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A cura di Beatrice Leanza si apre oggi, al Museo Canonica in Villa Borghese, “The Human Factor” il risultato di un percorso di ricerca sviluppato a Roma con il programma di residenza “qwatz”, progetto nato per sostenere artisti e curatori nello sviluppo della loro ricerca durante un periodo di permanenza a Roma. I protagonisti sono 4 artisti asiatici: Liang Shuo (Cina), Charles Lim (Singapore), Koki Tanaka (Giappone) e Wang Hong-kai (Taiwan) che hanno lavorato, tramite diversi medium e poetiche, per mettere in scena una riflessione sulla caduta ideologica e politica dell’occidente contemporaneo, in uno spazio d’azione relazionale, collettivo. Anche in questo caso un esempio del cambiamento di percezione rispetto al modus vivendi standardizzato dell’Occidente, che l’arte, da tempo, indaga criticamente. Le opere sono inserite negli ambienti privati e di studio del Museo Pietro Canonica, attraverso una curatela che ha sottilmente accostato e sostituito la tradizionale disposizione del luogo, per creare una temporanea riconfigurazione di affinità tra diverse esperienze di vita, soprattutto in riferimento alla figura di Canonica -artista accademico della prima metà del ‘900- che crea un forte contrasto dialettico tra presente e passato, e tra differenti approcci sociali e politici, all’interno del meccanismo dello scambio e delle relazioni.
Tutt’altra zona, ma sempre di relazioni si tratta, con Achille Bonito Oliva che cura una mostra in un condominio di via Arimondi, zona Portonaccio, negli spazi di un ex deposito di autoveicoli, oggi trasformati in studi. Energia e ricerca da vendere, e una collettiva dove protagonisti sono proprio gli artisti del “condominio”: Alessandra Amici, Veronica Botticelli, Marco Colazzo, Mauro di Silvestre, Seboo Migone, Francesca Romana Pinzari e Caterina Silva. La mostra/open-studios, rientra tra gli eventi collaterali di Roma Contemporary e il catalogo “Portonaccio – Artisti in condominio” sarà presentato durante la fiera domenica, alle ore 18:30, alla presenza di ABO e degli artisti.
E “relazioni” nel senso più lato del termine anche da T293, dove ieri ha inaugurato il giovanissimo norvegese Henrik Olai Kaarstein (1989) con la sua ‘Turning and Returning’, che propone in mostra una serie di tessuti trovati/rubati/presi in prestito che riportano tracce di oggetti di vita quotidiana. Una modalità di appropriazione che viene immediatamente ricodificata e rilavorata per alcuni giorni, per porre l’accento non più sulla loro natura comune ma su una nuova forma estetica presa dalla quotidianità. E sempre ieri opening anche della nuova sede di Palazzo Taverna per Emmeotto, e della personale “Tempus edax rerum” di Emanuele Becheri a LuMi Project di Palazzo Montoro. Stasera, invece, allo Studio Stefania Miscetti arriva Maurizio Mochetti con “Orizzonte degli eventi”, un’installazione appositamente per gli spazi della galleria, un raggio laser che crea un disegno rettilineo che oltrepassa gli ambienti proiettandosi all’esterno. E ovviamente, su invito, l’opening di Roma Contemporary.













