10 aprile 2012

Artefiera l’orfanella. A due giorni dall’addio di Silvia Evangelisti iniziano a girare i primi nomi dei possibili sostituti

 

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Le fiere stanno davvero cambiando? Beh, si direbbe che tra Artissima che vedrà l’ingresso di Sarah Cosulich Canarutto, Artefiera che perde la Evangelisti e Miart con Frank Boehm, consulente per la Deutsche Bank Collection Italy, le principali rassegne fieristiche italiane quest’anno subiranno un bel nuovo assetto. Vedremo se in positivo o negativo. 
E a poche ore dall’apertura dell’edizione 2012 di Miart già si vociferano le nuove voci su chi potrebbe essere il nuovo direttore della fiera bolognese. A decidere il successore dell’era Evangelisti sarà il presidente di BolognaFiere Duccio Campagnoli. E qui cade un’idea vagamente “democratica” fatta di concorsi vari ed eventuali. Forse anche dovuta al tempo che stringe. E mentre il Presidente della Fondazione Carisbo Fabio Roversi Monaco lamenta già l’addio dell’Evangelisti «Non è facilmente sostituibile: è una grande professionista e ha alte qualità intellettuali, di fantasia, di capacità introspettiva» il “Corriere della Sera” bolognese ha già anticipato qualche nome ventilato tra i corridoi e, indovinate, pare che in pole position ci sia una presenza che a Bologna, col registro Evangelisti, ha realizzato parecchie cose negli ultimi anni, ovvero quasi tutte le esposizioni del circuito dell’Art First fuori dai Padiglioni: Julia Draganovic, che data la sua internazionalità e il suo curriculum sarebbe la perfetta sostituta dell’ex direttrice.
Un’altra papabile nomina sarebbe quella di Maura Pozzati, critica e curatrice già Assessore alla Cultura della Provincia. Altro nome ventilato quello di Valerio Dehò, anche se non è del tutto escluso che il Patron Campagnoli voglia affidare l’incarico al direttore del MAMbo, Gianfranco Maraniello. Su tutte c’è anche una quarta ipotesi, ovvero che si cerchi un curatore di fama internazionale che non appartenga ai circuiti cittadini della politica e che non abbia lavorato a Bologna, nell’ambito della fiera, soprattutto durante il regno-Evangelisti. Chissà, forse sarebbe la soluzione più naturale, ma anche la più pericolosa, e di questi tempi abbiamo ampiamente osservato quanto sia necessario salvare capra e cavoli, soprattutto in una dimensione mercantile come quella di Artefiera, gloria e vanto di internazionalità cittadina. Ma a proposito della possibilità di unire le forze economiche della città a favore della cultura, è di nuovo Fabio Roversi Monaco ad apparire il più pessimista: «Spero che questa sinergia si possa compiere, ma ho forti dubbi: non ho mai visto un rapporto fiorente in città tra cultura e imprenditoria, anche se di spazio per collaborare ce n’è molto».

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