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Chi conosce bene la Germania non può ignorare cosa rappresenta per il popolo tedesco “Aldi”. Non è una figura mitologica né tantomeno un cartone animato famoso, ma una catena di discount dai prezzi imbattibili soprattutto nel settore alimentare. Il museo di Ludwigshafen, città a pochi chilometri a sud da Francoforte, attraverso il lavoro di 40 artisti ha messo in scena una mostra sul fenomeno, intitolata “I love Aldi”. Il direttore del museo, Reinhard Spieler spiega: «i tedeschi sono tra gli europei che spendono meno per mangiare e la competizione nel settore è molto serrata». Condizioni di consumo che hanno a che fare con una specie di cultura sotto-pop di ritorno, ancora più cheap rispetto a quella decantata da Warhol. Una mostra che ha una forte componente sociale ma che, probabilmente farà sorridere gli stessi tedeschi “aldisizzati” abilissimi nel cercare l’offerta culinaria low cost. Un carrello sommerso da sette tonnellate di zucchero bianco, duemila pacchetti (vuoti) di wurstel appesi al soffitto e migliaia di fette di pane assemblate come casette sono solo alcune delle opere di questo progetto apres Oldenburg, Wesselmann, Gursky ma soprattutto in contrapposizione bulimica rispetto ai progetti della svizzera Sylvie Fleury, che ha spesso realizzato installazioni prendendo in prestito in toto gli emblemi della moda e della bellezza più à la page, mettendo in scena l’apoteosi del “compro dunque sono” (e qui vanno citati anche i polemici manifesti di Barbara Kruger) e esponendo un carrello della spesa completamente dorato. (m.b.)














