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Emanuele Pace
Sulla scia di una precedente mostra, tenutasi a Ragusa nello Studio Nuova Figurazione , ad aprile 2008, la Galleria degli Archi presenta una personale dell’artista comisano Emanuele Pace, con una trentina di dipinti ad olio e tecniche miste realizzate negli anni tra il 2008 e il 2010
Comunicato stampa
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Dal testo di Salvatore Schembari
A Comiso nella sua città natale è molto più conosciuto con il nome di Elio. Elio Pace in realtà è il nome che porta e che ha in comune con un suo cugino, abbastanza noto al mondo dello sport ibleo. Egli appartiene ad una lunga tradizione di famiglia, ad una sfilza di autodidatti che in qualche modo e su piani differenti, fra la pratica assidua e l’hobby, hanno fatto dell'arte una autentica passione. Lo zio Giovanni con una particolare istintiva sensibilità da scopritore di talenti si è sempre trovato vicino ai giovani artisti aiutandoli, come diceva lui, da accanito collezionista, a spiccare il volo. Credo che provenga da questo diffuso sentimento familiare per la tela e il pennello, da quel dipingere geneticamente condiviso in parte anche con i cugini Nanè, Giovanni e Pippo Pace, la sua inclinazione ad ungersi di colori e pigmenti cambiando il suo essenziale “esprit” di principiante in pratico maestro. Iniziando così col suo animo di semplice militante ha spronato la volontà a superare i propri limiti riscattandosi infine dal suo primigenio dilettantismo. Ora sente la consapevolezza di potersi distinguere, almeno formalmente, dai tentativi di definirlo e cristallizzarlo in un linguaggio riconducibile solo all'uso ingenuo e didascalico dell'iperrealismo. Lui diffida, infatti, di chi vuole appiopparle un’altra etichetta. Teme di essere collocato in un genere pittorico senza averne le doti e di restarne prigioniero qualora si volesse darsi delle sue opere un’interpretazione più cosciente ed accademica. Pace, Tuttavia, indirizzato criticamente dal compianto Cassiano Scribano (indimenticabile gallerista d'arte prematuramente scomparso lo scorso inverno) nella scelta di guardare ai maestri Janson, Fallani o anche a Vignozzi, sta tentando di trovare, in piena umiltà, forse una direzione formale lontana dalla rigida messa in scena di una improbabile quanto precisa rappresentazione della realtà. I fiori, i giardini o i paesaggi limacciosi di un lago sono i temi, già in parte affrontati alla mostra personale di Ragusa, che gli consentono un approccio più sfumato nell'uso dei toni accesi e realistici. Si consuma nella sua pittura la presenza del reale, diluita in macchie formali come, per esempio, nell'accennare i capelli nerissimi di una donna, in un piccolo nudo, sul fondo bluastro del cartone, o nei papaveri frastagliati di ferla e cardi dove si libera in un'armonica composizione di rossi setosi, di arancio polveroso e opaco come in un pastello, trasfigurando il dato empirico attraverso uno sguardo sghembo e fantastico di assoluta primitiva innocenza. Ecco bisogna dirlo Pace si deve svincolare dal facile descrittivismo e raffigurare piuttosto le cose viste, senza perdere le sue potenzialità espressive nell'interpretazione del vero, accentuando il suo iperrealismo magico, ossia quella sola sostanza che si coniuga al verbo del saper dipingere, la pura pratica poetica che gli rimane. Quella stessa quotidiana azione che ogni giorno gli dà la certezza di esserci, di affrontare la vita dal suo punto di vista, cioè dalla prospettiva dell'arte. L'unica naturalmente che spinge nella direzione dell’inventiva del ricreare qualcosa di simile all’esistenza, una cosa che trasformandosi in un’altra materia assegnata e disegnata, potrebbe restituirci un ignoto “altro” soffio vitale, sempre che qualcuno come il sole “ἥλιος” e Dio con noi lo vogliano ancora rievocare.
Biografia
Emanuele Pace è nato a Comiso il 24 ottobre del 1961 dove ha frequentato l’Istituto Statale d’Arte. Si dedica all’arte da giovanissimo partecipando a diverse mostre collettive e concorsi. Prima di impiegarsi nel 1994 al Comune di Comiso ha fatto diversi mestieri che hanno rallentato in parte il suo percorso artistico. Dal 2005 ha esposto sue opere presso la Galleria degli Archi di Comiso, partecipando anche a diverse collettive da essa organizzate. Nel 2008 un incontro fatidico con il gallerista Cassiano Scribano lo porta alla ribalta nel panorama artistico ibleo con una importante personale presentata allo Studio Nuova Figurazione di Ragusa. Sulla scia della precedente mostra la Galleria degli Archi ad ottobre 2010 lo invita nuovamente a presentare una sua personale.
A Comiso nella sua città natale è molto più conosciuto con il nome di Elio. Elio Pace in realtà è il nome che porta e che ha in comune con un suo cugino, abbastanza noto al mondo dello sport ibleo. Egli appartiene ad una lunga tradizione di famiglia, ad una sfilza di autodidatti che in qualche modo e su piani differenti, fra la pratica assidua e l’hobby, hanno fatto dell'arte una autentica passione. Lo zio Giovanni con una particolare istintiva sensibilità da scopritore di talenti si è sempre trovato vicino ai giovani artisti aiutandoli, come diceva lui, da accanito collezionista, a spiccare il volo. Credo che provenga da questo diffuso sentimento familiare per la tela e il pennello, da quel dipingere geneticamente condiviso in parte anche con i cugini Nanè, Giovanni e Pippo Pace, la sua inclinazione ad ungersi di colori e pigmenti cambiando il suo essenziale “esprit” di principiante in pratico maestro. Iniziando così col suo animo di semplice militante ha spronato la volontà a superare i propri limiti riscattandosi infine dal suo primigenio dilettantismo. Ora sente la consapevolezza di potersi distinguere, almeno formalmente, dai tentativi di definirlo e cristallizzarlo in un linguaggio riconducibile solo all'uso ingenuo e didascalico dell'iperrealismo. Lui diffida, infatti, di chi vuole appiopparle un’altra etichetta. Teme di essere collocato in un genere pittorico senza averne le doti e di restarne prigioniero qualora si volesse darsi delle sue opere un’interpretazione più cosciente ed accademica. Pace, Tuttavia, indirizzato criticamente dal compianto Cassiano Scribano (indimenticabile gallerista d'arte prematuramente scomparso lo scorso inverno) nella scelta di guardare ai maestri Janson, Fallani o anche a Vignozzi, sta tentando di trovare, in piena umiltà, forse una direzione formale lontana dalla rigida messa in scena di una improbabile quanto precisa rappresentazione della realtà. I fiori, i giardini o i paesaggi limacciosi di un lago sono i temi, già in parte affrontati alla mostra personale di Ragusa, che gli consentono un approccio più sfumato nell'uso dei toni accesi e realistici. Si consuma nella sua pittura la presenza del reale, diluita in macchie formali come, per esempio, nell'accennare i capelli nerissimi di una donna, in un piccolo nudo, sul fondo bluastro del cartone, o nei papaveri frastagliati di ferla e cardi dove si libera in un'armonica composizione di rossi setosi, di arancio polveroso e opaco come in un pastello, trasfigurando il dato empirico attraverso uno sguardo sghembo e fantastico di assoluta primitiva innocenza. Ecco bisogna dirlo Pace si deve svincolare dal facile descrittivismo e raffigurare piuttosto le cose viste, senza perdere le sue potenzialità espressive nell'interpretazione del vero, accentuando il suo iperrealismo magico, ossia quella sola sostanza che si coniuga al verbo del saper dipingere, la pura pratica poetica che gli rimane. Quella stessa quotidiana azione che ogni giorno gli dà la certezza di esserci, di affrontare la vita dal suo punto di vista, cioè dalla prospettiva dell'arte. L'unica naturalmente che spinge nella direzione dell’inventiva del ricreare qualcosa di simile all’esistenza, una cosa che trasformandosi in un’altra materia assegnata e disegnata, potrebbe restituirci un ignoto “altro” soffio vitale, sempre che qualcuno come il sole “ἥλιος” e Dio con noi lo vogliano ancora rievocare.
Biografia
Emanuele Pace è nato a Comiso il 24 ottobre del 1961 dove ha frequentato l’Istituto Statale d’Arte. Si dedica all’arte da giovanissimo partecipando a diverse mostre collettive e concorsi. Prima di impiegarsi nel 1994 al Comune di Comiso ha fatto diversi mestieri che hanno rallentato in parte il suo percorso artistico. Dal 2005 ha esposto sue opere presso la Galleria degli Archi di Comiso, partecipando anche a diverse collettive da essa organizzate. Nel 2008 un incontro fatidico con il gallerista Cassiano Scribano lo porta alla ribalta nel panorama artistico ibleo con una importante personale presentata allo Studio Nuova Figurazione di Ragusa. Sulla scia della precedente mostra la Galleria degli Archi ad ottobre 2010 lo invita nuovamente a presentare una sua personale.
29
ottobre 2010
Emanuele Pace
Dal 29 ottobre al 19 novembre 2010
arte contemporanea
Location
GALLERIA DEGLI ARCHI
Comiso, Via E. Calogero, 22, (Ragusa)
Comiso, Via E. Calogero, 22, (Ragusa)
Orario di apertura
da martedì a domenica ore 17-21 (o su appuntamento)
Vernissage
29 Ottobre 2010, ore 20
Autore
Curatore




