03 febbraio 2012

Quer pasticciaccio brutto di Riso, da laboratorio del contemporaneo a Pinacoteca comunale d’antan

 

di

Palazzo Riso, Palermo
Ci mancava solo l’ultimo colpo di scena. E il sospetto di mettere le mani sui 12 milioni stanziati per Riso è forte. Sergio Alessandro riporta il contenuto di una missiva inviatagli lo scorso 23 gennaio dall’Assessorato ai Beni Culturali presieduto da Gesualdo Campo: nella lettera sono riportate indicazioni precise sulla programmazione del Museo che al contemporaneo, nella vituperata Sicilia, ha dato tanto negli ultimi anni. Si tratta nell’ordine di sviluppare una retrospettiva delle “Rassegne internazionali d’arte contemporanea” le cui edizioni, tra il 1968 e il 1989, sono state organizzate da Francesco Grasso Lanza per la società “Terme di Acireale”, una mostra sull’opera grafica dello scultore siciliano Francesco Messina contenente cinquantotto litografie e due serigrafie in deposito al dipartimento e provenienti dalla fondazione Francesco Messina di Milano e una mostra dal titolo “Più a Sud” o un’altra purché a costo contenuto. Dall’alto, insomma, c’ è la precisa volontà di utilizzare i 12 milioni congelati per una «prioritaria esposizione permanente e valorizzazione della collezione regionale». In questo modo, aggiunge Campo, «si potrà consentire di fornire al territorio, agli amanti dell’arte e ai turisti un servizio costante e duraturo, al di là dei cicli connessi alle esposizioni temporanee». Certo, perché mantenere il contemporaneo costerebbe troppo, meglio ripiegare sulle iniziative più affidabili. Curioso come gli andamenti dei musei si scambino in qualche modo i ruoli. Il MAN di Nuoro era partito esattamente come una pinacoteca per la valorizzazione dell’arte locale ed è stato trasformato in pochi anni in una fucina di eventi di prim’ordine. Riso, partito pochi anni fa con le migliori intenzioni in poche settimane si appresta a divenire l’ennesima quadreria di provincia. (m.b.)

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