere, per quanto ex. E' un mondo che si apre dove "altro" è la sicurezza confortante di una dimora aperta. Ci fa da guida Andrea Bruciati, parte del comitato scientifico di The Others.   ]]></description>
		<itunes:summary><![CDATA[ The Others è un prototipo in via di sperimentazione. Sono tutti gli operatori, profit e no-profit, che lavorano continuativamente su programmi dedicati ad artisti emergenti: gallerie nate dopo il 1 gennaio 2009 e, indipendentemente dalla data della propria apertura, centri no-profit, associazioni e fondazioni, collettivi di artisti associati, artists run-spaces, progetti editoriali, premi d'arte, residenze per artisti, scuole e accademie d'arte che da ogni parte del mondo si incontrano a The Others per realizzare un focus sulla comunità globale dell'arte emergente. The Others è anche il pubblico a cui l'iniziativa è dedicata: un pubblico di appassionati e di giovani e giovanissimi a cui la manifestazione offre uno spazio nuovo in cui scoprire ed entrare in contatto con l'affascinante mondo dell'arte contemporanea. The Others è anche la dimostrazione della capacità dell'arte di lavare la patina di dolore che avvolge qualsiasi millimetro di un carcere, per quanto ex. E' un mondo che si apre dove "altro" è la sicurezza confortante di una dimora aperta. Ci fa da guida Andrea Bruciati, parte del comitato scientifico di The Others.   ]]></itunes:summary>
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		<pubDate>Sat, 05 Nov 2011 18:30: +0100</pubDate>
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	</item>
	<item>
		<title>Report - BERTOZZI eamp;amp; CASONI - DisGRAZIE.eamp;nbsp;eamp;nbsp; Verona - Fama Gallery.</title>
		<link>http://www.exibart.tv//news/2008_lay_notizia_02.php?id_cat=78&amp;id_news=6786</link>
		<description><![CDATA[ La mostra si articola in due sezioni principali: la prima consiste in zolle di terra contenenti sedimentazioni di varia natura, compresi rifiuti, resti umani e animali. Questi agglomerati - in cui è sepolto ciò che abitualmente si vuole rimuovere -, rappresentano l'humus prolifero da cui germinano microcosmi floreali di strabiliante bellezza. La seconda sezione comprende compressioni di scarti recuperati della "discarica" della società consumistica contemporanea (scatolette, lattine e rottami metallici); da questi cumuli di scorie affiorano piante grasse, impermeabili e robuste al punto tale da sopravvivere all'aggressione dei rifiuti e donargli nuovo vigore. Con questo duplice lavoro in cui convivono disastri e bellezze, Bertozzi &amp;amp;amp; Casoni trasformano l'imminente memento mori della natura con i suoi processi di decomposizione organica e inorganica, in nuova linfa. ]]></description>
		<itunes:summary><![CDATA[ La mostra si articola in due sezioni principali: la prima consiste in zolle di terra contenenti sedimentazioni di varia natura, compresi rifiuti, resti umani e animali. Questi agglomerati - in cui è sepolto ciò che abitualmente si vuole rimuovere -, rappresentano l'humus prolifero da cui germinano microcosmi floreali di strabiliante bellezza. La seconda sezione comprende compressioni di scarti recuperati della "discarica" della società consumistica contemporanea (scatolette, lattine e rottami metallici); da questi cumuli di scorie affiorano piante grasse, impermeabili e robuste al punto tale da sopravvivere all'aggressione dei rifiuti e donargli nuovo vigore. Con questo duplice lavoro in cui convivono disastri e bellezze, Bertozzi &amp;amp;amp; Casoni trasformano l'imminente memento mori della natura con i suoi processi di decomposizione organica e inorganica, in nuova linfa. ]]></itunes:summary>
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		<pubDate>Wed, 02 Nov 2011 08:00: +0100</pubDate>
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	</item>
	<item>
		<title>Report - ANDRAS CALAMANDREI - SOMETIMES I WISH I COULD SWALLOW UP ALL THE EXISTENT WORLD.eamp;nbsp;eamp;nbsp; Prato - Magazzino 1B</title>
		<link>http://www.exibart.tv//news/2008_lay_notizia_02.php?id_cat=78&amp;id_news=6785</link>
		<description><![CDATA[ La mostra è un insieme organico composto da diversi elementi quali la fotografia, la scultura, il quadro, legati da una finalità unica. Nello spazio ci accolgono grandi e piccole tele, sulla superficie delle quali oggetti - parti di immagini fotografiche di un immenso archivio - riemergono come concrezioni. Le tele sono bianche di piccole e grandi dimensioni con immagini ricamate e gli oggetti che rappresentano sono una nuova tassonomia esistenziale; denunciano la scelta di frammenti significativi che diventano sintesi e simbolo. L'archivio da cui tutte le immagini sono tratte è Hermes uno sguardo fotografico all'esistente, un lavoro in progress cominciato nel 1999. Hermes raccoglie le vedute, i particolari della vita, gli spazi attraversati, gli incontri. I due lavori - l'archivio fotografico e la sua riduzione a oggetto ricamato - sono strettamente legati fra di loro, l'artista narra di tutte le immagini possibili che si fissano nella memoria, un eccesso di percezione, un enorme archivio su cui ritornare per lasciarne emergere solo pochi piccoli e bianchi particolari. ]]></description>
		<itunes:summary><![CDATA[ La mostra è un insieme organico composto da diversi elementi quali la fotografia, la scultura, il quadro, legati da una finalità unica. Nello spazio ci accolgono grandi e piccole tele, sulla superficie delle quali oggetti - parti di immagini fotografiche di un immenso archivio - riemergono come concrezioni. Le tele sono bianche di piccole e grandi dimensioni con immagini ricamate e gli oggetti che rappresentano sono una nuova tassonomia esistenziale; denunciano la scelta di frammenti significativi che diventano sintesi e simbolo. L'archivio da cui tutte le immagini sono tratte è Hermes uno sguardo fotografico all'esistente, un lavoro in progress cominciato nel 1999. Hermes raccoglie le vedute, i particolari della vita, gli spazi attraversati, gli incontri. I due lavori - l'archivio fotografico e la sua riduzione a oggetto ricamato - sono strettamente legati fra di loro, l'artista narra di tutte le immagini possibili che si fissano nella memoria, un eccesso di percezione, un enorme archivio su cui ritornare per lasciarne emergere solo pochi piccoli e bianchi particolari. ]]></itunes:summary>
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		<pubDate>Sun, 30 Oct 2011 08:00: +0100</pubDate>
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	</item>
	<item>
		<title>Report - MASSIMO BARTOLINI, BASEMENT - Milano, Galleria Massimo De Carlo</title>
		<link>http://www.exibart.tv//news/2008_lay_notizia_02.php?id_cat=78&amp;id_news=6783</link>
		<description><![CDATA[ La mostra vede coinvolte tre sale della galleria. Nella prima sala è esposta la scultura in bronzo Basement (2011), da cui prende nome l'intera mostra. Un'opera che si inscrive perfettamente all'interno della produzione precedente dell'artista, in cui la terra molto spesso è protagonista, intesa come materia costitutiva dal cui grembo germoglia la vita, connessa quindi alla necessità di mettere radici, del radicarsi in qualcosa di vero e concreto. Per questo "viaggio di ritorno", di conciliazione, fra due elementi opposti, Massimo Bartolini decide di esporre l'opera La strada di sotto (2011), mettendo in connessione due diverse sale della galleria, distanti tra loro. La complessa scultura, situata nella prima sala, è composta di centinaia di luminarie, tipiche delle feste di paese, disposte sul pavimento, che si accendono ad intermittenza. Il loro accendersi, spegnersi e dissolversi è determinato dai suoni, dalle parole e dalle pause del video visibile nella seconda sala. ]]></description>
		<itunes:summary><![CDATA[ La mostra vede coinvolte tre sale della galleria. Nella prima sala è esposta la scultura in bronzo Basement (2011), da cui prende nome l'intera mostra. Un'opera che si inscrive perfettamente all'interno della produzione precedente dell'artista, in cui la terra molto spesso è protagonista, intesa come materia costitutiva dal cui grembo germoglia la vita, connessa quindi alla necessità di mettere radici, del radicarsi in qualcosa di vero e concreto. Per questo "viaggio di ritorno", di conciliazione, fra due elementi opposti, Massimo Bartolini decide di esporre l'opera La strada di sotto (2011), mettendo in connessione due diverse sale della galleria, distanti tra loro. La complessa scultura, situata nella prima sala, è composta di centinaia di luminarie, tipiche delle feste di paese, disposte sul pavimento, che si accendono ad intermittenza. Il loro accendersi, spegnersi e dissolversi è determinato dai suoni, dalle parole e dalle pause del video visibile nella seconda sala. ]]></itunes:summary>
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		<pubDate>Wed, 26 Oct 2011 08:00: +0100</pubDate>
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	</item>
	<item>
		<title>Report - DECLINING DEMOCRACY. Firenze CCCS Strozzina</title>
		<link>http://www.exibart.tv//news/2008_lay_notizia_02.php?id_cat=78&amp;id_news=6779</link>
		<description><![CDATA[ Declining Democracy, propone una riflessione critica nata dal confronto con l&amp;amp;#65533;attuale situazione nazionale e internazionale. Se nei paesi occidentali la crisi finanziaria del 2008 ha prodotto un profondo malcontento sociale, portando a una crisi di fiducia e di credibilità dei valori democratici, nei paesi del Nord Africa o del Medio Oriente sembra aver preso spazio un nuovo senso di utopia politica rivoluzionaria, diversa ma apparentemente parallela al fenomeno europeo, in cui molti gruppi di cittadini stanno combattendo per la conquista di fondamentali valori di partecipazione politica. Opere di dodici artisti contemporanei internazionali propongono un percorso che riflette su valori, contraddizioni e paradossi che caratterizzano la società di oggi e su come possiamo declinare i principi della democrazia in un momento in cui la loro validità sembra essere messa in discussione nel mondo contemporaneo occidentale. La mostra propone al visitatore una cornice in cui confrontarsi con grandi questioni della società di oggi e interagire con progetti di cui diviene diretto protagonista, affrontando temi come la partecipazione e la condivisione. ]]></description>
		<itunes:summary><![CDATA[ Declining Democracy, propone una riflessione critica nata dal confronto con l&amp;amp;#65533;attuale situazione nazionale e internazionale. Se nei paesi occidentali la crisi finanziaria del 2008 ha prodotto un profondo malcontento sociale, portando a una crisi di fiducia e di credibilità dei valori democratici, nei paesi del Nord Africa o del Medio Oriente sembra aver preso spazio un nuovo senso di utopia politica rivoluzionaria, diversa ma apparentemente parallela al fenomeno europeo, in cui molti gruppi di cittadini stanno combattendo per la conquista di fondamentali valori di partecipazione politica. Opere di dodici artisti contemporanei internazionali propongono un percorso che riflette su valori, contraddizioni e paradossi che caratterizzano la società di oggi e su come possiamo declinare i principi della democrazia in un momento in cui la loro validità sembra essere messa in discussione nel mondo contemporaneo occidentale. La mostra propone al visitatore una cornice in cui confrontarsi con grandi questioni della società di oggi e interagire con progetti di cui diviene diretto protagonista, affrontando temi come la partecipazione e la condivisione. ]]></itunes:summary>
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		<pubDate>Sun, 23 Oct 2011 08:00: +0100</pubDate>
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	<item>
		<title>Report: DAN COLEN - TRASH. Roma, Gagosian Gallery.</title>
		<link>http://www.exibart.tv//news/2008_lay_notizia_02.php?id_cat=78&amp;id_news=6778</link>
		<description><![CDATA[ Ispirandosi ad esperienze personali ed affrontando tematiche spesso marginali o ritenute anomale dall'arte e dalla società, Colen indaga la vera essenza della dicotomia rischio/conseguenza, contrapponendo immediatezza espressiva e precisione tecnica. Dalle sue meticolose ricostruzioni del cosa sarebbe potuto essere, emerge un significato fugace; i dipinti, le cui componenti appaiono casuali, dalle gomme americane del passato ai materiali di recupero della nuova produzione - sono in realtà frutto di un attento ed esperto utilizzo dei materiali su superfici lavorate in modo ugualmente ossessivo; parallelamente, le sculture diventano quei pseudo monumenti e luoghi sui quali la cultura popolare lascia le sue tracce indelebili, creando così un gioco inverso di correzione, inversione, cancellazione e mutamento. ]]></description>
		<itunes:summary><![CDATA[ Ispirandosi ad esperienze personali ed affrontando tematiche spesso marginali o ritenute anomale dall'arte e dalla società, Colen indaga la vera essenza della dicotomia rischio/conseguenza, contrapponendo immediatezza espressiva e precisione tecnica. Dalle sue meticolose ricostruzioni del cosa sarebbe potuto essere, emerge un significato fugace; i dipinti, le cui componenti appaiono casuali, dalle gomme americane del passato ai materiali di recupero della nuova produzione - sono in realtà frutto di un attento ed esperto utilizzo dei materiali su superfici lavorate in modo ugualmente ossessivo; parallelamente, le sculture diventano quei pseudo monumenti e luoghi sui quali la cultura popolare lascia le sue tracce indelebili, creando così un gioco inverso di correzione, inversione, cancellazione e mutamento. ]]></itunes:summary>
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		<pubDate>Wed, 19 Oct 2011 08:00: +0100</pubDate>
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	</item>
	<item>
		<title>Report - DEMOCRACIA - SER Y DURAR. Milano - Prometeogallery</title>
		<link>http://www.exibart.tv//news/2008_lay_notizia_02.php?id_cat=78&amp;id_news=6781</link>
		<description><![CDATA[ Il Colectivo Democracia sono Pablo España e Iván López. In mostra il progetto del 2011 dal titolo Ser y Durar, che ha come punto di partenza la registrazione di una sessione di parkour all'interno della sezione acattolica del cimitero dell'Almudena a Madrid. Ser y durar dal francese Être et durer, è il motto del parkour; esso deriva da una frase usata con la stessa funzione nel Metodo Naturale di H&amp;amp;eacute;bert "Être fort pour être utile", "Essere forti per essere utili". Nel cimitero sono sepolti, tra gli altri, alcuni presidenti della Prima Repubblica spagnola, leader socialisti e comunisti, filosofi e anche l'artista tedesco Wolf Vostell. Il parkour ricrea un'architettura in grado di asservire alle proprie necessità, non si interessa alla sua funzione e al suo contenuto ideologico ma, in una sorta di deriva situazionista, pianifica qualcosa di nuovo per la città. Da questo punto di vista la disciplina può essere vista come una guerriglia urbana che nel contesto della società dei consumi utilizza una tecnica di origine militare come strumento per la pratica critica urbana.L'intenzione degli artisti è di attivare una sorta di monumento in negativo - a causa del suo carattere effimero - in cui vengono presentati contemporaneamente una pratica critica della cultura urbana e la memoria di coloro che, all'interno di eserciti, organizzazioni sociali e politiche, aspirarono a un'utopia. ]]></description>
		<itunes:summary><![CDATA[ Il Colectivo Democracia sono Pablo España e Iván López. In mostra il progetto del 2011 dal titolo Ser y Durar, che ha come punto di partenza la registrazione di una sessione di parkour all'interno della sezione acattolica del cimitero dell'Almudena a Madrid. Ser y durar dal francese Être et durer, è il motto del parkour; esso deriva da una frase usata con la stessa funzione nel Metodo Naturale di H&amp;amp;eacute;bert "Être fort pour être utile", "Essere forti per essere utili". Nel cimitero sono sepolti, tra gli altri, alcuni presidenti della Prima Repubblica spagnola, leader socialisti e comunisti, filosofi e anche l'artista tedesco Wolf Vostell. Il parkour ricrea un'architettura in grado di asservire alle proprie necessità, non si interessa alla sua funzione e al suo contenuto ideologico ma, in una sorta di deriva situazionista, pianifica qualcosa di nuovo per la città. Da questo punto di vista la disciplina può essere vista come una guerriglia urbana che nel contesto della società dei consumi utilizza una tecnica di origine militare come strumento per la pratica critica urbana.L'intenzione degli artisti è di attivare una sorta di monumento in negativo - a causa del suo carattere effimero - in cui vengono presentati contemporaneamente una pratica critica della cultura urbana e la memoria di coloro che, all'interno di eserciti, organizzazioni sociali e politiche, aspirarono a un'utopia. ]]></itunes:summary>
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		<pubDate>Sat, 15 Oct 2011 08:00: +0100</pubDate>
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