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Enrico Pazzi statuario tra Ravenna e Firenze
la relatrice ricostruirà la figura dello scultore ravennate, mettendo in luce il rapporto dell’artista con il mondo risorgimentale, il carteggio inedito con Corrado Ricci e nuove indagini sulle vicende umane in gran parte misconosciute.
Comunicato stampa
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La delegazione FAI ( Fondo Ambiente Italiano ) di Ravenna - in collaborazione con la Società Dante Alighieri e il Museo d’Arte della Città - promuovono una conferenza pubblica intitolata “ Enrico Pazzi, statuario tra Ravenna e Firenze”.
Giovedì 25 novembre - alle ore 16,00 presso la sala multimediale del MAR – la relatrice ricostruirà la figura dello scultore ravennate, mettendo in luce il rapporto dell’artista con il mondo risorgimentale, il carteggio inedito con Corrado Ricci e nuove indagini sulle vicende umane in gran parte misconosciute.
Nato a Ravenna il 20 giugno 1818, Pazzi frequentò la locale Accademia di Belle Arti, allievo difficile di Ignazio Sarti. Nel 1845, grazie a una borsa di studio triennale, si trasferì a Firenze, diventando lo scolaro prediletto di Giovanni Duprè e dando inizio ad una inesauribile attività artistica.
Fra i suoi lavori più significativi ricordiamo la statua equestre in bronzo di Michele Obrenovitsch, principe di Serbia, inaugurata a Belgrado nel 1883; le statue di Girolamo Savonarola e quella di Dante, rispettivamente collocate a Firenze in piazza San Marco e in piazza Santa Croce.
Una menzione particolare merita il monumento a Luigi Carlo Farini eretto nel 1878 nel piazzale della stazione di Ravenna, distrutto durante i bombardamenti del 1944.
Numerosi anche i busti dedicati a personaggi illustri della nobiltà ravennate e i gessi tra cui spicca quello raffigurante “Galla Placidia cacciata dal fratello Onorio”.
Tornato a Ravenna nel 1877, Pazzi lasciò per disposizione testamentaria alla sua città natale una preziosa raccolta di oggetti d’arte, composta da libri, stampe, disegni, mobili antichi, sculture e quadri, questi ultimi “per essere collocati e conservati in perpetuo nell’Accademia di Belle Arti”.
Fu inoltre il principale promotore del Museo Nazionale di Ravenna, concepito come museo bizantino comunale e autore nel 1887 di una autobiografia intitolata “Ricordi d’Arte”. Morì a Firenze nel 1899.
Silvia Pacassoni, laureata presso l’Università di Bologna, Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali – sede di Ravenna, nell’anno accademico 2001-2002 con una tesi dedicata allo scultore ravennate, attualmente insegna Storia dell’arte presso il Liceo linguistico San Pellegrino di Misano Adriatico ed è presidente di “Noi e l’arte”, associazione per la valorizzazione culturale del territorio romagnolo.
Giovedì 25 novembre - alle ore 16,00 presso la sala multimediale del MAR – la relatrice ricostruirà la figura dello scultore ravennate, mettendo in luce il rapporto dell’artista con il mondo risorgimentale, il carteggio inedito con Corrado Ricci e nuove indagini sulle vicende umane in gran parte misconosciute.
Nato a Ravenna il 20 giugno 1818, Pazzi frequentò la locale Accademia di Belle Arti, allievo difficile di Ignazio Sarti. Nel 1845, grazie a una borsa di studio triennale, si trasferì a Firenze, diventando lo scolaro prediletto di Giovanni Duprè e dando inizio ad una inesauribile attività artistica.
Fra i suoi lavori più significativi ricordiamo la statua equestre in bronzo di Michele Obrenovitsch, principe di Serbia, inaugurata a Belgrado nel 1883; le statue di Girolamo Savonarola e quella di Dante, rispettivamente collocate a Firenze in piazza San Marco e in piazza Santa Croce.
Una menzione particolare merita il monumento a Luigi Carlo Farini eretto nel 1878 nel piazzale della stazione di Ravenna, distrutto durante i bombardamenti del 1944.
Numerosi anche i busti dedicati a personaggi illustri della nobiltà ravennate e i gessi tra cui spicca quello raffigurante “Galla Placidia cacciata dal fratello Onorio”.
Tornato a Ravenna nel 1877, Pazzi lasciò per disposizione testamentaria alla sua città natale una preziosa raccolta di oggetti d’arte, composta da libri, stampe, disegni, mobili antichi, sculture e quadri, questi ultimi “per essere collocati e conservati in perpetuo nell’Accademia di Belle Arti”.
Fu inoltre il principale promotore del Museo Nazionale di Ravenna, concepito come museo bizantino comunale e autore nel 1887 di una autobiografia intitolata “Ricordi d’Arte”. Morì a Firenze nel 1899.
Silvia Pacassoni, laureata presso l’Università di Bologna, Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali – sede di Ravenna, nell’anno accademico 2001-2002 con una tesi dedicata allo scultore ravennate, attualmente insegna Storia dell’arte presso il Liceo linguistico San Pellegrino di Misano Adriatico ed è presidente di “Noi e l’arte”, associazione per la valorizzazione culturale del territorio romagnolo.
25
novembre 2010
Enrico Pazzi statuario tra Ravenna e Firenze
25 novembre 2010
incontro - conferenza
Location
MAR – MUSEO D’ARTE DELLA CITTA’
Ravenna, Via Di Roma, 13, (Ravenna)
Ravenna, Via Di Roma, 13, (Ravenna)
Vernissage
25 Novembre 2010, ore 16
Autore



