14 maggio 2012

Palermo. Riso riapre, con la collezione permanente e un progetto “speciale”. Una nuova vita o una come tante?

 

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Sono passati cinque mesi dalla storia amara di Riso, il museo palermitano -l’unico della Sicilia- dedicato all’arte contemporanea, “inspiegabilmente” chiuso per la mancanza di fondi (dodici milioni) che invece erano stati stanziati e successivamente congelati. La rivolta di cittadini e addetti ai lavori era servita a poco, perché in tutti i modi Riso, 100mila ingressi dal 2009 al 2011, un trionfo per la Sicilia, in questi mesi chiuso è stato chiuso, e ora ritorna con la prima mostra nella nuova veste.  
Per la prima giovedì sera volta verrà esposta in maniera completa la raccolta di opere acquisite sin dalla nascita del museo, nel 2005. A cura di Francesco Andolina, la mostra parte da una prima tranche di opere che coprono circa sessant’anni di storia, da Carla Accardi a Pietro Consagra, Salvo, Antonio Sanfilippo, Emilio Isgro’, fino a Croce Taravella, Alessandro Bazan, Laboratorio Saccardi, con Jannis Kounellis, Richard Long, Christian Boltanski.
Come promesso dall’assessore Missineo che aveva detto che il museo avrebbe riaperto, nonostante il commissariamento e la nuova gestione affidata al direttore generale dei Beni Culturali, Gesualdo Campo. 
E c’è anche un nuovo progetto, insieme alla collezione permanente: si intitola “Più a Sud – Un progetto per Lampedusa”. A cura di Paola Nicita, la mostra raccoglierà le riflessioni di Francesco Arena, Emanuele Lo Cascio e Sislej Xhafa sui temi politici e sociali legati a doppio filo con l’isola, sulla cui situazione attualmente i riflettori si sono spenti. Insomma, curiosi di vedere come si aprirà questa nuova stagione per il museo della Sicilia. Attualmente ancora senza un direttore. E forse anche senza una programmazione. E con quanti fondi in tasca?

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