04 febbraio 2012

All’inizio era Andy Warhol. Ma ora è Cattelan, che su “Interview” duetta con Celentano

 

di

Adriano Celentano
Metti due big a cena. Uno ciarliero, ma innamorato dei silenzi e delle pause strategiche, l’altro che spesso – è lui a dirlo – si esprime con grugniti e versi vari. Tutti e due generosi, a loro modo. Nell’edizione tedesca di “Interview”, la rivista fondata da Warhol, Cattelan intervista Celentano prima del festival di Sanremo. Accoppiata eccentrica e conversazione a ruota libera. Dalla politica, di cui il Molleggiato vagheggia l’apertura a poeti e filosofi per «recuperare la cultura dell’onesta e della sapienza», alla democrazia. Tema parecchio caldo, oggi, che Celentano sembrò mettere in dubbio con il successo colto proprio a Sanremo tanti anni fa, di Chi non lavora non fa l’amore. Ma va là, non è vero niente, precisa col senno di poi. Non si tratta di una canzone anti diritti dei lavoratori, niente affatto contro i sindacati e lo sciopero (non l’avevamo capito). Poi, dopo che Maurizio gli ha fatto gli auguri per la prossima performance sanremese, sperando che regali agli italiani qualche momento di «libera imprevedibilità» (bello!), chiede ad Adriano cosa si sente di dire ai tedeschi sugli italiani. E qui esce fuori il buonismo un po’ basic di Celentano: «Gli direi che siamo gente semplice. Per bene. Con una gioventù che cerca con dignità e onesta la propria strada, in mezzo a mille difficoltà inaspettate e ingiuste». Che pure il Molleggiato ce l’abbia con Monti?

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